UNIONE DELLE DESTRE…….SI CHIAMA PDL. IL RESTO E’ NOIA.

Seguivamo con molte riserve il processo aggregativo promosso da una “consulta per l’unità” della associazione “areadestra” ma leggendo il loro ultimo documento progettuale chiariamo – forse definitivamente – le nostre perplessità che ora si tramutano in aperta diffidenza rispetto a ciò che sembra essere una ambigua trama di riposizionamento dello scacchiere politico italiota a cui evidentemente si vogliono prestare alcuni. Per evitare l’ennesima illusione e conseguente disillusione di chi ingenuamente ci può cascare abbiamo voluto di seguito impostare alcuni concetti seguendo l’ordine del progetto (?) esposto nel sito di quell’associazione e siamo disposti ad un confronto/scontro dialettico senza peli sulla lingua con chi vorrà confutare le nostre contro deduzioni. – L’unione delle destre esiste già e si chiama…… “popolo della libertà”; cercare di rincorrere quel contenitore è pura follia non solo mediatica ma soprattutto politica. Occorre un netto taglio al cordone ombelicale con il termine (destra) e soprattutto con il metodo perché in queste condizioni pensare di essere equiparati dal cittadino medio con quel caravanserraglio di tutto il peggio reazionario è semplicemente un suicidio, a meno che non si abbia avuto il compito di gettare l’ennesima “rete” di contenimento delle spinte ribellistiche. – Quando si crede in una dottrina politica di riferimento (e si ha il coraggio di esprimerlo e di muoversi di conseguenza) non si è Destra ma si è promotori di una differente realtà rappresentativa di un modo di essere, di uno stile di vita. Altrimenti si è una delle tante “variabili” di un sistema accettato che si chiama democrazia antifascista. – Non si deve essere Stato ma fondatori di una Comunità Etica rappresentativa della organicità tra categorie e competenze in cui il singolo individuo si riconosce oltre ogni fazione classista, sociale o partitica. La Nazione rappresenta trascendentalmente un sentimento di appartenenza di Stirpe formatasi in un percorso culturale e di tradizione che vive se vive il senso di appartenenza ad un fine comune che è il concetto stesso di Civiltà; la coscienza di partecipare – ognuno per la sua parte – alla costruzione di una Storia millenaria senza fine di continuità identifica chi non é di “destra” ma si sente Sociale, Libero e Nazionale. – Voler difendere come Destra la Chiesa Apostolica Cattolica e Romana non è di per sé negativo ma è evidente che pone un limite improponibile per chiunque intenda muoversi su un piano politico che vuole rimarcare il predominio della politica e del governo di un popolo a livello superiore rispetto alla pur rispettabile coscienza etica individuale che però nel senso di appartenenza comunitario deve avere una valenza secondaria. Questa volontà di rimarcare un diretto collegamento di tipo “confessionale” può comportare scelte vincolate da una gerarchia clericale che è “universalista” e non nazionale e ciò non è accettabile a prescindere dalle convinzioni personali di ognuno. – Le affermazioni sulla “difesa della vita” e le difese d’ufficio contro eutanasia ed eugenetica sono figlie dirette e legittime del punto precedente ed hanno lo stesso vizio di forma; ciò significa l’appiattimento senza condizioni su volontà egemoniche di pensiero strettamente religioso che non si conciliano con la capacità laica di governo e regole di una Comunità basata sull’organizzazione ed il controllo delle pulsioni di parte per trovare un punto di fusione omogeneo che compatti i molti in un unicum. – I termini di principio indicati da area destra non si discostano dalla normale prassi a cui tutti i partiti di “questa” repubblica sono costretti a sottostare. Non li discutiamo a prescindere ma è evidente che chi si vuole porre come ALTERNATIVA al sistema e non come ulteriore tassello del sistema stesso dovrebbe essere meno formale e dare indicazioni di una rivolta allo statu quo per cui famiglia, diritto alla casa, rifiuto del modello multietnico della società, autodeterminazione dei Popoli dovrebbero essere declinate non come le declina la “destra” ma come le rivoluziona un modello di sviluppo “terzo” rispetto alle filosofie del profitto liberalista o collettivista. – Noi siamo cittadini italiani di Nazionalità ITALIANA per cui siamo in grado di concepire il diritto alla cittadinanza per chi vuole essere individuo che si riconosce nella Comunità organica riconoscendone le leggi e gli ordinamenti e promuovendo il senso etico di Stirpe con l’evidente concetto che la Nazionalità è regolata dallo Jus sanguinis; questa per evitare di cadere sia nella xenofobia spicciola tipiche della destra quanto nell’indiscriminato senso internazionalista della sinistra. – Il problema meridionale per chi non si vuole sentire semplicemente di “destra” di fatto NON DEVE ESISTERE perché le Comunità territoriali sono rappresentative ognuna di una propria distinzione ed appartenenza e tutte insieme danno e ricevono nel riconoscimento più ampio di appartenenza ad un grande e maggiore destino che è la NAZIONE. – Non possiamo riconoscerci nell’angustia del recinto in cui l’appartenenza al concetto di “destra” ci imporrebbe di stare laddove non si dichiara senza mezzi termini che l’Europa dei Popoli deve avere la capacità di svincolarsi definitivamente dal laccio strangolatore della geopolitica atlantica e sionista e recuperare la piena sovranità monetaria, economica, politica e militare che deve avere la partecipazione di tutte le Nazioni da Mediterraneo agli Urali. In Europa il pensiero della destra italiana è stato chiaro e chiarito dal suo attuale capo che è Silvio Berlusconi che ha a cuore l’inserimento di Israele nell’unione europea; questo è inaccettabile per chi ritiene quell’enclave etnica una spina nel fianco nel vicino oriente destabilizzante per il nostro continente e per l’area mediterranea in particolare. Tutto il resto è discussione accademica. – La destra non può parlare di “socializzazione” dell’economia e dunque della “socializzazione” anche della stessa architettura statuale perché è limitata dai paraocchi economicisti e questo è un discrimine che impedisce ogni valutazione convergente – Chi non è di “destra” ma si pone in continuità ideale con il socialismo nazionale rifiuta certo il concetto fuorviante di esportazione delle democrazia ma ritiene anche che si debba parlare di “Dignità del Lavoro” per il quale lo scambio di merci deve essere funzionale non alla ricerca del semplice profitto a tutti i costi di pochi quanto al benessere comune di tutti e per questo è capace di concepire una autarchia di mantenimento di questa dignità in cui gli scambi sono alla pari con chi è alla pari nello stesso concetto comunitario rifiutando a priori ogni contatto ed apertura con chiunque violi questo semplice disegno civilizzatore. – I concetti che si esprimono dalla destra nel suo complesso e dunque pedissequamente allineata su posizioni semplicemente di contrasto alla dirimpettaia “sinistra” in un concetto di conflittualità generica e poco attenta alle necessità dei cittadini nella loro realtà rispetto al tema della giustizia, della moralizzazione della politica in senso lato ed in senso compiuto dimostra quanto sclerotizzato sia il contesto politico schematico a cui non ci si vuole opporre ma solo “farne parte”. – Ci si limita ad abbaiare alla luna e mentre si dice di voler contrastare il “bipolarismo” in realtà sene vuole far parte integrante appiattendosi non solo come “termine” ma anche come sostanza ad una delle due “polarità”. Inoltre più che dire basta al “bipartitismo” si dovrebbe essere accesamente portatori di un concetto partecipativo che superi la partitocrazia e questo però è possibile una volta ancora se si rifiuta per primi di voler etichettarsi di parte (in questo caso di DESTRA) rifiutandosi di far parte del meccanismo e delle regole del gioco imposte da vincitori ai vinti oltre sessanta anni fa. In conclusione si evince come la nostra concezione legata ad una precisa dottrina di riferimento di progetto di alternativa al modello di sviluppo imperante non si può conciliare affatto con chi vuole ripercorrere una strada senza sbocchi e segnata da un vincolo fuorviante promosso negli ultimi 35 anni dall’acquiescenza parlamentarista di una “destra nazionale” missina che ha già condotto all’errore/orrore dell’abiura di Fiuggi e che ambiguamente si vuole ripercorrere proprio quando i tempi sono maturi per una Liberazione Nazionale da ogni schema imposto dagli occupanti anglo americani e dalla politica atlantista conseguente. Siamo con chi vorrà rompere gli schemi una volta per tutte e saprà recuperare senza infingimenti il valore sacrale di quella Repubblica Sociale Italiana che ancora deve essere compiuta nel suo intero percorso progettuale rivoluzionario. Tutto il resto non ci interessa.

Il portavoce pro-tempore del C.S. Socialsmo Nazionale M.C.

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