ASTENSIONISMO ATTIVO

Non vogliamo rubare il mestiere ai tanti analisti politici che proliferano come batteri sul corpo malato di questa Italia e dunque ci limiteremo a poche cose sulle recentissime elezioni regionali, che hanno propinato una campagna elettorale assolutamente priva di contenuti, ma abbondantemente condita con le solite stucchevoli diatribe tra due macroaggregazioni nazionali sempre più speculari quanto reciprocamente autoreferenziali e chiuse nella loro comune torre d’avorio. E di questo, finalmente, la gente se n’è accorta, lanciando ad una classe politica grassatrice e parassita un monito senza precedenti nella storia repubblicana: vorrà pur dire qualcosa se un italiano su tre non è nemmeno andato a votare e se a queste tredici milioni di persone vanno aggiunte le non poche schede bianche e nulle di chi si è presentato mai poi non ha avuto la forza di turarsi ancora una volta il naso ?

Ci sarà almeno una ragione plausibile se è stata proprio la classe politica di quest’ultimo decennio a far sprofondare al minimo storico la notoria fedeltà degli italiani verso il voto ?

E’ mai possibile che, tutto d’un tratto, milioni di persone diventino matte o totalmente incapaci di esprimere con un semplice segno la loro idea di organizzazione della cosa pubblica?

Di tutto questo nutriamo fondatissimi dubbi, mentre siamo pressoché certi che l’astensionismo è stato trasversale, sia sociologicamente che territorialmente, investendo come un rullo anche zone fortemente connotate dalla presenza di partiti identitari come (dovrebbe!) essere la Lega Nord. E dire che la campagna per l’astensionismo non veniva certo perorata da forze politiche radicate sul territorio in grado di influenzare almeno una parte dell’elettorato, come spesso è accaduto in occasione dei referendum; al contrario, questa volta erano tutti schierati per accaparrarsi il voto, persino gli antipolitica per eccellenza, ovvero quei “grillini” che saranno l’ennesimo fuoco di paglia ma che in questa circostanza, vuoi per la novità, vuoi per gli improperi (giusti e condivisibili) di Beppe Grillo verso tutti e tutto, hanno destato un certo interesse che, con ogni probabilità, si sarebbe riversato per intero nel mare magnum del primo partito d’italia: il partito dell’astensionismo attivo.

Il Centro Studi Socialismo Nazionale, pur nelle sue modeste possibilità, ha utilizzato tutti i mezzi a disposizione per promuovere e veicolare il concetto di “Astensionismo Attivo”: è questo un termine con il quale dovremo abituarci a fare i conti e che dovrà entrare nel lessico di ogni vero antagonista al sistema, al pari di quel “Parassitismo della politica” che è la sua vera e principale causa scatenante.

Avremo modo di discuterne ancora di cosa significa per noi “Astensionismo Attivo” e quale obiettivo esso si pone nel breve e medio periodo; ma una cosa è certa: da Nord a Sud l’Italia e l’Europa sono percorse da fremiti e pulsioni, amplificati a dismisura da una crisi sociale ed economica, cui una casta di politici asserviti alle logge usuraie non sa e non vuole dare risposte concrete con atti e fatti concludenti. Atti e fatti che dovrebbero essere azioni chiare, profonde, coraggiose e, se necessario, anche impopolari o politicamente pericolose per chi se ne fa promotore!

Ma per tutto questo ci vuole gente con attributi giusti, che riesca a portare a sintesi in un unicum efficacemente rappresentativo tutto ciò che si muove più o meno sotterraneamente in tanti improduttivi rivoli, che il più delle volte si riducono ad essere le “altre liste” nell’ultima pagina delle proiezioni elettorali. A questi rivoli, alcuni dei quali hanno senza dubbio la nostra simpatia (ci riferiamo agli amici di Forza Nuova), diciamo con estrema sincerità che il momento della sintesi non può più attendere e che la’ fuori c’è un mondo in ebollizione che aspetta uomini capaci di serrare i ranghi, desiderosi di intraprendere una marcia di civiltà che ci appartiene come italiani ed europei. Una marcia alla quale sono chiamati a partecipare i tanti che non sono andati a votare, come pure quelli che ancora una volta – speriamo l’ultima – si sono fatti incantare dalle sirene ammaliatrici di questa politica giunta irrimediabilmente al suo stadio terminale.

Fernando Volpi

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