Cosa vuol dire ASTENSIONISMO ATTIVO

Dalle pagine di questo nostro povero ma sincero mezzo di comunicazione ci siamo spesi con determinazione per convincere i lettori a disertare le urne alle ultime elezioni regionali: una scelta coerente, la nostra, per chi da anni suona la sirena del pericolo rappresentato da una politica irrimediabilmente piratesca i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Avevamo sostenuto che le elezioni regionali altro non erano che una sorta di referendum tra detrattori e ultras berlusconiani: il solito derby grazie al quale proliferano quotidianamente pagine intere di giornali, ma che ha ormai stancato un italiano su tre. E così l’italiano si è scoperto astensionista quando non lo era mai stato!

Sinceramente non credevamo a tanto successo del non voto, pur avendo avuto in questi ultimi tempi sentore di un’aria pesante per la politica politicante; l’appello del Centro Studi Socialismo Nazionale all’astensione era sì rivolto a tutti indistintamente ma, per le ovvie ragioni che si possono immaginare, aspirava ad intercettare una buona fetta di quei nostri lettori che, al momento del richiamo della foresta, riuscivano sempre a trovare una (malriposta) ragione per votare centrodestra o qualche asfittico cespuglio di una improbabile ed inesistente area.

Questa volta possiamo invece dire che siamo stati ascoltati o, per lo meno, compiacerci del fatto che il primo partito d’Italia siamo anche noi e che qui non c’è Berlusconi a monopolizzarlo aprendo i cordoni della sua pingue borsa. Per farla breve, l’Astensionismo Attivo sta assumendo una sua valenza ed una dignità politica al pari – noi diremmo senz’altro maggiore – di quella che spinge i flussi elettorali ora verso destra ora verso sinistra.

Ma perché chiamarlo Astensionismo Attivo?

A qualcuno potrà sembrare un paradosso: uno che si astiene dal votare è uno che passivamente rifiuta di partecipare alle decisioni sull’organizzazione di una comunità. Il suo contegno, in un paese di militanza più o meno consapevole come è stata l’Italia per tanti anni, era, e per molti ancora, è censurabile e comunque negativo. Diciamo che una valutazione di questo genere poteva avere una sua ragione quando con il proporzionale chi era socialista aveva il garofano, chi era comunista aveva la falce e il martello, chi era liberale aveva il tricolore su campo azzurro, chi era fascista (?) aveva la sua bella fiamma e così via….c’era da scegliere ed era abbastanza facile ritrovarsi in qualche simbolo!

Ma oggi, dopo più di quindici anni di bipolarismo dove tutti rincorrono il centro, cosa deve scegliere uno? Semplicemente se essere pro o contro Berlusconi oppure pro o contro i suoi nemici giurati? In verità tale scelta appare essere troppo misera e, soprattutto, viene da chiedersi cosa succederà quando in un non lontano futuro Berlusconi non sarà più al timone In questo stato di cose l’astensionismo diventa appunto attivo proprio perché i milioni di italiani che con coscienza si sono rifiutati di andare a votare non hanno abboccato alla solita esca dell’anticomunismo o dell’antiberlusconismo, ma, pretendendo giustamente qualcosa di diverso, hanno lanciato un chiaro segnale di indignazione che, tradotto in poche parole, si sostanzia nell’esigenza di avere fatti concreti da una classe politica che invece regala solo proclami.

Se, dunque, l’astensionista di ieri faceva parte di una ristretta nicchia, il bohemien scapestrato piuttosto che il fine intellettuale che rifiutava la democrazia falsamente partecipativa o il classico emarginato sociale, oggi invece l’astensione è diventata trasversale e di massa, conquistando tutte le classi sociali e non facendo troppa differenza tra livelli di scolarizzazione. Insomma è un vero e proprio movimento di popolo, con una caratteristica ben precisa: non vuole più dare facile credito ad occhi chiusi e sarebbe pronto a schierarsi se solo ci fosse una ragione valida e persone giuste per farlo.

L’agire di chi fa Astensionismo Attivo è dunque un agire finemente politico e contiene in nuce una sua proposta ben precisa: io sono disposto a votarti senza guardare il tuo retroterra ma ti chiedo serietà, rispetto, dedizione e, soprattutto, coerenza tra il dire ed il fare. E allora, viene spontanea una domanda: ma esiste qualcuno che abbia queste che sono qualità basilari per chi chiede il consenso alla gente? A questo punto noi sospendiamo il giudizio sebbene le nostre convinzioni siano granitiche; certo è che oggi quasi 4 italiani su dieci lo hanno sospeso nel modo più eloquente!

Fernando Volpi

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