La grande “retata”.

Il 26 agosto 1980 la Procura della Repubblica di Bologna – su sollecitazione del Governo Cossiga che pretese dare una risposta “politica” alla strage del 2 agosto – emise 28 mandati di cattura nei confronti di militanti della cosiddetta destra radicale accusati di aver ricostituito sotto diverse sigle il disciolto Movimento Politico Ordine Nuovo. Movimento che fu irritualmente messo fuori legge il 23 novembre 1973 da Paolo Emilio Taviani su ripetute e documentate insistenze (vedi “Ordine Nuovo” – Verità e menzogne – Ed. Settimo Sigillo, 2007) da parte di Vittorio Occorsio con il noto (e solo dopo dichiarato) obbiettivo di spingere i militanti privati di dirigenza e di riferimenti organizzativi verso la lotta armata o comunque a compiere azioni eterodirette dai Servizi.
Il 28 agosto scattò la retata dei militanti.

Fu il Questore Russomanno (SISDE) a commissionare in carcere al delinquente comune Piergiorgio Farina le “rivelazioni” che consentirono il blitz. Nessuno ricorda che fu costui ad indicare in Chicco Furlotti l’autore materiale della strage. L’assemblaggio dei nomi dei catturati – tutti romani – fu fatto sulla base del “Rapporto Minozzi” (funzionario della DIGOS di Roma) dell’aprile 1980: da mesi, dunque, i nomi di quei “fascisti” erano “pronti per essere usati”.
L’operazione mirata del 28 agosto costituì il primo depistaggio della strage di Bologna.
Un anno dopo la magistratura romana, alla quale era stata affidata per competenza l’inchiesta, prosciolse tutti gli imputati per insussistenza del fatto.
Ciò non impedì ai servizi di procedere a nuovi depistaggi, quale quello noto come “operazione terrore sui treni ” preparato dal SISMI nel mese di luglio subito dopo l’abbattimento sul cielo di Ustica del DC9 dell’Itavia: una “pista” preconfezionata per una strage ancora non avvenuta!
E poi ancora i depistaggi verranno indirizzati usando le stesse tecniche infami nei confronti di Terza Posizione e di Avanguardia Nazionale. Le operazioni “pall mall” e “marlboro” porteranno al cecchinaggio in Bolivia di Pierluigi Pagliai. Cecchinaggio organizzato dal vice-capo dell’Ucigos Alessandro Milioni. (Una chicca a margine. lo sbirro, divenuto nel frattempo per meriti di “servizio” consigliere comunale di AN a Viterbo, mi querelò per diffamazione a mezzo stampa: perse la causa).
Ustica 27 giugno: pista “nera” e pista “libica”. Bologna 2 agosto: pista “nera” con conseguente condanna di “quei” colpevoli.
Il primo a parlare di stragisti “neri” fu l’ “agente d’influenza”, il picconatore-boia da noi non pianto, Kossiga.
Fu lui ventiquattro ore dopo l’esplosione alla Stazione di Bologna ad indicare nei fascisti gli autori della strage. Le dichiarazioni uscite da Palazzo Chigi e poi il 4 agosto in Parlamento diedero il via “alla valanga dei merdaioli che si riverserà da quel momento in poi, con devastanti conseguenze, sui militanti usciti dal Msi (quello – non dimentichiamolo mai – della doppia pena di morte). Una vile, cialtronesca e protratta campagna di stampa che impresse sulla loro pelle il marchio a fuoco di terroristi spietati e sanguinari, proscritti per sempre da ogni attività politica.
Questo, anche questo, volle significare quell’ “operazione a regia” che segnò il destino quando non la vita di tanti militanti. Ma questo ai camerieri delle banche ed ai loro complici togati non è fregato mai nulla: quello che a loro interessava – e interessa – è agire nel rispetto cinico della logica della Ragione di Stato targata UsaIsrael.
Il 28 agosto: una data dimenticata quando non sconosciuta alla sedicente opinione pubblica, prodotto finito delle operazioni mediatiche.
E potrebbe, forse, essa sapere che il Capo di Gladio e dei Nocs diede l’ordine nella stessa mattinata del 2 agosto di far sequestrare dai Carabinieri qualunque ripresa di cineamatori o immagine scattata da fotografi occasionali che potesse immortalare la colonna di fumo grigio-nero mista a polvere d’aspetto bianco-cenere alzatasi per centinaia di metri dalle macerie della sala d’aspetto di 2 classe della Stazione?
Il fungo dell’esplosione si disperse lentamente nell’aria spostandosi nella verticale di Piazza Maggiore. La requisizione di nastri registrati e di istantanee assumerà il significato di un’intenzionale sottrazione di prove.
La stessa operazione di “pulizia” si ebbe con il “risciacquo” dei portici di Piazza della Loggia subito dopo la strage di Brescia.
Sono trascorsi trenta anni da quel 28 agosto che segnò l’inizio della criminalizzazione mirata dell’area antagonista di “destra”. Trenta anni di menzogne segnati dalla commercializzazione del sangue delle vittime della strage e dalla costruzione in laboratorio di altre vittime costrette a pagare per colpe altrui.
E che oggi magistrati come Mastelloni e Priore che ebbero gli strumenti di indagare e conoscere vengano a raccontarci di filiere che riconducono alle responsabilità statunitensi e israeliane sulle stragi che hanno insanguinato la Colonia Italia non ci esalta per nulla. Anzi ci fa incazzare oltre modo. Il loro silenzio costrinse allora centinaia di antagonisti a subire l’oltraggio del sequestro e della proscrizione.
28 agosto 1980 una data simbolo di una costruita repressione. Ma noi siamo ancora in trincea pronti alla sortita per dare l’ultima spallata a un sistema manovrato da servi, da lenoni, da corrotti, da miserabili, da infami. E da Boia.

Paolo Signorelli

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