DALLA TRAGEDIA ALLA FARSA

La storia quando si ripete si presenta sempre con le caratteristiche della farsa.

In questi giorni di attesa in cui si decidono le sorti del governo Berlusconi (alla cui sopravvivenza non siamo particolarmente interessati ! ) e fatte le debite proporzioni in merito al contesto storico-politico ed ai personaggi interessati (cioè messa a confronto la collina romana del Pincio con l’Himalaya, tanto per intenderci ! ), molti si domandano chi presenterà “l’ordine del Giorno Grandi” e chi sarà il “Badoglio” della situazione incaricato di raccogliere i cocci di un “paese” moralmente ed economicamente alle sfascio e pronto ad un nuovo 8 settembre. Una cosa è certa: un ruolo determinante lo giocherà l’attuale inquilino del Quirinale che, da buon comunista pentito non mancherà di rispondere alle aspettative della fratellanza massonica in questo momento vincente.

Non dimentichiamo che la storia d’Italia del dopoguerra è caratterizzata dall’alternanza di fasi di consociativismo in affari di varia natura, con periodi di feroci lotte di potere tra le varie logge che, tra l’altro, rispondono rispettivamente ad interessi lobbistici stranieri perché strettamente dipendenti da ambienti esteri. E’ ormai evidente che la riverenza che le istituzioni cosiddette democratiche esprimono verso i poteri delle varie logge massoniche che, non dimentichiamolo mai, rappresentano il braccio secolare del sionismo internazionale, é percepibile nell’atteggiamento, nel modo di porsi e financo nei dettagli apparentemente insignificanti per i profani.

Nella sostanza si tratta del riconoscimento di una “gerarchia” importante ed influente nella vita e nelle attività del paese Italia.

La chiave di lettura di tanti torbidi avvenimenti e dei numerosi “misteri italiani”, va ricercata nel dominio delle logge che non hanno mancato, in alcune circostanze, di far lega anche con la malavita tradizionale organizzata, oltre che con i servizi segreti di vari stati esteri, in particolare Stati Uniti, Gran Bretagna, Vaticano, Israele.

Non è più un mistero che i fili della storia si tirino proprio nelle logge massoniche e nei consigli di amministrazione delle multinazionali e delle grandi banche. Nicholas Murray Batier, già presidente dell’Università della Columbia, presidente della Carnegie Endwment for International Peace, membro fondatore e presidente della Pilgrims Society, membro del Council of Foreign Relation (CFR) e capo del British Israel ha affermato con sicumera: “Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che determina e decide gli avvenimenti; un gruppo un  pò più numeroso che veglia sulla loro esecuzione, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto.”

Ma già il 17 febbraio 1950 il banchiere James Warburg ebbe ad affermare alla Commissione esteri del senato statunitense: “Che vi piaccia o no avremo un governo mondiale o con il consenso o con la forza.”

Per non ricordare quanto affermato da Benjiamin Disraeli nel secolo scorso: “Il mondo é governato da personaggi ben diversi da quelli creduti da coloro i quali non sanno guardare dietro le quinte.”
La realizzazione del piano mondialista è favorito e reso possibile dal diffuso clima di assuefazione al punto che la rassegnazione collettiva é ormai parte del sistema.

Una intera classe dirigente (di destra, di centro e di sinistra ) selezionata in massima parte dalla cupola giudaico massonica e appartenente sia al ceto politico che a quello giudiziario e amministrativo  ha instaurato un sistema di potere in cui certi comportamenti vengono considerati “normali” nell’ambito dei rapporti sociali tra le varie categorie e gli stessi cittadini-sudditi.

E’ il famoso “politicamente corretto” che ha sostituito il “codice etico” che, viceversa, avrebbe dovuto regolare la vita di una comunità civile socialmente e statualmente organizzata.

In queste sistema di alterata gerarchia dei valori e dei ruoli, sia i cittadini-sudditi che i gestori della cosa pubblica, non riescono più a percepire la differenza tra quello che é eticamente lecito e ciò che non lo é, e tutto questo anche al di  là della stessa rilevanza penale che in certi casi può non essere riscontrata.

In tale contesto di “disaggregazione sociale” e di “dilagante immoralità” il piano millenaristico di realizzazione dì un governo mondiale non trova praticamente ostacoli di alcun genere. Per tornare ai fatti di casa nostra che sono all’attenzione di questi giorni e al di là della sorte dei governo Berlusconi (di cui, ripetiamo, siamo portati a fregarcene), dobbiamo però chiederci: chi tira i fili di Gianfranco Fini ?

Stelvio Dal Piaz

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