QUALCUNO HA SENTITO L’ULTIMA CAMPANA ?

Se anche per la politica esistesse uno strumento scientifico di valutazione attendibile e certo, assimilabile ai rilevatori usati dai geologi per controllare l’attività dei vulcani, ci accorgeremmo che in questi ultimi mesi il vulcano Italia è passato da una situazione definibile di moderato parossismo (la qual cosa è ormai fisiologica da qualche decennio) ad una di accentuata attività. Purtroppo però nessuno scienziato della politica è mai stato in grado di partorire un congegno che fosse in grado di esprimere con sufficiente certezza lo stato di criticità di un sistema socio-politico. Ci sono si le indagini statistiche, le proiezioni sulle intenzioni di voto, i sondaggi di gradimento e via dicendo, ma su di essi, sebbene organizzabili con rigore scientifico, pesa sempre e comunque l’interpretazione che si da dei risultati, se non il criterio originario con il quale si vanno a formare i campioni.

Insomma, per farla breve, se l’eruzione di un vulcano è ben prevedibile, altrettanto non si può dire con rigore scientifico del collasso di un’ organizzazione umana complessa, sulle cui dinamiche si esprimono altri uomini o gruppi di uomini, spesso e volentieri fortemente interessati a dare valutazioni discordanti se non opposte. Un esempio tra i tanti può essere la bega su cui è inciampato il Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi a proposito della vicenda della Domus dei Gladiatori di Pompei : da una parte la minoranza parlamentare che cerca di approfittare di un aspetto (che tutto sommato è di modesta rilevanza) per crocifiggere un governo alle prese con mille altre questioni, dall’altra una maggioranza che,fino ad ora, è riuscita a barcamenarsi solo grazie all’insipienza ed al vuoto propositivo della minoranza, salvo poi rischiare di cadere per la sfiducia che le verrà dai suoi ex sodali.

Siamo dunque alle prese con le alchimie tipiche del peggior contorsionismo levantino, cui nessuna scienza, se non la psicologia (o forse di più la psichiatria clinica), potrebbero dare risposte attendibili. Nel pieno di una crisi economica epocale assistiamo allibiti ad un governo di destra che cerca di sopravvivere nonostante defezioni e lotte intestine (l’ultima è la questione Carfagna, con la Prestigiacomo e la Brambilla che la difendono e la Mussolini che forse vorrebbe il suo posto); una opposizione di sinistra che si divide tra rottamatori, rottamati, arruffapopolo e cialtroni vari senza una figura degna di considerazione; un’altra destra che nasce e immediatamente si auto sfiducia, passando dai ministeri alla piazza nel torno di tempo di una notte; ed infine l’ex di tutte le ore, al secolo Rutelli Francesco, che, armato di neoguelfismo d’accatto, cerca di rimettere in piedi un grande partito cattolico di centro. Non prendiamo volutamente in considerazione la galassia della cosidetta Destra Radicale (con la sola eccezione di Forza Nuova) perché da quelle parti il vuoto pneumatico regna incontrastato e più che dello psichiatra ci sarebbe bisogno di un infermiere pietoso con la fiala di potassio.

Allora, se potessimo veramente misurare lo stato di tensione della politica italiana verrebbe senza dubbio da dire che alle rovine di evoliana memoria ci siamo già da tempo e tutto sommato le migliaia di tonnellate di spazzatura e le mafie di ogni risma ne sono la prova più che tangibile. Ma forse questo non basta a convincere una massa critica di popolazione del fatto che la deflagrazione della politica è già avvenuta e che ora siamo in attesa dello tsunami che spianerà definitivamente tutto ciò che gli si parerà davanti. In cosa consisterà questo tsunami è presto detto ed è stato ampiamente sviscerato dagli interventi dei relatori del convegno sul lavoro che la scorsa settimana si è tenuto a Roma grazie all’iniziativa di Forza Nuova, cui non poteva mancare il convinto sostegno del Centro Studi Socialismo Nazionale. Si tratta della destrutturazione del lavoro e della sua definitiva sottomissione alla logica finanziaria e speculativa delle tentacolari logge usuraie che hanno deciso di mettere le loro catene alle libere esistenze di intere nazioni. Si tratta della morte definitiva di una imprenditorialità di tipo renano che traeva il suo vigore e garantiva contemporaneamente vigore alle realtà territoriali in cui era nata, attraverso un connubio inscindibile e virtuoso tra capitale e manodopera qualificata.

Questo connubio è praticamente sull’orlo del collasso; in molte realtà territoriali è del tutto scomparso e rischia seriamente di estinguersi definitivamente grazie ad una politica giunta ad un’ autoreferenzialità vomitevole quanto distruttiva che, se distruggesse sé stessa sarebbe poco male, ma che purtroppo concorre in modo inequivocabile alla fine di quel poco che resta delle istituzioni e delle entità statuali. Chi si illude ancora di ricevere tutela o risposte forti su questi temi da parte di queste istituzioni o da pseudo sindacati adusi ad ogni genere di compromesso ha fatto veramente male i suoi conti e non ha compreso che la campana dell’ultima chiamata ha suonato già da un pezzo.

Fernando Volpi

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