GIOCA CON I FANTI MA LASCIA STARE I SANTI !

In un improvvido quanto ridicolo tentativo di far guadagnare qualche frazione di punto percentuale di credibilità ad un governo che è sull’orlo del baratro a seguito delle defezioni dei venticinqueluglisti di sempre, di vicende personali non commentabili del padre di famiglia e di scontri da ring tra sciantose comari, il ministro della difesa La Russa si è trasformato  in novello D’Annunzio, lanciando da un elicottero in volo sui cieli dell’Afghanistan migliaia di volantini per invitare i “terroristi” talebani a consegnare le armi e ad unirsi alla ricostruzione del nuovo Afghanistan.

Peccato che l’aspirante vate abbia storia personale molto più modesta – se non insignificante – rispetto a quella di chi lo ha preceduto quasi un secolo fa. Innanzi tutto andrebbe ricordato a chi legge che D’Annunzio fu un vero eroe della Prima Guerra Mondiale, con tanto di imprese militari condotte personalmente. Per non parlare poi dei contesti di guerra di cui tentiamo un improbabile raffronto: da una parte una guerra combattuta per completare un processo di Unità Nazionale (che alcuni alleati del signor ministro sconfessano ad ogni occasione propizia) e dall’altro un conflitto mosso contro sedicenti terroristi in uno Stato che si trova a diecimila chilometri dai nostri confini.

Se poi si esaminano in nuce le motivazioni che portarono l’intrepido D’Annunzio al famoso volantinaggio su Vienna sarebbe improponibile ravvisare termini di somiglianza tra una guerra combattuta in terra italiana e per l’Italia da parte di soldati italiani e soldati , pur italiani, inquadrati e comandati sotto l’egida di organismi internazionali che, ammantandosi di presunti principi umanitari, in realtà vanno a gettare le basi di un neo-imperialismo mondializzatore ed usuraio da cui traggono beneficio i soliti potentati finanziari che hanno le loro sedi alla City o a Manhattan.

Non si può e non si deve peraltro dimenticare un altro aspetto di quello che è un paragone zoppo su entrambe le gambe: il gesto di La Russa ricorda ben altri volantinaggi, tristemente noti alle popolazioni delle città italiane, che venivano “invitate” a ribellarsi alle autorità salvo poi essere bombardate dagli aerei alleati tra il 1944 e il 1945. E di quei volantini il signor ministro conosce bene le nefaste conseguenze che ebbero nell’immediato contesto della storia italiana e nei successivi decenni della disgraziata vicenda di una repubblica sorta e poi rimasta come un protettorato.

Sarebbe fin troppo facile continuare ad infierire su un ministro di una Repubblica a sovranità limitata come è la nostra che si atteggia a novello vate, ma un’ultima stoccata se la merita proprio e gliela diamo volentieri: veda,  signor ministro, all’indomani di quel volo su Vienna, Gabriele D’Annunzio, per rendere onore al sacrificio delle migliaia di soldati italiani morti sulle trincee della Grande Guerra, quasi subito dimenticati da una politica imbelle, condusse il fiero eroismo di quella gioventù alla conquista di principi imperituri sanciti nella Carta del Carnaro e a rivendicare con orgoglio un lembo di terra italiana che i pacifinti  di allora (molto simili a quelli di oggi) ci vollero togliere. A Lei non chiediamo simili slanci, ma una cosa molto meno gravosa gliela vorremmo proporre, lanciando in tal senso una sorta di sfida: provi almeno a rendere giustizia alle centinaia di soldati italiani che negli ultimi anni si sono ammalati di gravissime malattie a causa dell’uso sconsiderato che hanno dovuto fare di armamenti per i quali non avevano equipaggiamenti idonei (leggasi sindrome da uranio impoverito) ed  in teatri di guerra dove l’onore nazionale non si capisce dove fosse.

Nessuno chiede imprese eroiche ma sarebbe almeno un bel gesto. E ciò anche se il suo prestigioso incarico istituzionale la dovrebbe chiamare d’ufficio a risolvere quello che è un problema ormai ventennale per l’esercito italiano. Ma sappiamo già che la sfida che le proponiamo rimarrà carta straccia, proprio come quei volantini che ha lanciato dai cieli dell’Afghanistan.

FERNANDO VOLPI

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