RIFLESSIONI.

Finita la commedia é giusto ora analizzarne i contenuti che offrono naturalmente gli spunti di critica per i quali non ci dilungheremo più del dovuto, mentre approfondiremo le riflessioni per quello che deve essere la valutazione prospettica di un modo di pensare ed agire  che deve necessariamente portare alla realizzazione di un serio Progetto di alternativa ad una politica che ormai é avvitata su sé stessa nel suo antiquato e perverso parlamentarismo frutto di una partitocrazia “senza partiti”  – se si intendono come strumenti della democrazia assembleare di luoghi di raccolta di idee diverse della società – perché oggi esistono solo dei contenitori di interessi lobbistici trasversali alle idee. Oggi ciò che manca come humus virtuoso di una logica da “res publica” é effettivamente lo sganciamento totale da Idee-Forza che hanno da sempre contraddistinto la dialettica – e se si vuole anche lo “scontro” – tra modelli di sviluppo diversi di intendere le Comunità di Popolo per giungere senza anima a meri mercimoni di interessi di consorterie affaristiche dove si afferma il principio del nominalismo personale rispetto alla rappresentazione organica di un insieme di condivisione di principi e di competenze meritocratiche per raggiungerle.

Critica: è evidente che la “mistica di appartenenza” non c’è più e la rappresentanza plastica di questa vera e propria involuzione antropologica è il cambio di corsia senza vergogna su appetiti egoistici ed edonisti di monadi alla ricerca di ciò che è più conveniente per sé stessi e quindi facilmente acquistabili su base strettamente economicista. Così come è apparso evidente dal cosiddetto dibattito parlamentare il crollo verticale di una “kultur” – anche solo di tipo individuale – che almeno era rimasta presente in uomini che pur diventando “antifascisti” nel dopoguerra rappresentavano ancora un substrato intellettuale dovuto almeno ai percorsi di studio della tanto vituperata scuola di stampo gentiliano che aveva permeato la giovinezza dei politici “democratici” del periodo post-bellico. Il nulla assoluto è emerso in tutto l’emiciclo sia nelle idee ma anche nell’enfasi declamatoria di ogni singolo parlamentare intervenuto il che dimostrerebbe di per sé l’assoluta sconvenienza ad essere oggi…..”onorevoli” e “senatori” e l’ancora più sconveniente scoperta che questi “personaggi in cerca di autore” vengono lautamente pagati da ogni cittadino contribuente di questa disdicevole repubblica.

Ma, come detto, non vogliamo insistere oltre sulla critica mentre vogliamo meglio riflettere sul DA FARSI, come muoversi, che rotta dover indicare a chi a questo gioco dell’oca non crede più.

E qui vengono al pettine anni di perdurante immobilismo di una intera realtà umana che si è adeguata ad accettare come guide persone che molto hanno predicato e male hanno razzolato; nel leggere una interessante disamina di Gabriele Adinolfi con cui spesso non ci siamo trovati in accordo, riscontriamo anche noi che il “missinismo” ha provocato l’assoluta catastrofe di cui siamo vittime oggi (ed in parte anche colpevoli pur con diverse responsabilità) nel vuoto pneumatico che si è creato nell’ambito di una dottrina ideale che avrebbe ancora in sé tutte le reali potenzialità di un nuovo cambio di passo rispetto al “vecchio mondo scemo”, come già ne fu capace in altro contesto e con logiche diverse.

Certamente riscontrare che il 14 dicembre in parlamento: “Mafia ha battuto Israele 314 a 311” come dichiarato amaramente ma con evidente verità da alcune voci ribelli, non può che essere uno schiaffo sonoro a tutto  l’ambito di Uomini e Donne Liberi (al di là e al di sopra di ogni etichetta) che certamente non sono collusi né con l’una, né con l’altra  parte dello schieramento ma che fino ad oggi non sono riusciti o non hanno voluto ritrovarsi congiunti in un Progetto serio, credibile, non nostalgico eppure chiaro e coerente, sulla base di una salda radice storico-culturale di ortodossia di principio e di mistica dottrinaria che non mira ad una “restaurazione” ma ad una piena e completa “attuazione dinamica” di ciò che solo l’evento bellico ed una sconfitta strettamente militare ha impedito proseguire il suo corso al passo dei tempi presenti e futuri. Non “passatismo” ma “rivoluzione permanente” che noi non temiamo esprimere né con simboli, né con pensieri e tantomeno con atti se si darà la possibilità di renderli tali.

Ora è arrivato il momento di ritrovare il filo, di ritrovare i fattori fondativi di una Comunità organica, di ritrovare non solo l’ “estetica” ma prima di tutto l’ “etica” che unisce le Volontà e accomuna gli Spiriti ed i Cuori. Chi ci vuole essere è benvenuto, “inter pares”; chi teme lo snobismo – o peggio l’accetta – di qualche radicale circuito di antifascismo a prescindere e pregiudiziale che tutto vuole meno che comprendere di aver sbagliato strada da sessanta e passa anni ed insiste sull’ “embressons nous” ma …….”eliminate gli elementi impresentabili del male assoluto”…..può continuare tranquillamente il dialogo “tra sordi”, non è cosa per Noi.

Nella nostra assoluta intransigenza a compromissori maquillage che sono più adusi per i “travestiti” della politica, siamo assolutamente però tolleranti con chi – al pari nostro – vuole mantenere inalterato il suo viso antagonista ma accetta in nome di una reale salvezza della Nazione di percorrere insieme la linea retta che conduce all’abbattimento del sistema liberalcapitalista. Se poi al limite dell’ “orizzonte” si vorrà pugnare per la rappresentanza finale, lo si farà ma nella logica ferrea del naturale evolversi di ogni competizione umana anche se aspra e crudele.

Per far sì che ciò abbia inizio, che il Progetto “lieviti” vanno immediatamente eliminate scorie e ruggini – anche di tipo personalistico – che impediscono un nuovo incontro in un campo e nell’altro ed all’interno di ognuno di esso. Ma intanto preoccupiamoci del nostro campo; quello sociale e nazionale. In questa fase in cui troppi stanno schierandosi dentro la gabbia “costituzionale” della partitocrazia, per i quali sin da ora non possiamo che dichiarare la nostra assoluta avversione, estraneità e diffidenza totale (e che dunque consideriamo se non Nemici certamente collusi con il Nemico,) riteniamo che solo eventuali movimenti politici al di fuori di quella logica possono avere la nostra attenta valutazione, ed anche se non ci trovano d’accordo su alcuni aspetti “tattici” ed alcuni “punti” indigeribili del loro manifesto, si possono senz’altro trovare simbiosi ed affinità che mirano ad un medesimo fine strategico.

Se il dialogo verrà accettato e non ci saranno tentazioni verticistiche siamo ben disposti a confrontarci seriamente. Ma resta evidente che il fine strategico va fissato da un codice comportamentale e da un ritrovato senso dell’appartenenza che elimini ogni alibi a chiunque per l’oggi e soprattutto per il domani.

Queste le nostre riflessioni che sappiamo trovare già altri concordi e con i quali andremo avanti ad approfondire tutto ciò che ci unisce, rigettando da subito ogni piccolezza che può dividere perché se si deve (e si deve) ritornare ad essere camerati di trincea e compagni di lotta dobbiamo saper ritornare a soffrire ed a gioire nella pace e nella guerra con il medesimo respiro.

M.C.

p.s. – mi fa piacere oggi leggere altre considerazioni di Gabriele Adinolfi di cui riporto la parte più significativa estratta da www.noreporter.org: che veramente si inizi a vedere una luce dopo la mezzanotte !?……….

Da protagonisti. Sull’onda controcorrente

C’è una lezione da cogliere per chi non l’abbia già tratta, visto che sono almeno due anni che se ne manifesta l’intelligente messa in pratica da parte di avanguardie non proprio sparute.
Cioè che esattamente quello che sostengono Casini e Cacciari, ma con segno e orientamento opposto, è quanto si deve fare. E, se già lo si facesse, lo si deve potenziare.
Confluenze trasversali e incontri sulle cose serie e concrete. Lavoro, casa, cultura, arte, informazione.
Confluenze trasversali e spontanee che si manifestino nella co-operazione, corporativa e locale, che siano socializzanti e che non attendano input verticistici per costituirsi allo scopo di creare e difendere autonomie produttive fino a renderle autosufficienti. Il locale: crocevia tra sociale e tradizionale.
Non contro l’onda,  sull’onda controcorrente.
Si va verso le privatizzazioni? Si creino forme per socializzare il privato, ovvero per acquisire quote come soggetti pubblici, locali e autonomi, in modo da non lasciarsi espropriare dei beni, delle ricchezze, delle potenzialità, ma andandovi a sostegno, a sviluppo, a salvaguardia, a valorizzazione.
Si federalizza? Si faccia come nella Germania dei Länder che sono veri e propri soci sociali dei centri produttivi tedeschi.
Si perde lavoro, ci si precarizza? Si costituiscano unità produttive comunitarie e si operi per realizzare tutto l’indotto, dalla produzione alla vendita. E, en passant, si faccia cultura anche producendo, si rigetti la mercificazione alle ortiche durante tutto il procedimento.
Ci si continentalizza, ci si europeizza? Si ristabiliscano un’idea d’Europa, un ruolo e un’identità italiana in Europa e nel Mediterraneo e, soprattutto, si sostenga ogni tendenza all’indipendenza energetica e politica.
L’antagonismo è un ghetto masturbatorio? Si ponga in essere l’alternativa nella quotidianità, rifiutando quei condizionamenti psichici che sterilizzano.
Non si attenda l’avvento di salvifiche liste “radicali”, magari unitarie,  di soggetti politici avulsi dal reale, veri e propri parti schizofrenici di patetiche pulsioni proustiane;  non s’inseguano poltrone e non ci  si sclerotizzi in logiche elettorali, si agisca hic et nunc.
Hic et nunc: in una logica non esclusiva e non inclusiva ma aperta; non inglobante ma preludio di nuova sintesi.

Da protagonisti. Verso una sovranità ricreata

Una nuova sintesi che sia quella della sovranità popolare e nazionale ricreata dal basso, da gente che va sull’onda ma controcorrente. Una nuova sintesi che sia autentica “anima di Stato”,  uno Stato rigenerato nella comunità,  proprio quando viene  cancellato giorno dopo giorno,  mentre il suo simulacro si traduce contemporaneamente in una regolamentazione uniformatrice, internazionalista,  asservitrice, livellatrice.
Una nuova sintesi che sia la risultante degli entusiasmi vitali e vitalistici di soggetti che non si trasformeranno in atomi, di gruppi che non si muteranno in greggi, di uomini e donne che provano, riconoscono e rinverdiscono i legami con il passato e con il futuro, liberandosi così dalla schiavitù esistenziale dell’oggi.
Una nuova sintesi che sia la risultante di un concerto d’intenti e che non si perda nell’illusione  paralizzante d’immaginarsi rappresentata da un organismo politico classico. Specie se questo è formato secondo le logiche burocratiche di un tardivo quanto dilettantesco stalinismo da strapazzo.
Si esprima una trasversalità aperta, di varie matrici, costruttiva – che garantisca anche gelosamente le singole identità culturali e politiche – così come suggeriscono Casini e Cacciari ma non, come desiderano loro, agli ordini di atlantisti, banchieri, tecnici e palazzinari bensì, contro di essi, in dialettica anche furibonda con il “populismo” demiurgico e autocratico. Rispondendo a vocazione tribunizia e dando un deciso indirizzo peronista alla dinamica che potrà scaturirne.
Il dato più importante della “crisi” della soap opera politica 2010 è proprio questo: che una soluzione autonoma, partecipata e sanamente populista è più praticabile oggi di ieri.
All’insidioso “partito della Nazione” (più che a quel  polo circoscritto e ridimensionato che, in retromarcia e al ribasso, minacciano oggi di costruire i “neocentristi”) rispondiamo con il Movimento della Nazione, anzi con la Nazione in movimento. Qui ed ora.
Rivolto a coloro che non lo stanno già facendo; gli altri sanno già di che parlo e talvolta lo insegnano anche a me.

G.A.

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