SOLIDARIZZIAMO.

Leggiamo nel blog FascinAzione di Ugo Maria Tassinari questa riflessione che volentieri pubblichiamo anche noi solidarizzando con l’estensore che in quanto coordinatore nazionale di Forza Nuova – forse non troppo inaspettatamente – si é trovato in aperta polemica con altri vertici del partito. D’altra parte come ho commentato nel suddetto blog:Vogliamo ricordare a chi é “inculturato” che il socialismo nazionale diviene “ordine di Comunità” quando governa” ma é “rivoluzione di popolo” quando esiste un “ordine oligarca” sopraffattore. Ben venga chi come Caratossidis, anche all’interno di Forza Nuova, squarcia il velo ipocrita del luogo comune “legge e ordine” che lasciamo volentieri come marchio infame alla destra reazionaria di ogni tipo con cui da tempo é ora di chiudere i conti.”

Queste non sono rivolte che finiscono la sera

di Paolo Caratossidis

Come tutti noi abbiamo giornalmente modo di vedere, di vivere in prima persona, il 2010 è stato un anno molto difficile. La scena politica ci si presenta in costante evoluzione. Il Governo Berlusconi detiene oggi una maggioranza molto relativa, il principale partito d’opposizone, il Pd, non gode di una credibilità popolare paragonabile a quella degli illustri predecessori. L’assenza di un progetto politico veramente di sinistra, gli spietati e non velati conflitti interni, la concorrenza dell’Idv e di Sinistra Ecologia e Libertà (che gode di un leader effettivo)  hanno ridotto il Partito democratico ad una caricatura di ciò che sarebbe potuto diventare.Il Pdl e la Lega nord pertanto, non sono forti di forza propria, bensì brillano nell’assenza di una credibile opposizione in Parlamento e fuori.

Al contempo, lo scenario europeo è in costante evoluzione:se diamo uno sguardo anche veloce alla politica continentale, non possiamo non notare come i principali partiti di governo stiano perdendo gran parte dei consensi e navighino per lo più in brutte acque.La crisi economica che ci venne presentata come “passeggera”, “congiunturale”, si è rivelata essere l’esatto contrario: quasi ogni giorno i grandi centri d’analisi economica europei rivedono al ribasso le stime di crescita economica e pochi giorni fa i dati diffusi dall’ Osce hanno parlato di un tasso di disoccupazione dell’8,6% in Italia, destinato a crescere per toccare il 10% in un anno o due.Insomma, una soluzione a questa crisi strutturale iniziata due anni fa non  è stata trovata, ed a pagarne le conseguenze sono i popoli tutti, tra cui il nostro.
Il popolo è sì un’unità, ma non una massa informe:al suo interno, numerosi sono i distinguo. Ed infatti non tutti la scontano allo stesso modo, questa crisi economica. Le macrocategorie che individuiamo come più penalizzate dalla crisi e dalle politiche anti-crisi sono le seguenti: i giovani (quindi gli studenti) ed i lavoratori precari (vecchi e nuovi. All’interno dei lavoratori precari, si situa oggi la classe operaia).E sono all’incirca le stesse categorie che in Europa ed anche-seppur con storico ritardo-in Italia si stanno mobilitando assiduamente e con un vigore due anni fa nemmeno lontanamente immaginabile.Basti pensare alle proteste studentesche anti Gelmini di due anni fa:allora, anche prima dei fatti di Piazza Navona, gli studenti attivamente nelle barricate erano una minoranza assoluta. Ed i giovani di Lotta Studentesca, in questa minoranza si notavano.Oggi, da settembre si sono avute centinaia di partecipatissime mobilitazioni dell’intero mondo scolastico.In Italia, ma anche in Europa. Pensiamo a Londra, dove a seguito dell’annunciato autoritario aumento delle rate universitarie nella capitale, che sono state portate a 9 mila sterline, sancendo il diritto allo studio solo per l’upper class, gli studenti-a migliaia-hanno messo a ferro e fuoco la città, assaltando addirittura la simbolica macchina dei pasciuti Carlo e Camilla, simboli del potere nemico.Gli studenti si stanno facendo notare:essi sono sempre stati i protagonisti assoluti di ogni rivolta, per questioni anagrafiche e per questioni culturali. Qualcuno ha esagerato, parlando di un nuovo 68:è, appunto, un’esagerazione assoluta, eppure alcune scintille ci sono.Gli studenti ma non solo:i paesi che più stanno subendo le inqualificabili politiche liberiste dei governi capitalisti d’Europa, come Irlanda e Grecia, sono abbonati alle scandalizzate prime pagine dei principali quotidini del continente.Attirano l’attenzione, perchè in Grecia in piazza non ci vanno solo gli anarchici, come in Irlanda c’è un popolo interno a ribellarsi contro l’Fmi.In Francia, ad opporsi ed a battersi fino all’ultimo contro la riforma delle pensioni di Sarkozy, è stata la maggioranza del popolo francese, con ogni forma.Ora non voglio equiparare situazioni tra loro diversissime:ma un comun denominatore sussiste:l’Europa sta soffocando ed il popolo si sta iniziando a ribellare.Il 14 dicembre a Roma, non ci sono stati quattro teppisti dei centri sociali ad assediare il centro storico per ore.No, non c’erano violenti autonomi a rovinare la festa a sprovveduti pacifisti, purtroppo per il paternalistico Saviano.A fare gli scontri con le forze dell’ordine che tuteleano lo status quo, si sono visti ragazzini incensurati di 18 anni, ricercatori universitari, ragazze, metalmeccanici in cassintegrazione con tuta da lavoro, ed anche molti figli di papà candidati figli di nessuno che per ore hanno tenuta alta la testa, a volte tenendosi per mano.Piacerebbe, alla Finocchiaro e co, che il liquidare come “professionisti pagati” corrispondesse alla verità:sarebbe segno che questo popolo è meno incazzato di quanto temono lor signori.Lungi da noi, ora, romanticamente perdermi in elogi di battaglie che muoiono con la sera.Così non è:queste rivolte non stanno morendo la sera. Tracciando un parallelo, a Terzigno, il popolo ha deciso di tornar sovrano e toglier la maschera ai potentati di turno. Lo ha deciso da molti mesi, e continua ostinato. E non sono i camorristi come sostiene Maroni a provocar disordini, sono le casalinghe veraci molto poco avvezze alla piazza eppur combattive le prime a bloccar le auto della Polizia.Contestare Bonanni, ed anche la Camusso, neoeletta vertice della Cgil, donna che nulla di buono porterà alle lotte sindacali, sta diventando un’abitudine di molti. Delle lotte operaie, sarebbe troppo lungo parlare.
Da Marghera alla Sardegna, non si contano più le salite sui tetti, i presidi, le nuove forme per attirare un briciolo di quell’attenzione mediatica rivolta alle amanti del Presidente del Consiglio.È chiaro, che oggi per qualsiasi soggetto politico cosciente dell’oggettivo contesto nazionale, si prospetta una sfida interessante. C’è una scelta di campo da fare, è inequivoca, evidente.Bisogna stare con chi lotta, perchè chi lotta oggi può avere l’obbiettivo di fondo che ha un potenziale rivoluzionario. Abbattere il sistema capitalistico.Il sistema capitalistico non si abbatte però con manifestazioni di piazza tout court, neppur se partecipate e violente. Se queste lotte non sono adeguatamente viste-vissute- in una complessiva ottica di generale rivoluzione, il tutto rischia di risolversi in un riflusso conservatore e repressivo.Senza testa, il cavallo imbizzarrito provoca danni ma poi viene abbattuto al primo colpo di fucile.La ricetta per la gestione della situazione purtroppo non l’abbiamo, ma è importante ora capire con chi dobbiamo stare, uscire dalla gabbia per nulla dorata in cui ci auto emarginiamo ed imparare l’umiltà necessaria per rendersi utili. Non è il popolo che dev’esser utile a noi affinchè il nostro (quale?dovremmo parlarne) mondo idilliaco si realizzi. Non aspettiamoci che improvvisamente risvegliate da qualche Santo accorrano a noi masse pronte a prendere la tessera che offriamo.Siamo noi ad avere il dovere d’esser utili al popolo ed alla Rivoluzione.

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