UOMINI E ROVINE D’ITALIA.

Non ci piace essere cassandre e nemmeno di quelli dell’io l’avevo detto, ma questa Italia, ridotta ad essere la controfigura di una Nazione, è in grado di rendere facili profeti un po’ tutti. Mentre la politica non dice niente, il Paese reale scende sempre più verso un declivio dal quale sarà difficile risalire: è questo in estrema sintesi il senso di un editoriale del prof. Galli Della Loggia sul Corriere della Sera di ieri. Già……, uno come il chiarissimo professore (che ho avuto pure come controrelatore della mia tesi di Laurea) si merita la prima pagina del maggior quotidiano nazionale (e sicuramente anche un buon cachet), noi invece dobbiamo accontentarci di molto meno. Ma resta il fatto che ciò che egli dice oggi noi lo urliamo ai quattro venti da anni; e non perché siamo più bravi di lui, ma semplicemente perché solo un cieco o uno con il prosciutto sugli occhi può non vedere lo scempio di uno stato che non esiste più e di un popolo ridotto ad essere un branco di armenti in un pascolo sempre più arido.

I beoti che ancora indulgono alle buone sorti dello stellone italico facciano allora mente locale e provino a guardare oltre il loro naso. La politica del palazzo si straccia le vesti per un petardo in una sede della Lega mentre migliaia di persone nel 2011 non avranno più la garanzia degli ammortizzatori sociali per poter sopravvivere; la politica straparla di un presunto attentato a Fini e le mafie consolidano i loro miliardari fatturati illeciti grazie alle connivenze di un sistema bancario governato da autentici intoccabili; la politica condanna i violenti che protestano e le università chiudono perché non ci sono soldi nemmeno per le fotocopie; la politica è uno scaricabarile continuo di competenze e responsabilità tra decine di dirigenti ed amministratori a libro paga del cittadino e le opere utili alla vita di tutti i giorni si squagliano come neve al sole.

Questa è l’Italia di oggi, poca o nulla eccellenza, troppa stucchevole prosopopea e molta, moltissima deficienza !

Un esempio concreto dell’ultima ora lo tiriamo fuori dal cilindro proprio in questo scorcio di anno. Nella notte tra il 29 ed il 30 dicembre in uno dei più grandi invasi idraulici della penisola, la Diga di Montedoglio, al confine tra Toscana ed Umbria lungo il fiume Tevere , si rompe una delle paratie laterali di deflusso delle acque e in poche ore gran parte della Valtiberina, da Sansepolcro ad Umbertide, è sommersa dall’acqua. E’ lo stesso copione di sempre: centinaia di evacuati, milioni di danni, sospensione sine die della funzionalità del sistema, chiacchiere e polemiche sulle responsabilità da scaricarsi addosso e le immancabili e già annunciate (dal Ministro Matteoli) ispezioni ministeriali per far luce, capire, bla, bla, bla. Nel frattempo c’è già chi corre ai ripari e si discolpa e chi invece infierisce, scaricando le colpe sui tagli ai trasferimenti di risorse dallo Stato alle Regioni e da queste a Province ed Enti preposti al controllo, che dicono di dover rinunciare ad alcuni dirigenti per indisponibilità di mezzi. Come se qualche dirigente in più a cinquemila euro al mese per scaldare una sedia e fare qualche sopralluogo sia la ricetta giusta per far stare in piedi lo sbarramento di una diga. Siamo veramente al paradosso!

La verità è che oggi è Montedoglio (ed è andata bene!!),cinquanta anni fa fu il Vajont, quaranta anni fa l’alluvione di Firenze (pure quella causata da un’imperizia sul controllo della diga di Laterina lungo l’Arno), ieri la Val di Stava, la Val Bormida e Sarno, domani il Vesuvio o qualcos’altro. Fatto sta che cadiamo a pezzi! Nonostante le decine di enti preposti a controlli, verifiche, monitoraggi e manutenzioni. Quegli enti che nel corso dei decenni  sono costati centinaia e migliaia di miliardi, che hanno dato benefici e poltrone a trombati della politica o ad amici degli amici (uno di questi è Diego Zurli, responsabile dell’Ente Irriguo Umbro Toscano che si occupa di Montedoglio) e che ora accampano scuse o giocano allo sport preferito dalla loro categoria, ovvero il rimpiattino delle responsabilità.

Ma poiché siamo in clima di festività e vogliamo essere più buoni del solito in vista del nuovo anno, ci limitiamo a dire che, nel caso specifico di Montedoglio, l’invaso è ufficialmente ancora in cantiere (dal 1977!!!) e che dalla sua consegna nel lontano 1993 non era mai stato collaudato. E proprio il collaudo di alcuni giorni fa è forse il responsabile del disatro: l’impianto avrebbe dovuto rimanere al massimo della sua capienza (circa 145 milioni di metri cubi) per tre giorni consecutivi, ma non ha retto nemmeno 24 ore. Speriamo che qualcuno dei tanti dirigenti e direttori si interroghi bene e valuti attentamente la cosa. Se non altro pensando a questo nome: Cogefar spa, ovvero la società del gruppo Fiat che ottenne l’appalto della grande opera. Parliamo della stessa Cogefar che entrò nel calderone di mani pulite agli inizi degli anni 90 per le famose storie di appalti miliardari facili in cambio di tangenti ai partiti politici responsabili del nostro disastro nazionale. Praticamente tutto finì in una bolla di sapone (che vuoi, con la Fiat di mezzo….); le opere appaltate in giro per l’Italia avranno avuto i “controlli” del tipo di Montedoglio e chi s’è visto s’è visto.

Ci pensino su chi di dovere e magari facciano qualche semplice considerazione, intanto che l’Italia continua a cadere a pezzi ed il suo popolo a pagarne le conseguenze!!

IL GHIBELLINO

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