DIRITTO COME UN FUSO, LA FRONTE ALTA E LO SGUARDO INDOMITO.

Da GLADIO – Anno II – N. 4  2011 – Foglio informativo del R.N.C.R. – RSI – R.S.I. Continuità Ideale.

Giorno di festa il 25  Aprile, per un’Italia ufficiale che rinnova il ricordo della liberazione. L’impegno si fa sempre più stracco nella generale svagatezza di una data che emerge stantia da una palude sempre più spessa.

E sono ormai logori slogan e dejà vu a sorreggere la storia taroccata di nani e ballerine impegnati a sopravvivere a fronte di Verità che stanno aprendo crepe e crepacci nel muro di omertoso silenzio costruito in oltre mezzo secolo di pensiero unico.

Ma per le vestali del 25 Aprile si tira ugualmente diritto, al riparo, ancora, di un sipario istituzionale steso a nascondere la mattanza di primavera, ché sulle stragi a guerra finita il silenzio è tutt’ora assordante, come se immonde carneficine non fossero mai avvenute: uomini, donne, ragazzi, militari e civili della RSI, o presunti fascisti, stroncati da un odio feroce, programmato, che ha insanguinato per mesi il dopoguerra.

Giorni radiosi sono stati chiamati; impossibile in questo spazio citarne le infinite fisionomie sanguinolente, ma almeno un accenno vogliamo farlo attraverso le parole di Luigi Emilio Longo in “RSI Antologia per un’atmosfera”.

Parole che interpretano alla perfezione la fotografia del calvario di Giuseppe Solaro: “Ci sono alcune fotografie dell’esecuzione di Solaro, poco prima e subito dopo. Colpiscono, fra i particolari, l’espressione ghignante dei catturatori, i numerosi spettatori assiepati sui balconi, con i gomiti sulle ringhiere, comodi, intenti a godersi lo spettacolo. Ma soprattutto rimane impressa la figura di lui, tenuto per i polsi da due partigiani, diritto come un fuso, la fronte alta e lo sguardo indomito, a scrutare dinnanzi a sé con un significato quasi di sfida, e gli angoli della bocca appena increspati, accennati ad un sardonico sprezzo.

Un’immagine di profondo significato, più espressiva di mille parole, un suggello di dignità e di continuità ideale, la testimonianza inequivocabile di un’alterità senza possibili confronti”.

Dignità e continuità ideale. Come abbiamo più volte scritto su questo foglio – e vogliamo ripeterlo per estrema chiarezza – il 25 Aprile noi ricordiamo i nostri Caduti con spirito intatto, fieri di aver sempre respinto – in loro nome – le lusinghe di una pacificazione offerta insieme ad un amarissimo piatto di lenticchie, velenoso antipasto per la nostra autocertificazione di aver militato dalla parte sbagliata.

Ed è in loro nome che abbiamo mantenuti intatti per oltre mezzo secolo i vincoli di fedeltà ad un’Idea che non conoscerà tramonto finché ci saranno gli uomini che ne renderanno testimonianza.

Questo è il nostro compito. Perché non vogliamo dimenticare né tanto meno accodarci, come combattenti repubblicani e interpreti di continuità ideale, a chi ci colloca, noi e i nostri Morti, tra i reietti della Terra.

Siamo quelli che siamo.

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6 risposte a DIRITTO COME UN FUSO, LA FRONTE ALTA E LO SGUARDO INDOMITO.

  1. gjovi ha detto:

    Sarebbe più corretto chiamare il 25 aprile, il giorno ( non la festa ) della occupazione.

  2. ivan ha detto:

    oggi 25 aprile onore ha tutti i caduti della repubblica sociale.con onore,fedeltà,rivoluzione,a noi

  3. Fernando Volpi SN ha detto:

    Fino a che anche uno solo di noi avrà la luce negli occhi la nostra Idea sarà viva e potremo ricordare il 25 aprile come l’anniversario della vergogna e del martirio di tanti camerati. Onore ai nostri martiri, perchè il loro sacrificio non sia stato vano e dal loro esempio germogli una nuova gioventù italiana ed europea, degna di quel coraggio e di quella Fede per l’Idea che non possiamo e non dobbiamo dimenticare.

  4. Antonio Faro ha detto:

    Piuttosto commemoriamo quel Grande Uomo, e Fascista, di Guglielmo Marconi, nell’anniversario della sua nascita. Guarda caso, esponente di quella schiera di eletti, in tutti i campi dell’umano operato, che solo il ventennio ha saputo forgiare, dopo il (loro) 25 aprile il nulla. Solo mezze tacche, ladri, puttane e saltimbanchi. Io non festeggio, ne lo farò mai, ma se doveste passare per caso dalle mie parti, vedrete sventolare il vessillo della nostra Gloriosa Repubblica Sociale.
    Con Voi Camerati fino alla Vittoria
    Eja

  5. Daniele ha detto:

    L’’unico modo per chiudere le divisioni è finirla con la cultura antifascista e resistenziale. Non è un giorno unitario perchè non tutti scelsero il CLN ma quasi 1 milione di Italiani scelse anche la RSI. Quindi continuare a ricordare la “resistenza” quando ci stati migliaia di morti dall’altra parte ci ricorda la ns divisione non un momento condiviso della ns storia nazionale. Tra l’altro si “festeggia” una guerra persa grazie anche alle ingerenze di altri che da allora ci hanno occupato politicamente e militarmente. Quindi il 25 aprile non c’è proprio nulla da festeggiare, semmai dev’essere un giorno di lutto e di riflessione nazionale. Ma nell’italietta post-badogliana le verità sono stravolte.
    In questo giorno io ricordo i Combattenti e Reduci della Rsi, i Camerati e le Ausiliarie che giovanissimi scelsero la “bella morte” perchè quando un Popolo e una Nazione non ha più il suo Onore e la sua Dignità non vale nulla (“meglio la morte che il disonore”). I sinistrorsi, i demo-liberali, i comunisti e gli antifascisti di tutte le risme (per citare una frase di Mussolini) facciano quello che vogliono, degni eredi dei loro avi ribelli e banditi prezzolati collaborazionisti dell’invasore atlantico. In fin dei conti i Servi sono contenti di esserlo. Come ricordava Giorgio Pisanò, gli orrori e i crimini ci sono state da entrembe le parti e sono da condannare ma la scelta Ideale salvo la “buona fede” è differente: da una parte c’era chi scelse la via dell’Onore e della VERA Libertà Nazionale mentre dall’altra chi barattò tutto questo per recuerare posizioni di potere o per opportunismo svendendo tutto questo per una tavoletta di cioccolatini”. Questa è la loro festa, la festa dei rinnegati e dei traditori e della “resistenza partigiana” (e della “liberazione” non so francamente cosa farmene.

  6. wids72 ha detto:

    Con ritardo mi accodo alle suddette osservazioni di cui ne partecipo l’emozione e la forza di spirito che trasmettono gli autori. Si nota da qualche anno ormai che le feste della cosiddetta “Liberazione” sono sciatte, asettiche e prive di sostanza significativa, frutto oramai di un populismo resistenziale che anima solo quel ricettacolo antifascista ingrigito e stanco, ancorato su vecchi schemi socio-politici ormai desueti. L’onda d’urto consumistica-capitalista del dopoguerra ha colpito anche il mito resistenziale antifascista, generando l’amaro risultato il mercanteggiato di sé stessi, del proprio onore della propia identità con ideologie internazionaliste. Noi rimaniamo intatti e saldi nel pensiero e nell’azione ad un patrimonio di idee, valori e programmi che resero l’Italia per un ventennio il fiore all’occhiello del mondo. Sempre ligi ad una Linea Retta, in alto i cuori!!!

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