INTERVENTI AL CONVEGNO 07 MAGGIO 2011. SOVRANITA’ NAZIONALE

L’occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia, non ha provocato – a livello ufficiale – una riflessione critica ed obiettiva sulla situazione attuale del “paese Italia”. L’importanza di questo Convegno assume anche a mio parere il significato di surroga rispetto alla latitanza delle cosiddette istituzioni democratiche che, nella circostanza, si sono ben guardate dall’affrontare l’argomento della “sovranità nazionale” che, viceversa, é di grande attualità e che ripropone l’analisi approfondita del percorso risorgimentale che allo stato delle cose è da riprendere e concludere al grido di “liberiamoci dai liberatori”. Per sintesi parto dall’affermazione che senza “verità” non c’è “libertà” e senza libertà non c’è “sovranità”.

Ed allora dobbiamo ammettere che la legittimazione sostanziale dell’attuale “stato repubblicano” nasce da una costruzione artificiosa e menzognera ed è per questo che stiamo attraversando, da un punto di vista etico, sociale e politico, un momento storico decadente rappresentativo di una società prossima al collasso. In questo contesto le dominanti filosofie illuminista e positivista hanno potuto realizzare la loro concezione più esasperata e materialistica, riuscendo a ridurre l’individuo ad atomo solitario, a monade senza finestre in mezzo ad altre monadi senza aperture, per cui tra gli individui non c’è più comunicazione intelligente, ma neppure tra l’individuo e lo stato. Uscendo dal vago e venendo – sempre per sintesi – ai fatti ed agli avvenimenti dobbiamo rivisitare alcune date significative della nostra storia per ristabilire, anche sul piano del linguaggio, la verità:

25 luglio 1943; si tratta di un “colpo di Stato”. Cosa c’è di strano e di anomalo ? Nulla, nella storia dei popoli può accadere che, per liberarsi di un tiranno, si proceda per vie eccezionali non rispettando la prassi costituzionale. Nel caso considerato l’anomalia che non viene ammessa è che il “colpo” è stato eterodiretto. Non lo dice Stelvio Dal Piaz – che è di parte – ce lo conferma il “nemico”. Renzo De Felice, nel libro “Mussolini l’alleato” riporta il testo della lettera che John McCaffery – responsabile dei Servizi dell’OSS e dei SOE per l’italia – inviò, a Parri nel luglio del 1944, in risposta alle lamentele del CLNAI per il non sufficiente impegno, in armi e denaro, da parte degli “alleati” a sostegno delle bande partigiane. Nella fattispecie interessa solo questa parte della lettera: “A causa delle nostre operazioni difficilissime ma riuscite, siete stati in grado di avere un colpo di stato”. E’ la conferma che non sono state le capacità operative dell’antifascismo nostrale ad abbattere il fascismo; un antifascismo prezzolato che, nella circostanza, si è limitato ad assecondare la volontà del nemico dell’Italia.

8 settembre 1943: comunicazione ufficiale della firma di un atto di resa da parte di un rappresentante del governo italiano, atto sottoscritto fin dal 3 settembre. L’avvenimento viene storicamente ricordato come la firma di un “armistizio”. In realtà e per la verità si tratta di una “resa senza condizioni”, come risulta sia dalla visione del testo “colto” che di quello successivo indicato come “lungo”. Da ricordare che il nemico ha storicizzato l’avvenimento con un verbo: “to badogliate”. Volendolo tradurre vi scopriamo tutta l’infamia e la vergogna che un gruppo di traditori ha gettato per l’eternità sul popolo italiano. Una data, l’8 settembre, che l’attuale “repubblica” festeggia, mentre in realtà segna indelebilmente l’uscita della Nazione Italia dalla Storia, con tutte le conseguenze negative che stiamo ancora subendo, una resa senza condizioni frutto del tradimento e del sabotaggio della guerra, attraverso un linguaggio falso e menzognero, viene cosi trasformata in un evento di cui gloriarci. Si abbandona senza preavviso e senza informarlo l’alleato germanico e poco dopo gli si dichiara addirittura guerra accodandosi al carro del potenziale vincitore. Per la storiografia ufficiale gli autori di un atto ignobile ed inqualificabile diventano eroi, il nemico invasore diventa un “liberatore”, il re e gli stati maggiori fuggiaschi finiscono per rappresentare la “continuità dello stato”. I traditori, perché tali rimangono secondo il giudizio inappellabile della Storia, saranno poi salvati dalla giusta punizione, dal famigerato art. 16 inserito nel “trattato di pace” sottoscritto nel 1947.
Tutto questo ha fatto parte di un disegno criminoso, sapientemente pianificato da una oligarchia dominante che ha utilizzato e gestito la comunicazione attraverso un linguaggio particolare che ha finito per determinare una pericolosa dicotomia tra “significante” e “significato”,  cioè tra espressione linguistica e contenuto concettuale. Viviamo in un momento storico in cui l’abuso del linguaggio e l’abilità nella sua distorsione, nonché l’impossessamento di alcune parole chiave da parte di gruppi di potere, di lobby e di conventicole, possono rappresentare micidiali mezzi di penetrazione, di condizionamento, di persuasione o di distorsione, fino a provocare quel fenomeno definito “insignificanza”. Le parole, cioè, vengono svuotate di una rispondenza al reale, i concetti vengono slegati da ogni riferimento al vero ed all’esistente, le parole diventano codice e segnali per una serie di metafore che, a differenti livelli ed a seconda delle circostanze, evocano significati del tutto autonomi. Al linguaggio abituale legato a precisa caratterizzazione semantica, si è ormai posta e sovrapposta quella che viene definita una “neo-lingua” scollegata da ogni significato etimologico e filologico. Recentemente é stato addirittura coniato un termine: “logocrazia”,  che significa potere della parola, per cui comanda chi é pienamente padrone della neo-lingua, signore del verbo. Pertanto, nella comunicazione, si impone il significato delle parole e delle definizioni secondo l’interpretazione del “grande fratello” fino al punto che tale interpretazione diventa poi verità incontrovertibile e accettata da quella maggioranza anonima ed indifferenziata che la assume come “dogma” perché ormai conquistata a quel “pensiero unico” che rappresenta la più aberrante delle dittature. E’ attraverso questo meccanismo perverso che il linguaggio istituzionale, anziché veicolo di trasmissione di verità, diventa strumento di confusione, di disinformazione, di menzogna e, addirittura, di prevaricazione e di intolleranza. Ed è attraverso questi meccanismi che la data del 25 aprile viene festeggiata come la conclusione vittoriosa di una “guerra di liberazione” che, per proprietà transitiva, ci colloca poi arbitrariamente tra i vincitori della 2a Guerra mondiale. Il fatto che nel 1947 si venga chiamati a sottoscrivere un “trattato” (non negoziabile ! ) che ci obbliga a rinunce territoriali, che ci vincola a concessioni umilianti, che ci obbliga a consistenti limitazioni di sovranità, che ci impone di non perseguire i traditori della Patria e che ci condanna ad un ruolo subordinato alla volontà ed alle decisioni di organismi sovranazionali gestiti da organizzazioni private come il Bilderberg Group, il Council of Foreign Relation (CFR), la Trilateral Commission, che hanno come obiettivo finale la creazione del “nuovo ordine mondiale”, tutto questo è ritenuto irrilevante secondo l’interpretazione del pensiero “politicamente corretto”.  A proposito di questi organismi privati cosi influenti e condizionanti, voglio riportare quanto ebbe a dichiarare il 28 maggio 1999 Michael Thomas – noto operatore di Wall Street – al “SHC News”:
“Se i membri del Bilderberg sembrano essere più restii dei solito ad apparire sui media è perché – tra le altre ragioni – si rendono conto che le loro principali strutture il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, hanno causato un numero di devastazioni umane superiore a quello seguito alla 2a Guerra nondiale”.

Pertanto, non sono soltanto le oltre certo basi americane e NATO ad evidenziare il nostro ruolo subordinato di nazione a sovranità limitata. E’ il fatto che siamo diretti da una casta indigena di camerieri complice della distruzione progressiva e pianificata della struttura politica dello “Stato Nazione”, che é l’obiettivo della cupola mondialista con il fine di instaurare un impero mondiale neo-coloniale. L’attuale democrazia senza “demos” si basa strutturalmente su un governo, un capo dello stato e organi legislativi che, nella realtà, possono essere “ scaricati” creando delle crisi orchestrate a tavolino, nella maggioranza dei casi tramite l’intervento di un quarto potere rappresentato o dalle Banche centrali private ( nel nostro caso Banca d’Italia e Banca Centrale Europea), che li finanziano o dalla magistratura politicizzata. Occorre riprendere il percorso risorgimentale per battere gli usurai internazionali, quelli stessi che provocano i flussi migratori, quelli che creano le carestie per imporre i monopoli a loro vantaggio per poi strozzare i popoli con la legge “affitti e prestiti” e per lucrare gli stessi profitti risultanti dai cambiamenti di valore delle nostre unità monetarie.
“Mala tempera currunt” ma, nonostante tutto, non dobbiamo mollare perché la soluzione del conflitto tra noi antagonisti eretici e loro, è ancora lontana dalla conclusione anche perché gli inganni, gli intrighi, le menzogne, le manipolazioni dei media e dei gruppi che ci amministrano – alla lunga – non reggeranno alla reazione di coloro che sognano di poter vivere da uomini liberi, orgogliosi della loro identità nazionale, dell’appartenenza alla stirpe, della loro storia, delle loro tradizioni culturali e civili, in sintesi, della loro civiltà.

Il 2 settembre 1943 (notare la data! ) sul “The Jews Review”,  giornale della comunità ebraica di Nuova York, apparve il seguente comunicato dedicato agli italiani: “Noi abbiamo distrutto le città al popolo italiano, gli abbiamo ucciso madri, spose, figli: esso ci ama e ci giustifica. Abbiamo cercato di affamarlo: esso ci ama lo stesso.  Crede come verità tutto quanto noi crediamo opportuno di dirgli; distrugge con le sue mani l’opera dl un regime che non é stato realmente duro. Ma con noi, quando lo avremo soggiogato, avrà quanto chiede e quanto gli abbisogna: bastone e schiaffi !”.

Quei gentiluomini non avevano messo nel conto che oltre 500.000 italiani si sarebbero ribellati alla resa senza condizioni e al tradimento per riaffermare, di fronte al mondo e alla Storia, che le guerre si possono anche perdere, ma con dignità e con onore.
Anche per la riaffermazione e la continuità di questo pensiero forte, occorre riprendere coraggiosamente il percorso politico del Risorgimento nazionale e tornare a fare politica nel senso alto e nobile del termine; bisogna risollevare la bandiera dell’eresia nazionale del socialismo, occorre riscoprire il mito della nazione che si sposa con il sociale, sfere ideali queste, che l’esperienza ha dimostrato non essere raggiungibili con gli strumenti della ragione tipica dei “professorini” del materialismo o degli intellettuali organici al “pensiero unico” che, viceversa, sono riusciti a portare anche il marxismo nelle braccia del neo-riformismo made in USA. Occorre riprendere il filo rosso della Storia scritto dalla generazione dei socialisti rivoluzionari che, davanti al costante, travagliato processo di socialdemocratizzazione del socialismo, all’elemento razionalistico del marxismo, opposero la fede, la passione inalterata ed inalterabile del mito della Rivoluzione Sociale. Cosa ne consegue, sul piano storico e politico, alla vittoria del riformismo capitalista ?

Può piacere, può dispiacere, può fare anche male a qualcuno, ma i fatti ci dicono che l’unica, vera rivoluzione d’Italia è quella che va dal Risorgimento al Fascismo o, per dare meglio il senso della incompiutezza e del dramma, dalla Repubblica Romana di Mazzini, Garibaldi, Armellini, Saffi, Mameli, Pisacane, schiacciata dai fucili dell’esercito francese chiamato dal Papa, alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, Gentile, Marinetti, Pavolini, Pound, Bombacci, schiacciata dalle armate angloamericane. Torniamo quindi a riappropriarci della politica come ebbe a scrivere a suo tempo Beppe Niccolai per:  “la costruzione di una Comunità che si riconosca nella difesa, davanti alla omologazione mondiale e ad un cosmocapitalismo senza anima e senza sale, delle identità minacciate che sono l’albero, il fiume, il mare, l’acqua, il castello, la cattedrale rinascimentale, l’aria, il campo, ciò che ci ha costruito popolo, che ci dà un volto, che ci dice chi siamo. E’ il nuovo concetto di Patria da difendere, voce gli tutti i popoli in sofferenza, a favore dei poveri contro i ricchi, del sangue contro l’oro, del lavoro contro l’usura” .

(Stelvio Dal Piaz)

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“Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista”. Bobby Sands

30 anni sono passati da quel 5 maggio in cui a Bobby Sands  cedeva il fisico, provato da 66 giorni di sciopero della fame morì di inedia nell’ospedale della prigione di Long Kesh, conosciuta col nome di Maze, nei pressi di Lisburn, sede dei famigerati blocchi H.

Ma in quello stesso momento viveva in eterno lo Spirito del Soldato Politico, socialista e nazionale, che subisce il martirio per difendere la dignità propria e del suo Popolo nell’anelito di libertà che non é quella che si impone con la “democrazia”, ma che si vive coronando il sogno di appartenere ad una identità radicata nella Tradizione del sangue e del suolo dei Padri che nessuna usurocrazia apolide potrà mai distogliere dalla coscienza degli Uomini Liberi.

Credo che questo esempio che avviene dopo quasi 25 anni dalla fine delle seconda guerra mondiale (dunque non da un reduce ma da un giovane combattente), evento bellico che di fatto aveva sancito la fine delle sovranità nazionali europee secondo una logica strategica che probabilmente meglio descriverà – credo – Stelvio nel suo intervento, possa di per sé rappresentare ciò che dovrebbe essere lo stimolo per ogni italiano, per ogni europeo, ancora oggi dopo 30 anni, per non cedere definitivamente all’annessione forzosa, alla schiavizzazione imperante promossa dai circoli apolidi internazionali.

Recuperare cioè per intero il valore intrinseco di appartenenza che non è barattabile pena la perdita di dignità come individuo, come comunità, come concetto statuale stesso di nazione.

D’altra parte dobbiamo chiederci per quale motivo altrimenti molti giovani, ed in genere soprattutto i giovani, hanno subito da sempre sia il fascino rivoluzionario (che in qualche modo potrebbe essere giustificabile anche solo dalla spinta adolescenziale del ribellismo) sia la capacità del martirio per difendere quelli che una volta si dicevano i sacri confini della Patria nel corso dei secoli e senza soluzione di continuità fino a qualche decennio fa in tutte le parti del mondo mentre ora assistiamo con costernazione all’esaltazione solo dello “sballo” che più che ribellismo fine a sé stesso sembra essere masochisticamente auto castrazione della personalità !!!

C’è stato una evidente corto circuitazione direi quasi antropologica, se proprio non vogliamo dire addirittura genetica !, che va analizzata in tutta la sua crudezza se oggi non dico non riscontriamo più gli eroismi alla Bobby Sands, ma nemmeno la deflagrante azione protestataria di Valle Giulia del 1968 dei giovani neofascisti del Guf Caravella a Roma o la indiscussa capacità reattiva ed irridente di movimenti quali Lotta di Popolo, Ordine Nuovo, la Jeune Europe tanto per citare i più noti (senza far torto ad Avanguardia Nazionale ed al Fronte della Gioventù che però erano più  – diciamo così – borghesi).

Menzione a parte avrebbe la breve storia dei Fasci di Azione Rivoluzionaria nell’immediato dopoguerra ma quello rientrava ancora a pieno titolo nella logica del combattentismo RSI……..

Dunque: oggi ci sono situazioni in divenire certamente interessanti se valutiamo il panorama della militanza pur sempre attiva che si ritrova intorno a determinate aree organizzate come Forza Nuova e Casa Pound Italia ma – con tutta franchezza e seppur con molta simpatia verso i ragazzi che ne fanno parte e si dedicano – non riesco a vedere in esse un reale respiro ampio e determinato nella volontà di riprendere con slancio il tema della sovranità quanto un barcamenarsi tra ispirazioni sociali senza dubbio encomiabili e partecipazioni – pure orgogliose – nel tritacarne elettorale.

Manca di fondo il Progetto ! Badate bene non voglio criticare per il gusto di farlo, anche perché forse la prima critica la faccio a me stesso, che sono un vecchio ragazzo di quegli anni 70 che insieme a molti altri non é riuscito a mettere a fiamme e fuoco il vecchio mondo scemo come credevamo, ma devo constatare amaramente che tutto si sta riducendo ad un vivere alla giornata seguendo i ritmi sincopati in cui il Nemico, il sistema da esso edificato, ci ha incapacitati.

Ecco l’importanza e la necessità di far riemergere nelle autocelebrazioni retoriche del patriottardismo del “risorgimento fra massonico” – così caro alle istituzioni democratiche di oggi figlie impure dell’asservimento agli occupanti atlantici – l’essenza più pura di quella insorgenza italiana che soprattutto nel socialismo utopico e nel repubblicanesimo mazziniano trovava le motivazioni più realistiche di volontà acclarata di riprendere in mano la vera Sovranità di popolo, la sua autodeterminazione a colpire lo statu quo del congresso di Vienna restauratore. Non si nasconde certamente che in quel momento ed in quel contesto storico taluni erano convergenti su una appartenenza di loggia ma più per motivi di necessaria copertura di segretezza che per reale appartenenza subordinata alle logge antinazionali (tanto che alcuni di loro, a partire da Garibaldi ne furono anche espulsi proprio in virtù della loro “indipendenza”), ma ciò che ci interessa nel contesto dell’oggi è il recupero fideistico del loro sentimento di rompere le catene che impedivano il comune sentimento di appartenenza identitaria, e dunque sovrana, ad una Suolo, ad un Sangue.

Ecco il rapporto sacrale tra individui senza il quale non ci può essere cognizione di causa, non ci può essere conoscenza profonda, non ci può essere scintilla che si accende, e quindi si cade nel torpore dell’accettazione di formalismi esteriori e tecnocrati che nulla hanno a che vedere con realtà vive e dinamiche.

Ecco l’accettazione supina di organismi quali la Unione europea così come è stata costruita “ a tavolino” partendo da meri accordi economicisti; da cavillose e sperequative falsità monetarie come l’euro a promuovere la speculazione del signoraggio bancario; da subordinazioni indegne della difesa degli interessi europei accettando la partecipazione militare sotto egida e guida gerarchica americana nel contesto di un ente trans-nazionale ( e non semplicemente sovra-nazionale !) quale la Nato, in giro per il mondo come truppe mercenarie dell’imperialismo neo colonialista usurocratico !

Nessuna Sovranità politica, nessuna sovranità di popolo nell’emettere moneta, nessuna sovranità territoriale con un vero esercito europeo(con la presenza invece di centinaia di basi extraterritoriali a stelle e strisce ancora oggi a ricordarci di chi siamo servi !), nessuna sovranità economica che riporti ad una autarchia allargata continentale (aperta senza dubbio alla Russia che certamente dovrebbe essere parte integrante di una Europa dei Popoli, altro che Turchia, altro che Israele !) capace di creare un vero mercato di scambio solidale e proficuo per tutti i Popoli d’ Europa senza bisogno e necessità della globalizzazione mondialista. Niente di tutto questo e perciò semplici numeri del consumo, della speculazione finanziaria,…… sudditi delle oligarchie senza nome….NON sovrani (non più padroni del nostro destino).

Riprendo giocoforza perciò le parole di Bobby Sands, riviste in termini più ampi ed adattate allo spirito del tempo in cui viviamo che però è il disegno della Storia della nostra Civiltà di Roma che prosegue con Carlo Magno, che vede la possibile realizzazione con l’Asse Roma-Berlino:

Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione dei nostri paesi, fino a che le Nazioni d’Europa non diventeranno sovrane ed indipendenti repubbliche federate tra loro in un patto d’onore, di fedeltà, di sangue e di suolo, nella volontà socialista nazionale di giustizia ed appartenenza identitaria.

La “sovranità nazionale”, questa parola ormai disconosciuta oggi in Italia ed in tutta Europa, l’unica formula che può e deve essere riconquistata con la lotta delle avanguardie delle comunità militanti attraverso i fulgidi esempi degli Eroi di tutti i tempi.

MAURIZIO CANOSCI

PRESIDENTE DEL CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE

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