UN FRONTE COMUNE DI RISCATTO NAZIONALE.

Rispondo prontamente, anche a nome del Centro Studi “Socialismo Nazionale“ avendo condiviso queste mie riflessioni con Canosci, all’appello del Direttore del quotidiano “RINASCITA”.

Considero la chiamata non solo positivamente ma intendo interpretarla come una vera e propria “precettazione” da parte di un giornale che, a questo punto, rivendica giustamente l’onere e l’onore di voler rappresentare il catalizzatore di tutte le iniziative che tendono alla liberazione ed al riscatto nazionale. La storia insegna che intorno ad un giornale autenticamente libero è possibile costruire quel progetto che deve diventare poi azione politica. Viviamo un momento di storia patria che, sotto certi aspetti, presenta caratteristiche completamente nuove anche rispetto al funzionamento delle istituzioni repubblicane. La presidenza del consiglio dei ministri è commissariata dalla presidenza della Repubblica che, a sua volta, agisce in nome e per conto della cupola mondialista.

Cioè l’asservimento delle istituzioni cosiddette democratiche alla cupola usurocratica è ormai totale e lo stesso governo non ha più margini di manovra in alcuno dei settori che gli competono ( politica estera, politica economica, politica sociale; ecc.). Dobbiamo farci apostoli della verità e dimostrare ai nostri concittadini, ormai abbondantemente sedati da una informazione corrotta e drogata, che qualsiasi tipo di manovra che richieda ancora più lacrime e ancora più sangue agli italiani, risulterà inutile.

Non si è mai verificato sia a livello individuale che collettivo, che sia possibile uscire dal meccanismo perverso dell’usura senza la ribellione della vittima. Occorre costringere la “casta” a dire finalmente la verità, consapevoli che qualsiasi misura di carattere economico-finanziaria non riuscirà a coprire l’ammontare degli interessi passivi per cui la crescita esponenziale del debito pubblico è ormai inarrestabile e condiziona la nostra stessa sopravvivenza come comunità nazionale.
Come prima azione di un “fronte comune” dobbiamo richiedere l’applicazione della legge 262 del 28 dicembre 2005 che impone agli enti di lucro e di usura di restituire allo Stato la proprietà della Banca d’Italia. Presentiamo subito, in tal senso e con tale finalità, una petizione ai sensi dell’art, 50 della Costituzione ed impegniamoci tutti, senza alcuna distinzione, alla raccolta delle firme che, tra l’altro, non prevede particolari formalità.
E poi, incontriamoci al più presto, conosciamoci anche fisicamente, verifichiamo se siamo d’accordo sulla individuazione del nemico comune, guardiamoci negli occhi e, superando ogni pregiudiziale di carattere ideologico, ognuno orgoglioso della propria storia personale, sottoscriviamo, con fede ed umiltà, un patto d’onore perché è sull’onore degli uomini liberi che si può e si deve costruire il progetto e pianificare l’azione. Certamente le difficoltà sono molte – viste anche recenti esperienze – per far metabolizzare ad alcuni la necessità di creare anzitutto un Progetto prima di poter credere di realizzare un “contenitore” ma se attraverso il coordinamento del giornale, magari offrendo uno spazio minimo di tribuna periodica ad ogni realtà che si vuole confrontare, ognuno porta un suo contributo di idee e inizia ad essere compreso dagli altri non è impossibile sperare di trovare nei punti di convergenza – e tagliando quelli di divergenza – quello spirito di lotta comunitaria necessario per trovare una sintesi anche organizzativa.

Stelvio Dal Piaz

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3 risposte a UN FRONTE COMUNE DI RISCATTO NAZIONALE.

  1. gjovi ha detto:

    Grande articolo. Il debito pubblico ( che è truffaldino ) viaggia a 1900 miliardi di euro, gli interessi annui sono circa 90 miliardi ( circa il 5% ), per cui per pagare gli interessi si è costretti a fare nuovo debito. E’ del tutto evidente che questo meccanismo perverso, rende la manovra di 3-morti completamente inutile ( se non dannosa ). Certamente iniqua. Il problema è alla radice, si chiama moneta-debito.

  2. Cursus Honorum ha detto:

    ottimo

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