LA LINEA DEL PIAVE.

C’è chi minimizza il passo fatto dalla Lega di aprire a Monza gli uffici periferici di ben quattro Ministeri, sostenendo che è la solita propaganda del carroccio e che in fondo di altro non si tratta che di monolocali con servizio igienico ed una scrivania: il tutto servirebbe solo a distogliere l’attenzione di un’opinione pubblica stanca e sfiancata da tasse e amoralità della politica da ben altre questioni. Fautore di questa tesi è ad esempio Antonio Padellaro, direttore de Il Fatto Quotidiano, uomo notoriamente attento e preciso nel fare le sue valutazioni

Se nelle valutazione dell’ex direttore de L’Unità ci sia un retropensiero utile ed interessato a non demonizzare troppo la Lega non è dato saperlo, ma di certo possiamo azzardare delle supposizioni. La prima è proprio quella che raccoglie l’idea lanciata dallo stesso Padellaro in relazione al fatto che la fregola leghista di aprire succursali ministeriali sia il classico sistema del richiamo per distogliere l’attenzione da problemi ben maggiori, quali possono essere l’incancrenirsi di una situazione politica ormai prossima al punto di stallo o le solite beghe giudiziarie del premier. Tutto ci sta, intendiamoci. La seconda è che non ci sarebbe da meravigliarsi troppo se qualcuno facesse da esploratore per verificare la disponibilità della Lega a far fuori il premier già da settembre: ecco dunque la minimizzazione della mossa leghista sui ministeri ed il ricondurre il tutto ad una sorta di boutade in perfetto stile bossiano.

Diciamo subito che pure questa ipotesi calzerebbe senza troppe difficoltà, visto e considerato che pochi giorni fa si è mosso niente di meno che uno dei principali detrattori della Lega, il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha ipotizzato assieme ad altri lungimiranti sodali, addirittura un governo a conduzione Maroni, purchè la Lega scarichi il sempre più odiato ed isolato Berlusconi. In questa ottica, che vedrebbe muoversi sotto traccia gran parte dell’apparato antiberlusconiano, a partire da vaste aree del PD, dai centristi finiani, rutelliani e casiniani, fino a molti leghisti, si cercherebbe di interpretare la mossa dei ministeri leghisti dando alla cosa poco risalto. E non è da escludere che l’azione sia preordinata proprio per mettere ancora più in difficoltà il premier ed aggiungere un’altra goccia al classico vaso colmo.

Ma lasciamo le semplici ipotesi, che possono comunque essere valide e perfettamente funzionali ad un sistema di misure e contromisure tese al collasso di Berlusconi e del suo governo già a partire dal prossimo autunno, e concentriamo la nostra attenzione sulla cosa in se’, ovvero l’apertura degli uffici periferici dei quattro ministeri presso la Villa Reale di Monza. La si può pensare in tutti i modi, ma che l’iniziativa sia un diversivo o una boutade destinata a finire come accadde al Parlamento del Nord noi abbiamo qualche serio dubbio. E spieghiamo il perché.

Innanzi tutto non si comprenderebbe il tono allarmato con il quale il Quirinale ha voluto precisare la contrarietà dell’iniziativa alla norma costituzionale: se la Presidenza della Repubblica si è mossa è perché, con ogni probabilità, ha avuto sentore di movimenti strani riconducibili all’attività leghista. In secondo luogo va specificato che se la Lega ha compiuto questo passo, dimostrativo quanto si vuole ma pur sempre reale, è perché erano diversi mesi che spingeva sul tasto del decentramento di apparati statali e alla fine, vuoi per mostrare il polso fermo ai suoi militanti più duri, vuoi per dare inizio ad un principio che Bossi spera diventi irreversibile con la Lega al governo, il passo è stato fatto.

Ora, minimizzare su queste cose, non ci pare proprio diligente. Infatti, anche ammettendo che l’iniziativa sia solo il frutto di concessioni al popolo leghista, l’averlo fatto dimostra che la dirigenza del partito ha compreso che i “padani” non si accontentano più dei soli proclami roboanti e delle ampolle con l’acqua del Po. E’ evidente che a forza di latrare ed ululare alla luna si è ormai creata una base considerevole di persone che dal suo partito vuole fatti concreti quali il decentramento ministeriale, come prova certa di futura secessione. Per farla breve il concetto è questo: si è creato il terreno fertile per far nascere i germogli e oggi che i germogli sono diventati alberelli abbastanza robusti, questi reclamano il loro spazio vitale per continuare a crescere. E chi li ha coltivati non vuole o non può più permettersi di tagliarli.

Siamo dunque di fronte allo sfacelo in atto dell’unità Nazionale, verso il quale abbiamo l’obbligo di attrezzarci in tutti i modi per far si che i germi della disintegrazione non attacchino il corpo già abbastanza  malato del tessuto nazionale. E’ una questione di orgoglio ed amor proprio ma potrebbe anche diventare questione di vera sopravvivenza! Ecco allora che per tutti noi deve diventare imprescindibile un motto: MENTE FREDDA, CUORE CALDO E GUARDIA ALTA!

Fernando Volpi

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