INDOVINATE CHI PAGHERÀ IL CONTO.

Chi pagherà il Conto ? Non occorrono né fantasia né doti divinatorie per conoscere in anticipo chi sarà costretto a pagare il conto di una crisi globale creata dal sistema capitalistico finanziarizzato che ha portato alle estreme conseguenze la scissione tra la politica e l’economia, sottoponendo la prima agli interessi della cupola usurocratica. L’ideologia liberal-capitalista si è imposta nel dopoguerra sbandierando la teoria astratta della libertà del cittadino, ponendo però contestualmente il lavoratore nella condizione di schiavo del capitalismo. E’ in virtù di questi principi che il lavoro è tornato ad essere merce e tutta l’economia di un paese schiava del “dio mercato”.
In una situazione da ultima spiaggia è opportuno rivisitare analisi e percorsi volutamente storicizzati anche perché, se si vorranno trovare le risorse materiali e morali per uscire dal tunnel, sarà fondamentale conoscere la storia passata per reagire virilmente e costruire l’avvenire.

Ritenere di potersi affidare alle soluzioni previste e suggerite ( anzi, imposte !) dallo stesso sistema che ha creato il problema, non è solo illusorio, ma rappresenta una volontà suicida alla quale, almeno noi antagonisti, non ci vogliamo arrendere. E’ per questo che vogliamo riproporre il pensiero di un Uomo che ha dedicato tutta la vita, fino al sacrificio supremo, alla causa del lavoro e dei lavoratori.

Nel 1936, nel nr. 1 della Rivista “La Verità”, da lui fondata, e diretta, Nicola Bombacci scrive:
“Quando il regime fascista proclamò che il lavoro era un dovere e indicò nel lavoro il primo, l’esclusivo attributo della personalità e della dignità civile, era inevitabile che, contemporaneamente, lo sottraesse alle vicende del mercato dove si valutano le merci unicamente secondo il criterio della domanda e dell’offerta. Ed è solo percorrendo questa via fino in fondo che si possono accorciare sempre più quelle distanze sociali che sono un’offesa al senso morale ed a quella solidarietà fra tutti gli uomini che è il più alto dovere del tempo nostro.”
Ricordiamo a quelli che ancora oggi sanno poco di storia che, nel 1938, l’Italia proletaria è sottoposta all’assedio delle “sanzioni economiche” decise dalla famigerata Società delle Nazioni, esperimento propedeutico della cupola plutocratica giudaico-massonica alla creazione, nel dopoguerra, dell’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite). In tale contesto, sempre nello stesso numero della rivista, Bombacci si sofferma con l’analisi lucida e puntuale sull’individuazione dei “Nemici dell’Italia Proletaria”.

“Vediamoli quali essi sono, fuori dai loro centri cospirativi, dalle loro conventicole massoniche. Presentiamoli questi veri nemici, alle masse operaie, ai contadini che sono le prime e le maggiori vittime di questo tragico inganno. Costoro, per quanto accomunati dal proposito di colpire l’Italia di Mussolini, sono di origine e di aspirazioni diversissime. Classifichiamoli !

a)     Nemici del Regime;

b)    nemici dell’Italia, del suo risveglio nazionale, della sua volontà di ricongiungere la gloria, la potenza di Roma alla rinascita contemporanea.


I nemici del Regime si possono dividere in due gruppi distinti, con aspirazioni opposte, con dottrine inconciliabili. Il primo gruppo è “ il secolo scorso”: sono i seguaci del vecchio regime. Essi vanno dai conservatori liberali ai socialdemocratici. Tutti costoro gridano contro la reazione ma in verità temono la rivoluzione. Presentano Mussolini alle folle internazionali coi foschi colori del dittatore e del tiranno, ma lo temono come il realizzatore tenace, coraggioso, geniale di un ordine nuovo. Conservatori e socialdemocratici sono i poli opposti di uno stesso periodo storico in decomposizione. E’ la vecchia Europa che lotta furiosamente perché non vuole rinnovarsi e non vuole morire. Mussolini è per costoro un nemico più pericoloso di Lenin perché la sua rivoluzione é più aderente al processo storico contemporaneo. La sua dottrina non segna, nel secolo ventesimo, di realizzare l’utopia ma di mozzare le unghie rapaci dell’alta finanza, alla grossa speculazione e di risolvere il problema della distribuzione della ricchezza in modo che nella vita ci sia per ogni uomo civile un lavoro garantito, un salario equo, una casa decorosa, la possibilità di evolversi e di migliorarsi incessantemente. Questa è, per il vecchio mondo capitalista, la vera colpa di Mussolini. Gli altri, il secondo gruppo, sono i realizzatori dell’utopia, dell’assurdo: sono coloro che per ignoranza storica, credono che Mussolini sia un ostacolo all’ascesa delle classi operaie. Sono – parliamo di quelli in buona fede – le vittime di un’illusione, essi non odono che una sola stazione: Mosca; la 3a Internazionale trasmette: Roma il centro internazionale della reazione. Ciò è un dogma! Come quello della immobilità della terra prima di Galileo. Non è cosi, amici proletari ! La trasmissione è interessata, è falsa. Guardate coi vostri occhi in faccia alla realtà! La disciplina non è reazione. L’Italia proletaria di Mussolini e la rivoluzione fascista portano nel grembo quelle riforme sociali che voi sognate: il diritto alla vita materiale e spirituale. Sotto la scorza ruvida del Regime si sviluppa una quercia potente e robusta che sarà domani un’oasi riposante per tutti gli uomini del lavoro. Aprite gli occhi; guardate in faccia ai vostri alleati, agli alleati di Mosca. Plutocratici, speculatori, imperialisti. E’ il vecchio mondo dello sfruttamento, del capitalismo; è la casta fredda, metallica dell’oro, senza anima, senza domani. Essi vi sfruttano, vi dileggiano, anche in questo momento, in questa vostra avversione. Guardate in faccia alla realtà, amici proletari. Voi che fate dell’antifascismo in nome di una rivoluzione, non sentite la grandezza, la sublimazione dell’etica rivoluzionaria nella ribellione dell’Italia fascista di Mussolini al vassallaggio del più grande stato imperiale ?
L’altro nemico – quello che soffre al solo ricordo di Roma che lo mise nella storia e gli diede i primi elementi della vita sociale e civile – è l’impero britannico. Il colosso da qualche tempo ha perduto la sua calma. Non sappiamo se ciò dipenda dal timore che l’antico e prezioso mosaico imperiale, sotto l’azione di questo tempo dinamico, si scrosti, o dalla insufficienza nervosa del giovane nocchiere che ha preso con tanta spavalderia nelle sue mani il timone della barca imperiale. Sappiamo tuttavia che fra gli aderenti agli ordini di Londra non sono tutti vassalli”.

Nell’approfondire la sua analisi Bombacci ricorda che l’Italia è impegnata nella conquista dell’Africa Orientale, impresa che all’epoca innervosì molto l’Inghilterra, che manifestò tutto il suo antico livore. Nel merito Bombacci precisa:

“Un milione di contadini italiani porterà nel cuore dell’Africa la civiltà. Sappiamo che per i mercati inglesi questa prospettiva equivale ad un’aggressione. Il cuore dell’Africa doveva restare schiavista. Questa era la legge di Londra avallata a Ginevra, ma la realtà è un’altra cosa. Roma è ad Amba Alagi e cammina vittoriosa verso i suoi alti destini. Ecco perché il colosso imperiale ha perduto la sua calma abituale. L’italia di oggi, nemici di destra e di sinistra, non è più quella di Versailles; pur sempre piccolissima come potenza territoriale, porta oggi nel suo solo stivale 45 milioni di abitanti. Ha una sola capitale: Roma, che si prepara a celebrare il bi-milieriario di Cesare Augusto, ha per condottiero Mussolini. I suoi 45 milioni di abitanti sono divenuti cittadini e soldati di Roma. Non più Lombardi, Siciliani, Romagnoli, Napoletani, tutti  italiani con una sola volontà: non piegare la schiena, vincere per vivere, per progredire.”


L’attualità di questa lucida analisi sta soprattutto nell’individuazione dei nemici dell’Italia proletaria, nella loro classificazione e nell’elencazione delle loro motivazioni di carattere egoistico e materialistico. Bombacci cosi conclude questo suo interessantissimo intervento:


“A tutti questi signori, nemici dell’Italia e degli italiani, della prima e della seconda legione, diciamo:
l’Italia proletaria di Mussolini è in piedi: tutta l’italia, anche quella che voi credevate assente e contraria. Diciamo a costoro: Roma con il suo largo respiro umanitario, con la sua civiltà millenaria arrivata ad Adua, a Macallè, Amba Alagi, come primo atto ha liberato gli schiavi. Conosciamo la sensibilità del vostro cuore, signori protestatari londinesi e ginevrini ! (per i più giovani ricordiamo che Ginevra era la sede della Società delle Nazioni ! n.d.a.) Sappiamo che cosa vi spaventa. Giù la maschera, mostrate la faccia. Vi spaventa che dove regna sovrana la schiavitù più nera, arrivi, con l’Italia di Mussolini, anche nell’Africa schiavista la Carta del Lavoro. Questa è la vostra paura, o signori umanitari dell’antifascismo imperialista ginevrino. Ma è destino che così sia. Roma sarà ancora prima nel mondo.”

Cosi parlò e scrisse Colui che nel 1921 fondò il Partito comunista italiano; così parlò e scrisse nel 1936 l’Italiano, il Proletario Nicola Bombacci. Incoerenza ? Apostasia ? Diserzione ? Mai più ! Dove erano e dove sono gli incoerenti, gli apostati, i disertori ce lo ha già detto la Storia di ieri e ce lo conferma la Storia di oggi. Certo una voce così pura ed autorevole non poteva che finire sotto una scarica di mitra impugnata da comunisti sicari del capitalismo. Teniamone conto quando si chiedono inopinatamente dei “mea culpa”, e si insiste sulla negazione di una revisione storica necessaria e doverosa se davvero si vuole fare “fronte comune” !

Maurizio Canosci

Stelvio Dal Piaz

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