LA NUOVA FRONTIERA DELLA FEDE.

Stanco ed oppresso dalla calura agostana ho inforcato il mio scooter e quasi senza aver cognizione di cosa facessi, dopo svariati km. mi sono ritrovato in un luogo che già altre volte avevo visitato proprio per sfuggire alla canicola estiva che ci regala la Valtiberina: mi trovo ad oltre mille metri di quota presso il convento de La Verna, dove il Santo poverello, vestito di un saio consunto e stracciato ad imperitura testimonianza di una fede assoluta e senza fronzoli, ricevette sulle proprie carni il segno del divino.

Sarà forse la mia mancanza di fede cristiana o forse  il mio sentire la religiosità come un qualcosa che trascende la fenomenologia delle basse cose umane, ma, appena parcheggiato il mio mezzo, non posso non avvertire che lo scempio in atto nei confronti di una figura immensa come Francesco d’Assisi è palpabile ad ogni piè sospinto: una bancarella di giocattoli cinesi che trovi a tutte le sagre paesane della zona, una di prodotti tipici (miele e funghi secchi) che spero non siano cinesi pure quelli, ed una buvette dove il titolare serve panini con la porchetta tra un cruciverba e l’altro. Non c’è che dire: sacro e profano a braccetto in ossequio al principio nefasto che vuole l’uomo ormai condannato senza appello a mercanteggiare in ogni luogo ed occasione.

Guardo e passo, pensando tra me e me che in fondo pure il porchettaro tiene famiglia e che se non guadagna la giornata è un problema, perché a lui non arrivano le offerte settimanali da migliaia di euro che graziano la “povera” comunità monastica locale. Ed è appunto qui che sta il senso di questa riflessione! Mi incammino lungo il percorso pedonale che conduce al monastero e prima di entrare mi ritrovo davanti un cartello di cantiere con su scritto “opere di rifacimento delle fognature del monastero”, ente committente Ministero dei Beni Culturali. Entro dentro al perimetro del sito e di nuovo sono di fronte ad un ponteggio che abbraccia gran parte della facciata del convento, altro cartello di cantiere, sempre lo stesso committente, questa volta l’opera riguarda il rifacimento della copertura dei fabbricati. Resto perplesso per il fatto che i lavori in questione, per importi di alcune centinaia di migliaia di euro, sembrano proprio a carico dello Stato, altrimenti non si spiegherebbe il pubblico appalto con tanto di intestazione del Ministero interessato.

Continuo a camminare tra le mura di una storia secolare, che poi è la storia della civiltà occidentale, non senza dimenticare quanto ho avuto modo di vedere. Ci rimugino su e cerco di convincermi che in fondo quel tesoro storico-architettonico è si proprietà dell’Ordine Francescano dei Frati Minori, ma resta pur sempre una sorta di bene comunitario dove tutti possono entrare ed ammirare un posto segnato dal passaggio di figure che hanno fatto davvero la storia dell’umanità. Nel frattempo sono giunto davanti ad una porta a vetro dove sta scritto “informazioni” e “accoglienza” o qualcosa del genere: da fuori non scorgo l’interno, faccio solo capolino, giro le spalle e me ne vado; faccio solo pochi passi e mi sento chiamare…..<<scusi signore, desidera qualcosa?>>; mi volto per capire se si rivolgono a me e mi trovo difronte una suora che, come un perfetto concierge d’albergo, vuol capire se ho dei desideri da esaudire. Rimango perplesso per una frazione di secondo e poi mi sgancio con un semplice << grazie, ho sbagliato ingresso>>. Ma prima di andarmene riesco a notare una cosa che in pochi secondi mi ha fatto gelare il sangue: la porta a vetro altro non era che l’ingresso di un vero e proprio albergo con su appiccicata una vetrofania che vedi solo nei ristoranti, nei negozi o, appunto, negli alberghi: il logo delle carte di credito Visa e Mastercard. Azz….hai capito i frati? Hanno pure il pos per i pagamenti telematici, altro che l’offerta del viandante!

Ma non è finita! A pochi metri c’è un altro ingresso: quello del bar – ristorante, con tanto di locandine esterne per i gelati in vendita e per il menù del giorno. A questo punto comincio a ridere interiormente per non farlo in modo evidente, altrimenti mi scambierebbero per matto; rido di gusto ma con quel riso che in fondo cela un’amarezza segno di sconforto. Rido perché, proprio in quel luogo dove la spiritualità dovrebbe assurgere a livelli importanti, dalla mia bocca esce un commento sarcastico –  <<non c’è più religione!>> – che, detto proprio in quel luogo suona come uno schiaffo a duemila anni di cristianesimo.

Non voglio essere per forza eretico e nemmeno anteporre la mia religiosità pagana ai dogmi cristiani di cui il Poverello di Assisi fu convinto e forse ingenuo propugnatore, ma anche sforzandomi mi riesce difficile non fare delle valutazioni che, forse, anche dei cristiani praticanti ed osservanti ma con il cervello mediamente funzionante faranno senza alcun dubbio. Primo: se il sacro convento de La Verna si è trasformato in un resort dove si garantisce all’avventore tutto quello che può dare un albergo (senza piscina per il momento) dietro pagamento di un corrispettivo in denaro già fissato (dunque non una elargizione volontaria) come per una qualsiasi azienda che fa utili, allora non si capisce perché mai debba essere il Ministero dei Beni Culturali e dunque lo Stato a pagare per rifare il tetto dell’albergo-convento o le sue fognature. Secondo: trattandosi di un sito di importanza storica ragguardevole si può anche accettare che gli interventi vengano totalmente fatti a carico dello Stato a condizione che la struttura in questione sia di proprietà dello Stato e ai frati venga riconosciuto sine die il diritto di utilizzo della stessa per esclusivi fini di culto.

Me ne vado dal convento-resort con questi pensieri che mi girano per la testa e con i tanti dubbi che mi fanno girare ben altre parti del mio corpo. Quali dubbi? Beh….il primo che lo Stato, dunque l’intera comunità, paga per una cosa che non gli appartiene ma che appartiene ad un ente religioso per il quale non valgono i medesimi obblighi di legge che esistono per tutti gli altri. Il secondo dubbio che mi assale è: ma i proventi dell’attività alberghiera e di ristorazione a chi vanno? E poi, trattandosi di attività con evidente ritorno economico, il “fatturato” annuale viene assoggettato a tassazione ? Perché un conto sono le offerte religiose fatte dalle migliaia di fedeli per accendere una candela o far cantare una messa, ma altra cosa sono i conti pagati con la strisciata della carta di credito.

Insomma, nel giorno in cui si apprende che la crisi e le misure delle future finanziarie porteranno alla chiusura di Comuni e Province, mi ritrovo in un convento secolare trasformato in hotel da un ente religioso che, pur lucrando profumatamente senza pagare tasse, prende soldi dalle nostra tasche per rifarsi il tetto e le fogne. E se vai ad accendere una candelina devi pure mettere 1 euro !

Non è più questione di Fede si, Fede no! Chiesa si, Chiesa no! E’ semplicemente questione che per i tonti non c’è medicina.

IL GHIBELLINO

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