I TEMPI SUPPLEMENTARI SONO FINITI.

Mai come in questo torno di tempo è divenuto palpabile e facilmente avvertibile un clima di generale destabilizzazione sistemica che sta portando alla fine del mondo nato a Yalta nel 1945. L’anno 1989, quello della caduta della cortina di ferro, appare lontano come una nebulosa:  in molti dissero che il capitalismo aveva vinto la sua guerra contro il socialismo reale (ma era veramente socialismo?) e che il futuro avrebbe riservato una crescita infinita ed inarrestabile. Addirittura ci fu un analista, Francis Fukujama della Yale University, che parlò di fine della storia, come se il nascente scenario del turbocapitalismo anglosassone sarebbe stato il regno imperituro dalle magnifiche sorti progressive. In poco meno di due decenni i vari Fukujama, Luttwak e compagnia cantante sono stati sonoramente smentiti, seppur a far le spese delle loro valutazioni – inopinatamente messianiche quanto spesso dolosamente errate  – sono oggi milioni e milioni di uomini e donne che hanno a che fare con il mondo nuovo che va crescendo sotto la spinta di una finanziarizzazione esasperata ed esasperante di una economia reale, ormai cenerentola, ridotta a doversi confrontare (e a soccombere) con le logiche della finanza alchemica degli stregoni dell’asse City-Wall Street.

Ci sono decine di esempi in tutto il Mondo a confermare quanto accaduto e quanto sta accadendo in quella che possiamo chiamare a tutti gli effetti una guerra in corso che le centrali finanziarie apolidi hanno dichiarato alle economie reali: vogliamo dimenticare ciò che fece Soros all’Italia prima dell’avvento dell’euro? O i più recenti dissesti di multinazionali sane e produttive come la Parmalat? O l’indebitamento degli enti pubblici con i derivati? Oppure lo sciacallaggio dei subprime negli USA con milioni di persone senza un tetto sopra la testa? Signori, questo è lo scenario del fallimento del turbocapitalismo di matrice anglosassone e, sulle sue ceneri, va fiorendo con inarrestabile voracità e prorompente forza la sua abominevole filiazione, ovvero la crescita del colosso cinese. Sì, perché se qualcuno ha delle colpe per l’esplosione innaturale del fenomeno cinese, quel qualcuno sono coloro che, con supponenza inaudita, hanno creduto giusto guadagnare sempre di più facendo produrre tutto in Cina a prezzi vili, e poi hanno cominciato a cedere fette enormi di debito pubblico di stati sovrani (leggasi USA) alla banca centrale di Pechino.

Ora, grazie all’egoistico modello anglosassone di matrice utilitaristica e con i soldi dell’occidente i “mandarini” sono usciti dal loro millenario isolamento e stanno comprando il mondo intero; praticamente ci stanno spolpando come inermi prede. La riprova è di alcuni giorni fa: il Ministero dell’Economia retto da Tremonti, per conto di un governo ormai alla deriva ed in preda al panico difronte all’allargarsi della forbice con i titoli tedeschi, è andato a Pechino ad offrire quote di debito pubblico italiano. Come sia andata non lo sappiamo, sebbene sia verosimile ipotizzare che i cinesi abbiamo chiesto tempo per vederci più chiaro nelle foschie della politica italiana ed europea; di certo c’è che da quando De Gasperi andava con il famoso cappello in mano a pietire aiuti a Washington i tempi, come dicevamo poco sopra, sono cambiati: oggi preghiamo i “musi gialli” di darci la bombola di ossigeno.

Ci pare dunque fuorviante continuare a nascondersi dietro la foglia di fico: il mondo è cambiato e sta radicalmente cambiando! Allo stesso modo non ci si può convincere che l’occidente sia ancora in grado di dettar legge. Non è vendendo intere poste del proprio debito pubblico a Pechino che si salva il nostro mondo, quella della nostra civiltà euro-asiatica. Gli USA l’hanno fatto per finanziare gli ultimi venti anni di dissennate gestioni, facendo lucrare utili a dismisura all’economia di guerra che elegge i presidenti ma mettendo in ginocchio il paese reale: vogliamo continuare a seguire il loro esempio fin dentro alla fossa ? Parrebbe proprio di sì  viste le ultime “manovre” libiche della NATO e sentiti i belanti e zelanti governi atlantisti di un’Europa sempre più provincia dell’impero finanziario globale!

A questi zelanti-belanti fattorini della politica altrui si sta presentando proprio in questi giorni l’ennesima possibilità di dare un colpo di coda all’ignobile esistenza di questa Europa: il dibattito alle Nazioni Unite per il legittimo ingresso dell’Autorità Nazionale Palestinese in seno al massimo consesso mondiale. Si sa già che Israele si è opposto con tutte le sue forze a questa evenienza che sarebbe il viatico per la nascita di un vero e proprio stato indipendente in Palestina. Anche il protettore USA si è espresso negativamente e per bocca di uno che è pure Premio Nobel per la Pace (udite udite !!) ha giustificato il niet dichiarando niente di meno che “…..la pace non si fa con risoluzioni o votazioni ma con i negoziati”!! Non c’ veramente limite all’ipocrisia ed al disgusto che essa provoca: un premio Nobel per la Pace che pone limiti diplomatici ed indica percorsi tortuosi al come si deve fare la pace, ben sapendo che in seno all’Assemblea Generale dell’ONU la stragrande maggioranza è favorevole all’ingresso dell’ANP.

Torneremo senz’altro su questo argomento che ci sta a cuore più di ogni altro, ma non possiamo non concludere con questa riflessione che, al contempo, è un monito ed un richiamo: Italia, Europa, la campana è suonata da tempo…..siamo fuori tempo massimo e la storia prima o poi presenta i suoi conti.

FERNANDO VOLPI

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5 risposte a I TEMPI SUPPLEMENTARI SONO FINITI.

  1. Antonio Faro ha detto:

    Naturalmente i lecchini di turno, da destra a sinistra, rappresentati dal viscido e massone frattini (il minuscolo è voluto), hanno appoggiato la politica del loro padrone mulatto. Anzi, mai si sarebbero sognati di sgarrare nei confronti di uno stato amico (Israele). Intanto, laddove dovrebbe esserci uno stralcio di azione, di risposta antagonista, v’è il silenzio, occupati come sono da un lato a difendere i diritti dei “ricchioni” e dei clandestini e dall’altro a contrastarne gli esiti o prendere posizioni antimusulmane e filo-vaticane. Mi sa che anche stavolta dovremo aspettare che i “Giovani di ieri” ci diano l’esempio e che riprendano Loro il discorso lasciato in sospeso il 25 aprile 1945. In alto i cuori camerati.

  2. antonio sciangula ha detto:

    parole sante.sono fermamente convinto che noi dobbiamo farci un’altra Italia ripartendo dalla vittoriosa guerra del 15/18 . come ? In un primo tempo sospensione di tutte le garanzie istituzionali attuali,poi sospensione del potere di tutte le strutture istituzionali a partire dalla presidnza della republica passando per le varie corti,istituti,comitati e via dicendo poi cvon un serio referendum popolare eleggere una dirigenza sempre (non piu’ di venti ) che riscrive in poche righe il nuovo Stato,Si presentino varie liste di uomini e donne da proporre al referendumquindi la lista eletta dovra’ rivedere TUTTO e RISCRIVERE TUTTO alla luce dei nostri tempi.Non vedo altra soluzione per evitare il completo declino.

  3. Anonimo ha detto:

    Il primo passo per una possibile liberazione nazionale ed europea è la delegittimazione dell’attuale classe politica attraverso l’astensione dal voto (soprattutto elezioni politiche e regionali).

  4. Davide ha detto:

    A proposito di astensione, io suggerirei l’astensionismo attivo, ovvero presentarsi, dare la propria tessera elettorale, farsi registrare e dichiarare la propria volontà di astenersi attivamente.
    L’astensione attiva dovrebbe essere divera dal non presentarsi a votare.
    In teoria se si raggiunge una certa percentuale di astensioni attive il “gioco” elettorale salta.
    Fatemi sapere se mi hanno informato bene su questo argomento.
    Nel frattempo auguro a tutti di liberarci al più presto dagli “Stati Uniti d’Israele”.

  5. lupoalfa ha detto:

    Buona cosa Davide, e vedremo come proporla in termini chiari e pratici al momento opportuno agli italiani.

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