L’INDIGNATO, L’INCAZZATO LO SBIRRO E IL GUFO.

Questa non è una favola metropolitana, ma la cronaca della manifestazione di Roma con il corollario degli incidenti, degli scontri e delle successive conseguenze politiche; una sequenza di avvenimenti che vanno interpretati per concludere con la consueta domanda: “cui prodest ?” .

Partiamo dal verificare le misure di prevenzione e di controllo che sono state messe in atto:

a) controlli preventivi sulle vie di accesso alla città ( stazione ferroviaria, snodi stradali e autostradali) assenti;

b) controlli sulle strade e sulle piazze indicate per il corteo e zone limitrofe: assenti.

Gestione delle forze di Polizia durante il corteo: contraddittorio. Prima è stato lasciato campo libero ai violenti di mettere in atto azioni distruttive, per poi intervenire pesantemente in Piazza San Giovanni.

Risultato: si è impedita cosi la conclusione della manifestazione dove erano previsti interventi che avrebbero dovuto affrontare i temi e i contenuti che erano alla base della mobilitazione. e della protesta ( la speculazione finanziaria, la moneta in mano agli usurai, il signoraggio, le guerre di aggressione della NATO, le basi militari americane, la disoccupazione, il comportamento servile e rinunziatario della classe dirigente), cioè si è impedita la denuncia delle cause che provocano il debito pubblico e l’individuazione dei responsabili di questa intollerabile situazione.

Con tali premesse era chiaro che il giorno dopo sarebbe salito alla ribalta lo “sbirro” di turno con la proposta di norme repressive e liberticide, accolte dal plauso della massa grigia ed indifferenziata dei soliti “moderati” patriottardi che, con la loro pavidità antropologica, mantengono in piedi elettoralmente questo sistema demoparlamentare al servizio della cupola apolide che sta affamando i popoli e distruggendo gli stati-nazione.

Questa volta è arrivato tempestivamente alla ribalta anche il “gufo” rappresentato da un alto prelato con la kippa cardinalizia che, da Todi, ha lanciato il suo appello per ricompattare le sparse truppe papaline al fine di riprendere in mano il timone della barca italiana con l’intendimento di riproporre, come punto di riferimento istituzionale, la figura del Papa-re.

Da parte nostra, come socialisti nazionali, fatta questa analisi (aperta ovviamente ad altri contributi che ci dovessero pervenire) ci sentiamo di dichiarare quanto segue:
– la nostra diversità e la nostra libertà di azione e di pensiero sono note e non abbisognano di ulteriori sottolineature;
– per quanto riguarda il nostro comportamento, ci limitiamo a ribadire: ABBIAMO GIA’ DATO, e non siamo disponibili ad abboccare alle trappole che in queste situazioni il regime è solito tendere (leggi opposti estremismi !);

nel merito della nostra azione politica, siamo nella condizione di poter tranquillamente affermare di essere culturalmente attrezzati per affrontare qualsiasi situazione dal momento che abbiamo allargato le nostre conoscenze financo al libretto di Mao, di cui abbiamo apprezzato alcuni passaggi ed alcuni suggerimenti, tanto è vero che prossimamente organizzeremo un corso di pesca sportiva sulle rive del biondo Tevere.

Comunque, sempre viva l’ITALIA!

(Stelvio Dal Piaz)

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