IL RAGAZZO CON L’ESTINTORE.

Il ragazzo con l’estintore è assurto a simbolo negativo degli incidenti di Roma e sta in galera. Il ragazzo con l’estintore degli incidenti di Genova è stato glorificato come simbolo positivo di una gioventù in rivolta contro i cattivi del mondo; al primo una fetida cella di un carcere italiano nella quale riflettere sul suo gesto delittuoso, in attesa di una giusta condanna, al secondo l’intestazione di un’aula del parlamento italiano.
I genitori del ragazzo di Roma sono stati gettati in prima pagina e indicati come genitori assenti nell’educazione del figlio.
La madre del ragazzo di Genova à stata elevata all’onore del laticlavio quale esemplare fattrice di un novello Giovan Battista Perasso detto Balilla, quel coraggioso ragazzo di Portoria a Genova (per chi non lo sapesse !) che il 5 dicembre 1746 diede esca alla ribellione che scacciò dalla città gli austriaci scagliando un sasso contro un ufficiale che voleva obbligare alcuni popolani a prestare aiuto ai soldati per sollevare un mortaio sprofondato nel fango.

Il solito democratico sofista, politicamente corretto mi obietterà: il ragazzo di Genova è morto sul campo ucciso da un carabiniere. Il ragazzo di Roma è vivo e può reiterare il reato.

Giusto, ma  a questo punto  io che sono politicamente scorretto, mi chiedo: la morte santifica il gesto e cancella il reato?

Sinceramente questa interpretazione non mi convince e, a mio avviso, qualcosa non torna in questa strana repubblica delle banane.

Nel frattempo, i nostri rappresentanti, approfittando del fatto che l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mass-media è focalizzata sugli incidenti di Roma, hanno modificato l’art. 41 della Costituzione eliminando la parte che si riferisce alla iniziativa economica privata, che non deve svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Il tutto a maggior gloria del mondo del lavoro (chiamato adesso “mercato del lavoro”  !), nel contesto di una società ipercapitalista protesa al conseguimento del massimo profitto senza alcun rispetto per l’uomo-lavoratore.
A dar retta all’istinto verrebbe proprio la voglia di impugnare un estintore, assurto a simbolo di protesta, ma per lanciarlo contro il palazzo di Piazza Monte Citorio.

E’ reato pensarla così ? Per la prevista prossima istituzione della “ polizia del pensiero” sicuramente si.

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