LA GIUSTIZIA ATLANTICA

La giustizia atlantica ha compiuto la sua missione; esportare la democrazia nella sovrana Jamaria, uccidere ed eliminare per sempre Gheddafi, e conseguentemente, una volta sconfitte (non si sa in quanto tempo) le ultime sacche di resistenza, riusciranno a spartirsi le risorse libiche, con Sarkozy che potrà presentarsi alle prossime elezioni presidenziali con qualche credenziale nazionalista di più ampio prestigio e qualche corposo contratto per le multinazionali francesi. Le storielle sul futuro democratico e sulla libertà acquisita dal popolo libico (composto da tribù di diversa etnia, sarà bene ricordarlo sempre) le lasciamo ai nostri connazionali acefali, tra cui qualche neofascista di destra che sotto sotto indossa le mutande stelle e strisce e festeggia vedendo sconfitto un presunto nemico dell’Occidente, senza rendersi conto che l’unica vera sconfitta la subisce, ancora una volta, una nazione sovrana annientata dai criminali NATO di cui, ahimè, siamo schiavi e complici da oltre 60 anni.

Quindi teniamo a ribadire che, nonostante non abbiamo mai nutrito particolari simpatie per il “Colonnello Gheddafi”, che peraltro ha perpetrato dei crimini a quegli italiani che hanno contribuito in lontani decenni a civilizzare la sua nazione, proviamo una certa nausea per quelle scene a cui abbiamo assistito in questi giorni.

Parliamo della solita sagra dell’ipocrisia in cui il cameriere atlantico, tale Ministro Frattini, è gran maestro; nulla di nuovo, siamo avvezzi a questo tipo di comportamenti ma non smettiamo di denunciarli.

Parliamo dei mass media, ormai proni a riferire quanto le organizzazioni mondialiste tecnocratiche impongono loro di dire, fino ad arrivare a proporre degli stupidi parallelismi tra la fine dei vari “dittatori” del Novecento come Mussolini fino a quelli più recenti come Saddam Hussein; in molti ieri, hanno visto ovviamente il confronto tra lo scempio di Piazzale Loreto e la fine del Rais, quasi con subdolo godimento.

Quello che ci viene da pensare è anzitutto la legittimità di questi “ribaltamenti democratici di potere” con l’aiuto di coalizioni internazionali al soldo dei poteri forti economici; un popolo, anche se oppresso e brutalmente trattato (e nel caso della Libia un popolo dove il reddito procapite è di 12,000 dollari, fa pensare che si tratti comunque di un’oppressione ben vissuta), deve acquisire la propria autonomia e libertà in maniera autodeterminata e deve essere in grado di maturare la propria coscienza in maniera ferma e decisa; solo così potrà affrontare e decidere consapevolmente il proprio futuro. Il concetto di “Responsability to Protect”, tanto caro alla dottrina Obama, non da il diritto alla Nato di intervenire ogni dove e non da il diritto di decidere se una forma di governo sia migliore di un’altra per determinarne ed influirne gli eventi e manipolarne il destino, come non ha il diritto di affermare che la “democrazia atlantica” sia l’unico sistema in grado di governare uno Stato; del resto le vere civiltà non hanno quasi mai adottato forme democratiche di governo, nel senso moderno del termine, differenziandolo dall’accezione originaria del termine “democrazia”.

Una banda di quattro cammellari rivoluzionari, mal armati e mal coordinati, non avrebbe mai portato la rivoluzione a termine, e anzi, nemmeno l’avrebbe mai iniziata; nel caso della Libia, ciò sta a significare che una buona parte del popolo libico non si sentiva assolutamente oppresso. Ora scopriranno, come in Iraq, come in Afghanistan, come in Tunisia ed in Egitto, cosa vuol dire la “democrazia occidentale” e cosa vorrà dire l’instabilità nazionale. Già oggi le cronache giornalistiche europee, vedendo la piega degli eventi, e vedendo urlare ai rivoluzionari “Allah è grande!” si stanno cominciando a chiedere quale sarà il futuro della Libia e se questo potrà avere delle ripercussioni sulla situazione geopolitica e militare del Mediterraneo, temendo delle derive integraliste.

Troppo tardi.

La situazione politica Tunisina ed Egiziana, in primis, e quella Libica, da oggi in poi, saranno da monitorare continuamente per mostrare a questi “bravi” atlantici (il paragone con i personaggi del Manzoni è voluto) lo sbaglio dei loro bombardamenti democratici.

Ci disgusta il modo in cui, in maniera ripetitiva, i mass media mandano in onda le immagini dell’esecuzione di Gheddafi. Oltre ad essere un chiaro avvertimento per Assad e per la Siria, questa è una chiara manipolazione mediatica tesa a passare l’idea che la democrazia interventista al soldo di Usraele è quella “buona” da supportare. In questo caso l’unico parallelismo che invece passa, quello che racconta una storia tragicamente vera, è quello dei sistemi con cui la finanza apolide, si libera del dittatore di turno, Mussolini ieri, Saddam, Gheddafi, oggi.

Sempre la solita procedura, i servizi segreti infiltrati, la rivoluzione colorata, il dittatore che si trova tumulti da sedare, le masse oppresse, le stragi, la “guerra di liberazione” per esportare democrazia, la morte violenta o la sparizione del dittatore o del fantasma di turno (Bin Laden). Tutto questo di fronte ad una massa occidentale inebetita, che vuole la libertà di consumare o di spendere, preferendola a quella di pensare e quindi di vivere da uomini liberi.

Il parallelo si ripropone oggi, si riproporrà domani ed altre volte ancora, sempre che la situazione mondiale non degeneri, cosa possibile visto al situazione finanziara globale, e da una parte tutto sommato auspicabile.

Intanto, chissà che sospiro di sollievo hanno tirato le cancellerie di mezzo mondo vedendo il volto tumefatto e morente di Muammar Gheddafi. Adesso potranno riporre nell’armadio tutti gli scheletri che il Rais si è portato con sé.

Un altro stato sovrano è stato occupato…pardon…liberato !

Avanti il prossimo.

Alessio Provaroni / Riccardo Berti

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