QUESTA “EUROPA”.

Questa Europa: finora abbiamo detto, scritto e ripetuto che questa Europa non ci piace. Adesso, allo stato delle cose, non è più sufficiente fermarsi ad un giudizio che risulta troppo “buonista”. Questa Europa va odiata, va respinta in toto nel suo pensiero filosofico, scientifico, morale, sociale, religioso, nei suoi principi economicistici, nella sua pratica giuridica.

Questa Europa che pratica l’usura, l’estorsione, la pirateria, l’omicidio va combattuta con tutti i mezzi e con tutte le forze disponibili. E allora cos’è questa Europa?  Ormai solo una pura espressione geografica, e alquanto controversa anche questa.

Nessuno, in buona fede, oserebbe affermare che il concetto di Europa si presenta con cristallina chiarezza, con netta precisione di linee; anzi, si potrebbe, non senza qualche ragione, sostenere che – al di fuori del mero concetto materiale geografico – l’Europa che concepiamo noi – non esiste più, non ve n’è traccia.

Adesso è solo un’appendice USA, cioè del paese che è stato giustamente definito l’unica nazione al mondo che è passata dalla barbarie alla decadenza senza attraversare un solo giorno di civiltà. Quando statisti, storici, filosofi, economisti parlano di Europa è da credere che abbiano presenti, non gli attuali aspetti primordiali di vita arida e sterile ridotta agli elementi economicistici deteriori e detestabili, bensì agli aspetti più complessi di essa quali si sono venuti creando attraverso un lungo e travagliato processo storico.

Un concetto di Europa che implichi, dunque, il giudizio di civiltà quale si è venuto formando nella mente dei popoli di questa parte della terra attraverso un succedersi di contatti e di reciproche influenze, di esperienze comuni presentanti analogie di motivi ideali e materiali, attraverso un certo sincronismo nel ritmo del loro sviluppo.

E non solo giudizio di civiltà, ma concetto dell’eccellenza e della superiorità di questa civiltà, rispetto alle altre civiltà che l’uomo europeo aveva imparato ad ammettere dal Settecento in poi.

L’Europa attuale va odiata perché non più sopportabile, perché guidata da un gruppo di plutocrati estranei al nostro modo di vita, al nostro concetto di comunità destinata ad una missione civilizzatrice.
Ci impongono come amare e come odiare, come procreare e come lavorare, come vivere e come morire, ma non basta ancora: vogliono ridurci a degli automi omologati al pensiero unico che è poi un “non pensiero” !

Vogliono imporci le linee di sviluppo funzionali ai loro interessi usurocratici, vogliono dettare i tempo e i modi della nostra esistenza, vogliono convincerci che non esistono alternative migliori alla loro liturgia talmudica.
Per tutto ciò dobbiamo odiare questa Europa, dobbiamo ribellarci a questa Europa e la ribellione deve partire dall’Italia, perché la creazione dell’Europa fu ben opera di Roma; non solo della Roma che tese, attraverso lotte memorande coi Fenici e con i regni ellenistici, ad assorbire in un vasto complesso politico tutte le nazioni rivierasche del Mediterraneo (tornato centro strategico di importanza planetaria ! ), dalla Spagna alla Siria, dall’Egitto e dalla Libia alla Provenza, ma anche e più della Roma che varcò questi limiti mediterranei (e dicendo Roma si dice lo spirito motore, ma si deve intendere, come strumento umano di conquista e d’impero, l’Italia).

Come per l’oriente mediterraneo, che ancora tradisce una sua unità sempre meno evidente, tuttavia è ancora visibile l’orma dell’impresa grandiosa di Alessandro, intendendo con essa l’espandersi della civiltà ellenica in quei paesi e il particolare atteggiarsi di essa combinandosi con i nativi elementi orientali, insopprimibili.

Mentre Alessandro compiva l’impresa sovrumana di schiudere l’oriente all’Ellade, mentre l’Europa ancora, non era, ecco una oscura città italica, Roma, posta al punto in cui si incrociavano e si contrastavano civiltà diverse ( Greci del mezzogiorno, Etruschi, Celti, Italici), si faceva largo faticosamente nel Lazio e nella Campania contro Etruschi, Celti e Sanniti, sentiva i primi contatti della civiltà greca dell’Italia meridionale, faceva le prime prove di quel suo infallibile senso giuridico ed organizzativo, il quale, per contrario, era sempre stato deficiente ed aveva fatto fallimento nei greci, incapaci di uscire dallo schema della “polis” e della confederazione di “polis”, se non per adottare, nei regni ellenistici, sistemi e pratiche di governi orientalizzati.

E’ così che, nel processo formativo dell’Europa, si affaccia un’altra personalità imponente, quella di Cesare che primo segnò consapevolmente a Roma mète e conquiste oltre i termini mediterranei, aprendo con ciò imprevedibili vie al futuro e imprevedibili sviluppi fatali, a lungo andare, alla stessa posizione dominante, ventrale, essenzialmente mediterranea.

E’ comunque inconfutabile che, all’epoca, il futuro fu dei romani con la tendenza all’universalità dell’ “imperium”.
Quale il messaggio che intendiamo lanciare agli italiani ed agli europei noi Socialisti Nazionali ?

Quello di riscoprire consapevolmente la vocazione imperiale di questa nostra Europa dalle mille vite depurata dall’inflazione angIo-americana, e risollevare la bandiera della tradizionale civiltà europea fregiata di tanti titoli gloriosi, quella stessa bandiera che fu purtroppo ammainata con l’esito infausto della 2a Guerra mondiale.

(Stelvio Dal Piaz)

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