Pompei crolla nella rovina politica, economica e morale della nostra Italia

La cultura muore non perché non ci sono i fondi, ma perché è intesa oggi come il gioco del calcio, un affare per pochi, un mercato, una gestione dei fondi per società e aziende “pubbliche” o private, coperte dai governi nazionali, dove il loro scopo non è quello della valorizzazione della cultura e dei Beni Culturali d’Italia, simbolo delle nostre millenarie origini. In un’Italia dove a regnare sono i comitati di affari con le logge massoniche, tutto diventa un affare per pochi eletti; ma questa elité non è quella di concezione platonica, che potrebbe avere una concezione etica e spirituale della vita e del mondo. E per di più, oggi il nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali, non ha nemmeno un programma di cultura-politica, come accadeva per esempio sin dall’antichità, dai faraoni dell’antico Egitto alla Roma dei Cesari, fino ad arrivare a tempi più recenti. I monumenti erano inseriti in un vasto programma culturale, e nella storia italiana pare che questo processo si sia addirittura fermato a discapito delle proprie radici culturali e storiche del nostro popolo. Ecco, nei tempi antichi, come nella Francia di Napoleone e nell’Italia fascista, i monumenti e le testimonianza del passato furono valorizzate per fini politici e ideologici, ma esse rappresentavano anche il principale veicolo di forme e di stili da riproporre in chiave moderna per “L’uomo nuovo”.

Ma lo scandalo non sta tutto in questo.

È oramai da più di un anno che il caso Pompei fa scalpore nei media e negli ambienti culturali sani della nostra Italia: appelli, proteste, inchieste, non hanno sortito nessun effetto per un possibile miglioramento della drammatica situazione e del degrado strutturale dell’antica Pompei. Anzi pare che tutto sia il frutto di una regia occulta appositamente voluta da qualche potente comitato di affari, che forse con la complicità dell’attuale governo vorrebbe gestire i fondi europei e nazionali; prove evidenti sono i lavori di restauro eseguiti a metà o eseguiti con materiali scadenti durante la fase di Commissariamento. L’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, nel 2009, ancora non è conclusa, ed attendiamo con interesse il responso.

Un comunicato stampa di qualche giorno fa recitava, che la Procura della Repubblica di Napoli e la Direzione Distrettuale Antimafia hanno aperto un fascicolo, ossia un’inchiesta; evidentemente non bastava quella già aperta nel 2009. Appare strano il fatto che è la prima volta che un ufficio periferico del MiBAC dalla sua fondazione nel 1975 è interessato da una Superprocura. Da parte della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, nessuna lamentela: vaglieremo attentamente le procedure di gara, nel rispetto delle vigenti leggi e nella massima legalità.

Intanto, l’antica Pompei riportata alla luce dai Borbone e da Amedeo Maiuri nel periodo fascista, è attualmente in condizioni pietose, è in un degrado strutturale impressionante, situazione assolutamente intollerabile per un paese che vuole definirsi civile e moderno.

Ma forse è proprio questa “moderna democrazia” il vero male assoluto…

L.C.S.

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