UN PRESIDENTE CHE CI PROVA.

Ci sono dei “colpi di stato” messi in atto a dosi omeopatiche che, proprio per queste caratteristiche, passano nell’indifferenza generale ma che, tuttavia, riescono a modificare sostanzialmente le regole del gioco. Pur ribadendo che noi socialisti nazionali non siamo degli apologeti della vigente costituzione, anche perché il lavoro della costituente fu svolto nel periodo in cui l’Italia era ancora sotto occupazione militare alleata e di questo mostra i segni e le caratteristiche, non possiamo non rilevare che l’attuale presidente si è impossessato di prerogative che – a nostro avviso – esorbitano dalle funzioni costituzionalmente previste. Con il metodo omeopatico sopra denunciato il presidente è – di fatto – divenuto l’interlocutore unico e privilegiato della cupola atlantica che sta lavorando per l’instaurazione del famoso “nuovo ordine mondiale”.

Tale situazione è accettata da tutti (governo e opposizione ) perché gradita alla Casa Bianca, a riprova che il paese Italia è una repubblica a sovranità molto limitata.
E’ pur vero che in base all’art. 90 della Costituzione il presidente non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni per cui dobbiamo concludere che in questo strano paese tutto è consentito a secondo delle circostanze o delle convenienze. Resta da obiettare che, sempre in base all’art. 90, alla irresponsabilità c’è un limite legato al reato di alto tradimento e per l’attentato alla costituzione. In generale la dottrina tende a ricollegare l’attentato alla costituzione proprio al “tentativo di colpo di stato”. Finora, almeno sul piano teorico, ci era stata trasmessa la figura del presidente come titolare di un potere neutro, estraneo a tutti i poteri dello stato, consistente in una figura prevalentemente di controllo, sostanzialmente limitata alla garanzia dell’equilibrio fra detti poteri e al regolare funzionamento degli organi previsti dalla Costituzione. Cioè una figura depositaria di un potere “super partes” che prescinde totalmente dall’indirizzo politico della maggioranza. Quindi una funzione presidenziale di controllo attivo degli organi costituzionali basata sulla possibilità di operare un equilibrio fra i tre fattori attivi dell’indirizzo politico: corpo elettorale, parlamento, governo.
Si dà il caso, però, che in questo strano paese tutti si dichiarino partìgiani della Costituzione ma, “con giudizio”, soprattutto quando il padrino americano impone interpretazioni di comodo per influire pesantemente sulle cose interne della colonia Italia.
Cosi va il mondo!

(Stelvio Dal Piaz )

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