LA CARTINA DI TORNASOLE.

L’emigrazione della signora Carlucci dal PDL all’UDC, rappresenta la cartina di tornasole che dimostra che uno dei registi della congiura contro il Cavaliere (della cui sorte, ripetiamo, non ce ne frega niente! ) sia Paolo Cirino Pomicino, essendo notorio che la Carlucci appartiene alla sua scuderia ed è logico, quindi, che ella segua le indicazioni, del “padrino”. D’altra parte non è una novità che questa sia l’etica dell’attuale classe politica e che questo sia il meccanismo di selezione del personale. Per noi socialisti nazionali è uno dei motivi che ci ha fatto scegliere responsabilmente di non partecipare, negli ultimi tempi, ai ludi cartacei.
Comunque, torniamo ai personaggi: la Carlucci, come parlamentare ce la ricordiamo soprattutto per il suo arrivo in piazza Monte Citorio a bordo di una macchina sportiva di grossa cilindrata.

Non siamo a conoscenza quale sia stato il suo contributo personale ai lavori parlamentari. Ma questo nulla toglie all’immagine della sua personalità, dal momento che il parlamento funziona sui numeri. Diverso il caso di Paolo Cirino Pomicino ( questo sarebbe il nuovo che avanza ! ), noto parlamentare democristiano della prima repubblica. Il suo nome ha richiamato alla mia mente una vecchia notiziola pubblicata sul “Secolo d’Italia” del 30 novembre 1980 a cura dell’Onorevole (Lui si ! ) Beppe Niccolai:

Racket delle tombe a Napoli. Indiziati per corruzione: Paolo Cirino Pomicino, attualmente deputato democristiano e gli ex assessori al Comune di Napoli Vincenzo Barbato del PSDI, Michele Giaculli della DC, Alfredo Arpaia del PRI, Luigi Imbimbo del PCI.

In galera: l’assessore in carica ai cimiteri, il socialdemocratico Salvatore De Rosa. Se ci fate caso, si tratta dell’arco costituzionale, messo su – ormai è chiaro – per rubare alle spalle dei cittadini. E come è dato constatare, l’arco costituzionale risparmia nemmeno i morti.”

A maggior gloria di coloro che rimpiangono la prima repubblica ( ammesso che sia mai nata una seconda repubblica ! ), riporto alcune dichiarazioni di Pomicino e di De Mita, dalle quali emerge con chiarezza che, anche allora, il confine tra gangsterismo e politica era sempre più difficile da rintracciare.
Sentiamo cosa dichiara Paolo Cirino Pomicino, all’epoca V.presidente dei gruppo parlamentare DC e deputato di Napoli, in “Pagina” del 5-4-1982:

“Gli sviluppi politici dell’ultimo periodo a Napoli presentano un dato di continuità: quello del rapporto tra gruppo doroteo della DC e amministratori comunali del PCI. Per essere più precisi, tra Andrea Geremicca, deputato e assessore di punta del PCI e Raffaele Russo gaviano ( uomo della dinastia Gava –DC, N.d.R.). La gestione dei 20.000 alloggi da costruire e distribuire in base alla legge Andreatta (DC, N.d.R. ) è stata manifestata nel quadro di un cosiddetto comitato politico che è la sede della spartizione fra Dorotei e PCI. Tutte le scelte urbanistiche connesse con questi insediamenti sono state giocate all’interno di una combinazione ( DC – PCI, N.d.R. ), all’esterno conflittuale, in concreto convergente. Il  fatto di escludere la città dagli interventi programmati della mano pubblica, avvicina i lavori ai poli territoriali situati nella conurbazione urbana e della provincia nell’area vesuviana e in quella a nord, dove comanda – incontrastata – un’altra mano, quella della camorra. La collusione o il patteggiamento, diventano inevitabili. Diviene più succoso e ravvicinato, per la camorra, il controllo del flusso del denaro pubblico che, cosi acquisito legalmente, finisce per finanziare ed incentivare attività criminali. La camorra, nella sua fase industriale, ha un occhio particolare per l’edilizia.

Vediamo ora le risposte di Ciriaco De Mita ad una intervista de “L’Espresso” del 18-4-1982 n. 15:

Domanda: Chi crede che sia responsabile, se non il suo partito, dello sviluppo del fenomeno camorristico ? – Risposta: “Potrei rispondere che questo fenomeno si è sviluppato in maniera incredibile negli ultimi sei anni, anni in cui a Napoli e dintorni ci sono state amministrazioni di sinistra.”

Domanda: Lei si è occupato della ricostruzione dopo il terremoto: si è  accorto del peso della camorra? – Risposta: “Ho chiesto un accertamento rigoroso e sono stato accusato di voler mandar via Zamberletti. Ho chiesto una distinzione d’intervento fra l’area napoletana e la zona dell’epicentro proprio per evitare certi fenomeni nella nostra zona, un rischio molto concreto che si è già manifestato da quando é cominciata la costruzione di uno stabilimento dell’ALFA nell’area di Avellino: i lavori vengono affidati ad imprese legate a Cutolo ( capo camorrista napoletano N.d.R.). E così si rischia di far estendere il fenomeno camorristico dal napoletano e dal nocerino anche nelle zone interne.

Queste le dichiarazioni rilasciate all’epoca. Noi, di nostro, non abbiamo aggiunto nulla. E loro stessi affermano, che DC e PCI in combutta tra di loro, favorivano la camorra.
Adesso, Paolo Cirino Pomicino, come soluzione al disastro attuale, sponsorizza un nuovo abbraccio tra Casini, nostalgico della DC e Bersani, nostalgico del PCI, un abbraccio sotto la tutela di un “personaggio” indicato direttamente dalla cupola usurocratica.
Esclamerebbe Totò: ma ci facciano il piacere !

(Stelvio Dal Piaz)

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2 risposte a LA CARTINA DI TORNASOLE.

  1. Anonimo ha detto:

    Viene da piangere……o da imbracciare il mitra!!!

    Il Ghibellino

  2. Anonimo ha detto:

    piangere non serve a niente; eglio l’altra soluzione

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