TO BADOGLIATE.

Questa è l’occasione per ricordare, questo è il tempo della riflessione, questo è il momento di prendere atto che, in questi lunghi anni di progressiva decadenza, morale e materiale, la plebaglia italiota ha subito un tal lavaggio del cervello per cui, il vinto ringrazia il vincitore di averlo annientato e si mette a pensare come lui. Siamo a quel rinnegamento dei caratteri della stirpe che ci ha portato alla fine del pensiero nazionale. Il nemico aveva teorizzato tutto ciò, aveva con cinismo annunciato il suo perverso disegno di annientamento.

Il 2 settembre 1943, cioè il giorno prima che i traditori firmassero la resa senza condizioni, sul “The Jews Review”,  giornale della comunità ebraica di Nuova York, venne pubblicato il seguente comunicato riservato agli italiani: “Noi abbiamo distrutto le città ed il popolo italiano, gli abbiamo ucciso madri, spose, figli: esso ci ama e ci giustifica; abbiamo cercato di affamarlo: esso ci ama lo stesso; crede come verità tutto quanto noi crediamo opportuno di dirgli; distrugge con le sue mani l’opera di un regime che non è stato realmente duro. Ma con noi, quando lo avremo soggiogato, avrà quanto chiede e quanto gli abbisogna: bastone e schiaffi!”

Questi gentiluomini stanno mantenendo la promessa. Ma, come allora 500.000 volontari italiani si ribellarono alla resa senza condizioni e al tradimento per riaffermare, di fronte al mondo intero ed alla Storia, che le guerre si possono anche perdere ma con dignità e con onore, oggi, noi socialisti nazionali, abbiamo sentito l’impellente necessità della ribellione attraverso la costituzione di un movimento rivoluzionario antiplutocratico che abbia in se la potenza spirituale di poter salvare l’Italia dal dissolvimento sociale e dalla rovina politica che la minacciano. Si tratta di rifiutare e respingere dottrine estranee e contrarie alla tradizione culturale italiana ed europea, rimuovendo le incrostazioni teoriche solidificatesi nel dopoguerra e che non permettono di percepire “l’ordine nuovo”, come lo “scoglio” della terra non permette che Dio si manifesti alle anime dell’antipurgatorio dantesco. Una rivoluzione che vuole essere politica e spirituale in senso molto elevato e che trascenda i limiti stessi di una lotta, diremo così, di semplice ingegneria costituzionale, la quale può essere particolare ad una nazione e, spesso, solo contingente ad un momento della sua storia.

Per noi socialisti nazionali, nell’ansia insopprimibile di riscossa e di rinascita che sentiamo dentro di noi c’è più che il grido di una ‘parte’ politica, la volontà ferma e decisa della millenaria civiltà romana che non vuole abdicare alla sua missione di educazione e di pace e al suo primato morale e civile. Si tratta della necessità di concepire la vita da un punto di vista etico, si tratta in definitiva di sostituire a tutte le formule astratte dell’individualismo liberale, del collettivismo e del materialismo, il progetto di una nuova organizzazione sociale, morale e politica fondata sull’ “umanesimo del lavoro”.

Si tratta di proporre alla società italiana ed europea, rotta e divisa alla base della sua vita morale, sociale e politica, una sua unità organica. Trasformare quindi, una società che, stretta nell’angustia delle classi e degli egoismi, non sa sollevarsi ad una visione unitaria di civiltà. Portare il mondo economico dall’attuale stato di barbarie in cui versa, in uno stato di diritto e di equità. La rappresentazione scenica della società italiana nonché delle istituzioni di questa repubblica nata dal tradimento, riteniamo che ci stia dando, proprio in questi giorni, la misura del punto massimo di degrado in cui un popolo e uno stato possano precipitare. Una presidenza della repubblica agli ordini della plutocrazia finanziaria, un parlamento di eunuchi rissosi ed inconcludenti, un presidente del consiglio che baratta la sopravvivenza delle sue aziende con la sua stessa dignità personale, un governo pavido che si arrende senza combattere, una plebaglia beota che canta e balla insaponando la corda che la strangolerà. La terna degli uomini che la “Goldman Sachs”, Prodi, Draghi. Monti, ha posto come attori e controllori per l’attuazione del piano di strangolamento dell’economia italiana, è al lavoro nei posti strategici assegnati loro dalla cupola usurocratica.

Ebbene noi saremo anche dei sognatori innamorati della nostra utopia, ma noi proprio non ci stiamo a subire gli ukase della “International Banking Fraternity”. La marcia continua, è sempre la lotta del sangue contro l’oro e noi, proletari e ribelli, abbiamo il compito di ricomporre in unità gli atomi dispersi della società italiana, consapevoli che si tratta di una lotta che due spiriti, due coscienze, due mentalità nate nemiche, perseguono attraverso venti e più secoli. Roma contro Cartagine, l’eterna lotta non è cessata: si spostano le questioni, cambiano gli obiettivi, ma le ragioni naturali del dissidio permangono. Non si può intendere lo spirito e la necessità di una “rinascenza” senza associarli ad una grande idea universale, senza guardare a quello che fu lo spirito di Roma fondato sull’autorità e sulla civilizzazione. Noi godiamo orgogliosamente di un primato che ci viene da una lunga tradizione di dominio, da una vasta assimilazione della cultura, da un profondo vaglio del diritto. Lo ricordi il presidente francese, un ometto che in un delirio maniacale di onnipotenza provocato da dosi massicce di “viagra”, si crede Napoleone. E anche mister Obama, prima di interferire con atroganza sulle nostre faccende, è opportuno che rifletta sul fatto che l’imperialismo statunitense è odioso perché non trova alle basi del suo movente una ragione che sia veramente di civilizzazione e di rispetto degli altri e delle loro diversità.  Si basa sull’arbitrio, sugli istinti predatori, sulla presunzione di una superiorità morale che lo spinge ad imporre con la violenza un modello di sviluppo che porta all’alienazione e alla miseria morale e materiale.

Resi forti da queste motivazioni noi risolleviamo con determinazione ed orgoglio la bandiera dell’eresia nazionale del socialismo e riprendiamo il filo rosso della Storia scritto dalla generazione dei socialisti rivoluzionari che, davanti al costante travagliato processo di socialdemocratizzazione del socialismo, all’elemento razionalistico del marxismo, opposero la fede, la passione inalterata ed inalterabile del mito della Rivoluzione sociale. Gli altri, tutti gli altri, ed in particolare gli intellettuali organici al “pensiero unico” appartenenti alla cosiddetta sinistra, sono tristemente destinati a morire nelle braccia del neo-riformismo made in USA.

D’altra parte anche gli ultimi avvenimenti ci dicono e ci confermano che l’unica vera rivoluzione d’Italia è quella che va dal Risorgimento al Fascismo o, per dare meglio il senso dell’incompiutezza e del dramma, dalla Repubblica Romana di Mazzini, Garibaldi, Armellini, Saffi, Mameli, Pisacane, schiacciata dai fucili dell’esercito francese chiamato dal Papa, alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, Gentile Marinetti, Pavolini, Pound, Bombacci, schiacciata dalle armate multietniche anglo-americane. E’ anche per portare a buon fine il Risorgimento incompiuto, che “la Marcia Continua” !

Stelvio Dal Piaz

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Una risposta a TO BADOGLIATE.

  1. Riccardo POLETTI ha detto:

    Ottimo articolo, come tanti altri del Sig. DAL PIAZ, dal quale si può dissentire ma che rappresentano, senza dubbio una buona base di discussione, perlomeno tra persone dalla mente non ottenebrata dal monte di sciocchezze al quale siamotutti sottoposti quotidianamente.
    Può sembrare strano che un “comunista” come me possa essere d’accordo con voi, ma è così, le mie idee politiche non faranno mai venire meno l’amore che nutro per il mio paese e l’orgoglio di essere italiano.
    Avanti così, tra veri rivoluzionari alla fine ci si incontra.
    Mi permetto solo una precisazione, personale ed opinabile, forse qualche simbolo che ricorda tempi non proprio allegri, potrebbe “stonare”.
    In ogni caso, ancora i miei più vivi e sinceri auguri per il socialismo nazionale e, se necessita, avrete anche il mio appoggio.
    Dal Friuli, Riccardo POLETTI.

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