LA VERITÀ DELLA NATO.

La lettera dei giornalisti serbi che esprimono gratitudine al quotidiano “RINASCITA” in relazione alle notizie sull’aggressione da loro subita nei pressi della barricata di Jagnjenica, mi ha fatto tornare alla mente le “atrocità” dei media asserviti alla NATO nella guerra del Kosovo. Per anni il pubblico è stato bombardato da una campagna mediatica volta a demonizzare il popolo serbo e i suoi rappresentanti democraticamente eletti.

La versione ufficiale ripetuta dai media ha ingigantito e talvolta persino creato ad arte gli episodi più efferati attribuiti ai serbi, mentre ha taciuto i crimini dei croati e dei musulmani, come i bombardamenti e l’uccisione di serbi nella Krajina o le atrocità perpetrate a Srebrenica e attribuite tutte alle forze serbo-bosniache.

Durante la guerra in Bosnia nel 1993, i serbi furono accusati di perseguire ufficialmente una politica di stupro di massa. Solo tardivamente il “New York Times” ammise che  “l’esistenza di una politica di stupro sistematico da parte dei serbi, doveva ancora essere dimostrata.”

I serbi furono accusati dell’infame massacro al mercato di Serajevo, mentre gli stessi servizi segreti occidentali, sapevano che erano stati attivisti musulmani a bombardare i civili bosniaci nella piazza del mercato, allo scopo di indurre la NATO ad intervenire.

Belgrado venne accusata per la sua politica di espulsione forzata dal Kosovo, ma tali espulsioni ebbero inizio in maniera consistente solo dopo i massicci ed indiscriminati bombardamenti NATO.

Dopo che le forze NATO occuparono il Kosovo, le voci di atrocità di massa compiute dai serbi si fecero più serrate e si dette inizio alla individuazione delle “fosse comuni” che avrebbero dovuto contenere migliaia di corpi.

L’FBI inviò squadre di specialisti munite di attrezzature tecnologiche ad indagare, anche allo scopo di trovare le prove concrete per formulare l’atto di accusa per crimini di guerra contro Slobodan Milosevic.

Nessun rapporto ufficiale a sostegno della tesi delle fosse comuni venne redatto dall’FBI a seguito delle proprie indagini. Eppure Milosevic fu accusato di crimini di guerra, incolpato dell’espulsione forzata dei kosovari albanesi e dell’esecuzione di centinaia di persone, crimini che erano stati usati come giustificazione dei massicci bombardamenti anche con bombe all’uranio impoverito.

Come accade sempre più spesso e come si é anche verificato recentemente nell’attacco alla Libia, il più grande criminale di guerra è la NATO e i leader politici che orchestrano la campagna aerea di morte e distruzione.
Attraverso un processo di controllo monopolistico, distribuzione, reiterazione e intensificazione visiva, i media asserviti trovano conferma alle immagini che fabbricano nelle stesse immagini che hanno già fabbricato.

L’applicazione di etichette iperboliche sostituisce le prove effettive: genocidio, atrocità di massa, stupri sistematici, campi di stupro, fosse comuni.

Attraverso questo processo le prove diventano irrilevanti. In conclusione, il metodo NATO che si basa soprattutto sulle aggressioni armate, inverte i ruoli delle vittime e dei carnefici, dei guerrafondai e degli amanti della pace, degli aggressori e degli aggrediti.

Pertanto, il primo crimine che commette la NATO, con la complici dei media a libro paga, è proprio quello contro la VERITÀ.
(Stelvio Dal Piaz)

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