LA CLASSE POLITICA VA IN AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA

Osservando lo scenario politico delle ultime settimane non si può fare a meno di provare un profondo rigetto verso la totalità della classe politica attuale. Questa amara ma sincera affermazione non deriva peraltro dalle malefatte denunciate da passati dossier giornalistici come quello di Rizzo e Stella che con il loro libro “La Casta” hanno da una parte sì fatto meritoria opera di denuncia, ma da l’altra sono riusciti a costruire un’aura quasi “umoristica” alle gesta dei parlamentari passati o presenti, operazione che ha fatto in modo che la critica dei cittadini verso la classe politica fosse convogliata in convinzioni che i politici non siano altro il prodotto della società italiana, con tutti i difetti (molti) e i pregi (pochi) del caso, in una sorta di “volemose bene” con gli elettori italiani che si sono divisi in un bipolarismo immobile e totalmente devoto agli interessi degli imperialisti che ci “governano” da 66 anni. La visione della politica di chi scrive è un po’ diversa: elitaria, pragmatica, e anche coercitiva se vogliamo intenderla come rigida, il tutto ovviamente convogliato verso l’interesse della Comunità Nazionale e non certo asservito a lobby o poteri transnazionali.

Nel 1992, dopo il primo Golpe Bianco maturato nelle stive dorate del Britannia e poi attuato attraverso l’opera della Magistratura Dipietrista, siamo passati dalla Realpolitik melliflua delle “mummie democristiane” alla New Generation fatta nei salotti televisivi, nei ristoranti e nelle ville paparazzate da Dagospia, peraltro con gli stessi attori della Prima Repubblica. Ecco come Edmondo Berselli già nel 2003 descriveva in un ottimo quadretto il panorama dei sempreverdi politici italiani[1]:

Oggi la divinità sociale si gioca in un continuum fra il trash e l’informazione riservatissima, in un circuito che comprende sia i divini mondani come Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle, sia gli spigolatori di pettegolezzi come Roberto D’Agostino (…) Per questo il sito di Dagospia è diventato un punto di riferimento per l’informazione tout court. (…) E’ l’ulteriore prova che oggi potere e conoscenza coincidono, anche se forse nessuno aveva pensato che questa coincidenza avrebbe fatto del gossip la risorsa strategica del’Italia postpolitica. (…) Le fotografie delle cene, delle feste, delle serate d’èlite rimandano, com’è logico, immagini di tavole piene di avanzi, di piatti sporchi, uno sbriciolamento postprandiale del look. Si vedono tavolate politicamente trasversali, che ieri potevano comprendere il pragmatico ex comunista Bertinotti e oggi l’immancabile postfascista La Russa, ma che trasmettono un solo messaggio, una sola domanda metafisica: e questo sarebbe il paese moderno, che parla di rivoluzioni liberali, di riforme, di flessibilità, di capitalismo up-to-date? O non sarà il ritratto di una società castale, chiusa in sé stessa e nei suoi luoghi separati, in cui i fatturati e i consigli d’amministrazione, come le relazioni industriali, valgono esattamente come una festa tribale tra omologhi (…) O, peggio ancora, si può estendere lo schema,e farsi venire il pensiero che oggi, in Italia, tutto il sistema di valutazione pubblica è una frode corporativa, perché è fondato sull’intreccio del clan più che i media, che fa diventare “divertenti” le incompetenze…”.

 Politikon

Quello di Berselli è un semplice ed efficace ritratto dell’Italia fatto nel 2004 ma che purtroppo sembra uscito da un saggio politico del 2011. Le scorse settimane abbiamo assistito al Collasso definitivo della Politica intesa come la può definire un comune dizionario della Lingua Italiana[2]: “POLITICA: [dal greco politike “arte di governare”] scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l’organizzazione e l’amministrazione dello Stato e della vita pubblica (trattare di p.). – L’attività relativa al governo, spec in quanto si svolge in rapporto a determinati settori (p. finanziaria, economica, sociale) o indirizzi (p. espansionistica; p di Cavour); oppure è suscettibile di giudizio (p. debole, forte, saggia)“. Abbiamo avuto l’ufficialità che la classe politica italiana è stata messa in “Amministrazione Controllata”. Il passaggio di consegne tra Parlamento dimissionario (e dimissionato) e il Governo Tecnico è avvenuto in sordina durante il weekend, con la sordida giustificazione della riapertura dei mercati per il lunedì successivo. La classe politica ha abdicato in maniera vergognosa e ha definitivamente consegnato le chiavi della Nazione ai Tecnocrati transnazionali. Preferiamo parlare di Amministrazione Controllata perché, com’è ovvio che sia, questo governo tecnico non durerà in eterno. Non importa scomodare teorie complottiste per capire la provenienza e la funzione di questo governo di “salute pubblica”. E da qui il chiaro fallimento di quella che i greci chiamavano appunto “Arte del Governare” che secoli e secoli fa Senofonte descriveva superbamente[3]:

Ci avvenne un giorno di riflettere quanti governi democratici furono rovesciati da uomini che preferivano regimi e quante monarchie e quante oligarchie furono abbattute dalle forze del popolo e quanti individui dopo aver tentato di instaurare un regime tirannico, alcuni furono spazzati via immediatamente, altri, per quanto breve sia stata la durata del loro potere, vengono tuttora ricordati con ammirazione per il loro talento e la loro fortuna. (…) In più, riflettevamo che sui buoi comandavano i bovari e sui cavalli i palafrenieri e che tutti coloro che definiamo mandriani non senza ragione si possono considerare i capi delle bestie che accudiscono. D’altra parte mi pareva di constatare che i branchi di animali si mostrano universalmente disposti ad obbedire ai loro mandriani più di quanto gli uomini accettino di lasciarsi dirigere dai loro governanti. I greggi, in effetti, si spostano là dove i pastori li sospingono e pascolano nei prati dove li conducono evitando quelli da cui li tengono alla larga; e inoltre consentono loro di usare a piacere dei prodotti che sono in grado di fornire. Né mai sentimmo dire di un gregge che si ribellasse contro il suo pastore rifiutando obbedienza o impedendo lo sfruttamento dei propri prodotti; anzi un armento a nessuno si mostra meno ribelle che a colui che abbia potere su di esso e ne sfrutti i proventi, mentre gli uomini contro nessuno congiurano più facilmente che contro colui di cui si avvedano che vuole imporsi su di loro. Nel corso di queste meditazioni ci rendevamo conto che per natura all’uomo riesce più facile comandare su tutti gli altri esseri viventi che sui propri simili. Ma non appena considerammo che ci fu qualcuno, Ciro di Persia, che si conquistò l’obbedienza di moltissimi uomini e di moltissime genti e città, fummo costretti a cambiare idea e a riconoscere che il comandare agli uomini, purché se ne riconosca l’arte, non è cosa né impossibile né difficile…

La banda Disney

Mentre il Governo Tecnico sta spolpando l’osso ormai consunto chiamato “Sovranità Nazionale” in pochi fra i cittadini paiono aver capito che i parlamentari adesso sotto Curatela, stanno già preparando le loro dismesse fanterie per la futura “battaglia dei poveri”. Nei mass media già si sente parlare di orripilanti acronimi come ABC (Alfano, Bersani, Casini) per sottintendere la trasversalità dell’appoggio al Governo Monti da parte dei maggiori partiti dell’arco parlamentare.

Nessuno di loro si cura dell’umiliazione a cui sono stati sottoposti, perché, de facto, i cittadini italioti non l’hanno minimamente rilevata. Il fallimento di un’intera classe politica intera è dovuto

–          sia alla politica dei Nani e delle Ballerine praticata del Circense di turno (Berlusconi),

–          sia dalle torbide trame intessute dall’ex cavalleria democristiana (e i loro mentori papalini) la cui influenza non è mai diminuita nei salotti che contano

–          sia, in special modo a causa del comportamento dei “Sinistrati” che hanno esclusivamente basato le loro politiche degli ultimi 17 anni soltanto sui pilastri mediatici antiberlusconiani, pilastri che sono crollati come neve al primo sole.

Ci piacerebbe tanto sapere se gli elettori del Partito Democratico sono veramente soddisfatti dell’avvento di SuperMario (evidentemente sì visto che i sondaggi li premiano) o se, come dovrebbe essere nella logica dei fatti, dopo 17 anni di piazze belanti e di lacrime al vento, non si stiano rodendo il fegato per essere stati defenestrati per l’ennesima volta. Elettori che sarà bene ricordare loro, che si comportano esattamente come le “bestie” descritte da Senofonte, un mandria votante che corre dietro ad un partito che vede bene di piazzare i propri “uomini” dentro il Copasir, nei Consigli d’Amministrazione delle maggiori banche italiane, o meglio ancore nei più interessanti e opachi think thank europei ed italiani.

La politica è stata rasa al suolo come giustamente osserva Marcello Veneziani[4]:

La politica esce a mani alzate dal Parlamento e si consegna alla Signoria del Mercato. La democrazia si è arresa alla borsa. Il Popolo Sovrano, tramite i suoi rappresentanti, abdica e lascia il regno nelle mani dei tecnici eurocrati. E la cosa più triste è che la sottomissione dell’Italia,della sua sovranità nazionale, popolare e democratica allo spread ci sembra logica, naturale, inevitabile, indiscutibile. È inutile menarsela, la democrazia si è arresa e la politica finisce con lei. In giro non lo dicono, anzi ieri il pittoresco Galli della Loggia è arrivato a sostenere che ha vinto la politica. Ma come, professor Ernesto, la politica alza bandiera bianca, si arrende a una soluzione tecnica, si ritira sui Monti, e sarebbe la rivincita della politica? Dite piuttosto che la politica tutta ha fallito, dite che si è mostrata inadeguata e ha tradito gli elettori. Dite questo semmai, ma per favore non raccontateci che la resa della politica all’economia sia una vittoria della stessa politica. Qui non perde solo Berlusconi e non cade solo un governo, decade il valore della democrazia e il verdetto delle urne. Pensate che Parlamento uscì dal voto, con che maggioranza, e pensate cos’è oggi. Una sconfitta della politica, per tutti. Ma non solo: la politica si è mostrata incapace di gestire pure il vuoto che ha propiziato, non ha proposto programmi alternativi e spaventata dal tracollo dell’economia, ha invocato il Tennico. Una democrazia commissariata, anche se i nuovi Generali non vengono dalla Scuola di guerra ma dalla Bocconi.”

Curioso come ora, alcuni settori della Sinistra, che ben sanno che Berlusconi ha barattato la salvezza delle proprie aziende con le proprie dimissioni da Presidente del Consiglio, chiedano (con la scusa puerile di “fare cassa”) l’asta televisiva sulle frequenze, mettendo in imbarazzo lo stesso Mario Monti nei confronti di un PDL che potrebbe staccare la spina al governo in ogni momento. Ciò spingerebbe SuperMario nelle braccia di Casini e Bersani, ma sancirebbe il fallimento totale del Governo Tecnico voluto da Re Giorgio, e appoggiato dagli Atlantici.

Sulla posizione di Di Pietro e sulla sua strana “affabilità da corridoio” con Berlusconi torneremo in un altro articolo, per adesso ci limitiamo ad osservare che l’Italia dei Valori potrebbe diventare una scheggia parlamentare.

Senza nasconderci confidiamo pertanto nella vena “disneyana” del Partito Democratico e di alcune sue frange paperinesche, per far saltare il banco; situazione che anche i “Mercanti del Tempio” stanno monitorizzando visto che il famigerato spread con i Bund tedeschi non pare aver molta voglia di scendere, attestandosi pochi decimi sotto i livelli raggiunti a fine governo Berlusconi. Un eventuale fallimento del governo dei tecnocrati potrebbe quantomeno rallentare il processo di destrutturazione totale della Nazione Italia attraverso privatizzazioni e il parallelo smantellamento dello stato sociale, che tra clientelismi e tutele, aveva comunque garantito la tenuta del tessuto della comunità.

A volte ritornano

Negli ultimi giorni si sta assistendo, come da copione, al Revanscismo Democristiano. Le cronache ci hanno narrato di una convention dell’UDC tenutasi al Tempio di Adriano, convention che sembra uscita da un telegiornale del 1987[5]:

Il governo guidato da Mario Monti è «ottimo». Così commenta il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. «L’avremmo votato anche a scatola chiusa – ha aggiunto – ma dopo aver visto i nomi siamo ancora più convinti che è quello che serve al paese». Casini ha definito «ottima» anche la nomina a ministro di Corrado Passera, «è una persona di qualità che darà un’impronta di sviluppo». Lo ha detto a margine dell’inaugurazione della mostra sulla Democrazia cristiana allestita al Tempo di Adriano a piazza di Pietra a Roma. Significativo quanto dichiara arrivando all’esposizione “Democrazia cristiana per l’Italia unita”: «Oggi si chiude la diaspora della Dc, finisce una fase, ora siamo tutti uniti nello stesso governo». Al Tempio di Adriano per un giorno in effetti sembra risorgere la Democrazia cristiana. Campeggia su tutte le pareti l’immagine dello scudo crociato con su scritto ‘Libertas’ e le presenze al convegno fanno riflettere. C’è praticamente tutta l’area dei Popolari del Pd che fa capo a Castagnetti. E poi ci sono Rosy Bindi (che saluta Casini con un bacio), Dario Franceschini. Uomini del Pdl di provenienza democristiana come Beppe Pisanu e Mauro Cutrufo. E ancora Bruno Tabacci, Cirino Pomicino, Ciriaco De Mita, Arnaldo Forlani, Gerardo Bianco.

Inquietante la presenza di alcune cariatidi come Forlani, De Mita e Cirino Pomicino Proprio sull’ex ministro democristiano ci vogliamo soffermare un attimo visto che pare essere stato un attore tornato prepotentemente ad avere un ruolo occulto nelle manovre del partito di Casini. Come ci ricorda Giancarlo Perna[6]:

Cirino fu uno dei più pittoreschi personaggi del decennio tra ’80 e ’90. Allora, primi anni ’90, era ministro del Bilancio del VII governo Andreotti. In precedenza, era stato alla Funzione pubblica ( governo De Mita). Da quel seggio, firmò un aumento di stipendi nella Pa da disastrare le casse dello Stato. (…) Paolino faceva vita da nababbo. Aveva una villa sull’Appia antica, il non plus ultra a Roma. L’affitto costava al mese cinque milioni e mezzo del ’90. Il suo vicino, Claudio Martelli, per analoga dimora, pagava il doppio ma a spese del Psi. Per le nozze della figlia, Cirino fece un ricevimento babilonese con cinquecento invitati, tra cui l’ex capo dello Stato, Cossiga, quello in carica, Scalfaro, il futuro, Ciampi. Fu un tormentone su tv e rotocalchi. (…) Questa la ricchezza privata. Quella pubblica coincide con i finanziamenti alla sua corrente di cui era percettore. Secondo regola, erano fondi occulti. Tra i foraggiatori Caltagirone, suocero di Casini, suo leader odierno. Altri sovvenzionatori furono i Ferruzzi ( Raoul Gardini) e l’Eni. Quando Mani Pulite scoprì gli altarini, Pomicino fu impiccato dalle Procure e dal pm Di Pietro in particolare. Subì quaranta processi, finì in galera ma ebbe poi due sole condanne: un anno e otto mesi per tangenti Enimont, un patteggiamento a due mesi per fondi neri Eni. Dato per spacciato in politica, si reinventò come politologo. Con lo pseudonimo Geronimo scrisse con successo sul Giornale e Libero . Riscattato dalla nuova veste, trovò rifugio e voti, salvo una fase mastelliana, dalle parti del Berlusca. È stato deputato nel 2006 col centrodestra (la Dc di Rotondi) e dal 2008 al 2010 ha avuto un incarico a Palazzo Chigi a fianco del Cav. Un anno fa, è trasmigrato al centro.

Le origini del Polo della Nazione

A proposito di Pomicino, il quale alcuni anni fa, dopo il terremoto di Tangentopoli, ha pensato bene di riversare su carta le sue “memorie”, assolutamente ottimo il passaggio in cui lo stesso Geronimo (l’alias con cui ha pubblicato alcuni libri) ci descrive i primi passi di Casini all’interno della Balena Bianca[7]:

Quel 19 ottobre 2000 al Tribunale di Roma c’era anche Pierferdinando Casini…balbettando non ricordava quasi nulla dei contributi che sua corrente riceveva (…) Prandini, l’ex leader della corrente forlaniana depositò nell’ultima udienza alcuni documenti. Uno riguardava proprio Casini che nel biennio 1990-92 aveva raccolto e girato nelle casse della corrente due miliardi di contributi versati da alcuni imprenditori notoriamente vicini alle sue posizioni politiche (…) Nella Seconda Repubblica Pierferdinando Casini ha trovato il potere economico in casa grazie al papà della sua Azzurra, quel Francesco Caltagirone che da sempre finanziava la destra italiana (…) Nel ’92 Caltagirone aveva dato un contributo anche a me per la campagna elettorale della mia corrente. Nel corso del ’93 ci siamo visti spesso, lo convinsi a entrare con forza nel mondo dell’informazione: fu così che acquistò il Tempo prima, per assumere il controllo del Mattino e quindi del Messaggero. Tornato vicino a Fini, si trovò ad essere suocero di Casini. Una situazione ideale e un intreccio formidabile tra politica, economia e informazione. (…) Pierferdinando sembra un eterno ragazzo, tutto preso dal  ruolo di leader assunto all’improvviso nel pieno della rivoluzione giudiziaria del ’93, la cui onda anomala gli fu risparmiata dalla copertura di Prandini e Forlani.

Da quello che afferma Geronimo, si percepiscono bene anche le origini “extrapolitiche” del neonato Polo della Nazione. Nei prossimi mesi per il duetto Casini-Fini si apriranno le “grandi manovre” in vista delle prossime elezioni politiche del post Monti. Il piatto più succulento dove attingere pare essere quello del Pdl, dove le teste di ponte di un certo rilievo sarebbero Pisanu e Scajola. Indipendentemente dalla riuscita di tale progetto, che riporta la mente alle manovre da operetta della Prima Repubblica, tutto questo teatrino sancisce la definitiva sconfitta della Politica ad opera delle lobby economiche di potere, rappresentante da Banchieri e Mass Media.

Questo è l’humus morale che produrrà i politici per le future generazioni, generazioni che saranno governate dai Montezemolo, dai Casini, o da brillanti web-imbonitori come Renzi e da tutti quei nascenti politici che si divideranno tra i nuovi “twitter salotti” e la nuova “Pope Generation” che benedirà un neoguelfismo mai scomparso.

Speriamo solo nella mano divina perché il Kali Yuga che ci aspetta è qualcosa di più terribile rispetto a questo teatrino di pagliacci. Per dirla come Gianni Petrosillo[8]:

Ci eravamo illusi (in realtà si erano illusi solo quelli che non avevano ben compreso la differenza tra un putsch di Palazzo sostenuto dall’estero e una vera rivolta sociale) che con Tangentopoli e con Mani Pulite l’Italia fosse stata ripulita da ladri e da mascalzoni ma come questi episodi dimostrano siamo andati completamente fuori strada. Anzi il malaffare, la corruzione, la malversazione, l’uso privato della “casa” pubblica sono diventati ancor più estesi ed insopportabili perché coperti da una coltre bipartisan di compiacenza e di foia spartitoria. Ovviamente, questa è sola la punta dell’iceberg, il dettaglio che rivela il diavolo, ma sappiamo bene che il marcio più indigesto si trova nel cuore stesso dello Stato finito nelle mani di una classe dirigente che tira a campare svendendo i tesori del popolo. E’ tale il modo dei politicanti di auspicare democrazia e benessere generale  cioè con la “tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni”. Non è che, parafrasando De André, per vivere come si deve in questa famosa città civile dobbiamo mettere anche noi un cannone nel cortile?

R.B.

Pubblicato su Stato e Potenza:
NOTE

[1] Edmondo Berselli, Post Italiani, pag. 40-44, Oscar Mondadori, 2004
[2] Dizionario Devoto-Oli, significato del termine “Politica”
[3] Senofonte, Ciropedia, Libro I
[4] Marcello Veneziani, Quando la democrazia si arrende alle Borse, Il Giornale, 11.11.11
[6] Giancarlo Perna, Il Giornale del 5.11.11
[7] Geronimo, Dietro le quinte, pag. 16-20, Oscar Mondadori, 2002
[8] Gianni Petrosillo, La destra, la sinistra e la stamberga, 23.02.11, http://conflittiestrategie.splinder.com/
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4 risposte a LA CLASSE POLITICA VA IN AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA

  1. wids72 ha detto:

    La rassegna da conato di vomito degli sciancati della politica democratica nostrana. Ora il testimon è passato direttamente al governo dei banchieri che non hanno di certo remore a a dissolvere quel bricilo di sovranità che ci è rimasta. Al peggio non c’è mai fine…ma noi siamo qui e non abbassiamo la testa!!!!….In alto i cuori!!!!

  2. Lcua ha detto:

    è interessante notare come le vostre proposte siano ormai al 99% analoghe a quelle fatte da movimenti di “sinistra” radicale, o altri movimenti di cittadini liberi che aspirano a una società di nuovo a misura d’uomo, e non di denaro. la domanda è: perché non lasciare da parte le divisioni che di fatto rimandano a pregiudiziali ideologiche abbastanza inadeguate ai tempi, e unirsi di fronte a un nemico comune, ormai ben identificato da tutti, e ben più forte di noi??
    Invece dell’1% si potrebbe contare il 4, il 5, magari anche il 10, chissà.. e piano piano.. qui si tratta di capire che il nemico del mio nemico è prima di tutto mio amico, almeno in questa situazione ormai insostenibile.
    altrimenti continueremo a scannarci fra poveri perché quello è fascista e l’altro è comunista, mentre il vero potere, che crede in una sola ideologica collante- quella del dio denaro -ci fagocita tutti insieme.

  3. Maurizio Canosci ha detto:

    Luca noi abbiamo sempre ripetuto fino alla noia che non poniamo alcuna pregiudiziale purché non se ne voglia imporre a noi. Più chiari di così ! Il problema non é nostro ma chi ancora vive del “mito antifascista” come richiamo della foresta. Abbiamo scritto pochi giorni fa a Rizzo di Sinistra Popolare…….ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta !!! Insomma i matrimoni si fanno sempre in due e se c’é qualcuno che non comprende non va ricercato da noi. Prova a scrivere anche su altri siti……. Grazie comunque del tuo intervento.

  4. Cursus Honorum ha detto:

    Luca,
    concordo, noi siamo aperti a tutto, abbiamo lasciato da tempo la riva per viaggiare con chi vuole…
    SENZA PREGIUDIZIALI.

    Ci siamo chiamati UNIONE appositamente.

    Bisognerebbe che gli altri facessero lo stesso.

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