LIBERALIZZAZIONI E CORPORAZIONI (parte 1).

Qualcuno deve ancora spiegarci cosa significa “liberalizzare” e, soprattutto, se crede veramente che questa “formula magica” é in grado realmente di fornire una spinta alla crescita ed eliminare il fardello del debito pubblico !Ma stiamo veramente su “scherzi a parte”…..!?!? Non siamo difensori delle “caste” createsi in questa repubblica delle banane in oltre sessanta anni di “libertà e democrazia” seguita all’abbattimeno dello Stato “sociale e corporativo” del Fascismo “male assoluto”, ma sarà meglio per tutti studiare e comprendere meglio cosa significa “Corporativismo”, cosa erano le “Corporazioni”.

E con quali regole esse si inanellavano organicamente in una architettura istituzionale che doveva sfociare in quella socializzazione dell’economia (e, quindi dello Stato in ultima istanza) che ha avuto i prodromi nei 600 giorni dell’unica Repubblica Socialista e Nazionale degna di tale nome e che non ha più potuto avere seguito per gli eventi bellici, nonostante alcuni “padri costituenti” – non potendo smantellare ipso facto venti anni di ottima amministrazione pubblica – in alcuni articoli della Carta indicazioni di principio le hanno mantenute salvo disattenderle poi con le legislature propinateci dal caravanserraglio partitocratico.

Le Corporazioni correttamente intese sono il superamento simmetrico da un lato della “lotta di classe” marxiana e dall’altro dell’alienazione della dignità del lavoro prodotta dal possesso egemonico dei mezzi di produzione da parte del capitale secondo la logica turboliberista.

Esse chiaramente, per non assumere posizioni oligarchice o di sopraffazione dell’una su altre, o di divenire parassitarie nei confronti del lavoro dipendente e del mondo  produttivo, hanno da essere assoggettate ad un organismo che le riunisce, le seleziona e impone loro di essere propositive in un “laboratorio” consultivo quale é stata per esempio la Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel regime diarchico degli anni trenta, e che avrebbe poi subito una mutazione sostanziale in ambito socializzatore nella Repubblica Sociale Italiana se avesse potuto compiere l’intero tragitto rinnovatore.

Oggi, per accelerare invece la decomposizione ormai avviata dell’intero “corpo sociale” della Nazione italiana (e dell’Europa beninteso !), altrimenti si vuole con decreto legge azzerare ogni categoria e funzione lavorativa in un ammasso anarcoide di “deregulation” all’anglosassone che porterà l’omologazione verso il basso di tanti sudditi senza anima e cuore; tanto nella vita lavorativa come e più già é avvenuto in quella sociale  ed in quella privata di ognuno di noi.

Questo é il disegno del “nuovo ordine mondiale” laddove una cerchia stretta di tecnici al servizio della cupola PLUTOCRATICA intende devitalizzare ogni forma di ingegno, capacità (intellettuale e manuale), competenza professionale e tecnica, dignità lavorativa del singolo  e delle realtà aggregative e comunitarie per trasformarle in un unicum informe e meglio controllato e controllabile da indirizzare “senza regole” verso la sottomissione e l’abbrutimento.

Torneremo sull’argomento ma permetteci un’ultima considerazione; i Caduti si onorano meglio e con maggior dignità attraverso un “progetto politico”, non con dimostrazioni di impotenza conclamata.

Lupo Alfa

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7 risposte a LIBERALIZZAZIONI E CORPORAZIONI (parte 1).

  1. wids72 ha detto:

    Tutti hanno seguito l’intervento del presidente Monti di quest’ultima domenica; quale stucchevole e asettica determinazione del pensiero, tipico del burocrate-banchiere, freddo e distaccato che parla alla folla ebete che si rigira i pollici e ignari degli oscuri piani pensati dall’oligarchia bancaria della quale lo stesso ne è ingranaggio fondamentale. Quale scenario di tipo orwelliano stiamo vivendo a malincuore sapendo consapevolmente quali siano le cause e le ricette per abbattere lo stato di crisi programmato da questi signori oscuri; tutte le fattezze di questi scenari ne sono ormai palpabili gli effetti. Quel “male assoluto”, tanto discriminato e imbrattato di ingiusta ignominia era l’unica strada allora per un Paese arretrato che ebbe nei suoi padri il merito dell’onore e della dignità in un popolo in un programma e in un progetto sistematico e prograessivo, distrutto, poi, dall’ingordigia bancaria che facendo leva su una pseudo democrazia d’accatto, ha creato quell’economia virtuale fondata sulla moneta-debito. Noi seppur un manipolo di combattenti del pensiero ci rifacciamo a quei valori e in un’azione viva in controtendenza ci impegnamo in questa battaglia culturale per la verità fatta di studio, di formazione e di informazione e denunciamo questi manigoldi che oggi giorno predicano le menzogne sistematiche. Chi conosce parli e dichiari il suo dissenso più vivo…In alto i cuori!!!!

  2. Alessandrowerwolf ha detto:

    Berlusconi diceva..dobbiamo far girare l’economia comprate lavatrici comprate televisori comperate moto…auto…che da un punto di vista liberale..non fa una piega…ma con gli stipendi da fame attuali, quelli medi e bassi e disoccupazione alle stelle che sono 3 fasce che rappresentano oltre 70% dei lavoratori ITALIANI…come puo girare l’economia?…se non si ritorna a mettere un tetto di stipendio…abbassando i costi del carrozzone politico italiota, impedire la chiusura di aziende che puntualmente riaprono all’estero….con manodopera a basso costo (e non è una favola) ma pura realta’ l’Italia….sara facile preda…sia dei poteri Bancari….sovranazionali, ma anche terra di conquista….per nazioni ESTERE…un’esempio…la Lamborghini non piu di proprieta taliana….la Parmalat, Bertolli neanche essa è piu Italiana…e tante altri colossi….Bugatti….quindi ci troveremo a lottare sia con gli speculatori sia con gli sciacalli…d’oltre alpe!

  3. Alessandrowerwolf ha detto:

    O si torna a riprenderci…il diritto al lavoro QUELLO DIGNITOSO..riaprendo aziende nei luoghi del sud…e anche del nord…che anche li la favola leghista durera ancora per poco….oppure non abbiamo un nemico solo da combattere ma 2!

  4. Liberalizzare categorie lavorative a titolo generico, a mio avviso, significa rischiare di portare alla povertà chi, nel mestiere che svolge, per esempio il taxista, possiede una licenza pagata profumatamente, che perderebbe il suo valore vendendola. Inoltre, in questo settore, una liberalizzazione di questo esercizio comporterebbe un aumento a dismisura della concorrenza, anche da parte di chi potrebbe trarne un proficuo vantaggio, nella maniera più illecita che qualsiasi persona possa pensare! Si darebbe adito, “liberta”, all’abusivismo più sfrenato, ovviamente, a discapito del cliente e di chi, DA ANNI, svolge questo lavoro con serietà e, purtroppo, senza alcuna tutela. Io ritengo che l’esercizio di questa attività debba essere regolato SOLO dai Comuni e quindi demandata alla discrezionalità dei Sindaci, di emnettere appositii bandi di concorso, rilasciare una licenza regolare, con iscrizione all’albo pretorio e magari, come già esiste in diverse città d’ Italia, contrassegnare le vetture con un apposita tinta e il simbolo del Comune di appartenenza. I tassametri ad orametro dovrebbero stabilire una tariffa oraria e relativi supplementi nelle giornate festive e notturne. All’oblazione da parte del cliente, il tassista dovrà emettere relativo scontrino o ricevuta fiscale, cui una copia settimanalmente va depositata in Comune. Al netto della quota da parte del cliente, il taxista comunicherà alla società appaltata dal Comune l’effettivo servizio svolto giornalmente, il consumo di carburante e/o le manutenzioni necessarie per l’efficienza del veicolo. Un’ assicurazione generale della società taxi provvederà a rimborsare, in caso d’ incidente, qualsiasi danno subito, mediante stipula di polizza CASCO. L’automobilista che svolgerà questo servizio dovraà, a proprie spese, versare una quota parte all’ aasicurazione, mentre la parte residuale sarà a carico della società appaltata dal Comune. I contributi, naturalmente sono obbligatori , i cui versamenti dovranno avere riepilogo trimestrale per l’ INPS. Difficile???… Non credo!
    Monselice, 11 gennaio 2012
    Adalberto de’ Bartolomeis

  5. Anonimo ha detto:

    invece di vedermi i commenti cancellati, vorrei una risposta da quel caprone di Giacomo Ciarcia.

  6. IL MOVIMENTO D’AZIONE: alla politica non si crede più, perchè non c’è più da credere e sperare. Fino a che il sistema politico attuale non prevede il suo rinnovarsi. Un’ epurazione naturale, un ricambio generazionale, ma soprattutto una componente di persone che, consci del fatto di non potere più millantare la collettività, hanno davvero a cuore le sorti della propria Nazione. Non quindi per il soldo, non per un mero interesse personale, non per la ricerca effimera del prstigio sociale, ma solo per l’alto senso dello Stato, dovrebbero recuperare dai più nobili valori di civiltà, le idee da porle a confronto, per sanare situzioni sociali che di fatto non hanno mai reso questa Nazione unita! Parte sempre dalla base, dall’ uomo della strada la spinta per volere rinnovare una società, non ponendos mai con la forza, in contrasto ad un ordine costituito, ma contestando civilmente orientamenti politici che possano pregiudicare gli interessi collettivi, sul lavoro, sulla famiglia, sulla produttività, sui consumi, sull’ istruzione, sugli stessi usi e consuetudini. Il fine ultimo non è quindi un voto nell’ urna, se l’interesse nazionale non ha garanzie, ma dare affidabilità a componenti politiche che siano all’altezza di attuare programmi, per i quali la società possa progredire e non regredire! Quindi garanzia di servizi utili, amministrazioni efficienti, snelimento della buracrazia, eliminazione di sprechi e di attività improduttive, nazionalizzazione di determinate imprese industriali, eliminazione della cassa integrazione, consolidamento di obiettivi riguardanti gli ammortizzatori sociali, per cui controllo sulla produzione, riconoscimento del valore aggiunto come opportunità di lavoro per gli stranieri che desiderano integrarsi e quindi spazio al merito, alle capacità, alle risorse umane che possano contribuire adi una ripresa dell’ economia.

  7. lupoalfa ha detto:

    Anonimo quando ti presenti con nome e cognome magari ragioniamo meglio; cmq non abbiamo cancellato i tuoi commenti, anzi ti avevamo risposto che eri tu il caprone visto che confondi Alceste con Amilcare…….!!!

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