I PICCIONI E…..LA FAVA.

Il vertice USA-Israele in programma il prossimo mercoledi va letto sotto una duplice prospettiva, sebbene le vicende della politica internazionale degli ultimi 60 anni ci abbiano ormai insegnato (almeno a noi) che i due aspetti siano indissolubilmente legati l’uno all’altro. Ovviamente l’agenda ufficiale dell’incontro tra Obama e Nethanyau è ben nota e riguarderà, come da protocollo diplomatico, i rapporti bilaterali tra i due stati amici, la crisi economica globale, bla bla bla. Esaurito poi il momento topico, i media imbavagliati cominceranno per alcuni giorni a pubblicare commenti e rivelazioni sullo scambio di opinioni tra i due “boss”: commenti che altro non saranno  se non le veline degli uffici stampa dei due governi. Cioè quel poco che si dovrà dare in pasto al popolino.

E allora proviamo noi a dare una lettura di quello che i due metteranno sul piatto una volta lontani da occhi ed orecchie ufficiali, certi come siamo che da questi incontri al vertice tra due stati, di cui ormai non si capisce chi sia il protetto e chi il protettore, nascono le strategie di intervento unilaterale che da tempo caratterizzano questa fase della storia dell’umanità.

Abbiamo volutamente parlato di piatto perché è quello l’oggetto che meglio rappresenta l’intento vero dei due commensali, ovvero la loro ferma volontà di ottenere entrambi un lauto pasto. Ora, stando ad un semplice calcolo delle probabilità di quanto avvenuto in eventi equivalenti ripetutisi nel tempo, c’è da pensare che entrambi otterranno quanto desiderano e che poco o nulla si preoccuperanno se le loro scelte verranno poi servite al consesso internazionale come già preconfezionate e pronte per il consumo. Tanto nessuno o quasi nessuno avrà il coraggio di alzare la manina e far sentire la propria voce dissonante rispetto a quella del gregge che obbedisce al richiamo dei padroni.

Non è affatto difficile capire quello che avverrà e che possiamo così riassumere per sommi capi:

1)      Obama e la Clinton, ben memori di quello che accadde alcuni anni or sono nella fase di preparazione alla campagna elettorale che li portò alla Casa Bianca allorquando osarono tendere la mano alle istanze palestinesi con l’obbiettivo di ingraziarsi l’elettorato di origine araba, sanno bene che senza gli aiuti finanziari e senza l’appoggio dei circoli ebraici della east coast non hanno alcuna possibilità di essere rieletti . Da questo aspetto inequivocabile, del quale vi sono prove certe e sedimentate nel tempo riportate da gran parte della letteratura storiografica, deriva che Obama chiederà l’assoluto appoggio delle principali lobbies ebraiche (leggasi banche, giornali e think thank in genere)che si muovono solo dopo aver consultato i vertici di Tel Aviv: se da Tel Aviv ci sarà il via libera, allora negli USA un nero sarà ancora Presidente, altrimenti sarà qualcun altro che avrà dato maggiori garanzie. Garanzie che si possono tradurre in due parole molto semplici: APPOGGIO INCONDIZIONATO alle scelte dei falchi israeliani. E qui viene il seguito del baratto.

2)      Le garanzie che Obama e la Clinton daranno al loro interlocutore sono ben chiare. Innanzi tutto appoggio politico e diplomatico nelle sedi internazionali sui due fronti caldi ancora aperti: Siria ed Iran. E, se e quanto sarà necessario, appoggio logistico ed operativo per eventuali azioni militari.

Dopo la fine di Gheddafi, dove Israele è voluto rimanere più defilato ma la cui fine è stata accolta con tripudio da chi per anni aveva tentato di eliminarlo in tutti i modi, la questione siriana e quella iraniana sono ormai mature per giungere a definitivo compimento. In Siria, la destabilizzazione etero diretta dall’estero contro il partito Baath e contro Assad porterà a breve ad una risoluzione capestro dell’ONU contro Damasco, sulla stessa lunghezza d’onda di quella che toccò all’Iraq, mentre per l’Iran c’è da ipotizzare una diversa soluzione, decisamente più unilaterale, con gli israeliani direttamente impegnati in azioni militari contro i siti nucleari dello scomodo vicino.

Non ci sarà nulla di nuovo da raccontare se non che lo scenario sarà leggermente diverso. In Siria la mano verrà armata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la scusa dei crimini contro l’umanità e – di questi giorni – con la storia delle armi di distruzione di massa, come accaduto con l’Iraq per ben due volte. In Iran invece torneranno direttamente sui luoghi di un precedente misfatto, peraltro ormai dimenticato, i bombardieri israeliani con l’appoggio americano e qualche larvatissima protesta di circostanza dei soliti buonisti (come l’Italia) che renderà il gioco politicamente corretto agli occhi di un’opinione pubblica ormai priva di riferimenti.

In tal modo Israele avrà ottenuto i due classici piccioni con una sola fava: una Siria che non rivendicherà più la legittima sovranità sulle Alture del Golan e sulle sorgenti del Giordano (con tutto quello che significa l’acqua in quei posti) occupate manu militari da Tel Aviv nonostante i numerosi pronunciamenti contrari dell’ONU (ma li tutti muti, allineati e coperti) e l’Iran ridotto al rango di stato incapace di difendersi dagli appetiti occidentali come a suo tempo fu per Saddam.

Ai posteri l’ardua sentenza su chi, invece,reciterà il ruolo di……. fava! Del resto, come disse un re francese che “Parigi val bene una messa”, così qualcun altro dovrà ammettere che la Casa Bianca val bene l’indipendenza di due popoli sovrani.

NUVOLA ROSSA

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4 risposte a I PICCIONI E…..LA FAVA.

  1. ettore ha detto:

    vedremo come andrà a finire caro….Io non so se gli andrà così bene come in passato. Siria e Iran, nonsono la Libia e l’Iraq….

  2. wids72 ha detto:

    Infatti sono due stati con popolazioni e rispettivi governanti che venderanno cara la pelle prima di soccombere, per questa ragione, da parte degli analisti internazionali, si ritiene che lo scontro con questi due paesi si arriverà per effetto deflagrante allo scoppio di un conflitto di portata mondiale, cmq vedremo…In alto i cuori!!!!

  3. Anonimo ha detto:

    Occhio, perchè il piatto che voglio spartirsi questa volta potrebbe rivelarsi indigesto o peggio ancora potrebbe andargli di traverso, in più non dimentichiamo le posizioni nette di Putin.

  4. Anonimo ha detto:

    Effettivamene è vero, Putin e la Cina non si possono lasciare da parte. Ma che il vertice andrà come sommariamente descritto potete giurarci.

    FERNANDO VOLPI

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