LIBERALIZZAZIONI E CORPORAZIONI

Con l’avvento del governo usurocratico di Monti, sponsorizzato dai banchieri internazionali, oltre ad aver scoperto che è molto gratificante vivere da precari, riscontriamo altre “chicche” peraltro già in odore di tutti i governi precedenti (sia di “centro destra” che di “centro sinistra”, per quello che possono voler dire questi termini vuoti che identificano un’unica malattia endemica nazionale). Fra queste, mi riferisco in modo particolare alla questione delle liberalizzazioni, spacciate come una delle soluzioni per una ripresa di un’economia in realtà ormai già morta e che si avvia verso una “cinesizzazione” (nel senso del degrado lavorativo) a cui le liberalizzazioni daranno una grossa mano. Partendo dall’assunto che molte categorie lavorative e anche quelle dei liberi professionisti costituiscano una casta (termine in voga oggigiorno !), magari possibile anche in taluni casi, sempre più spesso si sente dire da più di una voce che “il governo intende lottare contro le corporazioni” che proteggono i privilegi di chi vi appartiene. Non credo sia un caso far sempre riferimento al “male assoluto”, nella fattispecie all’architettura di uno Stato di tipo corporativo, seppur tale Stato riuscì agevolmente a superare la famosa crisi mondiale del 1929 in maniera molto più efficace di quanto fecero le plutocrazie che già allora stavano inventando quell’economia “moderna” che sta portando alla rovina l’intera umanità.

In realtà quello che si vuole assolutamente con questa strategia, è quello di evitare che possa emergere un modello di Stato diverso da quelli che attualmente agevolano le lobby finanziarie internazionali, le vere e uniche caste dannose che vivono sulle disgrazie dei popoli (appositamente provocate attraverso il meccanismo del debito degli stati sovrani, o apparentemente tali).

Con questa crociata contro le corporazioni, dubitiamo anche che verranno rotte talune logiche di tipo mafioso che certe lobby tengono in piedi a danno dei consumatori, ma inesorabilmente vi sarà anche una scivolata verso un livello qualitativo scadente dei futuri servizi prestati. Nel nome della libera concorrenza, assisteremo ad esempio a notai che si muoveranno porta a porta e che per poche centinaia di euro saranno pronti a dichiarare il falso, ad avvocati che nei tribunali contratteranno prima dell’udienza lo sconto sulla parcella, a liberi professionisti che forniranno servizi scadenti in nome del COMPRO 2 PAGO 1. Assisteremo facilmente a giganteschi studi di ingegneria che sottopagheranno neolaureati che le università (altro grosso problema) non riescono più a preparare in maniera adeguata, ad altrettanti studi legali pullulanti di avvocati precari/part-time che insieme a seri professionisti svenderanno la loro professionalità per poter sperare soltanto in un futuro decoroso ma dequalificante.

Accadrà quello che è accaduto con la grande distribuzione che ha ucciso il piccolo commerciante (e ha rimodellato la società in alcuni suoi ambiti), con l’aggravante della perdita della qualità che per talune professioni potrebbe diventare addirittura fatale. Parliamoci chiaro, ormai non conta la qualità della merce, del servizio o della prestazione, ma conta il prezzo e la quantità, unici parametri che una cultura “moderna” insegna ad una società allo sbando e senza la guida di un etica di Stato; la stessa “democrazia” è in realtà la dimostrazione di quanto ho appena affermato, il prevalere dei numeri (voti) sulla qualità dei candidati che possono agevolmente essere eletti mediante un cospicuo finanziamento atto a pubblicizzare le loro fandonie.

Oggi ad un lavorare di 40 50 anni non chiedono più il curriculum pure ricco di 20 anni di esperienza, ma chiedono “quanto vuoi?”.  Questa è la cinesizzazione in atto da noi, ed in stato già avanzato in quella Grecia che ci precede futuristicamente come modello negativo.

Paradossalmente tutte queste problematiche potrebbero essere risolte proprio grazie alle Corporazioni, o come meglio indicato nel nostro programma, ad una camera “tecnica” delle funzioni, che accompagni e sia sinergica con le rappresentanze politiche desautorate dall’immenso potere di cui ingiustamente ed immeritatamente oggi dispongono . Il controllo di queste “categorie professionali e lavorative” da parte dello Stato garantirà l’equità del loro operato, mentre le cariche rappresentative all’interno delle stesse, saranno nominate proprio da coloro che giornalmente lavorano e vivono una specifica professione, garantendo in tal maniera la qualità della categoria. Ed allora non avremmo caste e CORPORATION (ecco qui LA VERA ACCEZIONE NEGATIVA DEL TERMINE indicando le multinazionali) che impongono e fanno il mercato, e non verrà sacrificata la professionalità delle varie categorie per esigenze di mercato e la conseguente precarizzazione di professioni importanti.

Da quanto scritto si evince che in fondo anche io sono favorevole ad un “governo tecnico”… probabilmente molti sarebbero favorevoli ad una architettura di Stato di tipo tecnico che sacrifichi la politica dei cantastorie, ed è proprio questo l’ostacolo che il sistema ci pone di fronte, non far trovare alternative che ucciderebbero le vere caste. Lo stesso sistema che ha voluto purtroppo per noi  il governo Monti; un governo si tecnico, ma soprattutto TECNOCRATICO e interamente asservito ai padronati apolidi che schiavizzano l’Europa ed il mondo, e colpevolmente appoggiato da Quirinale e dalla casta politica devastata.

A.P.

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