LA FIAMMA DELLA VERITA’ CONTRO LA BESTIA FERITA.

Vale la pena tornare sulla questione nucleare iraniana e sul recente vertice bilaterale Usa – Israele per non commettere l’errore di abbassare il livello di attenzione su un argomento che cova sotto la cenere almeno dal 2005. Perché diciamo dal 2005? Semplicemente perché risale al maggio di quell’anno l’incontro annuale della Bilderberg in cui l’argomento Iran e la problematica delle fonti energetiche occuparono buona parte delle discussioni e degli interventi dei partecipanti. Come molti dei nostri lettori sapranno, gli incontri della Bilderberg sono assolutamente segreti, così come sono tenuti ad un’ assoluta e “consigliata” riservatezza tutti coloro che vi partecipano. Ma come a volte accade, non sempre è possibile ottenere l’assoluta impermeabilità del “sistema” e così in quell’anno un giornalista canadese, che da anni studiava ed indagava sulla “loggia” più potente ed influente del mondo, riuscì ad ottenere preziose informazioni da fonti assolutamente attendibili presenti in prima persona nelle sale dove si svolgevano gli incontri.

Il giornalista indipendente di cui parliamo si chiama Daniel Estulin e dalle sue indagini è emerso uno scenario non certo rassicurante per chi ancora crede che stiamo vivendo nel migliore dei mondi possibili. Lo scenario di cui parliamo si è concretizzato in un volume che tutti dovrebbero attentamente leggere per farsi un’idea di cosa ci sta preparando una ristretta congrega di “uomini senza volto”. Del libro di Estulin, l’Unione Socialismo Nazionale parlò già alcuni mesi fa con una sorta di recensione del nostro “senator” Stelvio Dal Piaz; lo tiriamo nuovamente in ballo – a dire il vero anche con un certo piacere – perché è scritto nero su bianco che già nel 2005 i vertici della politica, della finanza, delle comunicazioni e della produzione energetica del mondo discussero in merito alle possibili soluzioni per la questione iraniana. Questione che, non si dimentichi, è strettamente correlata con le problematiche legate alla crisi energetica globale.

In quei giorni del maggio 2005 a Rottach-Egern in Germania ci fu una sorta di conta tra chi avrebbe visto con favore un solerte attacco all’Iran e chi invece lo riteneva un atto foriero di ulteriore instabilità nel teatro mediorientale. Anche tra i membri americani presenti ci fu chi parlò in un modo e chi in tutt’altro: Richard Haass, allora presidente del potentissimo CFR (Council on Foreign Relations), respinse l’idea che un attacco all’Iran fosse impresa da realizzare, mentre di segno totalmente opposto fu Richard Perle, notissimo membro “neocon” del clan Bush. Tra coloro che furono invitati dagli altri astanti a dire la loro vi fu anche Anatoly Sharansky, ex ministro israeliano, il quale affermò senza mezzi termini che se l’Occidente voleva opporsi all’asse Pechino-Mosca-Teheran avrebbe dovuto rinforzare al massimo l’alleanza strategica USA-Israele-Turchia. A Eival Gilady, consigliere strategico dell’allora primo ministro israeliano Sharon, e a De Hoop Scheffer, Segretario Generale della Nato, furono fatte domande molto precise sulle modalità di un ipotetico intervento militare, ma le loro risposte – così riferisce la fonte di Estulin – furono evasive.

Di sicuro interesse è il fatto che l’argomento Iran ( e la sua vicinanza ad un’alleanza eurasiatica con Russia e Cina) andò di pari passo con la questione del calo delle riserve energetiche. A questo proposito furono e rimangono tuttora illuminanti le valutazioni espresse dai rappresentanti dell’industria petrolifera internazionale. Alla conferenza del 2005 erano presenti personalità del calibro di John Browne, amministratore delegato della BP, Peter D.Sutherland, presidente della BP, John Kerr, direttore della Shell e Jeroen Van der Veer, capo della dirigenza Shell: nel corso della discussione sulle riserve di idrocarburi ancora disponibili, fu confermato il risultato di uno studio del 2003 della IHS Energy (la più qualificata agenzia di consulenza energetica al mondo) dal quale emerse che per la prima volta dagli anni Venti non vi era stata una scoperta di risorse petrolifere che andasse oltre i 500 milioni di barili. Ma non solo: un rappresentante anonimo del cartello dell’industria petrolifera fece notare che, al ritmo di sviluppo delle economie di India e Cina, le risorse disponibili sarebbero state sufficienti solo per 20 anni o poco più.

Detto questo, se ci facciamo due conti facili facili emerge la possibilità per nulla remota che, arrivati all’anno 2012, siamo ormai prossimi alla strozzatura del sistema, tanto più che a mettersi contro le previsioni meno pesanti venne poi l’uragano Katrina che – così riferiscono gli esperti – avrebbe “inghottito” con le sue conseguenze almeno il 20% delle riserve strategiche degli USA. Ecco allora che un imperativo categorico si pone per tutti coloro che ancora non si sono rassegnati al trionfo dell’unilateralismo USA-SION: l’imperativo ci dice che è venuto il momento di non cedere più neanche di un centimetro e di adoperarsi, ognuno in base ai mezzi che ha a disposizione, perché non si perpetui  per qualche altro decennio il diabolico disegno “neocon” che, anche con un presidente come Obama, non ha mai smesso di operare. Questo disegno altro non significa che sanzioni agli stati non allineati e virtualmente più deboli (dunque Siria, Iran, Venezuela) e, dopo le sanzioni, misure militari o destabilizzazione etero diretta come per la Libia.

In questa battaglia di libertà ognuno ha un suo ruolo e deve giocare la partita nella migliore delle condizioni perché l’avversario da affrontare è potente, infido e consapevole delle enormi difficoltà che lo attanagliano: difficoltà che gli fanno già scorgere il preludio del tramonto di quel sistema perverso ed antiumano che si chiama capitalismo, ma che lo rendono ancora più violento ed aggressivo, come la bestia ferita che non vuole farsi catturare.

Le responsabilità di movimenti politici di avanguardia come l’Unione Socialismo Nazionale è dunque quella di tenere alto il vessillo della libertà di pensiero: dobbiamo essere i tedofori olimpici che corrono per le strade con la fiamma della verità; coloro che gettano uno squarcio di luce tra le spesse coltri della falsa e parziale informazione; gli interpreti di un nuovo modo di concepire i rapporti tra stati, nazioni e popoli sovrani. Il senso stesso del recente incontro che una delegazione dell’Unione ha avuto con l’addetto culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran è proprio quello di iniziare un percorso di confronto politico-culturale con i rappresentanti di quei popoli che in giro per il mondo sono avamposto della lotta al sistema unipolare e cleptocratico che ha la sua direttrice nell’asse Washington-Londra-Tel Aviv.

Chi invece continua a pensare che i movimenti antagonisti a quel sistema possano e debbano passare attraverso le forche caudine dell’impegno elettorale gestito ed organizzato proprio dal nemico, magari diventando i cespugli di raggruppamenti dove andranno ad orinare i cani da guardia del sistema, non ha capito ancora niente di quale guerra si sta preparando o, nella migliore delle ipotesi, è il solito aspirante alla poltrona di una vita più facile. Niente altro e niente di più!

Di questa gente conosciamo già vita, morte e miracoli da troppo tempo e sinceramente a loro va solo la nostra compassione, per non dir di peggio: inutile far nomi e cognomi oppure elencare sigle di partitini o movimenti di quell’area polverosa frutto della fine del Movimento Sociale Italiano. Ormai non meritano nemmeno una banale considerazione; la vera battaglia da combattere è oggi quella che si combatte al fianco di Nazioni libere e sovrane che resistono sulla trincea della libertà e della verità. Noi Socialisti Nazionali quella strada abbiamo deciso di prenderla senza remore e senza paure!

FERNANDO VOLPI

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Commenti e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a LA FIAMMA DELLA VERITA’ CONTRO LA BESTIA FERITA.

  1. fwn ha detto:

    ma organizzare una vera rivoluzione no… , coinvolgendo le forze dell ordine e sfruttando il malcontento dell esercito causa tagli è effettivamente troppo, per fare una bella marcia su roma e perche no in vaticano a riprenderci il maltolto, non la vedo una cattiva idea, ma si del resto si apetta sempre di rimanere veramente in mutande prima di agire, beh l importante sara agire

  2. fwn ha detto:

    COMBATTERE IL NON SENSO, PER IMPORNE UNO E MANTENERLO SENZA SE E SENZA MA E SENZA DEMOCRAZIE INUTILI , ONORE AGLI IDEALI E A BENITO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...