LAVORO PRECARIO A TEMPO INDETERMINATO

Purtroppo il titolo dell’articolo può sembrare apparentemente ironico ma lungi da noi volerlo essere; abbiamo semplicemente sintetizzato la situazione giuslavoristica che si sta venendo a creare dopo che il governo tecnocratico ha deciso di mettere mano alla Riforma del Lavoro. Prima di occuparci di una considerazione fondamentale leggiamo i dati sulla disoccupazione aggiornati a febbraio 2012 (fonte Corriere della Sera): “Il tasso di disoccupazione a febbraio si attesta al 9,3% in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio e di 1,2 punti su base annua, il top dal 1992. Lo comunica l’Istat sulla base dei dati provvisori. Nel quarto trimestre 2011, riferisce l’istituto, il tasso di disoccupazione è stato pari al 9,6%, nove decimi di punto in più rispetto ad un anno prima. Si tratta del tasso più alto dal quarto trimestre del 1999. In totale si sono infatti registrate 44mila donne occupate in meno rispetto a gennaio. In particolare, gli occupati sono 22.918 mila, in diminuzione dello 0,1% (-29 mila unità) rispetto a gennaio. Il calo riguarda la sola componente femminile. Nel confronto con lo stesso mese dell’anno precedente l’occupazione segna un aumento dello 0,1% (16 mila unità). Il tasso di occupazione si attesta al 56,9%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e in aumento 0,1 punti in termini tendenziali. Il numero dei disoccupati, pari a 2.354 mila, aumenta dell’1,9% (45 mila unità) rispetto a gennaio. Su base annua il numero di disoccupati aumenta del 16,6% (335 mila unità).  Il livello di disoccupazione maschile, con 1,275 milioni di uomini in cerca di lavoro, raggiunge anche il record storico, il dato più alto dal IV trimestre del 1992, data d’inizio delle serie. Inoltre, gli inattivi tra 15 e 64 anni diminuiscono dello 0,2% rispetto al mese precedente. In confronto a gennaio, il tasso di inattività risulta in diminuzione di 0,1 punti e si attesta al 37,2%. Tragica la situazione tra i giovani. A febbraio il tasso di disoccupazione giovanile sale al 31,9% (+0,9 punti rispetto a gennaio e +4,1 punti su base annua). Lo rileva sempre l’Istat indicando il tasso di disoccupazione nella fascia dei 15-24enni attivi. Nel quarto trimestre del 2011, comunica l’istituto, il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è salito al 32,6% dal 29,8% dello stesso periodo del 2010 con un picco del 49,2% per le giovani donne del Mezzogiorno. L’aumento dell’occupazione italiana più adulta (+164.000 unità, nella classe con almeno 55 anni), soprattutto di quella a tempo indeterminato, si contrappone al persistente calo su base annua di quella più giovane (-253.000 unità, fino a 34 anni). L’Istat spiega che la permanenza sul posto di lavoro di chi ha 55 anni o più è dovuta sia al progressivo invecchiamento della popolazione sia all’inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione. Ma anche in Europa il numero totale di disoccupati ha raggiunto livelli mai registrati prima, sia nell’area euro che nell’intera Unione europea a 27. Lo precisano da Eurostat, in merito ai dati sulla disoccupazione di febbraio. Nell’area euro l’ente di statistica comunitario ha contato 17 milioni 134 mila disoccupati a febbraio, nell’Ue27 invece 24 milioni 550 mila: in entrambi i casi si tratta di nuovi record, ha spiegato un tecnico di Eurostat. Quanto al tasso di disoccupazione, il 10,8 per cento registrato sull’area euro rappresenta un massimo dal giugno del 1997, e quindi anche un massimo dal lancio effettivo della valuta unica. Per l’Ue a 27 il 10,2 per cento raggiunto dalla disoccupazione è invece un nuovo record assoluto: non si era mai registrato un valore così elevato nelle tabelle di Eurostat.”

I dati sono assai preoccupanti sia a livello nazionale che a livello europeo. Il cosiddetto “Occidente Europeo” sta andando verso il collasso lavorativo e sociale. I sintomi evidenti ormai li riscontriamo giornalmente con l’aumento sconsiderato di “suicidi” sia fra gli imprenditori destinati al fallimento, sia fra i dipendenti indebitati e disoccupati. Purtroppo nei prossimi mesi vedremo salire ancora sia la percentuale di disoccupazione, sia il numero delle persone che preferiranno farla finita con la propria vita, preferendo la morte ad un vita umiliante. Proprio qui sta l’incredibile paradosso di una modernità malata, di una società votata al consumismo sfrenato, che miete “vittime bianche” con i disagi che ella stessa crea con i difetti endemici che il turbocapitalismo si porta dietro: profitto e inumanità verso la forza lavoro.

I Tecnici, o meglio, i TECNOCRATI (tecnici – autoritari)  non hanno percepito, o meglio fanno finta di non capire, un concetto fondamentale: non è necessario smantellare le tutele previste dall’Art. 18 per la loro strategia depauperativa !!!!  Il mercato globale, in special modo in economie fragili come la nostra, ci sta già pensando da solo. E anche il contentino concesso in extremis alla CGIL (che tanto ha fatto infuriare Confindustria, e sicuramente dietro le quinte, anche il neonato politicante Luca Cordero di Montezemolo) è soltanto l’ennesimo atto governativo teso al solo scopo finale dello smantellamento dello stato sociale e della sovranità nazionale.

Nel frattempo ci tocca perfino assistere ad un’anomalia di vago sapore autoritario in quanto a noi non risulta che ancora la nostra sia una Repubblica Presidenziale. Il Presidente della Repubblica, dopo aver “insediato” nottetempo fra gli scranni dei senatori a vita Mario Monti, e dopo aver profuso un efficace lavorio per insediarlo al Governo, si sta comportando, de facto, come un membro dell’Esecutivo !

Interessanti sono le considerazioni di Valerio Lo Monaco di alcuni giorni fa, tratte dal sito “La Voce del Ribelle“: “La domanda alla quale vogliamo tentare di rispondere in questa circostanza è la seguente: ha ancora senso lavorare? Ancora meglio: è ancora utile farlo? (…)  Il motivo di tale domanda è molto semplice: molti pensano che quando scriviamo di pensare realmente a cambiare il proprio modus vivendi, di spostarsi, cambiare attività e in senso generale cercare di crearsi un nuovo paradigma – anche pratico – per sopravvivere, parliamo di utopie che sono al di fuori della realtà. (…) Un lavoro, in teoria, dovrebbe consentire di soddisfare, per il lavoratore, almeno tre ambiti: economico, pratico, psicologico. Ovvero esistenziale. Dal punto di vista economico dovrebbe garantire quanto meno di poter arrivare, proprio dal punto di vista numerico, alla piena sussistenza ogni mese. Il che significa che deve essere necessario, se non a consentire di risparmiare economicamente qualcosa per le incertezze che in ogni caso il futuro porta con sé, quanto meno a pagare i conti necessari ad avere l’indispensabile. Alloggio e vitto, e spese accessorie collegate. Come vediamo, stiamo parlando proprio del minimo indispensabile. Dal punto di vista pratico dovrebbe consentire di soddisfare alcune necessità, ma sopra a tutte una: poiché il tempo che il lavoro sottrae alla vita di tutti i giorni non può, siccome non abbiamo il dono dell’ubiquità, essere utilizzato per svolgere altre attività, il guadagno economico che si trae da una giornata lavorativa deve quanto meno servire a poter acquistare una serie di cose e servizi che non possiamo svolgere da soli, per ovvi motivi di tempo. E questo, sia chiaro, ancora prima di entrare nel merito del fatto che sia giusto o meno, positivo o negativo, scegliere di lavorare per acquisire denaro per comperare cose che invece si potrebbe fare da soli. Dal punto di vista psicologico dovrebbe infine almeno poter garantire di vivere una esistenza che dal punto di vista emotivo possa scorrere senza ansie o paure, per esempio quella, sempre più diffusa nella nostra società, di riuscire a soddisfare le proprie necessità. Ma ancora: visto che il lavoro occupa non solo la maggior parte delle giornate, ma in senso lato la maggior parte della propria vita, dovrebbe essere essenziale pensare come imprescindibile il fatto che il lavoro che si svolge debba essere scelto e preferibile rispetto a un altro. Fare un lavoro che non solo costa fatica (il che è anche normale) ma che non piace e che magari reca profondi scontenti, equivale a passare la maggior parte della propria vita a fare una cosa controvoglia. In altre parole, a soffrire, soprattutto emotivamente, per tutto il corso della propria vita lavorativa (il che equivale, oggi come oggi, sino quasi alla morte).  È logico a questo punto fare un bilancio del proprio lavoro e verificare se questi tre ambiti sono soddisfatti, e come, oppure se siano in varia misura e combinazione più o meno disattesi. (…) Ma esiste un caso in cui tutti i tre gli ambiti siano del tutto disattesi. In cui il lavoro che si svolge non consente di percepire uno stipendio in grado di far fronte alle mere indispensabili necessità economiche, in cui non lasci il tempo di fare altro e che apporti un profondo malessere al lavoratore. Questo è, nel nostro modello e in modo particolare negli ultimi anni, il caso più diffuso. E presumibilmente, almeno leggendo i dati economici e sentendo le dichiarazioni stesse dei nostri governanti, sarà così a lungo. Molto a lungo: secondo Monti, ed è solo una previsione, in Italia abbiamo almeno “venti anni di regime controllato”. È una situazione, dunque, che non è destinata a cambiare sensibilmente in positivo per un periodo molto lungo. Quanti anni avremo tra (almeno) venti anni?

Le considerazioni di Lo Monaco rispettano in pieno la situazione attuale. I teorizzatori della Decrescita Felice, teoria beninteso lodevolissima specialmente negli intenti, probabilmente si dimenticano di considerare che il paradigma “NASCI, PRODUCI, CONSUMA, CREPA” ha un cardine importante sia in ambito economico sia in ambito demografico e antropologico: i rappresentanti della FORZA LAVORO sono anche i rappresentanti della FORZA CONSUMO. Se si rompe questa cinghia, salta la distribuzione. E cosi è stato. Il “denaro virtuale a credito” messo in circolo negli ultimi decenni è stato “eroso” dagli stessi “fornitori di porcate finanziarie” e a risentirne adesso sono gli “utilizzatori finali” di denaro, e quindi di consumo. Venendo a mancare la benzina gli utilizzatori non riescono più ad acquistare quei beni inutili che essi stessi andavano a produrre.

Il Serpente, il Moloch, la Bestia Immonda si sta mordendo la coda…

Esiste ancora una massa di liquidità tale da poter inserire in circolo qualche “flebo finanziaria” ma non per tutti i miliardi di persone che popolano il pianeta.

Le soluzioni saranno due:

– o i “Padroni del Mondo” troveranno un modo per “sfoltire” la popolazione mondiale

– o la Popolazione Mondiale, presto o tardi, si occuperà dei Padroni

Lo scenario, soltanto impossibile da immaginare “realisticamente” qualche anno fa, potrebbe essere quello dipinto da Richard Fleischer nel film “2022 I Sopravvissuti”. Orde di cittadini affamati che si nutrono di “carne umana riciclata”. Peggio ancora quello immaginato dal film “Idiocracy” dove un mondo post nucleare è governato da masse imbelli di celebrolesi in un pianeta destinato all’oblio.

Forse ci vorranno decenni, forse un secolo, ma non riusciamo a vedere all’0rizzonte nessuna schiarita ma anzi nubi nere che si stanno addensando in lontananza.

E’ nostro dovere infilarsi in ogni crepa del Sistema e denunciarlo, in piazza, nella rete, in tutti gli ambienti liberi, prima che si arrivi veramente al Punto del Non Ritorno.

G.R.

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Una risposta a LAVORO PRECARIO A TEMPO INDETERMINATO

  1. wids72 ha detto:

    Liberi, sociali e nazionali….in alto i cuori!!!!

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