IN RICORDO DI GIOVANNI GENTILE.

Sabato 14 aprile sarà ricordato, nella Chiesa di Santa Croce in Firenze alle ore 11, il 68° anniversario dell’assassinio di Giovanni Gentile. Saremo sicuramente in pochi italiani veri a rendere omaggio al Grande filosofo , perché il cosiddetto paese è, in questo momento, impegnato a sopravvivere all’attacco dell’usura internazionale e distratto dalla recita a soggetto di omuncoli al servizio dello straniero degni soltanto di rappresentare l’espressione geografica dell’Italietta coloniale. Ma noi ci saremo perché è giusto e doveroso ricordare che, con l’uccisione di Giovanni Gentile, la Nazione Italia venne privata di un Uomo che, anche nella sconfitta, avrebbe sicuramente rappresentato un valido punto di riferimento per una riconciliazione nazionale ed avrebbe potuto continuare a dare il contributo di un pensiero alto e nobile per la risoluzione dei problemi che attanagliano la società attuale  e che riguardano i rapporti tra l’individuo, la società, l’educazione, il lavoro e lo Stato.

La classe dirigente imposta dal nemico ha riportato l’individuo a vivere come un atomo solitario, a monade senza finestre in mezzo ad altre monadi, per cui tra gli individui non c’è più comunicazione e solidarietà, ma neppure tra l’individuo e lo Stato  che, nella migliore delle ipotesi, deve limitarsi a garantire ( quando ci riesce !)  la difesa di interessi privati e settoriali più che il bene della comunità nazionale. Nell’attuale contesto, continuare a parlare di “stato” è soltanto un eufemismo.

Per Gentile, lo Stato, non è una entità astratta ed indifferente, ma è ciò che io e gli altri creiamo giorno per giorno, perché lo Stato è dentro di noi, e come è dentro me, così è dentro l’altro, ed insieme collaboriamo alla sua edificazione col nostro lavoro, manuale o intellettuale che sia. Il grande principio del superamento della lotta di classe  attraverso la collaborazione è ciò che fonda lo Stato etico, che non è una imposizione dall’alto, ma è ciò che noi abbiamo scelto  come azione tendente ad una trascendenza spirituale.

Si tratta del superamento dello stesso Stato di diritto per affermare la concezione dello Stato quale risultato etico di tutte le iniziative dell’individuo nella serie delle generazioni che lo fondano e lo sostengono, presentandosi come una dimostrazione comunitaria nel perenne svolgimento della più alta realizzazione del possibile umano. Ecco il grande attuale messaggio gentiliano: non sono i “partiti” che possono rappresentare le istanze dell’individuo, ma è il suo essere un “cittadino-lavoratore”,, per cui dovranno essere i lavoratori a decidere su chi dovrà rappresentarli nell’azienda, nel territorio, nella gestione dell’economia nazionale, nello Stato. Per gradi è questo il primo stadio dello Stato corporativo ( si informi presidente Mario Monti ! ) che, nella concezione dinamica rappresentata nei postulati della Carta del Lavoro, costituisce il primo passo verso quello Stato Nazionale del Lavoro che troverà una prima concreta attuazione  durante la Repubblica Sociale Italiana attraverso la socializzazione delle imprese e, quindi, a completamento previsto, dell’intera economia nazionale. E’ QUESTA LA REALIZZAZIONE DELLA FORMULAZIONE FILOSOFICA DI GENTILE: L’UMANESIMO DEL LAVORO ( altro che il “mercato del lavoro,  Signori del Bilderberg e della Trilateral!  ).

Egli afferma: “All’umanesimo della cultura, che fu pure una tappa gloriosa della liberazione dell’uomo, succede oggi e succederà domani l’umanesimo del lavoro. Perché la creazione della grande industria e l’avanzata del lavoratore  nella scena della grande Storia ha modificato profondamente il concetto moderno della cultura.”

Noi che lo ricordiamo ci sentiamo consapevolmente orfani del Suo pensiero e del Suo alto insegnamento; ma è tutto il “paese Italia” che, anche se inconsapevolmente , è in concreto orfano del messaggio lasciatoci dal grande Italiano.

Stelvio  Dal Piaz

per info: lanzichenecco29@gmail.com

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Una risposta a IN RICORDO DI GIOVANNI GENTILE.

  1. wids72 ha detto:

    Barbaramente ucciso da criminali infidi e vigliacchi, sembianze nefaste di ciò che sarebbe stato poi nel dopoguerra il perpetrarsi delle illusorie istanze del liberal capitalismo, ovvero la fine lenta e progressiva, nonchè subdola, della comunità nazionale…in alto i cuori!!!

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