FATELI CAPIRE…..SE CI RIUSCITE !

Alcuni decenni fa spirò in Italia un “vento del nord” con propositi messianici di creazione di una democrazia “progressiva” dove gli uomini sarebbero stati tutti uguali. Quel vento si è poi infilato nelle secche del compromesso e nella melma della prima repubblica, contribuendo a creare quel letamaio che tutti abbiamo conosciuto. Del resto, non poteva essere diversamente, visto che a farlo nascere e ad alimentarlo per il breve tempo che è esistito furono i fiumi di verdi banconote provenienti dalle stesse centrali antirivoluzionarie che misero in armi tutto il mondo pur di combattere e distruggere l’unica vera rivoluzione sociale ed economica che il pianeta avesse visto nell’ultimo secolo. Rivoluzione poi imitata e copiata in giro per il mondo con eccellenti e concreti risultati. Più di recente ci è capitato di doverci imbattere in un altro “vento del nord”, pure questo sponsorizzato da ambienti antinazionali o comunque da realtà conniventi con intelligenze straniere, da sempre poco riguardose nei confronti delle sorti italiane. Ma guarda un po’, pure questo vento, che ha minacciato o proclamato per anni la nascita di un’Italia del nord, sembra essersi improvvisamente chetato. E lo ha fatto nel peggiore dei modi, ovvero annegando nelle acque torbide della corruzione e di quel malaffare contro il quale aveva tuonato per anni interi. Più di una volta avevamo scritto che i duri e puri leghisti del nord erano i figli “sputati” di quel sistema che loro stessi dicevano di combattere al grido di “Roma ladrona, la lega non perdona”. Ad essere sinceri siamo convinti che questo concetto non valga per i tanti militanti in buona fede ai quali, comunque, va addebitata la colpa di aver sempre plaudito ad un disegno antinazionale partorito quasi trenta anni fa dalla Fondazione Agnelli (e qui ritornano tante cose alla mente a partire dagli anni tragici del 1944-45), ma che la dirigenza di quel movimento fosse fatta di cialtroni patentati in pochi possono dubitarne. Viene da chiedersi cosa mai avrebbero potuto offrire ad un paese esausto, sfinito e distrutto moralmente e materialmente da decenni di asservimento gente come Bossi senior e Bossi junior, Rosy Mauro, Borghezio, Calderoli o Castelli? Eppure alcuni di loro sono stati ministri e sottosegretari. Ma quello che sono riusciti a fare, a parte proclami e facili capovolgimenti di alleanze, in cosa si può condensare?

Lo si può condensare in due concetti: 1) distruzione dello stato unitario con la riforma del titolo V della Costituzione ottenuta grazie alla complicità del governo D’Alema (!) e 2) perpetuazione di un sistema di malaffare per la qual cosa sono stati secondi a pochi altri. Di poco altro conserviamo memoria, a parte i riti iniziatici con le ampolle d’acqua del fiume Po o le lauree oxfordiane a gente che anche il Cepu avrebbe messo alla porta.

Dicevamo della buona fede di molto militanti. Indubbiamente la Lega è stato ed è un fenomeno politico di radicamento territoriale, un movimento più che un partito (forse ora un po’ meno), con una militanza di base vera ed appassionata dove l’onestà non dovrebbe essere cosa rara. Pur parlando da una distanza politica ed intellettuale a dir poco siderale siamo convinti di ciò; allo stesso tempo siamo però convinti che migliaia e migliaia di persone in buona fede e di sani principi non possono e non devono continuare a farsi menare per il naso da un gruppuscolo di sacripanti che di “magico” hanno ben poco.

Se invece i furbetti di turno – e ci riferiamo senza mezzi termini all’ex Ministro Maroni – riuscissero a convincere il “popolo padano” facendo passare la tesi della colpa individuale di due o tre pecore nere o, peggio ancora, del complotto romano ordito ai danni del loro movimento, allora significherebbe che ci troviamo a parlare di una pletora di armenti al pascolo piuttosto che del famoso popolo oppresso che reclama la propria libertà. Sì, perché a voglia girare con le ramazze in mano o toccare le corde della gente con parole da ultimo dei moicani: se qualcuno usasse un po’ di cervello dovrebbe allora farsi spiegare da Maroni come può un movimento serio ed onesto permettere alla signora Rosy Mauro di diventare vicepresidente del Senato, o come si può far diventare consigliere regionale della Lombardia uno come il Trota (e pensare che il padre lo voleva addirittura assessore all’agricoltura!) oppure come si può garantire ad uno come Belsito la sedia da sottosegretario?

E questo solo per elencare la casistica più eclatante di queste ultime ore, perché se si andasse a scovare tanta altra roba in giro per mezza Italia, dove la Lega ha sindaci, presidenti di provincia e assessori, scopriremmo molto altro di quello che già da tempo la magistratura ha fatto emergere. Per i più smemorati vale la pena ricordare lo scandalo e le truffe nel vicentino, definito dagli addetti ai lavori secondo per entità solo alla Tangentopoli milanese degli anni novanta, dove sindaci ed assessori leghisti si sono contraddistinti per una voracità ed una spregiudicatezza pari a quella di tanti loro colleghi centristi del Sud Italia.

Insomma, per farla breve, il cancro della corruzione e del marciume è ormai diventato un corredo genetico italiano! E non è questione di latitudini geografiche o di presunte quanto improbabili origini razziali: in Italia – ma forse il discorso andrebbe esteso all’intero sistema liberalcapitalista – il malaffare e la furberia sono la regola, proprio perché da noi più che altrove abbiamo supinamente e comodamente accettato l’idea che prima vengono gli individui e tutte le loro esigenze (dunque anche quelle poco commendevoli) e poi, ma molto poi, viene l’appartenenza ad un popolo che si fa comunità nazionale, che poi diventa Stato e che dovrebbe incarnare e soddisfare i bisogni di tutti senza perdere mai di vista un principio ben preciso: l’autorevolezza degli individui ha ragion d’essere solo se lo Stato in cui essi vivono ed operano può dirsi autorevole e forte. Diversamente, è tutta un’altra cosa, che non può piacerci e che vogliamo estirpare!

QUESTO CONCETTO VA FATTO CAPIRE A TUTTI, ANCHE E SOPRATTUTTO A CHI HA SCELTO COME BANDIERA NAZIONALE LA STELLA DELLE ALPI!

IL GHIBELLINO

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