L’INSOSTENIBILE TANFO DELLA PUTREFAZIONE.

Nel mentre che Alfano strepita per attirare l’attenzione su di sé e sull’ormai estinto dinosauro Berlusconi, lanciando una presunta e sensazionale novità politica che dovrebbe sconvolgere l’assetto politico italiano nel prossimo futuro e nel mentre che l’ormai incredibile ed indecente politica politicante si arrabatta per trovare soluzioni in vista del 2013, giorni fa il presidente della commissione finanze della Camera ha depositato un emendamento al decreto fiscale, poi subito approvato, che prevede una nuova proroga all’applicazione dell’imposta di bollo sui “capitali scudati”. Per far capire di cosa si sia trattato è necessario ripercorrere a ritroso la vergognosa vicenda dei cosiddetti “capitali scudati”. Come molti ricorderanno, una delle perle dell’ultimo governo Berlusconi fu il fantomatico “scudo fiscale”, grazie al quale si è permesso il rientro in Italia di svariati miliardi di euro, illegalmente esportati all’estero, dietro pagamento all’erario dell’irrisoria percentuale del 5% sui capitali sottratti al fisco.

Quella manovra, che con la solita alchimia delle parole trasformò un vero e proprio condono fiscale in un incomprensibile e tecnicissimo “scudo fiscale”, permise a Tremonti e al governo Berlusconi di tirare a campare qualche settimana per gli immediati bisogni di cassa della macchina pubblica, che rischiava di non poter pagare più gli stipendi della pubblica amministrazione.

Insomma, pur di fare cassa, lo Stato ha autorizzato il rientro di ingenti somme di denaro allocate su banche estere che, nella migliore delle ipotesi, erano denari sottratti al fisco, mentre nella peggiore si trattava di somme frutto delle più disparate attività illecite. Con quel provvedimento si è ridata una verginità ai detentori di un fiume di denaro sporco, con la contropartita di una percentuale che, si badi bene, è meno di un quarto dell’aliquota più bassa dell’Irpef : un regalo a evasori e disonesti pur di raccogliere qualche briciola. In due parole, l’abdicazione dello Stato.

Ebbene, giorni fa si è compiuta l’ennesima porcheria di una stagione della vergogna che sembra non dover finire mai. Il vampiresco governo Monti, che avrebbe dovuto chiamare tutti a rapporto nella manovra “salva Italia”, ha chiesto la fiducia parlamentare – e l’ha ovviamente ottenuta – per approvare il decreto fiscale nel quale ha fatto proditoriamente inserire la seconda proroga all’applicazione dell’imposta di bollo sui “capitali scudati”. Così accade che una massa enorme di peones, ovvero la stragrande maggioranza degli italiani, dovrà assistere nella più disarmante impotenza all’ennesimo atto di pirateria che verrà spacciato come male doloroso e necessario per il bene del paese. Avverrà infatti che milioni di piccoli ed onesti risparmiatori, i cui frutti del lavoro di una vita si trovano presso banche o società di gestione, saranno obbligati all’apertura di un conto corrente di deposito sul quale avverrà forzosamente un prelievo commisurato all’entità dei risparmi da destinare all’erario; ma come per miracolo la stessa cosa non riguarderà l’enorme mole di “capitali scudati”, ormai definitivamente immacolati e ripuliti per legge.

Detto in soldoni, la questione sta così: gli onesti con quattro baiocchi da parte guadagnati con il vero lavoro dovranno per forza pagare l’imposta di bollo e zitti; i furbi, gli evasori ed i disonesti no! Dire che non c’è limite all’umana vergogna è quanto meno eufemistico. Ma ciò che rende ancor di più indigeribile questo amaro boccone è la base, per così dire giuridica, su cui si fonderebbe (il condizionale è più che mai d’obbligo) la ritrosia dei nostri “illuminati” parlamentari e di questo governo “galantuomo” nell’applicare l’imposta anche agli “scudati”. Si tratterebbe del principio secondo cui, una volta scudati (leggasi condonati) e rientrati in Italia i capitali illecitamente esportati all’estero, questi non avrebbero potuto essere più attenzionati dal fisco. Nel tempio del diritto dell’antica Roma si diceva SUMMUM IUS, SUMMA INIURIA: in questo caso saremmo di fronte ad uno di quei casi in cui per applicare puntualmente una norma si cade nel baratro di una ingiustizia clamorosa.

Staremo a vedere se a luglio ci sarà la terza proroga ad una simile aberrazione, ma, indipendentemente da come andranno le cose, siamo certi di poter sostenere che questo parlamento, che sorregge indegnamente da destra a sinistra un governo di falsi profeti, è l’emblema del disfacimento totale e della putrefazione di un paese e di un sistema che potranno risollevarsi solo se la storia riuscirà a regalare all’umanità la più grande rivoluzione che si sia mai potuta vedere dall’alba dei tempi: riportare la moneta ad essere un mezzo e non più un fine.

E’ un sogno? Probabilmente si! Ma è anche l’unica strada per tentare di ritrovare un minimo di equilibrio e di giustizia sociale.

FERNANDO VOLPI

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