SE LA CANTANO E SE LA SUONANO.

Ormai è chiaro a tutti o, almeno, a quelli che vogliono vedere: il governo e i partiti sono in mezzo al guado e non hanno più risorse e capacità – da soli – per raggiungere la riva. I partiti, tutti i partiti, presenti in parlamento e fuori, sono ridotti al ruolo di participi passati del verbo partire; sono proprio “partiti” e senza biglietto di ritorno.

Il governo, da parte sua,  sta cuocendo nel brodo che ha preparato e anche il grande bocconiano viene in televisione a balbettare delle ovvie banalità intervallate da pause imbarazzanti. Se la cantano e se la suonano fra di loro ricorrendo alle solite formule fumose espresse in linguaggio politichese, si accusano e poi smentiscono, si incontrano e si scontrano, affermano e poi negano, si scambiano messaggi criptati in un clima di ambiguità e di palesi contraddizioni che favorisce soltanto i soliti “noti”, cioè la cupola usurocratica la quale non può permettere che il sistema affondi definitivamente.

E allora tira fuori dal cilindro il solito “lupo cattivo” (leggi terrorismo!) già sperimentato con efficacia in altre circostanze. Noi avevamo previsto in tempo questa “evoluzione” e, nel merito, vogliamo ricordare l’articolo “Ufficio Affari Riservati” e lo stelloncino messo in rete dopo la gambizzazione di Genova. E’ in questa logica repressiva che nasce la nomina dello “sbirro “ elevato al rango di sottosegretario di Stato con i soliti incarichi “riservati” e “speciali”.

Spesso, purtroppo, ci “azzecchiamo, ” ma non perché siamo in possesso della famosa “palla di vetro” ( magari! ), ma solo perché abbiamo preso l’abitudine di far partire il nostro ragionamento dalle “analisi” che, come ci dice il vocabolario della lingua italiana l’ANALISI è il “metodo di studio consistente nello scomporre, materialmente o idealmente , un tutto nelle sue componenti per esaminarle una per una traendone le debite conclusioni.”     Seguendo il metodo enunciato e tenendo presente che il meccanismo politico-elettorale che si era sviluppato su base bipolare è clamorosamente fallito – aprendo così la strada al cosiddetto governo tecnico di nomina presidenziale – siano andati a scomporre  ciò che resta del “centro-destra” per poi passare ad analoga operazione  per quanto riguarda il “centro-sinistra”. La nostra opera di scomposizione, al di là delle stesse buone intenzioni sul piano della oggettività di giudizio, ha immediatamente verificato che il “polo berlusconiano” con l’avvento di Monti, si è disarticolato e scomposto “mota proprio” e si è dissolto in atteggiamenti e comportamenti contraddittori, ognuna delle varie componenti si è arroccata nel proprio particolare , un particolare che non è poi univoco all’interno delle stesse componenti  per cui, a conclusione dell’analisi, non possiamo che affermare che l’unico collante che teneva unito il cosiddetto “centro-destra” era soltanto il potere per il potere. Rimasti orfani delle poltrone, sono emerse  la mediocrità degli uomini e l’inconsistenza di un progetto che non è riuscito a gestire l’ordinaria amministrazione.

Il “polo della libertà” non esiste più a dimostrazione che non è in grado di proporsi né nel ruolo di opposizione né tanto meno in quello di governo, rimanendo soltanto quale elemento ulteriormente negativo la costante, persistente  e  vergognosa  sudditanza nei confronti del padrone american-sionista. Il centro-sinistra rappresentato dal Partito Democratico ( P.D., ultima versione dell’inciucio catto-comunista !) sta esaurendo la sua stagione politica  sui carboni ardenti di una situazione addirittura paradossale; i sondaggi lo danno vincente ma non ha il coraggio di abbandonare il sostegno al governo Monti e affrontare il mare aperto delle elezioni con un programma sostanzialmente alternativo. Si nasconde, pavido ed inconcludente, dietro un fantomatico “senso di responsabilità” e per sopravvivere si affida alle più svariate interpretazioni sintattiche, lessicali e filologiche dei suoi navigati legulei di turno.  Non abbiamo preso in alcuna considerazione il tanto reclamizzato “terzo polo” perché era nelle cose che questo agglomerato di presuntuosi parassiti in servizio permanente effettivo,  sarebbe scoppiato ancora prima di entrare in competizione.  Al termine di questa analisi, sia pure sommaria ed affrettata, possiamo concludere che, allo stato delle cose , non esiste una coalizione o un movimento politico in grado di governare nell’interesse del paese Italia, come non si intravede una opposizione  in grado di svolgere seriamente il ruolo istituzionale che le compete. Commetteremmo un errore gravissimo e pericoloso se ci fermassimo a tale conclusione senza riaffermare che tale situazione, purtroppo, rafforza e consolida il potere dei “soliti noti” e che non è ipotizzabile che questi  possano essere battuti e spazzati via dall’emergente movimento “ cinque stelle “ che, comunque lo si voglia valutare, nasce sempre  dal ventre del sistema e nella logica della democrazia rappresentativa. A nostro avviso l’attuale momento di profonda crisi materiale e di smarrimento morale è auspicabile che debba  necessariamente provocare un ripensamento globale del sistema istituzionale e dell’attuale modello di sviluppo, un’autentica rivoluzione che sia  espressione di una democrazia partecipativa che dovrà essere garanzia di libertà e di socialità, che privilegi le capacità e il merito e si ponga armonicamente in un rapporto “passato-futuro” tale da garantire  la continuità della tradizione culturale italiana ed europea e, al tempo stesso, sia in grado di anticipare i tempi e i problemi che ci stanno davanti.

Nel nostro progetto “SOCIALISTA  NAZIONALE”, c’è l’impegno per  la creazione di una Europa che non sia più soltanto un aggregato economico-finanziario (asimmetrico, per di più in questo momento!), ma si avvii a diventare quella nuova realtà politica  che trova nella Storia e nella Tradizione  le sue premesse e nella realtà del  presente le sue motivazioni: la realtà dell’Europa-Nazione. Il passaggio a questa nuova realtà europea da noi auspicata, è indispensabile e strettamente necessario se vogliamo darle un contenuto ideale  che non può essere costituito dalle motivazioni economico-utilitaristiche legate ai parametri di Maastricht o a Lisbona uno e due, che in concreto rappresentano la definitiva rinuncia ad ogni reale autonomia da parte dei singoli stati e dei singoli popoli a favore di un potere finanziario e monetario apolide e sovranazionale. E’ evidente, in altre parole, che secondo il nostro progetto l’Idea della “ Nazione-Europa” dovrà prima penetrare nelle coscienze , soprattutto in quelle dei giovani. D’altra parte ciò non sarà possibile senza prima creare uno strumento culturale comune che non può che essere quello della Scuola, una Scuola che superi la faciloneria, il pressappochismo, l’arbitrarietà che sono diventati in questi anni l’espressione più congeniale del “fare scuola”,  mentre i giovani – proprio nella scuola – devono apprendere il senso della fatica e del sacrificio, l’amore per la libertà , senza i quali  non si realizza alcuna formazione umana. Né è dato poi di svolgere coscientemente e attivamente  il proprio ruolo nella società, che dobbiamo ormai vedere inserita e proiettata nell’ambito europeo ( come non ricordare che la prima riforma del Governo Mussolini fu proprio la “riforma” Gentile !).

Una Scuola europea quindi, una Scuola ove la cultura si fa educazione e da entità astratta si trasforma in strumento di civiltà e di libertà, una Scuola  in cui le Patrie particolari  non si rinneghino ma si esaltino nella Patria comune, come Dante non rinnegò l’Italia quando la inserì nell’Impero o Goethe, o Stendhal, o Shelley non rinnegarono rispettivamente la Germania, la Francia o l’Inghilterra quando esaltarono  ed amarono la nostra terra.  Secondo il nostro progetto la Scuola Europea è dunque una pregiudiziale indispensabile per la nascita dell’Europa-Nazione quale alternativa radicale all’Europa dei banchieri e degli usurai .

Stelvio Dal Piaz

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2 risposte a SE LA CANTANO E SE LA SUONANO.

  1. WERWOLF ha detto:

    Una Scuola europea quindi, una Scuola ove la cultura si fa educazione e da entità astratta si trasforma in strumento di civiltà e di libertà, una Scuola in cui le Patrie particolari non si rinneghino ma si esaltino nella Patria comune, come Dante non rinnegò l’Italia quando la inserì nell’Impero o Goethe, o Stendhal, o Shelley non rinnegarono rispettivamente la Germania, la Francia o l’Inghilterra quando esaltarono ed amarono la nostra terra. Secondo il nostro progetto la Scuola Europea è dunque una pregiudiziale indispensabile per la nascita dell’Europa-Nazione quale alternativa radicale all’Europa dei banchieri e degli usurai .

    GRAZIE STELVIO …PER QUESTE MAGNIFICHE PAROLE CON UN SENSO PROFONDO….DI IDENTITA’ EUROPEA……CONTRO LA BATTAGLIA GLOBALE CHE CI ATTENDE!…….AVANTI SOCIALISMO NAZIONALE! IN ALTO I CUORI!

  2. Anonimo ha detto:

    Scaturisce da questa sintesi un sospiro lieve e profondo, appare il sorriso di un fanciullo “nuovo”, discendente dell’ italica stirpe, che con la forza di un gigante ci mostra il suo straordinario “amore per la vita”.

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