PENSIERI CHE RITORNANO.

L’attuale, devastante situazione di crisi che è, prima ancora che economico-finanziaria, di natura spirituale e morale, mi fa tornare alla mente scritti e letture di letterati che rappresentarono il lievito della cultura italiana del ‘900. In particolare, in questo momento, una pagina di Giovanni Papini ( Firenze, 1881 – 1956 ), scrittore, redattore del “Regno” di Enrico Corradini, fondatore de il “Leonardo”, della “Voce” con Prezzolini e Soffici, del “Lacerba” con Soffici, “La vraie Italie” sempre con Soffici, “La Rinascita” nel 1937, Accademico d’Italia, Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana all’Università di Bologna.

Rileggiamo insieme in “GOG” [1], il capitolo: ” Le idee di Benrubi “, un piccolo ebreo che concorre, insieme ad altri, al posto di segretario.

Benrubi dice: “Dopo la dispersione, gli ebrei furono sempre senza stato, senza governo, senza esercito; gruppi sparuti in mezzo a moltitudini che li odiavano. Come volete che si sviluppassero in loro l’eroismo dei Crociati e dei Condottieri ? Per non essere sterminati dovettero anche loro inventar difese. N’ebbero due: il denaro e l’intelligenza. ….Quelli che furono arnesi di protezione diventarono, col tempo, strumenti di vendetta. Più potente dell’oro, secondo me ” – è Benrubi che parla – “l’intelligenza. In che modo l’ebreo calpestato  e sputacchiato poteva vendicarsi dei suoi nemici ? Coll’abbassare, avvilire, smascherare, dissolvere gli ideali dei Goim. Col distruggere i valori sui quali dice di vivere la Cristianità. E difatti, se ben guardate, l’intelligenza ebraica , da un secolo a questa parte, non ha fatto altro che scalzare e insudiciare le vostre care credenze, le colonne che reggevano l’edificio del vostro pensiero. Da quando  gli ebrei hanno potuto scrivere liberamente, tutte le vostre impalcature spirituali minacciano di cadere.”

E Benrubi dimostra il suo audace asserto con l’opera dei suoi correligionari: Heine in arte, Marx in sociologia, Lombroso in biologia, Freud in psicologia, Weininger per quanto spetta alla donna, Bergson in filosofia, Salomone Reinach in religione, Einstein nelle scienze fisico-matematiche, Meyerson nel razionalismo scientifico.

“Non parlo – continua Benrubi – della politica, dove il dittatore Bismarck ha per antagonista l’ebreo Lassalle, dove Gladstone fu sopraffatto dall’ebreo Disraeli, dove Cavour ha per braccio destro l’ebreo Artom, Clemenceau l’ebreo Mandel e Lenin l’ebreo Trotzky. L’Europa intellettuale d’oggi è, in gran parte, sotto l’influenza o, se volete, il sortilegio dei grandi ebrei che ho rammentati. Nati in mezzo a popoli diversi, consacrati a ricerche diverse, tutti quanti, tedeschi e francesi, italiani e polacchi, poeti e matematici, antropologi e filosofi, hanno un carattere comune, un fine comune; quello di mettere in dubbio le verità riconosciute, di abbassare ciò che è in alto, di sporcare ciò che sembra puro, di far vacillare ciò che par solido, di lapidare ciò ch’è rispettato. Questa propinazione secolare di veleni dissolvitori è la grande vendetta ebraica contro il mondo greco, latino e cristiano. I greci ci hanno scherniti, i romani ci hanno decimati e dispersi, i cristiani ci hanno torturati e depredati  e noi, troppo deboli per vendicarci con la forza, abbiamo condotto un’offensiva tenace e corrosiva  contro i pilastri  sui quali riposa la civiltà nata dall’Atene di Platone e dalla Roma degli imperatori e dei papi. E la nostra vendetta è a buon punto. Come capitalisti dominiamo i mercati finanziari, in un tempo in cui l’economia è tutto o quasi tutto; come pensatori dominiamo i mercati intellettuali , sgretolando le vecchie fedi sacre e profane, le religioni rivelate e quelle laiche. L’ebreo riunisce in se i due estremi più temibili: despota nel regno della materia, anarchico nel regno dello spirito. Siete i nostri servitori dell’ordine intellettuale. Il popolo accusato di avere ucciso un Dio ha voluto uccidere anche gli idoli dell’intelletto e del sentimento e vi costringe a inginocchiarvi dinanzi all’idolo massimo, l’unico rimasto: il Denaro. La nostra umiliazione, che va dalla schiavitù di Babilonia alla disfatta di Bar-Coscebà e si perpetua nei ghetti fino alla Rivoluzione francese, è finalmente ripagata. Il paria dei popoli può cantare l’inno d’una doppia e sicura vittoria.”

Il piccolo Benrubi, parlando, s’era a poco a poco esaltato: gli occhi, dalle fosse delle orbite, scintillavano, le sue magre mani tagliavano l’aria, la sua voce fioca s’era fatta stridula. S’accorse d’aver detto troppo e tacque improvvisamente. Ci fu un lungo silenzio nella stanza. Alla fine il dottor Benrubi, con voce timida e bassa, chiese a Gog:

“Non potreste anticiparmi mille franchi sul mio stipendio ? Devo farmi un vestito , vorrei pagare qualche piccolo debito…”  Quando ebbe avuto lo chèque, guardò Gog con un sorriso  che voleva essere arguto:  “Non prendete alla lettera i paradossi che ho detto stasera. Gli ebrei son fatti così: ci piace troppo parlare  e quando s’è preso l’aire  si parla, si parla….e si finisce sempre coll’urtare qualcuno. Se in qualche cosa vi avessi offeso  vi prego di perdonarmi”.
Così parlò a Gog il dottor Benrubi.

E  così ha parlato a noi tutti Giovanni Papini.

[1] Giovanni Papini: “GOG”. Vallecchi editore, Firenze, pagg. 97-104.

a cura di Stelvio Dal Piaz

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5 risposte a PENSIERI CHE RITORNANO.

  1. Anonimo ha detto:

    E’ di queste ore la notizia della visita, da parte degli scommettitori e falsari appartenenti alla nazionale italiana di calcio (il minuscolo è obbligatorio), al campo Auschwitz . Facce commosse di circostanza, espressioni serie e compite, sotto i sermoni degli esponenti delle varie associazioni ebraiche.
    Buffon(e) con occhi chiusi, abate in lacrime, il negro italiano balotelli serio come non lo è stato mai in tutta la sua vita da inferiore. Questo l’indegno spettacolo perpetrato dal solito teatrino, degli usurai e sbranatori di popoli da una parte e dei loro servi dall’altra. Ieri ho avuto la conferma di quanto ormai tutto il mondo dallo sport alla finanza, dalle scienze alla letteratura sia in mano all’oligarchia sionista, ma soprattutto la conferma che il male è assolutamente radicato e inelimininabile. Solo l’intervento quasi magico di un antidoto anti sortilegio potrà far svegliare la moltitudine assopita da questo malefico incantesimo. Solo la determinazione di pochi potrà ancora tenere vive le speranze di un cambiamento. Più volte avevo espresso il mio quasi naturale allontanamento dal mondo della politica e dalla militanza attiva, in quanto frustrato dalle infinite sconfitte, subite da un popolo bue e belante ma soprattutto dalla mollezza lombare di una parte che solo a parole doveva essere anti-sistema. Personalmente continuerò nel mio piccolo (famiglia in primis) ad affermare i valori che ci hanno sempre contraddsitinto e che sono appartenuti ai soli i quali fino all’ultimo, e a un prezzo altissimo, hanno dato onore e lustro alla Nostra Patria. Per il resto la mia tessera elettorale non vede luce ormai da decenni e ammuffisce dentro i meandri di un cassetto senza sogni. Non riesco più ad avere il quadro della situazione chiaro, non tanto nell’inquadrare i nemici che ormai conosco, ma nel riconoscere gli amici. Voi di SN siete gli unici che ancora stimolate le mie idee e che mi trattenete dal non mollare mai. SalutandoVi Romanamente
    Vostro Antonio Faro

  2. lupoalfa ha detto:

    Ti ringraziamo per l’attenzione che rivolgi ai nostri sforzi di “rimanere in piedi sopra le rovine”. Eja.

  3. Antonio Faro ha detto:

    Eja!

  4. Anonimo ha detto:

    papini. sublime sempre…..leggerlo e inginocchiarsi a ciò che resta della nostra perduta fiorentinità..

  5. wids72 ha detto:

    Chi predica e perseverà nella verità diviene un uomo libero…in alto i cuori!!!

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