NATO LIBERO.

Negli zoo convivono animali catturati nel loro ambiente naturale e animali nati in cattività. Ora, io, non sono un etologo e non conosco le caratteristiche di adattamento degli animali all’ambiente, anche se ritengo che l’istinto primordiale alla libertà abbia negli animali un carattere insopprimibile e prevalente. Comunque mi piace immaginare che gli animali nati liberi e poi rinchiusi nelle gabbie comunichino – con il loro linguaggio –  ai loro simili nati in cattività  la bellezza, i profumi, i sapori, i pericoli, le insidie, la fame, la sete, le lotte quotidiane per la sopravvivenza della specie,  che caratterizzano la vita in ambiente naturale che fa da sfondo alla libertà.

Sono certo che l’animale nato libero soffra la gabbia più del suo simile nato in cattività anche se, col passare del tempo,  l’adattamento porterà a temperare l’istinto ribelle e farà subentrare forme progressive di rassegnazione anche in considerazione della “sicurezza del cibo senza fatica” e dell’ambiente protetto. Tuttavia, gli esperti di etologia, ci dicono che si sono verificati casi di animali che non si sono mai rassegnati al nuovo modello di vita e non sono riusciti a spegnere e dominare il loro spirito ribelle, il loro istinto alla ricerca della libertà, non sono mai riusciti a superare il disagio della gabbia, pagando per questo un prezzo altissimo di sofferenza fisica e psicologica che, né i loro simili né i loro guardiani,  riuscivano a comprendere.

Penso che qualcuno si sarà già reso conto che questa premessa sul mondo animale vuole soprattutto rappresentare una metafora. E allora, fuor di metafora, questa riflessione nasce dalla consapevolezza che una intera nazione, con tutti i suoi abitanti è in gabbia, uno stato e tutte le sue strutture portanti sono egemonizzate dal nemico della civiltà, una intera classe politica è al servizio di interessi stranieri che non coincidono con quelli del popolo italiano. Anzi, purtroppo, non più popolo ma tribù ormai, perchè nel tempo ha subito un’involuzione culturale e una trasformazione antropologica tanto da indurlo a sopportare – nella sua grande maggioranza – una vergognosa schiavitù senza adeguata reazione, senza il desiderio e la forza della ribellione.

Ha perso la percezione stessa della vera LIBERTA’, riducendola a fatto privatistico  e non comprendendo che senza SOVRANITA’ nazionale non c’è libertà ma schiavitù, non c’è futuro perchè sei fuori dalla Storia. Una minoranza nata libera e con l’istinto insopprimibile della ribellione ha cercato di raccontare il sapore della libertà autentica, ha tentato di stimolare l’orgoglio di ” rimanere in piedi in mezzo alle rovine “.

Ma la maggioranza si è lasciata sviare da fatti secondari, non ha voluto ammettere che la guerra l’avevamo perduta tutti insieme e che le previsioni più catastrofiche erano facili da immaginare perchè alle stesse cause corrispondono sempre gli stessi effetti. I fatti danno sempre ragione a questo metodo di ragionamento, confermando tutte le previsioni. E così, piano piano, ci siamo sempre più avvicinati al famoso “punto di non ritorno”.

I “nati liberi” che non hanno mollato, che non si sono lasciati travolgere dal conformismo dominante anche se “rassicurante”, che non hanno perso l’orgoglio dell’appartenenza alla stirpe italica, quella che non muore mai, che hanno mantenuto integro l’orgoglio del riscatto che nasce dalla voglia incontenibile di lottare per la liberazione nazionale, i nati liberi che – in questo momento di oscuramento della ragione – vengono accusati del delitto di una “coerenza al limite dell’integralismo”, hanno un solo dovere, unitamente a coloro che – per ragioni anagrafiche – sono nati in “gabbia” ma che hanno assimilato la lezione della libertà: quello di tentare di “redimere” i nati in cattività e portarli a percepire il senso vero della libertà, di trasmetter loro il desiderio di un’Italia diversa, di comunicare la certezza che un’Italia diversa è esistita, che un’Italia diversa è possibile, che l’inganno e la menzogna possono essere battute, che la verità – alla fine – sarà la giusta vendetta degli italiani.

In quel momento, alla moltitudine smarrita, sconvolta e confusa dovrà essere indicato il percorso della redenzione con una meta precisa: nel comune di Ciano Denza, in quel di Reggio Emilia, c’è una rupe e vi sono i ruderi di un castello, reso celebre non tanto perchè fu baluardo inespugnabile, quanto perchè fu teatro di una memorabile umiliazione. Quei ruderi e quella rupe vanno rispettati e venerati. Il loro ammonimento è eterno: Canossa.

Stelvio  Dal Piaz

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5 risposte a NATO LIBERO.

  1. FERNANDO VOLPI ha detto:

    Hai ragione Stelvio. Devono tornare a Canossa in ginocchio. Purtroppo però il marcio continua a muoversi ed in queste ultime ore si chiama “destra” nelle vesti di una nuova destra cui sembrano dar voce uomini come Veneziani (da te giustamente pizzicato) e addirittura un Franco Freda che mai mi si sarei aspettato si prestasse ad operazioni di retroguardia come quella che ha fatto con un suo recente scritto, peraltro anche poco realistico. E’ per questo che giorni fa ho invitato Maurizio a parlarti proprio del varo di una sorta di Manifesto POLITICO E CULTURALE CONTRO LA DESTRA. Facciamolo che è venuta l’ora!!

  2. Dario Signori ha detto:

    – La LIBERTA’ non è un diritto,E’ UN DOVERE.
    Non è un elargizione,E’ UNA CONQUISTA.
    Non è un’uguaglianza,E’ UN PRIVILEGIO! –
    Vivi da Soldato Politico,lotta con NOI
    LIBERI-SOCIALI-NAZIONALI per la CONTINUITA’ IDEALE
    In Alto I Cvori!

  3. WERWOLF ha detto:

    UN PARAGONE MOLTO BELLO E VERITIERO…GRAZIE STELVIO…IN ALTO I CUORI!

  4. Vincenzo ha detto:

    LA LIBERTA’ DI CUI PARLANO LE DEMOCRAZIE, NON E’ CHE UNA ILLUSIONE VERBALE, OFFERTA INTERMITTENTEMENTE AGLI INGENUI.
    EJA!

  5. wids72 ha detto:

    La libertà dei masso-sionisti democrazia=indebitamento=sottomissione culturale=schiavitù…LIBERI SOCIALI E NAZIONALI, In alto i cuori!!!!

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