IL MARCIO DELLE REGIONI ITALIANE.

In merito all’Organizzazione delle Comunità Territoriali il nostro programma parla chiaro:” La Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali quali entità territoriali intermedie e le assume come valore sia contro il mondo dell’appiattimento e della massificazione consumistica al servizio del mondialismo economico, sia con la vocazione a riaffermare il principio della rappresentanza organica che si esprime nel riconoscimento delle realtà sociali esistenti e nel principio dell’autodisciplina dei centri decisionali; attua, nei servizi che dipendono dallo Stato, il più ampio decentramento amministrativo. Le autonomie locali riconosciute sono i Distretti Territoriali Omogenei (d’ora in avanti semplificate nell’acronimo DTO) e i Comuni. Le Regioni, emblema dello spreco statale del dopoguerra, verranno abolite, con l’assorbimento totale del personale e delle sue funzioni all’interno delle DTO, che faranno proprie anche tutte le competenze degli Enti Regionali. Il Distretto Territoriale Omogeneo sostituisce l’antiquato metodo geografico di ripartizione territoriale innovandolo con un più attuale coinvolgimento di territori limitrofi con medesime caratteristiche socio-economiche. La Conferenza Stato/Regioni sarà sostituita dalla Commissione Statale delle DTO, avente funzione di collegamento fra l’entità statale e le autonomie locali, in funzione di coordinamento. Le elezioni amministrative locali si svolgeranno con il medesimo sistema elettore delle politiche su scala nazionale. Importante sarà la funzione di controllo amministrativo, totalmente apartitica, da parte della commissione statale.  

Ma i dati e gli eventi delle ultime settimana, e la velocità con cui le nostre previsioni si stanno avverando francamente non ce l’aspettavamo. Riassumiamo e riordiniamo le notizie:

SICILIA

Raffaele Lombardo è arrivato da pochi minuti nell’aula dell’istituto penitenziario Bicocca di Catania dove è in corso la nuova udienza del processo che lo vede imputato, insieme al fratello Angelo, per corruzione elettorale con i capi del clan Santapaola. Ai Lombardo non è stata contestata l’aggravante di aver favorito la mafia e l’udienza riguarda soltanto il troncone processuale relativo alle elezioni politiche del 2008. Il boss rosario Di Dio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Di Dio era stato intercettato mentre ricordava che Raffaele Lombardo sarebbe andato a trovarlo mentre era sorvegliato speciale, il giorno prima di un appuntamento elettorale, per chiedere voti. Durante quell’appuntamento Lombardo avrebbe mangiato 7 sigarette. In mattinata è previsto anche l’interrogatorio di Gaetano D’Aquino, killer del clan Cappello che ha rivelato presunti rapporti risalenti al 2006 tra il deputato regionale del Pdl Pippo Limoli e il boss Angelo Santapaola, ma anche l’intervento, sempre presunto, del senatore autonomista Giovanni Pistorio e dei fratelli Lombardo per le assunzioni nelle cooperative operanti nel settore dei rifiuti. In aula, ci sono gli avvocati Carmelo Galati e Guido Ziccone. Il maggiore dei Ros Luigi Arcidiacono viene sentito come testimone e spiega la genesi dell’inchiesta Iblis. “Dopo la scarcerazione nel 2005 del boss Eugenio Galea, seguendolo, abbiamo fatto un nuovo arresto nel 2006. Dal luglio del 2006 c’era un momento di avvicendamento all’interno della famiglia Santapaola. Avvicendamento che abbiamo seguito intercettando i principali esponenti della mafia che in quel momento potevano prendere il posto di Galea. Spiccavano Aiello Vincenzo e Rosario Di Dio, erano i principali contendenti per la successione a Galea. Vincenzo Aiello era stato scarcerato nel 2005, era il vice di Eugenio Galea, per come è stato descritto nella sentenza Orsa Maggiore, era il cassiere della mafia catanese che manteneva rapporti con i palermitani. Aiello, che dal momento della scarcerazione aveva fissato la sua dimora in Toscana, nel 2006 periodicamente torna a Catania e durante uno di questi viaggi abbiamo notato che nell’azienda intestata a prestanome e riconducibile al fratello Alfio, Aiello incontrava l’imprenditore Ilardi che aveva rapporti con alcuni pregiudicati. Ilardi in quest’occasione parlava di alcune vicende mafiose che avvenivano all’interno della provincia di Catania. Da quel momento abbiamo capito che i viaggi in Sicilia di Aiello non erano casuali, erano dei viaggi effettuati per organizzare incontri con personaggi di interesse investigativo. Contemporaneamente stavamo attenzionando Rosario di Dio, già noto nell’indagine Dionisio, nel 2003 era al centro delle dinamiche mafiose della provincia di Catania e aveva contatti con Sebastiano Rampulla (fratello dell’artificiere della strage di Capaci ndr) e Francesco La Rocca (boss di Caltagirone, ndr)”. “Di Dio si preparava a colmare il vuoto creato dall’operazione Dionisio nel calatino – continua il militare – nel 2006 iniziamo a indagare su Rosario Di Dio e Vincenzo Aiello. Poco tempo dopo abbiamo iniziato le intercettazioni in contrada Margherito, casa del geologo Giovanni Barbagallo. Appena iniziamo a registrare i movimenti di Rosario Di Dio, presso il noto distributore di carburanti, documentiamo i contatti con Vincenzo Aiello. Al centro delle discussioni intercettate c’erano estorsioni e altri affari”. “Già nel 1994 – dice ancora il maggiore – erano stati denunciati Giuseppe Rindoni e Gesualdo La Rocca, nipote di Francesco, oggi all’ergastolo in via definitiva”. Qual è stato il ruolo di Aiello – chiede il pm Michelangelo Patanè- nell’organizzazione di Cosa Nostra catanese?” “Lui -risponde il maggiore Arcidiacono- in passato è stato controllato insieme a Salvatore Santapaola, quando questo era rappresentante provinciale di Cosa Nostra. Da quel momento, Aiello è apparso con un ruolo significativo in ogni operazione antimafia. Anche nel processo per le estorsioni alle acciaierie Megara insieme a boss mafiosi di tutta la Sicilia. Emergono anche i suoi contatti con Nitto Santapaola, molti collaboratori lo descrivevano come suo uomo di fiducia”. Continua la testimonianza del maggiore Luigi Arcidiacono del Ros. “Giovanni Barbagallo era un professionista con una particolare vocazione politica. L’interesse da parte nostra a intercettarlo c’è stato perché non era un soggetto sconosciuto, già nell’operazione Dionisio è stato documentato il suo rapporto con Enzo Mangion, figlio di Pippo. Barbagallo frequentava i locali della Imseco (dove venivano gestiti gli appalti del Comune di Catania governato da Umberto Scapagnini (Pdl, ndr). Giovanni Barbagallo era uno dei fiancheggiatori di Umberto Di Fazio. Vincenzo Aiello per relazionarsi con Giovanni Barbagallo ha utilizzato particolari cautele inzialmente. Abbiamo così attivato le intercettazioni telefoniche e quelle ambientali nell’abitazione di Giovanni Barbagallo in cui avvenivano incontri di alto livello. Attraverso le intercettazioni abbiamo trovato le conferme alla presenza in quel luogo di Vincenzo Aiello e altri esponenti della Cosa Nostra catanese. Nel corso delle indagini, quando c’erano le maggiori frizioni con Angelo Santapaola e Nicola sedici, Vincenzo Aiello per rifuggiarsi andava nell’abitazione di Barbagallo e attraverso i suoi uomini inviava disposizioni, si spostava cambiando macchina, era un posto che lui riteneva molto sicuro. Nel corso di quest’attività emergevano i rapporti con Alfio Stiro. Nel corso del 2008 questi rapporti si sono intensificati con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative del comune di Gravina di Catania”. Si tratta del Comune che sino a quel momento era stato amministrato dal sindaco Gaetano Bonfiglio (Mpa). Alfio Stiro, pregiudicato per mafia, ha un genero che si è candidato nella lista dell’Mpa. “In questo contesto -continua il maggiore Arcidiacono- abbiamo intercettato i contatti tra Stiro e Barbagallo per la candidatura. Il genero di Stiro si chiamava Dario Sinatra, risultato il settimo per preferenze nella lista Mpa, uno dei più votati. Le elezioni furono vinte dal candidato sindaco del Pdl. Aiello non era contento del fatto che per la candidatura di Sinatra era stato contattato Barbagallo e non lui in prima persona. Di qui un rimprovero ad Alfio Stiro. Da quel momento documentiamo contatti con tale Orofino, il cui locale La Racchetta veniva utilizzato per incontri della famiglia mafiosa catanese, lo stesso Sinatra Dario si era recato presso la segreteria di Angelo Lombardo nel viale Africa. In altra occasione, nel mese di maggio, in occasione di un elemento conviviale organizzato da Barbagallo, abbiamo documentato la presenza in quel luogo di Alfio Stiro, Finocchiaro Carmelo poi arrestato per associazione mafiosa e Giuseppe Tomasello, arrestato in quest’indagine e anche di Angelo Lombardo”. Il presidente della Regione lo comunica nel corso della pausa durante l’esame testimoniale del maggiore Luigi Arcidiacono: “Voglio parlare, ho delle cose da dire, farò dichiarazioni spontanee in aula, così anche oggi avrete qualcosa da scrivere!”. Colpo di scena al processo a carico dei fratelli Lombardo, il maggiore Arcidiacono ha fornito un riscontro alle dichiarazioni del pentito Maurizio Di Gati che aveva parlato dell’ordine di “appoggiare il Movimento per l’Autonomia di Lombardo, in questo partito era transitato il figlio di Lo Giudice Calogero. L’unico che poteva dare queste indicazioni era Bernardo Provenzano”. Il maggiore del Ros ha individuato, carte alla mano, il possibile collegamento tra Vincenzo Lo Giudice, padre di Calogero e l’Mpa. Si tratterebbe di Luigi Cilia, già assessore di Vincenzo Lo Giudice e suo noto uomo di fiducia che si è candidato nel 2006 al consiglio comunale di Canicattì con la lista civica vicina all’Mpa “Sole per Canicattì”. Quando Maurizio di Gati non era stato ancora arrestato, Cilia, secondo la ricostruzione del maggiore Arcidiacono, era già vicino all’Mpa. “Nel 2006 Luigi Cilia – spiega Arcidiacono – viene eletto come consogliere comunale con un sindaco dell’Mpa. Dal 2006 al 2010 Cilia ha rivestito il grado di membro del comitato provinciale dell’Mpa”. “Sono di una serenità infinita e anche molto soddisfatto per avere partecipato all’udienza perché sentendo e rileggendo gli atti mi viene facile rispondere e soprattutto demolire le tante sciocchezze che ho letto negli atti di questo processo”. Questo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, a conclusione dell’udienza del processo. “Non è’ stato difficile smontare tutto quello che abbiamo letto da mesi e mesi in queste carte – ha aggiunto il governatore – non c’è stato alcun impegno per la candidatura di un tal Sinatra, che proveniva da altri, come credo che sarà stato accertato nell’attività di indagine, non c’è dubbio”. “Nessun patrocinio della ditta Safab – ho sottolineato Lombardo – che aveva ben altri patroni in Sicilia. Basta verificare chi l’ha inserita in una delle tante alleanze. C’è anche la mafia, c’è l’interesse dei Santapaola per il termovalorizzatore di Catania. E chi ha patrocinato quello di Palermo? Sicuramente non noi, che abbiamo smontato il sistema dei termovalorizzatori”. “Quanto al pentito Di Gati, che già è stato dichiarato inaffidabile in altri processi su Catania – ha osservato il presidente della Regione – sosteneva altri partiti ed altri candidati nel 2006. Né Lo Giudice, dell’ Udc, è stato vicino a me. Chi faceva riferimento a me si chiama onorevole Roberto Di Mauro”. “Il quarto punto è quello di questi appalti – ha ribadito Lombardo -ma la Regione, con due assessori come Piercarmelo Russo e l’ex prefetto Marino, fa i piani ed è tenuta a destinare le risorse ai vari Ato. Poi, che gli Ato facciano appalti, abbiano in società qualunque tipo di ditte, beh, certamente non è di nostra competenza, assolutamente. Posso assicurare – ha concluso Lombardo – che certamente il nostro comportamento e i nostri atti sono stati tutti ispirati a massima trasparenza”. (15 maggio 2012)
Fonte: http://livesicilia.it/2012/05/15/processo-ai-lombardo-il-boss-di-dio-non-parla/

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LOMBARDIA

Avviso di garanzia per Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia è stato invitato a presentarsi sabato 28 luglio davanti ai pm di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Maugeri. Il reato che gli viene contestato è corruzione, con l’aggravante della transnazionalità in concorso con altre persone. Cade invece l’accusa, inizialmente contestata, di finanziamento illecito per mezzo milione di euro ricevuto per le elezioni regionali del 2010. Formigoni risulta sotto indagine da parte della procura di Milano dallo scorso 14 giugno. Il govaernatore: “Ho letto i documenti e mi chiedo: dove è la corruzione?”. E aggiunge: “Non ho nulla da temere”. Nella nota del procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati si legge che i reati di cui è accusato Formigoni  “sono stati commessi in concorso con Pierangelo Daccò, Umberto Maugeri, Costantino Passerino e Antonio Simone, per fatti commessi a Milano e all’estero dal 2001 al mese di novembre 2011”. L’aggravante della transnazionalità è legata alle condotte delle persone arrestate ad aprile nell’ambito dell’inchiesta. Secondo l’accusa, infatti, sarebbe stata messa in piedi un’associazione per delinquere che operava anche attraverso conti all’estero, e in particolare in Svizzera e riconducibili a Daccò e al suo collaboratore Giancarlo Grenci. La procura contesta a Formigoni di aver ottenuto utilità per circa  8,5 milioni di euro in cambio dei favori alla Maugeri. In particolare, gli inquirenti fanno riferimento a viaggi, vacanze, cene, gite in barca e a un super-sconto per l’acquisto di una villa da parte di un amico di Comunione e Liberazione di Formigoni.  Tutti benefit che sarebbero stati elargiti a Formigoni per fare ottenere rimborsi al gruppo ospedaliero che ammontano a circa 200 milioni di euro tra il 2001 e il 2011. La Regione, in questo arco di tempo, ha approvato una quindicina di delibere sui cosiddetti rimborsi su ‘funzioni non tariffabili’. Rimborsi, cioè, che sono stati concessi in via discrezionale dal Pirellone. Tra i benefici che avrebbe ricavato il presidente lombardo, anche il mezzo milione di euro che gli è stato versato dall’uomo d’affari Pierangelo Daccò al fine di sostenere le spese elettorali nelle amministrative del 2010. Un’ipotesi, questa, di finanziamento illecito, che viene ‘assorbita’ nel reato più grave di corruzione aggravato dalla transnazionalità. Formigoni, resta inoltre indagato per un’altra ipotesi di finanziamento illecito ai partiti, che però non gli ècontestata nell’invito a comparire. Stando alla ricostruzione dei pm milanesi, Formigoni avrebbe ricevuto dall’uomo d’affari Pierangelo Daccò circa nove milioni di euro di “utilità”, tra cui viaggi, passaggi in barca e uno sconto per l’acquisto di una villa in Sardegna da parte di un suo amico di Comunione e Liberazione. In cambio, è l’ipotesi dell’accusa, avrebbe garantito una ‘corsia preferenziale’ a Daccò, consulente della Maugeri, in Regione. Il fatto che Formigoni fosse indagato dalla procura di Milano era stato anticipato a fine giugno dal Corriere della Sera, notizia che però il governatore aveva smentito. Al centro dell’inchiesta ci sarebbero i 70 milioni di euro che il polo privato della sanità Fondazione Maugeri ha pagato negli anni al consulente-mediatore Pierangelo Daccò. Formigoni si trova a Roma per un’audizione alla commissione Sanità del Senato, nel corso della quale ha indirettamente commentato la notizia proveniente da Milano. Secondo il governatore “la Regione non ha nessuna responsabilità sul controllo dei bilanci delle fondazioni San Raffaele e Maugeri”.  “Bisogna tener presente – ha detto – che questi sono Irccs, enti a rilevanza nazionale. La vigilanza sui loro bilanci spetta al ministero della Salute”.  “Sul mio conto ci sono state informazioni sbagliate, con un chiaro intento politico – ha aggiunto il governatore – se in questi mesi avessi chiesto al S.Raffaele di farmi vedere i bilanci, avrebbero risposto di stare a casa mia, perché questi enti rispondono solo al ministero della Salute e alle prefetture. Un ulteriore controllo è esercitato dai revisori dei conti, che in questi anni hanno sempre approvato i bilanci”.
Fonte: http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2012/07/25/roberto_formigoni_inchiesta_maugeri_avviso_garanzia_corruzione.html

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PUGLIA

La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e per l’ex direttore generale della Asl Bari, Lea Cosentino. Entrambi sono accusati di concorso in abuso di ufficio, in relazione al concorso da primario di chirurgia toracica all’ospedale San Paolo del capoluogo pugliese, concorso vinto da Paolo Sardelli. L’udienza preliminare al termine della quale si deciderà sulle due richieste di rinvio a giudizio è fissata per il 27 settembre prossimo dinanzi al gup del tribunale di Bari Susanna de Felice. Gli inquirenti contestano a Vendola di aver istigato l’allora direttore della Asl Bari, Lea Cosentino, ribattezzata dalla stampa ‘lady Asl’, a riaprire i termini per la presentazione delle domande per accedere al concorso. “Quel concorso deve vincerlo Sardelli”, avrebbe detto Cosentino agli inquirenti che la interrogavano riferendo le parole pronunciate dal presidente Vendola in occasione della selezione alla quale il medico “raccomandato” non aveva partecipato perché in lizza per un altro posto da primario presso l’ospedale ‘Di Venere’ del capoluogo pugliese. Venuta meno la possibilità di assumere un incarico direttivo al Di Venere, Vendola – questa l’ipotesi accusatoria – si sarebbe quindi attivato per assicurare a Sardelli l’assunzione quinquennale al San Paolo. I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso tra settembre 2008 e aprile 2009. E’ stato l’ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino, a fare circa un anno fa ai pm varie dichiarazioni sulla gestione della sanità pugliese, accusando Vendola, e suoi assessori di aver interferito per favorire medici o dirigenti targati Pd o Sel. A proposito dell’episodio per il quale la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per il governatore Vendola, così dichiarò ai pm ‘Lady Asl’: “Un’altra pressione riguarda la nomina di primario per l’unità operativa complessa di chirurgia toracica del presidio ospedaliero San Paolo. Nel 2008 era andato in pensione il professor Campagnano, molto bravo e infatti quel presidio andava molto bene. Bandimmo il concorso e Vendola mi chiese di procedere velocemente e sponsorizzò la nomina del dottor Sardelli del policlinico di Foggia, suo amico e secondo lui molto bravo: espletai il concorso ma il dottor Sardelli non presentò la domanda confidando di poter essere collocato presso il Di Venere in un istituenda unità complessa. Quando Sardelli appurò tramite Francesco Manna, già capo di gabinetto di Vendola, che l’istituzione dell’unità di chirurgia complessa del Di Venere non si sarebbe realizzata, Vendola mi chiese insistentemente di riaprire il concorso per consentire al dottor Sardelli di parteciparvi”. “Io – continua Cosentino – a fronte di tali richieste e nonostante fosse stata già composta la commissione che non si era ancora riunita, riaprii i termini del concorso, anche se non ero d’accordo, con la scusa di consentire il massimo accesso a tutte le professionalità. Era chiaramente una forzatura ma Vendola mi disse di farlo perché mi avrebbe tutelata”. Alla fine, “vinse il dottor Sardelli”, risultato il più titolato. I primi commenti del governatore della Puglia arrivano via Twitter e su Facebook. Sul sito di microblogging Vendola scrive: “Finalmente dal giudice per spiegare la correttezza dei miei comportamenti”. Concetto ribadito anche sul social network di Mark Zuckerberg: “Con la fissazione dell’udienza preliminare per la vicenda Sardelli, per cui sono indagato per concorso in abuso d’ufficio, posso solo dire che finalmente tiro un sospiro di sollievo essendomi così data possibilità di spiegare, dinanzi al giudice, la correttezza dei miei comportamenti.”
Fonte: http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2012/07/24/nichi_vendola_sanita_puglia_rinvio_a_giudizio.html

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EMILIA ROMAGNA

Il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani rischia di essere rinviato a giudizio per falso ideologico nell’ambito dell’inchiesta sul finanziamento alla cooperativa Terremerse, presieduta dal fratello Giovanni Errani. Il governatore è accusato di aver fornito informazioni sbagliate alla Procura per favorire il parente. Per quest’ultimo è stato chiesto il processo per truffa aggravata ai danni di ente pubblico e falso. Altri due funzionari rischiano il rinvio a giudizio per favoreggiamento personale. La Procura di Bologna ha depositato la richiesta e l’udienza preliminare si terrà a novembre davanti al Gup Bruno Giangiacomo, che deciderà se mandare a processo il governatore.La vicenda giudiziaria era nata nel 2009 in seguito ad un articolo de Il Giornale che aveva ipotizzato irregolarità nella concessione, nel 2006, di un finanziamento regionale da un milione di euro per la costruzione di una struttura vinicola a Imola. I fondi erano destinati alla coop Terremerse, il cui responsabile fino a gennaio 2010, era Giovanni Errani, iscritto nel registro degli indagati già nell’estate 2010. All’epoca del polverone, il governatore contattò la Procura per ottenere un colloquio coi magistrati e avere la possibilità di dimostrare la regolarità delle procedure adottate dalla Regione. Proprio in seguito a quel colloquio, la pm Antonella Scandellari lo indagò per falso ideologico, ritenendo che alcune sue affermazioni fossero un tentativo di sviare le indagini e coprire il fratello. Vasco Errani si è sempre difeso: “Ho saputo solo dopo anni che quei soldi erano per la coop di mio fratello”. E il suo avvocato Alessandro Gamberini parla di “un grave errore della Procura. La richiesta di rinvio a giudizio in assenza di elementi che ne giustifichino il fondamento desta sorpresa e sconcerto”. Dalla parte di Errani si è subito schierato il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci: “Il governatore è una persona di onestà cristallina. Metto molto volentieri la mia faccia e la mia reputazione vicino alla esemplare onestà di Errani”.
Fonte: http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2012/07/26/vasco_errani_processo_rinvio_giudizio_terremerse_falso_ideologico.html

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CALABRIA

Il Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti (Pdl), Commissario ad Acta per l’attuazione del piano di rientro della sanità, ha reso noto di aver ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. «A Scopelliti – è detto in una nota dell’ufficio stampa della giunta regionale – vengono contestati la stipula del “Patto di Legislatura” tra la Regione e l’Aiop, la delibera di giunta relativa al rinnovo del protocollo d’intesa tra Regione Calabria e l’Università Magna Grecia e l’approvazione con delibera di giunta del regolamento attuativo contenente i requisiti minimi per l’autorizzazione al funzionamento e le procedure per l’accreditamento dei centri socio riabilitativi per disabili, e la riconversione dei servizi Siad, relativi alla Fondazione Betania Onlus. Provvedimenti assunti senza preventivo parere del Tavolo Massicci». «Gli atti – precisa la Regione Calabria – non hanno prodotto effetti in quanto sospesi e poi revocati dallo stesso Commissario». «Indagato, oltre a Scopelliti, – prosegue la nota – il Dirigente Generale della Presidenza Franco Zoccali. Per la convenzione con l’Università Magna Grecia, risultano inoltre indagati il direttore generale del Dipartimento salute Antonino Orlando e per la delibera relativa alla Fondazione Betania l’assessore al lavoro Francescantonio Stillitani ed una dirigente del dipartimento». «Chiarirà presto – ha dichiarato Scopelliti – che si tratta di atti di indirizzo politico che non hanno prodotto alcun effetto, né‚ danno economico per la Regione Calabria, nè‚ vantaggio ad alcuno». (16 febbraio 2012)
Fonte: http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_16/scopelliti-avviso-garanzia_4d4498f4-58e1-11e1-9269-1668ca0418d4.shtml

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Come si può evincere dalle notizie sopra riportare, sufficientemente dettagliate, gli enti territoriali regionali non si fanno mancare proprio nulla. E di contro, il governo dei tecnocrati, ben sapendo il marcio che pervade gli Enti Regionali, preferisce abolire le Provincie (di fatto, anche geomorfologicamente, se ristrutturate come da nostro programma, il vero organo al servizio della Comunità) e lasciare in piedi i carrozzoni regionali, affiancadogli 10 CITTA’ METROPOLITANE, che da sè, saranno sufficienti per drenare e sperperare altro denaro della collettività, al contempo creando enormi disagi per la popolazione extraurbana. E naturalmente tutti i partiti che sostengono il Governo dei Banchieri hanno applaudito alla riforma, sminuendo e difendendo i propri governatori. Quanto sopra riportato non è il frutto di nostre fantasie ma notizie complete di fonte, e sul quale non sussistono dubbi sull’operato della Magistratura, visto che è tutto l’arco parlamentare ad essere colpito.

Quanto impiegheranno gli Italiani ad osservare quanto sta accadendo nelle Regioni e a NON RICONOSCERE IL GOVERNO NON SOVRANO E NON ELETTO ?

J.G.

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2 risposte a IL MARCIO DELLE REGIONI ITALIANE.

  1. WERWOLF ha detto:

    OTTIMO ARTICOLO BEN RELAZIONATO ANCHE UN MINISTRO (DI CUI NON RICORDO IL NOME) HA DETTO CHE PROBABILMENTE è STATO UN GRAVE ERRORE…PROCEDERE ELIMINARE LE PROVINCE..SE TROVO L’ARTICOLO ANSA….VE LO POSTO! USN SEMPRE AVANTI!

  2. Egeo Francois ha detto:

    Sono favorevole all’abolizione delle regioni,ma lascerei le provincie con ed i comuni con a capo il prefetto per le provincie ed un podestà per i comuni.
    Ma non devono essere assolutamente eletti,dovrebbero essere nominati per decreto del capo dello stato ,delegato al ministro dell’interno.
    L’elezioni non sono alche spreco di pubblico denaro.

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