MOSE’ HA PARLATO.

Mosè ha parlato, il listino di borsa sale, lo spread si abbassa. Tutti felici e contenti. Tutti ? Noi no e per una serie di motivi alcuni dei quali andiamo a precisare. In primis per la storia personale dell’uomo Draghi. Noi non dimentichiamo che egli è uno dei sicari della nostra economia oltre che  pericoloso  e legato a filo doppio ai nemici dell’Italia e dell’Europa dei popoli. Poi, in concreto, che cosa ha promesso di fare il governatore dei governatori: stampare moneta a debito, carta straccia per poter indebitare ulteriormente gli stati fino alla loro completa distruzione.

E i popoli ? Chi se ne frega ! Salire e scendere, la crisi, lo spread, il lavoro interinale, il lavoro precario, il lavoro come fatica, miseria, disperazione, la delocalizzazione delle imprese, il libero scambio, l’incubo della disoccupazione. E questo sarebbe il mondo migliore possibile promesso dai santoni destrosinistri, questo sarebbe il miglior mondo possibile vagheggiato da Popper.

Tutti, senza distinzione, passati al servizio degli oligarchi che – diciamo la verità – hanno adesso un dominio assoluto ed esclusivo su tutti gli apparati dello stato, sulla cosa pubblica, sui cittadini ridotti a sudditi anzi, a schiavi. Questa sarebbe la tanto decantata “democrazia compiuta”. In tale contesto ha ancora un senso tenere in vita divisioni tra destra e sinistra ? Tutto sommato la destra passatista, degenerata in destrismo, fa il suo gioco nell’ambito di un liberal capitalismo egoistico e utilitaristico, avendo perduto per strada il senso dello stato e della nazione intesa come comunità di popolo, di territorio, di lingua.

E la sinistra ? Nel 1996, l’allora segretario del PDS D’Alema, quello laureato all’università sovietica delle Frattocchie, ebbe ad affermare:   “Noi siamo un partito occidentale, liberale, moderato. Crediamo nella mobilità e non consideriamo più il salario una variabile indipendente dagli altri fattori del lavoro.”  Il neofita del liberal capitalismo  post industriale, era evidentemente in stato confusionale perché, caso mai, avrebbe dovuto dire: “dagli altri fattori della produzione”.

Questo perverso, corrotto e truffaldino bipolarismo consociativo al servizio dell’usurocrazia mondialista si è impoverito politicamente, culturalmente, moralmente, in sostanza, non ha più nulla da dire, non ha più nulla da proporre. Stanno esplodendo tutte insieme le contraddizioni del sistema turbocapitalistico, un sistema al quale tutto il sinistrume nel suo complesso e variegato mondo,  ha contribuito ad edificare. Anche lo storico grido di battaglia e di protesta dell’immediato dopoguerra , “ pane e lavoro “ si è trasformato adesso in “ pane e veleni “.

Si, perché per difendere il pezzo di pane, gli stessi lavoratori sono adesso disposti a lavorare in ambiente malsano, costringendo anche le loro famiglie ad avere come prospettiva  il morire precocemente di cancro. Il caso attuale di Taranto, ma che si trascina colpevolmente da trent’anni, e che fa seguito all’aberrante situazione vissuta a suo tempo a Marghera, è il simbolo di un “modello di sviluppo” che non ha tenuto conto né dell’ambiente né dell’uomo. Modello di sviluppo imposto dalla razza dei predatori con la complicità dei politici, dei sindacati, delle istituzioni e anche dei magistrati.

Il fronte autenticamente antagonista dovrà fare senza indugi – a  parere di noi socialisti nazionali – una attenta e ponderata riflessione sui temi urgenti che interessano le categorie del lavoro, della produzione e della cultura e che investono i problemi dell’educazione (dalla materna all’università), della salute e dell’ambiente, della giustizia, dell’organizzazione sociale, della previdenza e dell’assistenza ( che devono essere separate sul piano gestionale), della politica economico-finanziaria, della politica industriale, della politica estera.

Siamo impazienti ? La casa brucia e, come affermò a suo tempo il più grande poeta del ‘900, Erza Pound:  “Finchè non hai chiarito il tuo pensiero dentro di te stesso, non puoi comunicarlo ad altri; finchè non hai messo dell’ordine dentro di te stesso, non puoi essere elemento d’ordine nella società.”   Mosè ha parlato e allora occorre comprendere che il gioco si fa duro, il gioco si fa sporco, il cappio si sta stringendo sempre più al collo dell’Italia e dell’Europa dei popoli.

Occorre uscire dalla fase “metapolitica”, occorre verificare direttamente le “compatibilità”, per passare velocemente ad una fase costituente, rappresentativa di tutte le storie particolari che dovranno essere considerate quale contributo per il conseguimento dell’interesse comune dei gruppi e dell’intera collettività nazionale. Quindi, lealmente confrontarci e proporre con linguaggio unitario soluzioni concrete con documenti programmatici specifici sui singoli argomenti.

Solo attraverso un confronto diretto possiamo verificare concretamente  se, dallo stare insieme per motivi di carattere emergenziale, potremo poi passare ad una unità operativa organica con un programma politico-istituzionale condiviso, ed una organizzazione strutturata su base paritetica con l’individuazione delle rispettive funzioni e competenze. Noi socialisti nazionali sentiamo che questi sono tempi di rottura, di scelte precise, di decisioni coraggiose e politicamente “scorrette”. Siamo al paradosso: gli unici che riescono a dipingere con tinte veritiere l’attuale situazione politica italiana, sono personaggi definiti come comici: Grillo e Benigni.

L’Italia si sta spengendo come nazione anche a causa della mediocrità della classe dirigente. Siamo impazienti non per mania di protagonismo e, tanto meno, perché ci sentiamo depositari del verbo; siamo solo assetati di VERITA’ E GIUSTIZIA e vogliamo porre all’attenzione di tutti il fatto che, sul piano geostrategico, l’asse del mondo si è adesso spostato da est-ovest a nord-sud, con la conseguenza che le sorti del pianeta si giocheranno ancora una volta nel bacino del mediterraneo e l’Italia, la nostra Italia, si stende in tutta la sua lunghezza in questo mare.

Per sopravvivere non possiamo che essere protagonisti, altrimenti sarà schiavitù per secoli. L’impazienza nasce quindi dalla constatazione che la demoplutocrazia usurocratica avanza e demolisce con sadismo quanto è stato faticosamente costruito con il sacrificio e le lotte di intere generazioni. La cupola mondialista ci ha dichiarato guerra; siamo in guerra ed è una lotta di civiltà. Siamo alla svendita di un territorio, siamo alla cancellazione di un popolo, della sua identità e della sua Storia. Ci vogliono togliere speranza e futuro. Per tutto questo, noi socialisti nazionali, con molta umiltà ma con altrettanta determinazione, sosteniamo che il tempo delle incertezze e delle discussioni infinite  è terminato, anzi, siamo già fuori tempo massimo.

Per concludere vogliamo ricordare un articolo di Giovanni Gentile, pubblicato sul periodico “Italia e Civiltà” in un momento drammatico della nostra Storia nazionale, il cui contenuto è un programma d’azione  e un’accusa agli “attendisti”. Il titolo è significativo ed emblematico:  “Il sofisma dei prudenti”.

Stelvio Dal Piaz

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3 risposte a MOSE’ HA PARLATO.

  1. FERNANDO VOLPI ha detto:

    Parole sante caro Stelvio. Contro chi non ha rispetto per niente e nessuno e contro chi ci vuole ridurre ad un parco buoi non ci può essere comprensione! O noi o loro!!

  2. WERWOLF ha detto:

    ANCHE SE TUTTI NOI NO!…BELLISSIMO ARTICOLO! LIBERI SOCIALI NAZIONALI!

  3. wids72wids72 ha detto:

    I fautori del mondialismo hanno in sè un odio sviscerato per i popoli che si affacciano sul mediterraneo in quanto bacini di civiltà e cultura secolare…osiamo dire senza indugi, è una lotta tra il bene e il male quella in atto, subdola e senza esclusioni di colpi; la storia sta in questo momento altrettanto presentando il conto dell’ingordigia di questi loschi figuri, il potere generato dalla gestione del debito sovrano sta giungendo ad un fatidico capolinea, quello del giudizio della storia, quella scritta dagli uomini veri trasudanti verità. In alto i cuori!!!!

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