IL CIRCO BARNUM.

C’è aria di elezioni e così il “circo Barnum” della politica italiana si è rimesso in moto con il fragore di tutte le sue anticaglie spacciate, come al solito, per novità assolute. Diciamo la verità: questa cosiddetta “repubblica italiana” è ormai un ectoplasma che esiste soltanto come “gabelliere” per conto terzi. La truffa si perpetua attraverso il meccanismo perverso di una democrazia formale che, per inettitudine e rassegnazione di una comunità nazionale ridotta a tribù, un aggregato senza carattere e senza orgoglio che  continua a fornire il consenso ai suoi carnefici, agli artefici del mendacio, a quei personaggi cioè che fanno parte della oligarchia al servizio della cupola usurocratica che ha la sua sede logistica nel triangolo Londra, TelAviv , New York.

E così apprendiamo che il giullare di Arcore organizza un incontro con i “guru” dell’economia, con i tristemente famosi “Chicago Boys” (quelli chiamati da Pinochet alla guida dell’economia dopo il colpo di stato in Cile sostenuto dalla CIA), il tutto per contrappore un programma “liberale” alla lettera d’intenti del suo interlocutore Bersani capofila (per ora !) della cordata del centro-sinistra formata oltre che dal PD, anche da Vendola (SEL) e Casini (UDC).

Ma ecco che , contestualmente, nel laboratorio politico che è sempre stata la Sicilia, si fanno avanti le truppe clericali con una lista dei preti al grido di: “Uomini nuovi per una società di eguali e partecipi”. Capofila un certo don Felice Lupo (novello don Sturzo di antica memoria, fondatore del Partito Popolare, anch’egli siciliano), parroco della Chiesa di Sant’Eugenio Papa. Il motto della lista papalina la frase del profeta Isaia: “ Il lupo e l’agnello dimoreranno insieme”.

Isaia profeta ebraico  dell’VIII° secolo a.C. apparteneva alla tribù di Giuda e venne considerato uno dei profeti più importanti di tutta la Bibbia. Il capitolo 11 del libro di Isaia è considerato come l’origine del “messianismo” e, per la verità, annunciò la rovina di Israele. Come si può vedere, messaggi emblematici e contraddittori al tempo stesso sia nei “segni” che nei richiami storici. Comunque lo scopo dichiarato di questa scesa in campo delle truppe papaline in Sicilia “ immettere nella politica attiva laici e cattolici impegnati nell’itinerario di formazione permanente alla vita buona del Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa”.

Tutti questi tentativi di tenere in vita un sistema corrotto e ormai privo di significato istituzionale, sono possibili perché non esiste più lo Stato. Giammai come nella volgente crisi della civiltà europea gli argomenti della natura, del valore e della giustificazione dello “stato” hanno assunto un significato così pregnante. Intorno all’Idea di Stato si sono combattute lotte decisive nella prima metà del secolo scorso. Nel merito vogliamo riportare quanto affermato nel paragrafo I della Carta del Lavoro: “La nazione italiana è un organismo avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui divisi o raggruppati che la compongono. E’ una unità morale, politica ed economica che si realizza integralmente nello Stato fascista. “

In tal modo venne dato un riconoscimento formale all’entità dello Stato qualificato nazionalmente, mentre le costituzioni dell’epoca individualista si erano appoggiate su una dichiarazione dei diritti individuali ed avevano ridotto tutto il problema dello stato a quello del governo, vale a dire ad un problema di organizzazione e non già a quello di una definizione di valori. Per giunta un solo criterio dominava tali costituzioni, secondo la tesi di Montesquieu,  quello di evitare la “tirannide”, quando invece un governo deve essere idoneo ad affrontare i grandi problemi dello Stato.

Ma oggi, dovunque, nella tremenda crisi della civiltà che si è aperta anche per gli eccessi del cosiddetto “pensiero moderno” e dell’anarchia internazionale, riprende il motivo della personalità morale dello Stato e l’accertamento dell’impero delle volontà collettive al di sopra delle volontà individuali. Il popolo – per noi socialisti nazionali – inteso quale volontà attuale di vivere insieme, la volontà di continuare a far valere, per trasmetterla  alle generazioni successive, l’eredità degli antenati, il passato cupo e glorioso che prepara il programma per l’avvenire.

La crisi adesso è totale e globale, è la stessa crisi del capitalismo industriale che si è ormai ridotto ad una mera attività di speculazione, e il fallimento dell’economia mondiale si accerterà con la rivolta delle masse e dei popoli proletari contro i centri monopolistici interni ed internazionali. Dalla crisi si uscirà solo con il ritorno allo Stato nel pieno delle sue prerogative, compresa quella di battere moneta. Nel merito vogliamo riproporre quanto a suo tempo affermato da Mussolini (scritti e discorsi, VIII, pag. 222): “ Lo Stato non è soltanto presente, ma è soprattutto futuro. E’ lo stato che trascendendo il limite breve  delle vite individuali, rappresenta la coscienza immanente della nazione. Le forme in cui gli stati si esprimono mutano, ma la necessità rimane. E’ lo stato che educa i cittadini alla virtù civile, li rende consapevoli alla loro missione, li sollecita all’unità; armonizza i loro interessi alla giustizia; tramanda le conquiste del pensiero  nelle scienze, nelle arti, nel diritto, nell’umana solidarietà; porta gli uomini dalla vita elementare della tribù alla più alta espressione umana di potenza che è l’impero; affida ai secoli i nomi di coloro che morirono per la sua integrità e per obbedire alle sue leggi; addita come esempio e raccomanda alle generazioni che verranno i capitani che le accrebbero il territorio, i geni che lo illuminarono di gloria. Quando declina il senso dello stato  e prevalgono le tendenze dissociatrici e centrifughe degli individui e dei gruppi, le società nazionali volgono al tramonto. “

Il popolo, vale a dire la nazione, non è dunque un inafferrabile principio spirituale. Noi socialisti nazionali riaffermiamo che esso è una concreta volontà di vita esplicantesi attraverso il fattore politico. Senza stato non vi è nazione , perché non vi è sufficiente energia di volontà comunitaria. L’unica prova dell’esistenza di un popolo si ha in quell’atto nel quale un gruppo umano si afferma come nazione creando il proprio stato. Ecco perché il “nemico” tenta la distruzione dello stato-nazione per annientare un popolo e ridurlo alla schiavitù.

L’antidoto ? Ribellarsi al conformismo dilagante, rifiutare l’imposizione di mode e costumi che non ci appartengono, non aver paura di essere emarginati dal gregge, riaffermare con forza la propria identità di popolo e di nazione, la propria diversità biopsicosociologico-culturale e, soprattutto, riproporre l’Idea grande dell’Europa-Nazione, l’Europa dei popoli in una visione geostrategica euroasiatica e multipolare.

Stelvio Dal Piaz

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5 risposte a IL CIRCO BARNUM.

  1. Egeo Francois ha detto:

    La Nazione Italiana deve abbattere lo stato italiano nato dalla sconfitta militare.
    Dopo va ricostruito lo stato ,il quale garantirà con le sue Leggi e le sue forze armate la Nazione Italiana.
    Quello ,in cui viviamo oggi non può chiamarsi stato ,ma associazione a delinquere finalizzata alla distruzione del Popolo e della Civiltà ultra millenarai dell’Italia.
    In 67 anni questi maiali ci hanno trasformati da eroi colonizzatori artisti in una massa informe ,che accetta supinamente tutto quello che gli viene imposto.
    Il popolo italiano di oggi è un bue, che crede a tutte le menzogne che i mezzi d’informazione del regime diffondono .
    Perchè nessuno parla più dei due Marò tenuti prigionieri da negroidi dell’india?
    Se avessimo uno stato con la S maiuscola i nostri soldati sarebbero già liberi.
    I mezzi ci sarebbero, basterebbe far intervenire gli incursori della marina per annientare quei subumani che tengono prigionieri i nostri Marò.
    Oppure dare un ultimatum all’india : se non vengono liberati i soldati Italiani l’Italia espellerà dal suo territorio tutti gli indiani presenti.
    Io avrei anche altre idee,ma è meglio che le tengo per me..Per
    Concludere questo pseudo stato nato dalla sconfitta deve essere abbattuto e noi Italiani dobbiamo tornare ad essere gli unici artefici del nostro destino.

  2. francesco ha detto:

    l’italietta e’popolata da democristiani pantofolai che pensano a mangiare e consumare davanti alla tv e facebook. Siamo ridotti al rango di tubi digerenti, anzi, di scarico. Abbiamo quello che ci meritiamo

  3. Vincenzo ha detto:

    NON SI PUO’ FARE UNA GRANDE NAZIONE CON UN PICCOLO POPOLO!
    EJA!

  4. lupoalfa ha detto:

    Invito Egeo Francois ad una moderazione di termini; non siamo “suprematisti bianchi” perché crediamo nelle peculiarità delle differenze e semmai dobbiamo guardare a monte del problema dei flussi migratori. In India, tra l’altro, é avvenuto un fatto increscioso che riguarda però soprattutto la sfere di comando della nostra M.M. più che le autorità locali che evidentemente sfruttano anche l’ambiguità delle cosiddette “regole d’ingaggio” ma ciò rimane una deficienza della nostra diplomazia. Dunque evitiamo demagogia da bassa cucina xenofoba che non é pertinente al pensiero socialista nazionale; siamo convinti che l’autodeterminazione dei Popoli guidati da sagge regole di convivenza civile taglierebbe all’origine la globalizzazione mercificata degli esseri umani sradicati dalla loro Terra evitando inutili “guerre tra poveri” se solo si comprendesse chiaramente chi é il vero Nemico.

  5. Etneo88 ha detto:

    popolo corruttibile classe politica corotta… la rivoluzione deve cominciare dal basso! dobbiamo riformare l’uomo prima.

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