DIVIDE ET IMPERA. TECNOCRAZIA ANTROPOLOGICA E LOTTA DI CLASSE

Il motto classico “Divide et impera” (attribuito dalla Treccani a Filippo il Macedone quindi di lontana origine[1]) che in qualsiasi ambito politico o metapolico viene imputato ad una precisa strategia di mantenimento del potere, è di nostro interesse e ci piace dargli anche un’aura antropologica essendo diventato negli ultimi decenni  uno strumento che sicuramente viene utilizzato dall’attuale classe di Tecnocrati al potere nella quasi totalità dei governi “occidentali”. Pertanto occupiamoci da vicino di quello che sta accadendo in Italia. Abbiamo individuato l’intento “frammentario e imperiale” della classe di Tecnocrati insediata al governo senza il consenso della Sovranità Popolare (fatto di per sé abbastanza frequente negli ultimi 2000 anni della storia italica) in 3 ambiti ben specifici:

  • ASPRA DIVISIONE GENERAZIONALE
  • CONFLITTO FRA AMBITO PUBBLICO E PRIVATO
  • LOTTA DI CLASSE

***

DIVISIONE GENERAZIONALE

Il recente discorso che il Presidente del Consiglio ha tenuto a Rimini durante l’ultimo meeting di Comunione e Liberazione[2] ha certificato quanto stavamo osservando da tempo. Analizziamone un breve passaggio: “Vedete, quando in un’intervista rilasciata poche settimane fa ho parlato di “generazione perduta”, non ho fatto altro che constatare con crudezza – a volte è necessaria anche quella – una realtà che è davanti agli occhi di tutti: lo “sperpero” di una intera generazione di persone che oggi giovani non lo sono più, alcuni di loro hanno superato i 40 anni d’età, e che pagano le conseguenze gravissime della scarsa lungimiranza di chi, prima di me, non ha onorato il dovere di impegnarsi per loro. Un’intera generazione che paga un conto salatissimo.“

La recente riforma del lavoro, peraltro parzialmente monca degli intenti primari e devastanti che erano nelle intenzioni dei Tecnici Legislatori, ha ben evidenziato quale sia la direzione che s’intenda mantenere:

–          Certificazione del Precariato

–          Riforma degli Ammortizzatori Sociali

–          Cancellazione delle tutele lavorative e facilità di licenziamento

Molti ancora non si sono resi conto che è quella che Monti chiama impunemente Generazione Perduta che sta reggendo tutto il tessuto lavorativo, e che ora si trova a fare da cuscinetto tra le vecchie e le nuove generazioni. Proprio coloro che si ritrovano tra i 35 e i 45 anni saranno quelli che pagheranno il prezzo più salato attraverso una tassazione di stampo feudale e il totale prosciugamento dei risparmi delle vecchie generazioni.

Attualmente, escludendo i minorenni, possiamo dividere le generazioni lavorative in 3 gruppi:

–          Neodiplomati/Neolaureati/Precari/Disoccupati 18/34 anni

–          Classe lavorativa 35/50 anni occupati/disoccupati

–          Pensionandi/Pensionati/Esodati

L’effetto cuscinetto lo si vede bene. Ma sarà un cuscinetto destinato a saltare presto. Con l’aumento incipiente della disoccupazione (i dati di Luglio 2012 parlano di un 10,5%)[3] sarà in termini di valore assoluti la generazione lavorativa tra i 35 e i 50 anni a risentirne, non fosse altro per ovvi valori statistici. Se a ciò aggiungiamo i primi effetti della Riforma delle Pensioni approvata nel 2011[4] e sommiamo infine la disoccupazione giovanile che è arrivata al 35%, il panorama prende le sembianze di una vera e propria lotta generazionale. Nei prossimi anni tale lotta si inasprirà e spingerà molti giovani ad andarsene con conseguente perdita del gettito fiscale. E nel caso una parte di loro decidano di restare in Italia, si passerà senza nessuna ombra di dubbio alla dequalificazione del lavoro degli over50 e della loro conseguente diminuzione del valore reddituale lavorativo, e la contemporanea sbandierata professionalità dei nuovi “giovani digitali” che però verranno ovviamente retribuiti con stipendi da apprendistato in nome della più sfrenata globalizzazione o addirittura invitati a circumnavigare l’Occidente in cerca di fortuna lavorativa, nonostante ci si lamenti della cosiddetta “fuga di cervelli”.

CONFLITTO FRA AMBITO PUBBLICO E PRIVATO

Il Ministro Fornero ha recentemente anticipato[5] quello che in molti si aspettano: la Licenziabilità dei Dipendenti Pubblici. Uno dei dogmi lavorativi su cui si è basato una parte importante del tessuto lavorativo degli ultimi 50 anni sta probabilmente per saltare, in quanto, un governo già in difficoltà e tenuto sotto scacco dall’uso coercitivo dello Spread (in verità la battaglia è fra Dollaro ed Euro), non potrà che usare alcune tecniche usate dai governanti della Grecia, che oltre al depauperamento di milioni di persone, porterà alcuni grossi scompensi a livello antropologico e sociale in Italia.

Probabilmente i Tecnocrati dovranno fare i conti con il “Bacino Elettorale” che i dipendenti pubblici forniscono e troveranno un qualche compromesso con la classe dei politicanti (che stanno umiliando) e non ci stupirebbe vedere nel post elezioni 2013 personaggi come Mario Monti o Corrado Passera all’interno di qualche GrossKoalition di Salute Pubblica.

Ma da chi può giungere un aiuto a questa strategia ?

Sicuramente dai milioni di dipendenti privati che vedono nei dipendenti pubblici dei privilegiati.

Provate a mettere due leoni che non si cibano da 7 giorni dentro una gabbia con cibo a disposizione per un leone solo. Cosa faranno secondo voi ?

Ovvio che prima di consumare il pasto cercheranno di annichilire l’avversario.

In tal modo, con una disoccupazione che sta salendo a livelli storici fra i dipendenti privati e fra i liberi professionisti, queste classi lavorative come guarderanno i “Privilegi” dei dipendenti pubblici, peraltro già “socialmente” bistrattati dopo che per decenni intere classi lavorative in ambito pubblico non hanno certo brillato per incipiente professionalità ?

Semplicemente una grossa parte dell’opinione pubblica spingerà il governo verso la diminuzione degli stipendi dei dipendenti pubblici e verso la loro licenziabilità, facendo ottenere al governo il risultato sperato.

LOTTA DI CLASSE

L’ultimo conflitto, quello definitivo, si avrà con l’Armageddon fra Istituzioni Bancarie e Ceti medio-alti da una parte e da borghesia decaduta/terzo e Quarto Stato (se ancora esiste) dall’altra.

Qui avverò la definitiva rottura che porterà alla totale cancellazione delle tutele lavorative e farà diventare la società lavorativa italiana una jungla capitalista popolata di lavorati precari..

E in questo scenario non abbiamo voluto analizzare volutamente l’influenza e le conseguenze che il Secondo Stato (Mafia, Camorra & Co.) sarà portato a perseguire, e che a modo nostro, non farà altro che provocare una profonda spaccatura ancora maggiore fra Nord e Sud.

Tra l’altro, e qui potremmo aprire un altro doloroso fronte, si può notare attraverso l’analisi del pasticcio “Esodati” come il Governo sia pienamente consapevole che colpendo “gruppi di migliaia di persone” (e non milioni) si riesce ad isolare il “focolaio del dissenso” e si risolve mediaticamente il problema con minime difficoltà. Lo si può ben notare dal fatto che attualmente il problema degli Esodati (un fallimento totale per un governo che si definisce di Tecnici) sia passato totalmente in secondo piano, anche nelle cronache giornalistiche. Una volta accantonato un problema si passa alla prossima picconata. Allo stesso tempo si colpiranno gli operai della Fiat, poi si colpiranno i dipendenti della Multinazionale X, si useranno le Liberalizzazioni per colpire taluni ambiti professionali, etc. In tal modo, si fa in modo che il dissenso non diventi “consenso pre-rivoluzionario”, e ove lo diventi, al di fuori degli ambiti lavorativi, c’è sempre un Grillo qualsiasi (Casaleggio Docet) che riesce a veicolare il dissenso politico all’interno del gioco dei Ludi Cartacei e che, de facto, permette il mantenimento dello Status Quo politico.

A tutto questo, e purtroppo a conferma di quanto sopra esposto, rileviamo l’incredibile numero di problemi certificato dallo stesso ministero[6]: “Circa 150 tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo economico per circa 180.000 lavoratori coinvolti e oltre 30.000 esuberi: l’autunno – secondo i sindacati che hanno rielaborato dati del ministero – si prepara ad essere molto difficile sul fronte delle crisi industriali, con la situazione più dura nell’ultimo ventennio. Ci sono poi altre migliaia di posti a rischio in vertenze che non arrivano neanche al ministero dello sviluppo economico come quelle delle piccole aziende tessili. Oltre alle vertenze sulle prime pagine dei giornali come quella del Carbosulcis e dell’Alcoa, ci sono decine di crisi ancora irrisolte, da quelle del settore elettrodomestici (Electrolux, Indesit, Antonio Merloni) a quelle del settore aereo (da Windjet a Meridiana) passando per la produzione nel comparto ferroviario (Ansaldo Breda e Firema), l’Ict e il tessile (alla crisi della Miroglio si è aggiunta quella di Sixty mentre una soluzione si è trovata per la Golden Lady/Omsa).

Appare che 150 problemi affrontati singolarmente appaiono differenti da UN SOLO PROBLEMA affrontato socialmente; 1000 persone per 150 aziende non sono 150,000 persone che vanno in piazza ed hanno un forte impatto sociale. Allo stesso modo 50 minatori sardi o 50 dipendenti ALCOA che si incatenano a Montecitorio non hanno lo stesso impatto di una manifestazione oceanica a cui abbiamo assistito in epoche ben diverse.

Questo vi dà la misura del problema e del fatto che gli italiani sono “sotto anestesia”.

Quanto sopra esposto è in breve sintesi, il nostro pensiero e il nostro profondo sconcerto su una classe di Tecnici Autocrati che attua fine strategie di antropologia sociale per portare a termine la dissoluzione dello stato sociale.  Il modello LiberalCapitalista è in completa implosione, la torta da dividere sarà minore e gli “individui-cittadini” non potranno che scontrarsi tra di loro come nella Jungla del Nuovo Millennio.

Riccardo Berti

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Note

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5 risposte a DIVIDE ET IMPERA. TECNOCRAZIA ANTROPOLOGICA E LOTTA DI CLASSE

  1. stelvio dal piaz ha detto:

    Ottimo articolo e perfetta l’analisi. Se il regime tecnocratico riesce a mantenere queste divisioni il suddito italiano è fregato per lungo periodo. Occorre veicolare al massimo la tua analisi per cercare di ricreare “comunità” nella protesta che deve diventare INSORGENZA” Stelvio

  2. lupoalfa ha detto:

    Tra l’altro gli studi in proiezione indicano possibile per il prossimo parlamento un solo scenario che vede gli attuali tre partiti (PD, PDL ed UDC) gli unici in grado di sostenere insieme con 400/450 deputati un governo che altrimenti non ci potrebbe essere. Dunque un bel Monti bis con i cespugli dei “corridori per la poltrona” (tipo La Destra, FLI, Sel, API ecc.ra ecc.ra) che – naturalmente per avere “tribuna” (!?) – si dovranno accorpare con uno dei tre soggetti principali. Ecco perché si troverà l’accordo per la “nuova legge elettorale” a base proporzionale……sempre tra i soliti noti (cattocomunisti e liberisti, figli della stessa…… “mammòna”), con la benedizione apolide.

  3. wids72 ha detto:

    L’obiettivo tecnocrate perpetrato dalle oligarchie sovranazionali globali è quello di ridurre la società alla cosidetta “crescita zero”, intesa come inerzia dell’iniziativa da parte di tutto ciò che è comunità dal punto di vista economico, sociale e politico; ovvero creare un sistema schiavistico, composto da una “razza” di ibridi di cui le prossime generazioni saranno composte le quali pagaranno le amare conseguenze e che attualmente ne vediamo le fattezze in atto….In alto i cuori a tutti i combattenti dell’idea ovvero a coloro che si battono strenuamente nell’azione quotidiana di esprimere con i fatti i valori che contraddistinguono il pensiero che costituisce l’agire quotidiano…

  4. Valter Melchiorri ha detto:

    Un analisi molto precisa e ben descritta della situazione attuale e futura del nostro paese. Ora più che mai dobbiamo serrare i ranghi e non mollare. Allargare a tutti queste analisi serve come dice Stelvio serve per ricreare “comunità” nella protesta. In alto i cuori e avanti tutta senza fermarsi.

  5. Ammiro la perseveranza nel radiografare i guasti di regime e denunciarne le conseguenze su un intero Popolo , quindi ottima l’analisi di Riccardo a vantaggio della Comunita’ USN.

    Da osservare che questa repubblica tropicale , si contorce ormai in un tentativo disperato di sopravvivere a se stessa o In altre parole…si tratta di una lenta implosione e di una progressiva delegittimazione dell’intero apparato .Come si spiega? Bhe… il Capitale globale usa sistemi supremamente agili e in continua evoluzione tecnologica e organizzativa su scala globale.. L’Italia discetta , perde tempo , manca il punto , prende il caffettino 4 volte al giorno ,, si siede in aule vellutate , giocherella con l’I-Pad , con dei pulsanti voto modello Star Treck anni 70 .. A nessuno frega nulla che vada al di la’ di un comodo pensionamento , del profitto di questa notte. Si tratta della calcuttizzazione di una para- civilta’ istituzionale. Dietro tutto questo , vegeta un popolo si intende , lo stesso che nei paesi scandinavi viene considerato alla pari di un nutrito gruppo di danzatori dervisci . Ci trovano godibili , divertenti ma sotto sotto non ci affiderebbero neanche un trattore..Questo popolo ha una responsabilita’ storica precisa , una colpa non estinguibile che e’ la incapacita’ di decidere per se stesso , di liberarsi della tirannia di una Democrazia cosmetica dispendiosa e inefficiente . , di godere della propria inettitudine , della monumentale ignoranza nella quale e’ immerso con aria beota .e nella convinzione di essere speciale in qualche modo. , Sindrome questa tipica del sottosviluppo , del guasto psicologico di massa . In aggiunta , troviamo una vilta’ nauseante ovunque che provoca disgusto e pena . Insomma e per concludere : Il Popolo Italiano non e’ solo una vittima ma anche un carnefice di se stesso e non e’ detto che il nostro ruolo debba essere necessariamente assolutorio. Quello della Storia non lo e’ stato mai con nessuno dei Popoli incapaci di essere tali , inabili al combattimento per la propria esistenza , inadatti a comprendere le contingenze e lottare contro di esse . Il diritto alla vita in natura non e’ mai scontato , e’ necessario conquistarlo.

    Claudio Modola

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