LABORATORIO USN: LA QUESTIONE ILVA E L’OMBRA DELLA NATO

La questione che sta investendo in questi giorni il colosso siderurgico dell’Ilva, non può essere approcciata se non attraverso gli occhi della geopolitica; il dramma non è difatti legato soltanto ad una questione territoriale di intrusività e dannosità ambientale, ma risulta essere inserito in una rete di strategie belliche inquietanti che si stanno muovendo sul territorio europeo sotto la regia atlantica. Le finalità di tali manovre sarebbero rappresentate dall’intento di accerchiamento della Russia e dalla determinazione nel prepararsi ad attaccare l’Iran; non a caso preme la realizzazione della Tav (come corridoio di collegamento tra Lisbona e Kiev) e l’installazione, nell’area sud-est della nostra penisola, di una importante base militare statunitense. A supporto di tali dichiarazioni, riportiamo lo stralcio dell’atto Parlamentare della seduta dell’11 Marzo 2004 che (si cita la fonte PEACELINK) “profila l’eventualità che la base navale di Taranto sia chiamata dal 2005 ad ospitare la sesta flotta americana di cui sarebbe già stato deciso il trasferimento da Gaeta; in particolare sempre secondo la detta fonte, documenti ufficiali del Pentagono attesterebbero, sempre a Taranto, la costituzione di una “high readiness force” (comandi proiettabili ad alta prontezza) di tipo navale, che si andrebbe ad affiancare ad un’”high readiness force” di terra, ubicata a Milano, in un apposito nuovo quartier generale della NATO. Malgrado le intervenute smentite da parte di alcuni rappresentanti del ministero della difesa italiano, dalla mappa del Pentagono, ricavabile dal sito Dipartimento della difesa USA, risulta chiaramente che l’unica sede deputata ad accogliere la sesta flotta USA nel nuovo ruolo del comando NATO è Taranto

 Il sito destinato alla realizzazione della citata struttura militare (che dovrebbe ospitare un grande centro di comunicazioni e spionaggio e servire come centro operativo per i sommergibili nucleari Us-Navy), risulta collocato in una grande area del porto tarantino; dall’osservazione della relativa mappa, è possibile riscontrare che il Molo Ovest, occupato dall’Ilva, ed il Molo settoriale, destinato alla Nato, risulterebbero affiancati nonché accavallati per quanto attiene un’insenatura.

Come fare?

Ed ecco che, dopo decenni di trascuratezze, indifferenza e concussioni (rispetto a verifiche e a possibili interventi di disinquinamento e di ricircolo delle acque di scarto impiegate nella produzione siderurgica), all’improvviso vediamo un pool di magistrati agire di tutta fretta ed acquisire perizie medico tossicologiche capillarmente documentate.

Quello che rappresentava un colosso industriale del sistema produttivo industriale italiano, è stato trasformato agli occhi dell’opinione pubblica come il “mostro da dover cancellare”; la direzione delle decisioni da intraprendere sta risultando tendente alla chiusura e non alla bonifica. Evidentemente non interessa “mantenere in vita l’Ilva” bensì preme liberare l’area affinché venga egemonizzata dell’ennesima base strategica e militare Nato.

Dinnanzi a simili prese di coscienza, riguardo alle quali occorrerebbero pagine di approfondimenti, tanto risultano essere inquietanti, preferiamo ancora sperare che l’Ilva possa continuare ad esistere, opportunamente ristrutturata e bonificata, nonostante il contesto di feroce deindustrializzazione che la Nostra Nazione sta subendo….

In nome del Lavoro Italiano, in nome dei Lavoratori!

Daniela Roccella

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8 risposte a LABORATORIO USN: LA QUESTIONE ILVA E L’OMBRA DELLA NATO

  1. WERWOLF ha detto:

    Ottimo articolo…..complimenti Daniela!…Nazionalizziamo L’ilva!

  2. wids72 ha detto:

    Se avessimo avuto uno Stato a conduzione nazionalistica, con altra gente di altra fattura, quei loschi individui tecnocrati che monopolizzano l’economia e la finanza alla bisogna, sarebbero stati cacciati via a suon di pedate!!!! In alto i cuori!!!

  3. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Complimenti a Daniela: dobbiamo riprendere la battaglia: VIA L’ITALIA DALLA NATO, VIA LA NATO DALL’ITALIA.. Anche con questo intendimento abbiamo lanciato la provocazione di richiedere le dimissioni del massone atlantico Mario Monti. Dobbiamo riuscire a mobilitare le coscienze italiche per riconquistare la civiltà del lavoro che appariene alla nostra tradizione storica e culturale.

  4. luca pozzi ha detto:

    Brava Daniela, ottimo articolo . Continua a stupirci sulle ricerche…. buon lavoro.

  5. Avanguardia ha detto:

    Si, ho pensato che dietro questa chiusura ci fosse sotto qualcosa. Io penso rientri nel grande piano di decrescita infelice deciso a livello delle macro-oligarchie economiche.

  6. Daniela Roccella Usn ha detto:

    Vi ringrazio tutti….Noi di Socialismo Nazionale non ci sottrarremo dallo smascherare, davanti agli occhi dell’opinione pubblica, tutti gli inganni che i “Poteri Sporchi” (atlantici e filoatlantici) stanno compiendo sulla pelle della nostra Nazione e del Popolo Italiano!

  7. nuovorisorgimentoblog ha detto:

    L’Ilva si deve nazionalizzare , ma ai proprietari gli vanno espropriati tutti i beni (per colpe gravi e per aver causato la malattia a centinaia di persone) che in seguito dovrebbero essere utilizzati per mettere in sicurezza l’azienda. Tutti al gabbio e con le pezze al cu……..o
    Secondo me il tornado di ieri era artificiale, gli Usa (non solo) utilizzano la geoingegneria per destabilizzare l’economia del nostro paese………..Ho grossi sospeti anche sugli ultimi terremoti………..Comunque bell’articolo, di quelli che se ne leggono pochi……………..

  8. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Non è da escludere che il controllo del clima attraverso le chiacchierate scie che compaione nel cielo, controllo che è nelle mani dei criminali statunitensi,sia riuscito a condizionare la situazione metereologica su Taranto. In effetti un vento a 270 chilometri orari nelle nostre zone non se ne ha memoria storica, nemmeno a Trieste.

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