VENEZUELA: MADURO TRA L’EREDITA’ DI CHAVEZ E I FALCHI ATLANTICI

chavez 2La storia contemporanea del Venezuela ha  subito una battuta d’arresto il 5 Marzo 2013 con la morte del suo Presidente e capo carismatico Hugo Rafael Chavez Frias che, durante i suoi mandati governativi, ha riproposto e realizzato  una “Rivoluzione Bolivariana” opposta ai pesanti tentativi di ingerenza statunitense sull’economia del  Paese; il Popolo venezuelano è stato quindi chiamato a stabilire il suo legittimo successore (del quale tratteremo in chiusura), proveremo intanto ad  offrire uno spaccato  relativo alle basi storiche, economiche, politiche e sociali sulle quali l’opera di Chavez è stata costretta a muoversi. La storia dalla quale partire  coincide con la  rivoluzione bolivariana (1821) in occasione della quale il “libertador” Simòn Bolivar riuscì, attraverso la sua capacità carismatica e militare, ad avere la meglio sui colonizzatori spagnoli, conquistando l’autonomia del Venezuela; nei periodi immediatamente successivi il Paese subì però  il succedersi di   regimi dittatoriali, prettamente legati ad interessi di “caudillo e  latifondisti locali”, che rappresentarono  a lungo un freno per la sua economia.
Agli inizi del Novecento  salì al potere Juan Vincente Gomez (1908-1935) il quale organizzò un esercito di professionisti, quasi una struttura di comando centralizzata, che rafforzò i poteri presidenziali fino all’epoca della seconda guerra mondiale;  tale impostazione permise una discreta stabilità politica ma non generò un’emancipazione sociale ed economica  visto che,   i guadagni derivanti dall’emergente  attività di estrazione del petrolio, non andarono nella direzione delle esigenze del popolo ma andarono ad arricchire  soprattutto uomini d’affari locali e compagnie petrolifere statunitensi.
Nel periodo coincidente  con la Seconda Guerra Mondiale, si susseguirono le gestioni di Eleazar Lòpez Contreras (1936, di ispirazione liberale), di Isaias Medina Angarita (1941, che avallò l’alleanza con  Usa e Gran Bretagna), Ròmulo Betancourt (1945, che promulgò la prima Costituzione venezuelana),  Ròmulo Callegos (1948, che fu il primo presidente ad essere eletto “democraticamente”),
Marcos Pérez Jiménez (che lo spodestò tramite un golpe e che favorì l’immigrazione proveniente dall’Europa rilanciando l’economia del Paese). Nei successivi quarant’anni si successero governi tendenzialmente democratici e la rielezione di Ròmulo Betancourt (1958-1964) decretò l’inizio di una nuova fase per il Paese.
A partire dagli anni sessanta fino al 1998, il suo partito  Acciòn Democratica e il partito democristiano COPEI si alternarono alla guida del Paese, generando un sistema bipartitico che prese il nome di puntofijismo.
Il 27 Febbraio 1989 a causa di una grave crisi economica nel paese esplosero numerosi disordini  ed il presidente in carica Carlos Andrés Pérez del partito A.D. sospese i diritti costituzionali ai cittadini.
Ma ecco che, a distanza di qualche anno, nel 1998 venne eletto  il Presidente Chavez; da allora i due partiti che si erano assicurati il potere grazie a dinamiche bipolariste, cominciarono ad assumere un ruolo marginale.
L’avvento di questa nuova figura aprì un’epoca dalla visione totalmente rinnovata:  comportò la promulgazione di una Nuova Costituzione e  di una nuova denominazione per il Paese che divenne “Repùblica Bolivariana de Venezuela”. Il fondamentale cambiamento fu comunque rappresentato  dalle coraggiose  visioni  politiche grazie alle quali  si svilupparono nuove relazioni tra classi sociali ed economiche.
I sostenitori del nuovo Presidente  si organizzarono in “circulos bolivarianos” atti a garantire l’opera  auspicata da Chavez, ovvero la “revoluciòn bolivariana” mirata innanzitutto alla realizzazione di progetti di giustizia sociale..
Durante il suo mandato Chavez ha dovuto affrontare violente forme di opposizione (per lo più fomentate da ingerenze statunitensi), tra queste  uno sciopero nazionale dei lavoratori nel 2001 ed un tentativo di colpo di stato nel 2002; peraltro un ulteriore sciopero, avvenuto nello stesso anno, portò alla chiusura della compagnia petrolifera PDVSA con gravi conseguenze per l’economia venezuelana (peraltro vi è da sottolineare che i proventi derivanti da quest’ultima rappresentavano il fondo dal quale attingere per le iniziative di ordine sociale).
Per sottolineare  la propria forza di governo, nell’agosto del 2004 Chavez indisse un referendum sulla propria riconferma, ottenendo il 59% delle preferenze sui votanti; tale risultato venne contestato da certe “falangi filostatunitensi” che tentarono di delegittimarlo, ma Jimmy Carter a costo di subire aspre critiche, tramite  il suo Centro Carter e l’Organizzazione degli Stati Americani,  certificò l’alto consenso ottenuto da Chavez come “effettivamente rappresentativo della volontà popolare”.
I valori peculiari di Chavez  che  ispirarono  la sua attività di Capo di Stato (dal 1999 al 2013) furono rappresentati da “antimperialismo, anticapitalismo e fervente antiamericanismo”; a sostegno delle  sue azioni e delle sue opere fu sempre presente la mistica bolivariana quale richiamo unitario indirizzato  all’intero popolo venezuelano. Il suo impegno fu sempre  rivolto a  liberare il Paese dal giogo dell’egemonia  capitalista-statunitense e ad impegnare il Paese in una moderna Rivoluzione più giusta ed egualitaria, realizzando  un’alta forma di Socialismo che portò risultati nobili e significativi  quali la riduzione della povertà,  il dimezzamento della mortalità infantile, l’alfabetizzazione del Popolo, lo sviluppo dell’assistenza sanitaria (grazie anche alla collaborazione con Cuba).
Pur mantenendo rapporti commerciali con gli Stati Uniti (essendo il Venezuela il  secondo esportatore al mondo di petrolio), dopo l’attentato alle Torri Gemelle, Chavez  prese nettamente le distanze dall’amministrazione Bush, assumendo una posizione chiara in contrasto con il potere e gli intenti  predatori degli yankee, diventando peraltro il punto di riferimento dell’intera America Latina quanto a idee e programmi di eguaglianza e giustizia sociale.
Le sue politiche dimostrarono di avere forte afflato redistributivo, difatti Chavez estese i confini di intervento dello Stato in favore del Sociale tramite anche  nazionalizzazioni ed espropri  attuati principalmente nel settore delle fonti energetiche e delle materie prime; simili scelte riuscirono ad accrescere il supporto alla sua figura da parte delle categorie più umili e di quelle porzioni di popolazione che in passato si erano opposte fortemente alle odiate politiche liberiste imposte all’America Latina nella fase del Washington Consensus (che emanò  direttive economiche  iperliberiste per intrappolare i paesi in via di sviluppo).
Possiamo inoltre accennare come Chavez ebbe un forte peso sulle politiche estere; la sua principale battaglia fu quella indirizzata al progetto di rendere indipendente il Venezuela (e l’intero Sud America), attraverso una  piattaforma di relazioni dove il benessere e l’Autodeterminazione dei Popoli avrebbe dovuto avere la predominanza sugli aspetti legati al  profitto finanziario (uno dei suoi progetti rimasti incompiuti,  fu la realizzazione  del Gasdotto del Sud che avrebbe raggiunto perfino la Patagonia).
Nell’ultima fase del suo governo comunque, pur rimanendo il promotore di battaglie rivoluzionarie socialiste-nazionali, il Presidente fu costretto ad “aprire” verso accordi con gli statunitensi in quanto, essendo questi i  principali fruitori del greggio venezuelano ed avendone  abbassato la richiesta a causa della crisi finanziaria, ne provocarono una recessione economica; il Venezuela  dovette così accettare di avvicinarsi diplomaticamente a Washington per strutturare rinnovate modalità di collaborazione, ne scaturì difatti l’ingresso (31 Luglio 2012) nel Mercosur, il Mercato Comune del Sud America istituito attraverso il Trattato di Asunciòn  nel 1991.
Una personale riflessione vuole sottolineare che  tale Ente Finanziario in fondo consentirà, dietro l’alibi del libero scambio e dell’uniformità dei  metodi commerciali, una vera e propria colonizzazione finalizzata al controllo del Sud America  da parte dell’economia “occidentale/liberista”, in quanto inevitabilmente ogni passaggio aggregativo comporterà cessioni di sovranità nazionale per gli Stati Membri.
Un po’ la medesima dinamica che sin dal  dopoguerra i poteri capitalisti hanno giocato sull’Europa nell’ambito della quale, dietro l’inganno di progetti economici spacciati  come “opportunità”, in realtà  hanno censito, ingabbiato e contingentato le sovranità nazionali e la loro capacità di autodeterminazione, trasferendole dentro la rete  degli interessi egemonici delle plutocrazie finanziarie atlantiste e nuovordinemondialiste.
Alla morte di Chavez, l’incarico “ad interim” era stato affidato al suo delfino Nicolas Maduro, al quale la tornata elettorale appena conclusasi ha consegnato la Nuova Presidenza del Venezuela.
La sua vittoria è avvenuta grazie al 50,66 % dei voti che si sono contrapposti al 49,07 % dell’avversario Henrique Capriles; in occasione delle precedenti elezioni del 7 Ottobre 2012, Chavez aveva battuto lo stesso Capriles con il 55,07 % contro il 44,31 %, peraltro con una dirompente partecipazione dell’ 80,56 %.
La vicinanza e la fedeltà di Nicolas Maduro verso Chavez, lo hanno portato a rappresentare “el hombre giusto” atto a proseguire l’opera chavista, soprattutto nel  solco dell’anticapitalismo  e dell’attenzione alla giustizia sociale.
Gli oppositori  proseguiranno nella loro azione di mistificazione e di delegittimazione della “rivoluzione socialista-bolivariana-chavista”, omettendo il fatto che  le conquiste sociali  e nazionali conseguite durante la gestione Chavez, risultano essere visibili e riscontrabili;  gli intenti e le bramosie statunitensi invece continueranno a muoversi nell’ombra, proseguendo nell’insano obiettivo di consegnare il Venezuela al “profitto capitalista”, strappandolo  all’autonomia conquistata attraverso l’opera di Chavez.
In un simile contesto, risulta doveroso tenere presenti i sospetti sulle reali cause della morte di Hugo Chavez e dei timori  di  Nicolas Maduro  per  la propria  incolumità.
In questa nuova fase, si assisterà  anche alle azioni di ingerenza che l’Alto Clero opererà sull’intera America  del Sud; citiamo un particolare, in passato “papa Bergoglio” risultò essere in Argentina un acceso oppositore della dinastia Kirchner.

Il rischio è che  il groviglio di  “Interessi  Vaticanensi”  possa spingere alla delegittimazione e all’indebolimento dei “governi socialisti nazionali dell’America Latina”, approfittando della mediatica  e “pseudofrancescana” figura papale, al fine di favorire  gli intenti dei Sistemi di  Potere Capitalisti legati al NWO (già peraltro radicati in quei territori attraverso multinazionali ed imprese).
Noi rimarremo vigili dinnanzi a simili scenari…e intanto, ci poniamo con estrema vicinanza al neo Presidente della “Repùblica Bolivariana de Venezuela” Nicolas Maduro, invochiamo a tutela dell’Eredità Chavista…”Adelante”!

D.R.

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3 risposte a VENEZUELA: MADURO TRA L’EREDITA’ DI CHAVEZ E I FALCHI ATLANTICI

  1. WERWOLF ha detto:

    AVANTI ANCORA VERSO LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA NAZIONALE VENEZUELANA! 5 ANNI DI GLORIA ATTENDONO IL POPOLO LIBERO VENEZUELANO NEL NOME DEL COMANDANTE!

  2. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Rimaniamo vicini al popolo venezuelano, dovrà affrontare la pericolosa reazione degli Stati Uniti che non sopportano che i popoli siano liberi, indipendenti e sovrani. Aspettiamoci manovre tendenti a destabilizzare il Venezuela, i predatori non mollano l’osso facilmente !

  3. wids72 ha detto:

    E’ necessario monitorare con attenzione il fronte socialista nazionale interno al paese affinchè prosegua con meticoloso zelo l’attuarsi delle politiche sociali ed economiche chaviste contro la sempre e persistente contrapposizione mannaia usocratica capitalista sempre incombente. Già sono in atto manifestazioni pilotate dell’opposizione interna per delegittimare la vittoria elettorale di Maduro, aspettiamoci colpi di scena da parte del potere mondialista atlantista!!! Teniamo duro e In alto i cuori!!!

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