LA PARALISI DEL FUTURO

vampirokeller

Quando ci opponiamo al sistema, il nostro approccio non puo’ limitarsi ad una lamentazione priva di progetto. La nota e’ pertinente perche’ su base quotidiana , assistiamo in rete come ovunque si discuta della catastrofe socio-economica in corso , ad un guasto critico che si limita a puntare l’indice agli effetti di sette decenni di liberalcapitalismo in Europa e in Italia ma difficilmente , delinea una strategia risolutiva. Attribuiamo la cosa alla complessita’ dello scenario , alla interconnessione globale del guasto ma sopratutto , alla perduta abitudine a considerare se stessi un frammento esecutivo della possible soluzione. Abitudine che paralizza di fatto l’analisi e l’azione in un vittimismo inerte basato su una delega in bianco al sistema politico/partitico semmai da votare ma che , di fatto , opera a distanze siderali dal nostro reale potere di intervento , dalla nostra realta’ quotidiana .
Noi siamo convinti che l’elemento “Umano” in termini Popolari possa ancora oggi intervenire e per intervento , intendiamo la capacita’ di incidere in termini collettivi ed individuali intorno su un un problema Comunitario e in merito , illustriamo un esempio di contingenza ma anche , ci auguriamo , una traccia di analisi .
Quando parliamo di “Impresa” nel senso del vero motore trainante del capitalismo Italiano , intendiamo la realta’ creativa , produttiva , commerciale che ha per qualche decennio attraverso i suoi indotti , le sue filiere , i suoi effetti dinamici , alimentato una macro e micro economia capace di distribuire anche se in modo psicotico e localizzato , un certo grado di benessere.
Per “Impresa” e tanto per essere chiari, intendiamo inoltre attivita’ imprenditoriali medio/piccole capaci di sviluppare un volume annuo di affari intorno ai due milioni di Euro ,utilizzando un forza lavoro difficilmente superiore alle quindici unita’ . Sempre per “Impresa” intendiamo inoltre la realta’ economica in via di dissoluzione che consentiva ad una Nazione colpita al cuore nella Grande Industria , da una competizione globale sleale e terribilmente aggressiva .
I fatti nella loro catastrofica inequivocabilita’ sono noti: dal Gennaio al Marzo 2013 , 31.351 imprese hanno chiuso i battenti e il dato mostra un peggioramento drastico della tendenza del 40% rispetto al 2009 e quindi, ad un anno dall’inizio della crisi sistemica innescata dai nostri “alleati” Statunitensi e dalla loro adrenalinica e predatrice economia.
Sotto il profilo di una rivendicazione di “Classe” scomparsa da un trentennio , il fatto che una categoria vorace , refrattaria al principio fiscale , tendente ad un profitto incondizionato e spesso brutale , subisca un “Set back” potrebbe anche risultare salutare se non fosse per il dettaglio non trascurabile di un numero di disoccupati che al momento si calcola in milioni e che (Esempio) in un settore ormai ritenuto “Alternativo” quale potrebbe essere l’agricoltura , la Coldiretti denuncia un incremento di senza lavoro di ben 450.000 unita’ dal Gennaio 2013.
Sarebbe agevole per noi , che crediamo da sempre nella Socializzazione delle imprese , suggerire all’imprenditoria medio-piccola ormai in ginocchio ma con ancora qualche residua e minuscola riserva di autonomia , di tentare il “Tutto per tutto” e rivoluzionare i parametri insieme a delle maestranze Nazionali e specializzate , applicando finalmente lo strumento vincente di una suddivisione equa degli utili tra Imprenditoria e Lavoro.
Non si puo’ negare infatti che a questo stadio , un disoccupato e un imprenditore in bancarotta abbiano qualcosa da dirsi se non altro per ragioni di buon senso e prima che il sistema bancario cannibalizzi quel poco che rimane .

demcglobale
Tutto questo sarebbe in qualche modo possible se lo scenario non fosse quello Italiano, cioe’ quello di una Nazione ostaggio delle CEE e delle sue regole decerebrate , di una moneta che ha rappresentato una catastrofe biblica e di un mercato depredato da incursioni straniere di fatto non contrastabili con le leggi vigenti in materia economica , le quali , hanno stroncato l’export in meno di un decennio e con questo , una eccellenza creativa unica al mondo. Al tutto , si aggiunge la raffica di Governicchi tutti italioti incapaci di comprendere che il sistema fiscale non e’ un’arma barbarica con la quale in un nuovo alto medioevo tributario si spreme a morte una Nazione fino alla sua dissoluzione funzionale .
Per concludere : Risulta chiaro che ogni soluzione , ogni nuova strategia sociale , ogni miglioramento delle condizioni di vita e di sviluppo , sono legate come condizione essenziale ed irrinunciabile alla dissoluzione del sistema politico oggi al potere in Italia e questo , prima che la Nazione ben oltre ogni considerazione di tipo Ideale, si trasformi in una “Terra di nessuno” miserabile , depressa , condannata alla marginalita’ e alla neo colonizzazione.
Il Regime rappresenta al momento la barriera ad ogni soluzione, a quelle piu’ marcatamente rivoluzionarie come a quelle legate al puro buon senso se , cosa che nel nostro caso non accade , dovessimo e per assurdo , accettare il liberal-capitalismo come solo sistema possibile di gestione della Nazione.

USN Reparto Confederatio G.Keller

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6 risposte a LA PARALISI DEL FUTURO

  1. WERWOLF ha detto:

    ottimo articolo propositivo! EJA

  2. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Se non si esce dalla logica liberalcapitalista la crisi ci avvolgerà in una spirale soffocante fino all’estinzione. Il marxismo è imploso propriocolpendolo sul fallimento dei suoi presupposti economicistici; la crisi del capitalismo potrà essere superata solo colpendolo nei suoi findamentali mercatistici. Un ritorno ad una vera AUTARCHIA può rappresentare l’inizio di una rinascenza morale, economica e politica.

  3. Daniela Roccella Usn ha detto:

    …L’Italia è doppiamente ostaggio…degli Stati Uniti (tra colonizzazione, piano marschall e dintorni) e della U.E. che, cavalcando la fragilità del debito pubblico italiano (generato dai “malgoverni” che si sono susseguiti), ha demolito quell’Eccellenza di Produzioni di Qualità Italiane, pretendendo che venisse azzoppato il “Lavoro” sia a danno del lavoratore che degli imprenditori ai quali han fatto mancare l’ossigeno per rimanere in piedi…

  4. Lupo di Selva Usn ha detto:

    OCCORREREBBE TORNARE ALLA VALORIZZAZIONE DELLE “SCUOLE DEI MESTIERI”, DELLE PICCOLE IMPRENDITORIE; OCCORREREBBE TORNARE AGLI ARTIGIANATI ED ALLA TERRA UTILIZZANDO SEMENTI SANE E NON DI CERTO QUELLE OGM CHE LA U.E. VORREBBE IMPORRE IN NOME DEL PROFITTO DELLE MULTINAZIONALI

  5. Anche se mille imprese dovessere intraprendere in extremis la strada “Sperimentale” della socializzazione , rimane il problema di tasse doganali ridicole per chi importa e quindi uccide il prodotto interno. Superato lo scoglio doganale dovremmo confrontarci con un sistema bancario che non ci appartiene e che non accetterebbe mai un possibile diktat circa l’apertura di linee sostanziali di credito a chi possiede obbiettive e certificate capacita’ professionali di usarlo a beneficio di una ripresa nazionale.Rimarrebbe il problema di obbligare l’industria alimentare e della energia a calmierare drasticamente i costi dei beni di prima necessita’ , cosi’ come quello di fare rientrare integralmente l’industria emigrata arrivando alla sanzione penale per chi si sottragga all’obbligo. Infine la ridistribuzione del lavoro e quindi la sua liberalizzazione per un cinquennio con la ovvia rimozione della manodopera immigrata a basso costo. Insomma Stelvio coglie il punto parlando di AUTARCHIA e il pezzo pubblicato punta a confermare che nulla di quanto elencato di sopra elencato e’ possibile con il presente Regime al potere., continuando a essere membri del baraccone Europeo di Bruxelles, utilizzando un conio coloniale come l’Euro e danzando cercitivamente la musica di Washington!

  6. Coy R. Santos ha detto:

    L’esperienza delle prima ondata della rivoluzione proletaria ha mostrato che costruire un simile partito comunista è particolarmente difficile nei paesi imperialisti. Qui da più di 100 anni la borghesia imperialista, a partire dagli USA e dalla Gran Bretagna – i paesi capitalisti d’avanguardia – sviluppa e affina le operazioni e le tecniche della controrivoluzione preventiva. Essa opera sistematicamente, consapevolmente, scientificamente (cioè cercando di imparare dall’esperienza) per prevenire la costruzione di un simile partito comunista. Chi crede di poter costruire un partito comunista capace di guidare la classe operaia alla rivoluzione socialista senza fare fronte da subito alla controrivoluzione preventiva; chi pensa che la borghesia imperialista, contro chi lavora alla costruzione di un simile partito comunista, si limiti ad applicare il codice penale; chi basa i suoi progetti sulla fiducia che la borghesia imperialista possa passare alla repressione sistematica e mirata solo quando la lotta di classe si porrà solo in termini di lotta armata, non tiene conto dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria nei paesi imperialisti. Già Engels nel lontano 1895 aveva avvertito che la borghesia imperialista, di fronte al pericolo di perdere il potere e l’ordinamento sociale che garantiva i suoi privilegi, i suoi valori e la sua civiltà, avrebbe violato ogni limite legale che la storia aveva eretto a libertà dello Stato e della classe dominante di reprimere.

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