LETTERA AD UNA FIGLIA D’ITALIA.

sn swannAgli occhi di un giovane di oggi potrà sembrare impossibile, ma un’altra Italia è esistita e ci sono ancora uomini e donne in grado di ricordarla o quanto meno di non farla dimenticare alle generazioni che son venute dopo. L’Italia non è stata solo quella dell’8 settembre e del mercimonio con una potenza straniera, o l’Italia dei rifugiati in Vaticano a tramare contro la Patria invasa, o quella ancora che si bardava di fazzoletti rossi e armi straniere pagate da banche e confindustria per sparare alle spalle di giovani italiani in divisa. No, c’è stata anche un’altra Italia, che molti di noi non hanno potuto conoscere per ragioni anagrafiche ma che è stampata nei cuori e nelle menti di chi ha scelto di raccogliere il testimone di una Nazione che fu vera Nazione,  che espresse un vero Stato sovrano e non un protettorato, dove visse un Popolo e non un gregge. C’è stata un’Italia di cui andar fieri veramente, considerata in giro per il Mondo come il rinnovato faro di una civiltà millenaria che continuava ad abbracciare i suoi destini europei e mediterranei: l’Italia di Marconi, di Nobile, del Duca degli Abruzzi,  di Balbo e della sua mitica trasvolata oceanica di cui ricorre il 70′ anniversario.

Ma anche la Nazione che eliminava l’analfabetismo costruendo scuole in ogni dove ed allestendo premi ad hoc per le menti più capaci, dove si sviluppava una delle più brillanti scuole di fisica teorica della storia scientifica moderna,  dove si praticava sport ad alto livello e dove il filo ininterrotto con la cultura e l’arte continuava a regalare all’umanità uomini come Pirandello, Ungaretti, D’Annunzio, Toscanini, il Futurismo con i suoi tanti maestri e l’architettura razionalista. Dove l’attualismo di Giovanni Gentile rivoluzionava il pensiero  politico contemporaneo, perennemente in bilico tra liberalismo e marxismo. E potremmo continuare per ore a ricordare le opere di modernizzazione su di uno stato nato già vecchio ed elitario.

Qualcuno potrà obiettare che ora come allora l’Italia resta pur sempre una delle nazioni più avanzate del pianeta e ciò può anche essere accettato in linea generale, ma non si può nascondere l’impietosa dinamica in atto che oggi ci vede stagnare e regredire un po’ su tutto tranne che sulla immoralita’ di una classe politica venduta allo straniero. Regressione ed avvizzimento diffusi, con un popolo-gregge costretto ad arrabattarsi per non far affondare la propria azienda o a difendere un posto di lavoro ricevuto grazie ad un amico assessore,  a salvare l’appartamento dall’asta immobiliare o a riprendere l’emigrazione verso l’estero per far fruttare una laurea. Perché questa è l’Italia di oggi, quella che emerge dai dati di organismi governativi come l’Istat o il Censis e non dal facile catastrofismo di una penna severa o troppo critica.

Quello che si vuol dunque evidenziare è che manca ormai la spinta propulsiva necessaria per tornare ad essere attori ed artefici del proprio destino. Saremo ancora la ottava o nona potenza mondiale,  come lo eravamo negli anni Trenta; ma oggi lo siamo ancora per poco e la marcia indietro è ormai innestata. Allora eravamo invece in piena ascesa e non solo quanto a crescita economica ma su tantissime attività che nobilitano e rendono unico l’essere umano.

Altrimenti perché mai dovrei supinamente accettare di fare artifizi intellettuali per spiegare a mia figlia le farneticazioni di un presidente della camera dei deputati sul diritto di coppie omosessuali a sposarsi e ad avere figli ? Perché devo far accettare ad una bimba di otto anni il fatto che c’è un ministro del mio paese che vuole seppellire le mie e le sue origini ? Perché mai dovrò star attento a rivendicare da dove vengo e chi sono per non incorrere nell’ira giustizialista di chi vuole verità preconfezionate sancite per legge ? Ma che mondo è questo ? Queste sarebbero le conquiste della democrazia ?

Ne faccio a meno e mi rifiuto pure di dire grazie, così come resto convinto che un’altra Italia potrà tornare a vivere solo e solo se non faremo cadere il testimone prezioso del ricordo: quello che ci riporta con la mente e con il cuore ad una Nazione fiera fucina di uomini e donne capaci di dare un senso vero alla loro esistenza in funzione della comunità alla quale appartenevano. Mi rifiuto di dover dire a mia figlia ….pensa a te e fregatene del resto, perché un’altra Italia è davvero esistita e non ragionava in quel modo. Io appartengo a quella Italia e oggi sono apolide a casa mia. Cara figlia mia, questo è il regalo della loro democrazia.

Fernando Volpi

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6 risposte a LETTERA AD UNA FIGLIA D’ITALIA.

  1. Girobatoe ha detto:

    Così è. Ma l’articolo e’ incompleto. Aggiungerei che questo non è che l’inizio: il peggio deve ancora venire…..

  2. TURRICIANO PASQUALE ha detto:

    Sono contento che un uomo come tè Fernando esiste ancora.Io che lo vissuto per pochi anni,lo rimpiango tanto,è mi adeguo ha dirme; vivi il presente per non dimenticare il passato.Quel passato fatto di gloria di onore di impegno sociale, ma anche di grande umilta patriotica.oggi questi valori si trovano solo nel vocabolaio. mentre priama erano il nostro orgoglio di ITALIANO, CHE CI DAVANO LA GRANDEZZA DI UN ESSERE UMANO PRIVELEGGIATO.

  3. wids72 ha detto:

    Il compito di un genitore responsabile, fautore di una spiritualità e vivo di un patrimonio etico-valoriale, esprime il suo sentire al proprio figlio e infonde in lui quel seme italico e patriottico che abbiamo attinto e che in noi è attecchito. Arduo compito per i foschi presagi che si addensano all’orizzonte; il monito è non demordere e trasmettere ciò che siamo per consentire ai nostri figli di essere luce in un domani forse di tenebre!!!! In alto i cuori!!!

  4. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Ciao Fernando, nessuno ti comprende meglio di me; è difficile vivere in questo paese ripiegato su se stesso, rassegnato al peggio, impreparato ad affrontare il fosco futuro, colonia dei peggiori predatori apparsi sulla terra. Quello che non è più sopportabile è accettare la menzogna come verità senza che tutto questo provochi la necessaria reazione. al di là delle proprie convinzioni ci sono dati statistici che nello loro freddezza denunciano una realtà inconfutabile: il debito pubblico aumenta, nel momento stesso in cui aumentano anche le entrate erariali. E allora, come la mettiamo ?

  5. Fernando Volpi ha detto:

    Caro Stelvio, la mettiamo così: siamo un cadavere putrefatto che continua ad ansimare. A logica sarebbe un paradosso, ma è così. Meglio sarebbe crepar per vivere che continuare a vivere per morire ogni giorno……parole sacrosante della canzone del franco tiratore. Almeno facendola finita si potrà sperare in una nuova possibilità di rinascita

  6. Daniela Roccella Usn ha detto:

    ….Un tempo si poteva insegnare ai propri figli di proiettarsi nel futuro ed immaginarlo, fra tradizione ed aspirazioni…
    In quest’Epoca, il Futuro le plutocrazie ce lo hanno picconato e deturpato…ma non ci faranno arretrare: possiamo e dobbiamo insegnare alle nuove generazioni il Valore del Coraggio nella Lotta di Ogni singolo Giorno…sostenuta da Valori tramandati innanzitutto con l’Esempio e dalla capacità di sognare, sperare ed orientarsi verso un Domani Migliore…

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