TRA PUTTANIERI, MORALISTI E……….

sn 28ottobreTra puttanieri, moralisti e giudici pruriginosi, il paese Italia affonda in una palude maleodorante nella rassegnazione di una popolazione che ha perduto  ogni capacità reattiva. Non è facile sopravvivere e riuscire a sperare in un’Italia migliore in tale desolante contesto. Eppure, NOI socialisti nazionali, avanguardia del riscatto e della rinascita, non dobbiamo disperare e non possiamo mollare. La strada ce l’hanno indicata i nostri Camerati andati avanti e da Loro dobbiamo prendere esempio. Oggi mi è capitato tra le mani uno scritto del Capitano del Reggimento Paracadutisti A.N.R. “Folgore” Gino BONOLA, una Sua riflessione nel momento in cui, dopo mesi di dura prigionia a Coltano, cominciava a circolare la voce che forse i nostri Camerati sarebbero stati lasciati liberi per tornare agli affetti delle loro famiglie. E’ la riflessione di un Uomo, di un Soldato che,  nonostante i patimenti ed i soprusi subiti dal barbaro nemico, non ha perso dignità, fiducia e addirittura vena poetica:“ Sembra che la grande ora si avvicini. Ed insieme con l’ansia gioiosa della libertà e con la struggente trepidazione dei prossimi abbracci, matura in noi l’insopportabile nostalgia di tutti i distacchi; con qualcosa che l’eccezionalità delle circostanze differenzia da qualsiasi precedente esperienza. Dei campi di prigionia, che in corona di spine da cinque mesi ci ospitano, noi potremmo lasciar dire ai giornali ultimamente pervenutici, dove abbiamo letto del < mostruoso campo di Coltano >, dell’inumana esistenza dei reclusi, della fame, degli stenti, dei morbi che vi imperversano, o addirittura della pazzia che attende i non ancora impazziti. Ma spetta a noi soldati, ed ormai ben possiamo dire crociati e cruciati dell’Onore, rimettere le cose a posto.

LA TERRA è dura, sì, ma buona. Non l’abbiamo mai sentita così nostra come da quando ci siamo fatti tutt’uno con lei. La terra elemento, la terra Patria, nell’uno e nell’altro nostra Madre.

LA TENDA è sì bassa ed angusta, specie se si debba  occupare in sei o in otto al posto di quattro; ma nessun’altra dimora, se non la familiare, potrà essere, nella nostra memoria, più presente e più cara di questa viva e vibrante, povera e generosa parvenza di asilo e di tetto, cui dobbiamo sonni e sogni e riposi di ascetica serenità.

IL CIELO, IL SOLE, IL VENTO, se non le rarissime piogge, sì, furono sovente ed a lungo spietati. Ma il tesoro d’albe e tramonti; ma gli incontri di luce e di colori; ma le notti di luna e di astri sul nostro polveroso inferno, sul termitaio geometrizzato delle mille e mille tende simili a tumuli barbari, simili ad arche tripiramidali di favolose necropoli, simili a tricuspidi di preistorici sauri, emergenti dai velluti dell’ombra; ma la miriapoda processione dei pini marittimi dall’alte chiome distese come una verde nuvola orizzontale su tanta parte dell’orizzonte; ma il fiato del mare vicino; ma il glauco dei monti non lontani ed il cilestrino delle non remote   Apuane, ci hanno, a volta a volta, consolati e commossi.

IL RETICOLATO è sì malvagio, di una malvagità resa più essenziale dalla sua incorporea e tuttavia signora trasparenza. Ma qualche timida corolla seppe pur fiorirvi; e nulla esso ci nascose della terra e del cielo; non ci precluse, a suo tempo, i melismi dell’usignolo dalla macchia di lecci, il verticale tripudio dell’allodola, i voli, le soste, le confidenze delle rondini oggi ancora non tutte partite, quasi che l’aerea peregrina della libertà volesse prima vedere liberati i tardi prigionieri senz’ali. E qual voce, mai, ci toccherà più a dentro di quelle che oltre l’inesorabile nuvolaglia fiorita di spine, giungevano da figurette distanti, clamanti, spericolate: falsetti convulsi di donne invocanti un nome, struggentisi di un <addio….>, gridi acuti di bimbi sillabanti un disperato <papà> ?

LA NEFANDA POLVERE è stata sì, e soprattutto, una maledizione. Ce ne siamo cibati, abbeverati, vestiti, noi popolo ignudo, fatti arida maschera ed impalpabile letto. Ma nel suo nubiloso ossessionante turbinare, nel suo levarsi ed avvoltarsi e migrare in travolgenti bibliche trombe d’aria, scoprimmo un che di seminale, di scacrificalmente germinativo, di disperatamente rigenerante.

LA FAME da prima, anche LA SETE poi, ci hanno sì morso le viscere   e le fauci, alleggeriti fino al vacillamento, alla levitazione, al deliquio. Taluno ha dovuto soccombere. Possano gli altri, tutti, rifarsene ? Ma alcunché di mirabile ne è pur nato: un affinamento spirituale, una pace nuova, un orgoglioso intimo sfavillare, quasi il cristallo della coscienza divenisse mutando un diamante, un senso di superiorità e di luce, che nulla e nessuno cancellerà, che nessuno, anzi, può intendere se non l’abbia provato. Dono, quest’ultimo, io penso, non della sola fame o della sete o dell’estrema miseria, una vera soglia di santità, che va in caccia delle briciole di pane, del barattolo malconcio, del chiodo arrugginito, del foglietto gualcito; ma dei misconoscimenti, delle ingiustizie, delle sassate, delle percosse, delle sevizie, dei soprusi, delle spogliazioni, delle persecuzioni che accompagnarono la nostra odissea ai campi di concentramento; delle abbiezioni fisiche o delle sadiche inibizioni (come l’isolamento totale dalle famiglie e dal mondo per tre mesi e più), umiliazioni  e vessazioni, eliminate in parte, è doveroso riconoscerlo, con il recente passaggio dei campi ad autorità italiane, imposteci nel successivo corso della prigionia, di cui è bello tacere per non acuire risentimenti ed odi là dove non si tratta, per ora, che lavorare e ricostruire, negli spiriti non meno che nella materia.  Il più bello ed il più alto fra gli incontri ho lasciato deliberatamente per ultimo: quello appunto delle anime e dei cuori. Tutti ? Non sarebbe umanamente possibile: e non fu.   Ma di  molti, più assai di quanto basta per garantirci che l’austero periodo della rinascita troverà in noi, dopo quest’ultimo acerrimo lavacro  sopportato sempre per i peccati  altrui, le coscienze più pure, le fronti più alte, le più ritemprate volontà. Questa terra del nostro non infecondo supplizio, testé redenta  dall’accidiosa e velenosa palude, oggi selvaggiamente inaridita dal nostro innumerevole giacervi e formicolarvi, noi la ricorderemo come forse niun’altro più felice soggiorno. Essa riavrà le sue messi, riattesterà i prodigi di quella che voleva essere, e risarà l’Italia.

Quanto a noi, le giuriamo che i semi di cui ci costrinse a defraudarla non andranno perduti; trasfusi idealmente in noi, alimentati dalle acque tacite ma vitali del dolore e del sacrificio, irradiati dal sole della superiore serenità in cui si è risolta la nostra cupa desolazione, germineranno ben presto in fiori e frutti, forse prima d’ora mai visti. Salutiamoci da Soldati, levando i volti fermi, gli occhi umidi, il  braccio sicuro, alla fiamma che non cessa di splendere davanti a noi. Ringraziamo il martirio del corpo che ci ha salvati dalla disperazione dello spirito. Di là dalle gioie della libertà e della famiglia che sembra siano per esserci ridonate, scambiamo promessa di ritrovarci per essere ancora e sempre, tutti, fra i figli migliori d’Italia. “

Anche per questo patrimonio morale che ci hanno lasciato i  Combattenti dell’ONORE, non possiamo e non dobbiamo mollare. In alto i cuori !

Stelvio  Dal Piaz

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2 risposte a TRA PUTTANIERI, MORALISTI E……….

  1. wids72 ha detto:

    In coloro che credono, nonostante il disfacimento etico-morale che oggi viviamo, germina quel patrimonio valoriale che in noi è attecchito e fecondiamo alacremente nel vivere quotidiano in una visione trascendente della vita…In alto i cuori!!!!

  2. Fernando Volpi ha detto:

    Io Non Mollo !!!

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