EUROPA CONTINENTALE: RISVEGLIO O SERVITU’ CRONICA ?

ERWAL’Europa spirituale ha un luogo di nascita. Non parlo di un luogo geografico, di un paese, per quanto anche questo senso sia legittimo; parlo di una nascita spirituale che è avvenuta in una nazione, o meglio per merito di singoli uomini e di singoli gruppi di uomini di questa nazione. Questa nazione è l’antica Grecia del VII e del VI secolo a. C. (Edmund Husserl, La crisi dell’umanità europea e la filosofia, 1935)

Molti si saranno chiesti, leggendo le dichiarazioni del Ministro Bonino, che empaticamente minimizzava sull’enorme scandalo Datagate che sta coinvolgendo l’amministrazione Americana, quali possano essere le reazioni di un cittadino italiano ed europeo mentre legge che le proprie istituzioni ed i propri cittadini sono continuamente monitorati, spiati, e quindi influenzati, dal “padrone del mondo” statunitense. Che il nostro governo fosse prono verso il governatore oltreoceano è risaputo da tempo. Indipendemente dalla opportunità di dotarsi di un adeguato sistema di difesa aerea (in un momento in cui le nostre forze armate sono ridotte ai minimi termini) è sintomatica la posizione del Presidente della Repubblica, che per l’ennesima volta certifica la totale assenza di sovranità nazionale del nostro Parlamento nei confronti dell’occupante che militarmente presidia il nostro territorio dal 1945 in poi. Vogliamo per un attimo estendere il ragionamento a livello continentale. Continentale, perchè, a dispetto delle solite teorie complottarde, riteniamo che il nemico principale per l’Europa e per l’Italia, si trovi ancora nelle stanze di Londra e Washington, dove, tramite istituzioni economiche o presidi militari onnipresenti, ritengono giusto di disporre dei destini di milioni di cittadini “occidentali”, o meglio dire, EUROPEI. Sul concetto di Occidente, torneremo in seguito, perchè il capitolo che si aprirebbe sarebbe un periplo molto lungo, che ci porterebbe comodamente all’asserzione che Occidente è un termine che non identifica certamente il continente Europeo, ma bensì, tutta la pletora di concetti e terminologie di stampo atlantista che nemmeno ai tempi della guerra fredda avrebbero trovato una loro adeguata collocazione, quantunque adesso, il nemico da combattere non è più il Sovietismo, ma l’Islamismo, fantasma più presente nelle teste degli occidentali spiritualmente defunti che nella realtà fattiva giornaliera, che, certamente vede la presenza di etnie extracomunitarie che in talune situazioni sociali sono fonte di disagio, ma problematiche che nulla riguardano tradizioni o religioni estranee all’Europa ma piuttosto scontri sociali tra ex cittadini benestanti e derelitti provenienti dal NordAfrica.

La situazione sociale in Europa, anche se in questo momento non appare nella sua compiutezza, potrebbe diventare esplosiva negli anni a venire, e quale miglior antidoto se non un comodo “divide et impera” supportato da teorie di Scontri di Civiltà (e non scontro di Società come invece appare chiaro), che garantisca comunque il controllo della “Portaerei Italia”, un comodo approdo e baluardo nella gestione del Medio Oriente.

Ad uopo riportiamo la fresca e competente analisi appena pubblicata dal Prof Cardini di cui senza ombra di dubbio condividiamo le considerazioni: ” (…)  Il quadro è quindi complesso, ma siamo quindi  giunti forse adesso alla resa dei conti. Se per rivoluzione la Modernità ci ha abituati a intendere un radicale e profondo mutamento negli equilibri non solo giuridici, civili, economici e sociali, ma anche nelle prospettive etiche e addirittura esistenziali, possiamo dire che dopo il blocco rappresentato dalle quattro grandi rivoluzioni sociopolitiche dei secolo XVIII-XX (l’americana, la francese, la sovietica, la cinese) noi siamo oggi chiamati ad affrontare una nuova rivoluzione  di portata epocale, i tratti fondamentali della quale sono due. Primo: l’eclisse per ora irreversibile delle istituzioni pubbliche, anzitutto di quelle statali, accompagnata dalla crescente importanza di lobbies multinazionali private sottratte a qualunque controllo, con la conseguente riduzione dei governi statali e delle classi politiche a “comitati d’affari” e, parallelamente, l’avanzare di un “irresistibile” (che qualcuno vorrebbe presentare come “inarrestabile”, con non disinteresasto determinismo)  processo di concentrazione della ricchezza, di proletarizzazione dei ceti medi e di generale impoverimento della società civile del mondo, già caratterizzata da abissali e intollerabili sperequazioni. Secondo: il passaggio – mirabilmente  interpretato da Zygmunt Bauman – dalla “Modernità solida”, caratterizzata da una tensione verso l’individualismo il più possibile assoluto e dalla volontà di potenza della società occidentale, con il correlativo processo di secolarizzazione, alla “Modernità liquida” (il “Postmoderno”) nella quale questi valori e atteggiamenti sono messi in crisi, si contesta l’individualismo, rinascono forme di solidarismo, si ricercano nuovi stili qualitativi di vita, riaffiorano le esigenze religiose. Terzo: l’affacciarsi alla  ribalta della storia di nuovi popoli e di nuovi stati, specie asiatici, africani e latino-americani, che contestano il carattere eurocentrico e occidentocentrico della storia così com’è stata interpretata fino ad oggi e rimettono all’Occidente il conto di un’egemonia durata mezzo millennio durante il quale i governi liberali occidentali hanno usato quegli stessi metodi che l’Occidente ha rimproverato ai totalitarismi quando essi li hanno usati all’interno della sua compagine. La rivoluzione del futuro, quella che ci sta davanti mentre avanzano le nuove potenze del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina, cui si dovrà forse aggiungere tra non molto l’Iran), dovrà pertanto, se vorrà aver caratteristiche positive per l’intero genere umano, essere caratterizzata da due elementi: primo, una profonda ridistribuzione a livello mondiale della ricchezza, che riequilibri i rapporti internazionali e quelli interni a ciascuna compagine civile rappresentando così da sola un importante fattore di pace altrimenti inconseguibile in quanto senza giustizia sociale la pace è impensabile; secondo, una vera e propria rivoluzione sul piano dei consumi, del rapporto con l’ambiente, degli stili di vita. Questa rivoluzione potrà anche non verificarsi, oppure fallire: ma allora saremo tutti condannati.

Alla lucida e ineccepibile analisi di Franco Cardini, aggiungiamo una nostra considerazione: l’affermazione politica, in differenti paesi, di Movimenti VeteroNazionalisti e Conservatori (come il Front National, lo UKIP, BNP, Swedish Democrats…etc…) che si compiacciono nel definirsi “euroscettici” è sintomo di un malesessere e di una propensione allo “scontro” che nei prossimi anni potrebbe diventare pandemica, e trasformare l’Europa in un “continente devastato”, tale da far preoccupare anche il padrone atlantico. Ci sono notizie (fresche) nelle quali si legge che perfino consolidati movimenti nazionalisti europei sono pronti a fare accordi con associazioni o movimentismo il cui unico intento è quello di promuovere le teorie di Huntington sullo Scontro di Civiltà, quando, è opportuno ribadirlo, sarebbe preferibile pensare alla nostra di Civiltà Europea, fragile, immorale, in fase di totale dismissione, e non certo per colpa di orde di islamici alle porte di Vienna, ma evidentemente per una decadenza umana e sociale, di cui l’Occidente consumista e filoatlantico è esclusivo colpevole.

Se un progetto politico serio e sovrano, vuol prendere a modello partiti del genere, che si muovono come dei burattini all’interno di un sistema politico di Magliari e Oligarchie Bancarie, allora i tristi giorni per il nostro Continente e la Nazione Italia, non saranno mai terminati.  Se non ricomincia a “pensare” all’Europa come ad una Federazione di Stati Sovrani, e non a un melting pot bancario e se non si ricomincia ad immaginare un Europa compatta e sovrana, invece che a una pletora di governatorati reazionari e colonizzati, allora il destino continentale sarà cupo e grigio.

Il problema non è la moneta unica o l’esercito unico; il problema è QUESTA MONETA UNICA e QUESTO SISTEMA DI DIFESA EUROPEO asservito al soldo della Nato, che considera il continente come un giardinetto da dover far alzare stormi di aerei, o come un limes occidentale da difendere non si sa da quale pericolo terroristico. Scene come quelle di ieri, dove un Presidente legittimamente eletto (Evo Morales) di una nazione sudamericana pienamente SOVRANA, si è visto costretto ad un’odissea nei cieli e negli aereoporti europei, non può e non deve passare inosservata.

E visto che il ragionamento di noi Socialisti Nazionali non è propriamente nato ieri, è opportuno rileggere con attenzione ciò che è scritto nel nostro programma, non foss’altro perchè le sedicenti orde di destroidi si rendano umilmente conto dove hanno militato fino a ieri, e che tipo di politica hanno perseguito, un misto fra lupanaresimo e servilismo clownesco che ha ridotto un intero ambiente ad una caricatura degna ad un postribolo:

Il progetto statuale per una Nuova Costituzione Repubblicana elaborato dal gruppo di giovani Socialisti Nazionali, assume il significato di una ribellione generazionale guidata da una avanguardia che vuole uscire dal “complesso delle sconfitta” per riprendere in mano il timone della Storia e per riaffermare il diritto alla vita come popolo e come nazione nell’ambito di una stretta collaborazione, particolarmente con gli altri paesi europei – compresa la Federazione Russa – e con i popoli che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. In questa visione geostrategica rientra la richiesta di uscire dal vassallaggio della N.A.T.O., organismo che è lo strumento imperialista degli U.S.A. e che è portatore di una cultura di guerra, di aggressione e di violenza. Come pure, sul piano più strettamente economico, la crisi attuale mette in evidenza che l’Europa dei banchieri sta portando alla rovina i popoli e le nazioni, per cui occorre denunciare unilateralmente i vari trattati che hanno messo il cappio usuraio al collo degli stati europei. Tutto ciò comporta anche il rifiuto della globalizzazione, del mondialismo e del multiculturalismo cosmopolita. (…)

Fine essenziale della politica estera della Nuova Repubblica dovrà essere innanzitutto il raggiungimento della piena autonomia, in aggiunta ad elementi quali l’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale della Patria nei termini marittimi ed alpini segnati dalla natura, dal sacrificio di sangue e dalla Storia. Tale politica si adopererà inoltre per la concreta realizzazione di una Comunità europea intesa come Federazione basata sulla piena sovranità delle Nazioni europee, unite da un’eredità storica e culturale comune, e che accettino i seguenti principi fondamentali:

a) rifiuto della subordinazione della grande cultura europea alle subculture disumanizzanti: utilitarismo; economicismo; materialismo positivistico; materialismo dialettico; plutocratismo; clericalismo.

b) ripudio della politica e della logica del mondialismo;

c) rivendicazione dell’autonomia politica e militare dell’Europa come nazione cosciente della sua missione storica.

Ciò verrà attuato con:

Uscita immediata dall’organizzazione atlantica N.A.T.O. (mero strumento in mano agli interessi di Stati Uniti e Gran Bretagna) e conferma dell’adesione al seggio presso le Nazioni Unite eliminando innanzitutto l’antistorico e superato “diritto di veto” di cui ancora usufruiscono alcune Nazioni e  purché le decisioni siano prese democraticamente a maggioranza qualificata.

Sviluppo ed implementazione di rapporti politici ed economici con le altre nazioni europee ed extraeuropee senza vincoli particolari, ma al solo interesse di promuovere attività e sinergie fattivamente utili al benessere della Comunità Nazionale. L’Italia non intende avere rapporti di subordinazione con stati che hanno nel principio liberista l’unica visione salvifica.

Particolare attenzione verrà posta ai rapporti bilaterali con la Federazione Russa, gli Stati del Medio Oriente (senza vincoli particolari) e del Nord Africa (non in funzione neocolonialista) e con gli Stati sudamericani non succubi degli Stati Uniti d’America.

Riconoscimento immediato dello stato della Palestina quale stato libero e sovrano, la cui esistenza è storicamente provata laddove oggi il popolo palestinese viene ghettizzato e perseguito.

Ritiro immediato di tutti i contingenti italiani presenti negli scacchieri di guerra dell’area mediterranea e medio-orientale a comando NATO.

USN BARRA

Riteniamo in special modo, che molti dei cittadini italiani (anche quelli meno avvezzi alla politica) si trovino sulle nostre posizioni (pur non essendone a conoscenza),  mentre mancano totalmente nel panorama italiano, movimenti politici che affermano con decisione tali posizioni; e laddove esistano, vengono puntualmente assorbiti e normalizzati dalle competizioni elettorali, dove si spengono ogni velleità rivoluzionarie.

A chi ci ripete pedessiquamente che all’Italiano non interessano queste cose, ma interessa il posto di lavoro e il pasto dei propri figli, sarà opportuno rispondere che CENTINAIA DI MIGLIAIA DI CITTADINI ITALIANI sono stati licenziati dalle Corporation Occidentali che HANNO PRIVATIZZATO tutte le aziende strategiche del nostro paese e che soltanto in presenza di TOTALE SOVRANITA’ NAZIONALE, un governo legittimamente eletto (e non in preda a convulsioni da Bunga Bunga o da vecchia nomenklatura progressista/sinistrata o vaticanista/neoguelfa) può operare per ricostruire il tessuto economico ed industriale italiano, con leggi e politiche adeguate, radicali ed aggressive. I destini finanziari non sono più nelle mani dei popoli ma nelle mani di un ristretto manipolo di oligarchi che controllano le masse e le indirizzano ai loro voleri.

Se non si arriva a percepire che la Conoscenza è il primo passo verso la Liberazione e che questa è l’unica strategia vincente e l’unica ancora di salvezza, e non si riconoscerà che tutte le baggianate del votificio saranno inutili finchè prosegue lo status quo, allora si continuerà ancora per decenni a pascolare in un recinto politico, dove le vacche ingrassano, qualche capra si scorna, e il padrone se la ride beato degli italioti inermi.

Quando anche noi italiani faremo la fine della Grecia, obbligata a privatizzare anche i deretani e a licenziare centinaia di migliaia di dipendenti pubblici, ci ricorderemo di chi ci derideva perchè “duri e puri” o perchè non intenzionati a partecipare alla cloaca del ludificio nazionale, magari in qualche formazione di bricofasci o destroterminali.

Abbiamo una dignità e siamo intenzionati ad onorarla fino all’ultimo giorno, perchè certi che le nostre idee sono la bussola giusta per la rinascita italiana ed europea.

J.G.

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2 risposte a EUROPA CONTINENTALE: RISVEGLIO O SERVITU’ CRONICA ?

  1. Condivido tutto il programma tranne il punto relativo all’onu.
    L’onu è la continuazione della coalizione vincente nella seconda guerra mondiale,quindi noi dobbiamo uscire da quell’organizzazione ed eventualmente formarne un altra simile,ma non uguale.
    Riguardo all’occidente penso che quello vero nostro sia scomparso con la resa della Germania l 8 Maggio 1945.

  2. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    il nostro compito in questo momento è quello di seminare la verità e rendere consapevoli gli italiani ancora sensibili ai valori tradizionali che occorre unire le forze per fare apostolato e creare isole di resistenza.

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