ANATOMIA DI UNA “RESISTENZA”: LUCI NELLA TRINCEA

1234994_202455386595260_1456547966_nMentre come USN  diffondiamo con maggiore forza il termine “RESISTENZA” una richiesta di chiarimento della definizione diventa frequente e crediamo opportuno illustrare quella che riteniamo una possible interpretazione della definizione nelle sue svariate applicazioni.

Una premessa necessaria.

Non esiste nulla di condivisibile di quanto imposto e proposto dal regime Liberal-Capitalista al nostro Popolo che sia accettabile. L’affermazione puo’ sembrare estrema ma riflette una realta’ di attrito che non lascia spazio a grandi speranze di “accomodamento”. Da tale conclusione si evince la necessita’ di uno “Scontro” il quale puo’ svilupparsi essenzialmente i due modi. Il primo consiste in una progressiva disobbedienza e il secondo, se il popolo raggiunge in tempi fisiologicamente giustificabili il punto di rottura e decide in quell senso , in una rivolta . 

Mancando le condizioni univoche di una rivolta in lettura “classica” e in presenza di un’altissimo livello di tolleranza collettiva che diluisce sapientemente lo stato di sofferenza, a noi pare che non resti , quantomeno per il momento , la opzione di una Resistenza che si esprima a livelli multipli e che abbia come obbiettivo la paralisi progressiva delle funzioni del sistema al quale siamo e di fatto, repressivamente soggiogati.

IL SISTEMA POLITICO

La Politica in Italia e’ un esercizio immorale e antipopolare condannato dalla propria storia lungo un arco di tempo che parte dal codice genetico di questa Repubblica e arriva ai giorni nostri , senza avere mostrato alcun segnale di “Autoriparazione”

Perche’ la Politica possa esistere sul piano della legittimita’, necessita di una condizione essenziale che e’ la PARTECIPAZIONE.

In altri termini : “CONDIVIDIAMO IL SISTEMA PER IL SOLO FATTO DI PARTECIPARE AI SUOI RITI”. Quello fondamentale e’ il VOTO. L’astensionismo di massa provoca il fenomeno dell’Isolamento del regime e quindi la creazione di due poli distinti. Da una parte il Popolo che non gioca e il Regime… che gioca da solo e che in autodifesa, non sarebbe in condizioni fosse anche con metodi repressivi di costringere una Nazione ad accettare coercitivamente la propria immorale esistenza.

La reazione iniziale del Sistema in presenza di una astensione massiva e’ fisiologicamente quella di attribuire  il vuoto elettivo in qualche forma a sè stesso, tuttavia l’escamotage non regge alla prova del tempo e soprattutto quando l’astensione si sviluppa nel meccanismo gestionale della Nazione e quindi non solo a livello Nazionale ma anche Regionale fino a quello piu’ specifico delle amministrazioni locali. Lo sgretolamento sistemico e’ rapido e il regime implode per una reazione a catena di ingestibilita’.

IL BOICOTTAGGIO COMMERCIALE

Il sistema nel suo schema , conta su una disciplina di consumo e questo a sua volta su una serie di vasi comunicanti che in una rete apparentemente inestricabile consente la sopravvivenza dell’apparato. Energia e beni primari di consumo, sono gli obbiettivi strategici primari di una Resistenza possibile. Sottrare al regime la opportunita’ al taglieggio e’ essenziale allo scopo di accelerarne l’implosione. E’ chiaramente di grande importanza decondizionare psicologicamente la massa in termini di consumo, proponendo formule alternative a livello comunitario/locale e quindi sottraendo al Sistema la forza monopolizzatrice sulla quale il suo ruolo parassitario si basa e questo contro una abitudine “facile” ma sopratutto acritico all’accesso del prodotto.

L’ELEMENTO ALLOGENO

Resistere al pompaggio di centinaia di migliaia di uomini e donne di etnia diversa ed essenzialmente estranei al nostro modo essere  e percepire , non significa rumoreggiare e cercare l’insulto piu’ aderente ma individuare l’angolo di attacco e comprendere in cosa, questa massa estranea ci colpisce con maggiore forza come Popolo e come trovare una via di uscita ad un fenomeno che non dipende dal Nigeriano, dal Cinese o dal Pakistano. L’Immigrazione esiste nella forma attuale perche’ Questo  Stato lo consente, la incoraggia e si dimostra incapace a gestirla oltre a tentare goffamente di darne una giustificazione para-umanitaria se non addirittura socio-economica.

Resistenza in questo settore della realta’ Nazionale, significa tentare di eliminare l’apparato che lo consente e mantenere viva una forma di distanza che in molti chiamano discriminazione e noi chiamiamo reciprocita’ , cioe’ l’applicazione dello stesso approccio usato nei confronti dello straniero nei paesi di Origine di chi immigra in Italia e in Europa.

Naturalmente in termini piu’ diluiti e pratici si tratta di non acquistare prodotti venduti dal Precariato esotico che ha riempito il nostro territorio, significa scoraggiare inflessibilmente le unioni miste , cosi’ come evitare le assunzioni che non favoriscano la nostra Etnia e partecipare ad iniziative spontanee di autodifesa localizzate, le quali possano rappresentare un progressivo obbiettivo di emulazione

LA FORMAZIONE

La convinzione che un Regime rappresenti una imbattibile entita’ onnipresente e essenzialmente non sostituibile e’ una illusione indotta, efficiente fino a quando una disobbedienza diffusa  non ne evidenzia la fragilita’ e quindi la vulnerabilita’. Indicare i limiti del sistema con chiarezza e programmatica aggressivita’ spetta ad una controinformazione costante e il piu’ possible diffusa.

La Resistenza non puo’ perpetuare sistemi di formazione legati in definitiva alla logica funzionale della “Politica” novecentesca . Non e’ efficiente utilizzare messaggi , linguaggi , e indicazioni di obbiettivi al margine di una necessita’ centrale che e’ in definitiva  la sostituzione del Regime al potere, il quale non puo’ essere “Curato”, modificato nel dettaglio , influenzato o  peggio, convinto a migliorarsi.

In Italia, in modo puerile si e’ convinti che le funzioni vitali di uno stato dipendano dalla tipologia  degli uomini mentre (implicito il principio di BUONO E CATTIVO) , in realta’ , il nucleo del problema e’ “Meccanico”. Il Regime non puo’ esprimere legislazioni (Esempio) in materia Sociale giuste, in quanto e’ geneticamente settato su uno schema sociale sperequativo , ingiusto e peraltro supremamente inefficiente.

La Formazione deve tenere conto dell’assetto psicologico/culturale dei giovani, i quali sono quello che sono e non quello che noi crediamo dovrebbero essere e in questa constatazione avvilente ma realistica, la applicazione di una “Etica formativa” e’ anti tattica e scarsamente realistica. Un essere Umano agisce in termini basilari su la base di bisogni reali o indotti, la Fomazione deve agire puntando la lente sui bisogni primari  delle nuove generazioni  in prima istanza e solo in seguito , sulla riqualificazione di tali bisogni.

In altri termini e per fornire un esempio alla tesi : “L’assalto ai palazzo , crea un futuro altrimenti non esistente , rimescola le carte , sconvolge le dinamiche”. Questo e’ un principio che la vitalita’ fisiologica dei piu’ giovani percepisce nella sua brutale primitivita’ Rivoluzionaria. Se l’approccio ad una mente potenzialmente fertile, innesta a freddo concetti sacrosanti come “Stirpe”, Stato Corporativo oppure Etica, si corre il rischio di “Perdere” l’attenzione di un individuo depoliticizzato nato negli anni 90, reattivo alla Playstation e cresciuto con bisogni realativi ad una serie di immagini condizionanti, desublimate e sottoculturizzate. Pertanto bisogna prima operare con un’attività sicuramente propedeutica.

Altrettanto potremmo dire della massa, cioe’ del corpo grosso della Nazione e del suo ventre a noi in definitiva propedeutico . Raggiungere tale massa tra le innumerevoli e quasi insormontabili difficolta’ che sperimentiamo da sempre, richiede una obbiettiva dose di demagogia e l’assenza totale di qualsiasi “Senso di Colpa”. Nella certezza che le nostre convinzioni siano di base e rappresentino  il veicolo per un bene Comune del nostro Popolo, ci armiamo insomma di un fine che giustifica ampiamente il mezzo. Formare l’elemento Popolare significa semplificare l’obbiettivo e il veicolo alla loro essenza minima, comprensibile, tangibile e obbiettivamente realizzabile., confrontandosi con una realta’ fuori discussione: ”Il popolo” che in quasi sette decenni e’ stato privato della coscienza del proprio esistere , separato da frammentazioni utili al sistema e deculturizzato perche’ non potesse optare per un destino diverso.

La RESISTENZA deve trovare o creare uno spazio fertile nello scenario desertico che ci circonda.

IL LAVORO

L’equazione  CLASSE OPERAIA-BORGHESIA-CAPITALE  e’ distante da noi quanto puo’ esserlo quella dei  Vassalli e dei Valvassori . Ci rendiamo conto che tale constatazione puo’ creare anche tra “Gli addetti ai lavori” un certo trauma tattico- culturale, tuttavia, se continuiamo a visualizzare un mondo che non esiste piu’ , corriamo il rischio di operare su un oleogramma e non su la realta’ di una Nazione.

La disintegrazione delle classi in termini ottocenteschi, impone una analisi di una possible RESISTENZA sul presente assetto e questo suggerisce delle dinamiche sopratutto  in materia  di lavoro, totalmente mutate. La tipologia produttiva e l’impiego umano nei processi produttivi sempre piu’ orientate all’elemento meccanizzato/computerizzato, hanno sconvolto non solo il ruolo “manuale“ del rapporto ma la durata dei contratti e quindi lo stazionamento del lavoratore in un’area “Comune” di categoria dalla quale fare partire le proprie rivendicazioni  e  operare organicamente “socialmente” con la categoria di appartenenza.

L’agonia del sindacato  e’ solo un’ esempio indicativo di una trasformazione gia’ avvenuta in quello che e’ diventato per definizione di Regime un “Mercato”, termine che come sappiamo , indica un’area all’interno della quale si offre e si compra.  Si cerca forza lavoro in termini individuali e si offre prestazioni spesso temporanee altrettanto individuali  all’esterno di una categoria “protettiva” e al miglior offerente. Il confronto di una foto del reparto verniciatura Fiat del 1970 ed una dell’identico spazio nel 2013 , evidenzia il vuoto Umano delle attuali produzioni. Entro pochi anni lo stesso reparto verra’ integralmente controllato da pochi operatori informatici su un minuscolo quadro computerizzato di comando. Mentre la Forza lavora Umana si estingue, l’assetto del capitale si e’ adeguato ai nuovi tempi , anzi , li ha fabbricati diventando sfuggente e meno” Fisico”.

Quello che un tempo si chiamava  terziario nel frattempo e’ praticamente estinto  e con questo una porzione consistente del Lavoro connesso. Le grandi catene di distribuzione che servono giornalmente migliaia di acquirenti  con 10.000 articoli  e con l’impiego di 7 cassiere, un direttore, 5 magazzinieri e una squadra esterna di pulizie e’ la realta’ dominante e al momento vincente.

La Resistenza  in questo campo puo’ operare battendosi contro la egemonia assoluta delle catene di distribuzione in assenza delle quali, il lavoro verrebbe “Spalmato” come avveniva nel passato e con un beneficio tangibile circa la qualita’ del prodotto, la libera negoziazione e l’indotto conseguente.

In questa logica, gli acquisti comunitari contro le filiere speculative e le centralizzazioni commerciali,rappresentano una azione di contrasto di altissimo valore tattico e la stessa cosa si puo’ dire di tutte le forme “Guida” di micro –autosufficienza comunitaria .

IL CAPITALE

Occorre trovare una forma possible di RESISTENZA all’interno di una premessa indispensabile: il Capitale come espressione del risultato di un processo individuale di successo economico ottenuto attraverso la intelligenza, la creativita’ e la capacita’ inprenditoriale di un uomo  , non rappresenta un dato negativo per quanto ci concerne. Lo diventa quando il Capitale non rispetta un’etica “Civile”  e si trasforma in un esercizio di Ingiustizia Sociale a danno di una Comunita’ o di pressione lobbistica all’interno di un Sistema asservito allo stesso per ragioni di ordine esclusivamente Economico e di Potere.

La resistenza al Capitale inteso come risultato di un lungo processo di corruzione della relazione tra ricchezza e forza lavoro deve esprimersi in un contesto  multiforme e in costante evoluzione  e la cui incomprensione rischia la totale inefficacia di una azione di contrasto. Il capitale inteso come padronato localizzato, ha cessato di esistere nel contesto macroeconomico del pianeta. Esistono enormi disponibilita’ di denaro; la meta’ della ricchezza del pianeta è controllato da un tessuto di alleanze opportunistiche impegnate ad imprimere una inimmaginabile rapidita’ variabile di spostamento lungo un asse sul quale la speculazione (che non e’ strettamente considerabile come Business) si e’ trasformata nel fine ultimo. Il Capitale apolide non produce che in quantita’ e qualita’ trascurabili, riducendo l’investimento costruttivo al minimo indispensabile e colpendo in questo modo l’area della sopravvivenza di miliardi di individui i quali , assistono ma non partecipano in una egoistica e distruttiva equazione della quale sono vittime e strumento di consumo .

L’effetto laterale di questa interconnessa mondializzazione della economia e’ la fusione dell’interesse finanziario di una percentuale minima di Umanita’ con l’iniziativa geostrategica il  cui fine ultimo e’ l’apertura di nuovi mercati organici  il saccheggio armato delle risorse localizzate in aree precise del Pianeta dove, incontestabilmente, si concentrano i conflitti piu’ violenti degli ultimi decenni.

Sideralmente distante dal modello “Iconico”o tradizionale se preferite di Capitalismo, quello attuale influenza l’esistenza dei Popol , erodendone la Sovranita’ in tutti i sensi possibili del termine e al servizio di uno schema ideato e sviluppato  da centrali operative Continentali e Globali la cui ubicazione e’ agevolmente localizzabile con un elementare esercizio di verifica dello schema di scambio, delle aree di influenza e della Nazionalita’ dei pochi protagonisti non ancora scomparsi nella palude impenetrabile di  miliardi di dati informatici deflettivi.

La Resistenza alla mostruosita’ tentacolare di questa versione del Capitale puo’ esprimersi con una martellante controinformazione che parta da un vero lavoro di ricerca, formazione e denuncia oltre che a uno sganciamento sperimentale di sacche attive di resistenza.

Persistere  nel diffondere un approccio obsoleto al soggetto puo’ essere catastroficamente fuorviante.  Il Padronato “caro” al 900, riposa nelle cappelle di famiglia e con lui, quel modello “Facile” di scontro Sociale, cosi’ netto e primitivo del quale siamo spesso i nipoti teneramente nostalgici . Il Proletariato, diluito nei rivoli della sopravvivenza , non ha fatto altro che adattarsi alla mutazione genetica del “Signor Padrone” liberandosi della propria appartenenza di categoria e immettendo se stesso su un inedito piano di vulnerabilita’. Resistenza in questo settore significa tentare di sottrarre la forza lavoro al passaggio apparentemente obbligato dello sfruttamento a senso unico  senza alcuna contropartita partecipativa.

IL LINGUAGGIO E LE IDEE

Dalla coscienza delle contingenze e dalla identificazione del nemico nelle sue forme eclatanti e occulte, dipende il successo della nostra Resistenza . E’ chiaro che tutto dipende da una questione CULTURALE perche’ e’ dalla NOSTRA Cultura che dipende l’approccio, la interpretazione e la comprensione analitica dello scenario. E’ dalla nostra Cultura che dipende la capacita’ di leggere e accettare nuovi termini di ingaggio e adattarci, nella convinzione che proprio in quell’adattamento si nasconde la chiave della nostra sopravvivenza come Comunita’ Ideale Resistente. In questa fase si richiede una attenzione maniacale alla realta’ circostante , una sorveglianza continua e spietata delle mosse di un nemico di enorme Potenza, capace di usare i mezzi piu’ subdoli per mantenere e sviluppare il proprio Status e il necessario Status Quo indispensabile.

Il nostro NEMICO e’ un titano articolato, costruito di circostanze storiche , di menzogna , di marketing, di conquiste territoriali, di prodotti di consumo, di interpretazioni , di parole scritte e pronunciate e di progresso tecnologico nella sua forma peggiore. Sul suo cammino ha distrutto, confini , appartenenze , orgoglio , epica ed etica, Mito,  sovranita’, cultura, arte , ambiente e sogno, entusiasmo , gioia e memoria. Nella sua Marcia di conquista totale ha sparso nuovi Miti , stili di vita , Oro  e un linguaggio diventato pressoche’ universale:  IL SUO  e in questo, ha reso ogni dissidenza sinonimo di malvagita’ e di asocialita’. L’antitesi di termini quali DEMOCRAZIA, LIBERISMO, LIBERO MERCATO, ALLEATI, MULTICULTURA , DIFFERENZE , INDISCRIMINATO  ecc.  rappresentano una condanna per chi le pronuncia, un elemento discriminante.

Dominare la Guerra del linguaggio e’ essenziale senza cadere nell’ errore di considerare LINGUAGGIO E LINGUA l’identico male su un pianeta ormai incapace di sopravvivere ad una Babele di Idiomi che non significano sovranita’ ma antitattico isolamento e rifiuto di una irreversibile contingenza in caso di “Chiusura”.  Il senso del linguaggio nemico si nasconde in lingue che e’ fortemente consigliabile conoscere per potere difendersi da quello che nascondono, come minuscoli “cavalla di Troia”.

CONCLUSIONI

Non esiste un vademecum della Resistenza alla quale siamo chiamati  ma solo un’analisi accurata degli obbiettivi visibili verso i quali indirizzare la nostra energia , quella rimasta e disponibilie in Uomini che nel corso di un lavorio anonimo e frustrante devono sopravvivere duramente ad un contesto ostile ed  odioso.

Teoria e pratica in materia di Resistenza non possono conoscere Dicotomie.

Rifiutare un Sistema significa una doppia azione; la prima e’ quella della Difesa e la seconda e’ quella della Creazione di alternative e questa deve avvenire partendo da un approccio che accetta un senso “Antico” ma opera esclusivamente per obbiettivi futuri, perche’ e’ solo quest’ultimo, oltre l’orizzonte… ad attenderci.

Per la Vittoria!

CM

USN Reparto Keller

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24 risposte a ANATOMIA DI UNA “RESISTENZA”: LUCI NELLA TRINCEA

  1. Maurizio Canosci ha detto:

    L’analisi é interessante ma non iniziamo anche noi a perderci dietro la volontà persecutoria di buttare via “il bambino con l’acqua sporca” di ciò che é stato il tema dominante della rivoluzione socialista nazionale e dunque sia il tema corporativo che la sua logica prosecuzione socializzatrice perché il “rapporto organico” tra le categorie del lavoro (indipendentemente dalle loro mutazioni generazionali e tecnbologiche) non é il passato ma è il PRESENTE e sarà il FUTURO di ogni reale alternativa. Altrimenti inutile “resistere” se non abbiamo in mente realmente le basi di costruzione di un mondo nuovo, a meno che non ci si perda in uno sconfinato romanticismo di bucoliche comunità autogestite. Il dibattito é aperto ma la LINEA RETTA non é modificabile a prescindere dalle persone e dalle loro funzioni pro-tempore.

  2. Fino a quando esistera’ “IL LAVORO” il tema corporativo/socializzante rimane l’ unica opzione tollerabile , e’ altresi’ vero e giusto per fare un esempio , che l’agricoltura tradizionale che si portava dietro una cultura millenaria e’ rimasta “bruciata” dall’era industriale e post industriale , cosi’ come la produzione “Creativa” cioe’ in piccola scala ma specializzata , incapace di sopravivere al basso costo , alla emulazione a catena , alla decentralizzazione e ancora…la piccola impresa , fagocitata da altre forme di produzione e di consumo. La LINEA RETTTA deve tenere conto di mille fattori evolutivi e di fatto. La precarieta’ del LAVORO e’ una conseguenza appunto evolutiva (In senso negativo si intende) eppure e’ un fenomeno in corso , reale , contrastato solo dall’idea “Romantica” dell’impiego fisso e della trasmissione di tale impiego ai propri figli , cioe’ da qualcosa di non piu’ applicabile che ci piaccia… o meno.
    41% di disoccupazione e all’interno di questa , l’11% di giovani …Qualcosa evidentemente non funziona , si trasforma e noi non possiamo ignorarlo senza adattare un principio chiave al contesto. La trasformazione in atto stravolge una teoria perche’ richiede una chiave di lettura “Opportunistica” Il medico che dirige il traffico , il padroncino cinese a Milano che assume 100 Italiani come venditori porta a porta , si uniscono ad una proiezione che vede l’Acqua in 50 anni piu’ costosa del Petrolio che nel frattemo sara’ esaurito e visto allora come noi oggi vediamo il carbone nel 1850.
    Noi non cadiamo in confusione ma adattandoci, inventiamo uno STATO dove chiunque produca , partecipi organicamente di principio e all’interno di tale principio non ci frega nulla se voleranno per quel tempo le astronavi nel cielo di Roma. Operiamo culturalmente perche’ il “Bisogno” riacquisti una proporzione umana e non “Ludica” e perche’ la ricchezza non esista sul sangue di miliardi se non proprio sul loro iconico sudore . Il dibattito sull’argomento significa lotta all’anacronismo che e’ una catena al piede di ogni rivoluzionario. Il tema corporativo non decade , dovrebbe al contrario adattarsi a nuovi contesti in definitiva e la opzione “Comunita’ Bucolica” puo’ rappresentare una scelta individuale e Comunitaria sperimentale di vita all’interno della quale produrre Resistenza Culturale sopratutto. e per chi non conta semmai su un contratto permanente alla Pirelli. . Il rischio di generare d’altronde un attivismo quasi autistico in assenza di punti localizzati di aggregazione QUOTIDIANA , quali potevano essere le vecchie sezioni di partito , lascia come alternativa ben poco oltre alla sporadicita’ e all’informatico . Non vorrei echeggiare Woyotila ma mi viene da dire : “Non abbiate paura!”.

  3. Giovanni Calabrò ha detto:

    Pure disquisizioni teoriche da intellettualoidi sessantottini… chi vi capisce è davvero bravo…manca solo la solita invettiva contro i “sionisti”…. nel frattempo i francesi “partecipano” al sistema votando Front National…che si appresta a diventare il primo partito ed a LIBERARE la Francia dalla dittatura dell’Unione Sovietica Europea…. L’Ungheria intanto si è già liberata dall’assedio usurocratico-immigrazionista-omosessualista con i voti conquistati sul campo dal suo coraggioso premier nazionalista Orban… potrei proseguire con l’esempio della Russia… il tutto sulle orme dei VERI Socialisti Nazionali che arrivarono al 40% dei consensi nel 1933…. ma è meglio pontificare in pantofole sul complotto sionista o sulle comunità “bucoliche”….evitando accuratamente di fare politica attiva anche se solo con diffusione di un volantino o di un comunicato stampa…. ma per favore….Ed avete anche il coraggio di paragonarvi agli eroici soldati della RSI che ci misero la faccia e la…pelle, nelle trincee del Senio e della Garfagnana, mica se ne stettero barricati in casa a scrivere articoli…. Astenersi da minacce ed insulti, grazie.

  4. Ilario Usn Rep Keller ha detto:

    Bollare un progetto politico – territoriale quale il Perseo (il quale è costato a molti infinite ore di studio ed elaborazioni teorico-pratiche, di escursioni in luoghi impervi e difficilmente raggiungibili, di aggregazioni comunitarie in loco, etc…) come “sconfinato romanticismo di bucoliche comunità autogestite” al sapore di reminiscenze arvaliche e improvvisazioni vanderwogeliane, equivale ad un vero e proprio atto di delegittimazione intellettuale nei confronti di militanti volenterosi e preparati, i quali godono, per diritto e natura, di possibilità analitiche ed elaborative in grado di concettualizzare quotidianamente una pluralità di opzioni resistenziali, secondo interpretazioni inedite o meno. Gli irrigidismi sterili da “Verbo messianico”, le ortodossie incontrovertibili, i dogmatismi dottrinari invalicabili altro non perseguono, implicitamente, se non la volontà della contro-Storia, legata da sempre, ad una staticità dal sapore meramente accademico. Il nostro compito è di superare la Storia attraverso la Storia stessa. Se ad un certo Socialista romagnolo non fosse venuto in mente, ad un certo punto, di tentare l’ innesto sulla Linea Retta del proprio segmento politico, di una componente inedita nazionalista, di che cosa staremmo parlando oggi?.Non invertiamo i ruoli tra Cause e Conseguenze nell’ enunciazione delle priorità: è l’ Uomo Nuovo che determina il Corporativismo, non il contrario.

  5. Maurizio Canosci ha detto:

    Ilario, nessuno ha messo in dubbio il lavoro svolto encomiabile quale studio ma poi la verificabilità della cosa é tutta da decidere ed al momento così come proposta é – almeno per la nostra realtà organizzativa e politica – non praticabile; a nessuno é vietato pensare in grande e realizzare ciò che crede ma chi sta volontaristicamente in un ambito ha da seguire delle direttive, altrimenti può fare ciò che ritiene con chi crede possa essere meglio in sintonia con lui.
    @ Calabrò: come sai il panorama politico italiano é pieno di formazioni pronte “per la guerra santa”, rivolgiti a loro; noi ci accontentiamo di avere con noi chi della RSI ha fatto parte combattendo e ci porta continuamente ad acculturarci invece di abbrutirci a perseguire qualche scranno parlamentare come il Front National (cher ne ha solo uno nell’assemblea francese !) giusto per girarsi i pollici.

  6. @cCalabro ‘:
    Ignoro chi tu sia e non posso quindi “IImaginare ” quale sia il tuo contributo fattivo . Conosco il nostro invece ed e’ fatto di chilometri , di tempo , di studio , di ricerca, di applicazione pratica , di diffusione , di sacrificio. sul terreno e non nella teoria che tu immagini. Personalmente non ho mai usato le pantofole , nelle galere di ragime per reati di opinione non mi consentivano di usarle e neanche negli ospedali perche dicevano che mentre mi ricucivano il cranio non erano necessarie. Nessuno mi pare si sia mai paragonato ai combattenti della RSI ma se loro potessero giudicare la situazione apprezzerebbero il nostro di operato e forse non il tuo lasciare cadere inesatti giudizi su chi non conosci e circa realta’ che ignori. Infine perche’ dovremmo insultarti o minacciarti ? Sopratutto l’ultima cosa richiederebbe una messa in pratica e questa a sua volta comporta una logistica e un dispendio di energie. Credi di valerne la pena ? Noi abbiamo qualche perplessita’ in merito se non altro per i tuoi accenni alla “Liberazione” dell Ungheria e al Front National che evidentemente non conosci e meno che mai comprendi se poi scivoli nel 40% di consensi del 1933 mischiando carte di mazzi diversi senza una consequenzialita’ che abbia un senso. Non andiamo a scomodare il Senio e la Garfagnana e neanche le Termopili …Ogni epoca possiede i suoi combattenti e a patto che abbiano dimostrato di avere pagato prezzi diretti sulla propria pelle acquisiscono il diritto storico alla espressione.

  7. Giovanni Calabrò ha detto:

    Ilario, apprezzo la pacatezza della tua risposta ma in essa non vi trovo uno straccio di argomentazione….Ti chiedo solo, ma che senso ha predicare l’astensione dalle urne? QUALUNQUE movimento politico cerca di conquistare il consenso del suo popolo, tanto più se appartenente al gruppo “identitario” (spero non rifiuterai questa definizione!!), come fecero nazionalsocialisti tedeschi e fascisti italiani, altrimenti qualunque pinco-pallino potrebbe rivendicare come dovuto alla sua “azione” la crescita dell’astensionismo…. In Italia potrebbero farlo testimoni di Geova ed anche il PMLI (partito marxista-leninista che da decenni predica l’astensionismo)….. Non si vuole partecipare alle elezioni? Si combattano battaglie a favore del ns popolo, come quotidianamente fa F. Nuova ad esempio, con manifestazioni, comunicati stampa, comizi, contestazioni…non è sufficiente? Vero, ma boicottare tali sforzi predicando l’astensionismo e deridendo chi scende nelle piazze a contrastare lo Jus soli, per esempio, significa, per conto mio, fare il gioco del NEMICO. Esprimo profondo rispetto per la tua storia personale che si delinea dalle tue parole ma, perdonami, mi sembra che sei troppo incline alla chiacchierata intellettualistica che non conduce da nessuna parte. Guarda la prosa di B. M. prima del 1922: asciutta ed aderente agli avvenimenti storici ed alla cronaca. Basta divagare, bisogna COMBATTERE. Prima liberiamo la Nazione dagli invasori afro-musulmani, poi penseremo alla socializzazione ed al corporativismo. Questo chiedono i popoli europei, seppur ingabbiati dalla cappa di menzogne e censure degli apparati usurocratici-immigrazionisti-omosessualisti. Hai visto le elezioni in Austria? Identitari oltre il 30%, LORO COMBATTONO. Hai visto in Grecia? Alba dorata oltre il 25%. Tanto pericolosa per gli eurocrati mondialisti da determinare l’arresto, del tutto pretestuoso, dei suoi capi. Predicando l’astensionismo non si correrà mai il rischio di essere PERSEGUITATI dai poteri dominanti. Ma nemmeno si INCENDIERA’ e si metterà in pericolo l’ordine costituito, incarnato dalle banche mondiali, dalle troike, dal bildelberg, dall’unione sovietica europea, dalle lobbies gay, dalla nato che occupa militarmente i ns paesi, e dall’onu in mano alle élites musulmane avide di dominio sul vecchio continente. Un saluto cameratesco.

  8. L’errore e’ proprio quello e reiterato per 68 anni , nei quali MAI , in nessun periodo e in nessuna circostanza si e’ ma arrivati neanche vicino a capolvolgere il sistema. Ergo…il metodo della partecipazione non funziona perche’ il contesto ha una guasto genetico e uno sbarramento insormontabile difeso con le armi da 113 basi strategiche americane. Non funziona per noi , non funziona per Alba Dorata e neanche in Austria perche’ gia’ in passato si e’ ottenute le percentuali “Quasi buone” ma non lo sono mai state abbastanza per abbattere i regimi Liberl-capitalisti. O si e’ rivoluzionari o non lo si e’ , o si crede in una azione prima di tutto Culturale e Controinformativa per poi passare ad una azione esecutiva oppure si manca il punto sotto il profilo strategico. Noi non votiamo e non facciamo votare perche il Ludo cartaceo e’ oggi una forma di complicita’ a favore della legittimazione di quasi mille parassiti che tengono in ostaggio una Nazione sotto la coperta della “Democrazia”. Noi prima di parlare di Socializzazione abbiamo chiaro il principio e lo diffondiamo perche’ la gente sappia quali alternative esistono.Non possiamo dichiararci anti-democratici e anti-liberali e poi cercare uno scranno in vendita in Parlamento come un contentino che il Pallazzo ci concede nella illusione di partecipare al POTERE. Le percentuali dello zero virgola recenti toccate ai “Camerati che sbagliano”, dimostrano che l’operazione non funziona e non riusciamo a capire perche’ tentare di replicarla e questo a parte l’implicazione ETICA di una vicinanza con la schiuma della umanita’ che dovrebbe rappresentare il nostro Popolo. Non comprendiamo le chiassate circa l’Islam e l’Omosessualita’ che diventano “Centrali” perche’ l’orientamento Sessuale e Religioso non ci riguardano come non hanno mai riguardato esperienze storiche superiori del passato. Non siamo teologi o Sessuologi , siamo intellettuali Rivoluzionari Nazionalisti e Socialisti e quando parliamo di IMMIGRAZIONE parliamo di quella , senza neanche prestare atenzione alla moschea di quartiere e proponiamo soluzioni talmente drastiche da mettere in agitazione anche il leghista piu’ imbecille. Quando parliamo di FAMIGLIA , parliamo di quella e non della Omosessualita’ che e’ una devianza individuale che esiste o non esiste nel codice di un uomo e che peraltro e’ sempre esistita e che non ha impedito all’umanita’ di crescere a 7 miliardi.di unita’. Insomma e per concludere , cerchiamo di “Tenere gli occhi sulla palla” e non abbandonarci ai luoghi comuni del conservatorismo borghese , cattolico e reazionario. I Palazzi caro Giovanni quando sono pericolanti si abbattono ,non si re-intonacano.e alla fine si sparge una grande quantita’ di sale perche’ anche la loro memoria venga cancellata.

  9. Giovanni Calabrò ha detto:

    Ok, se difenderci dalla costante invasione islamica in atto è una “chiassata” e se la legittimazione dei matrimoni gay non riguarda il concetto di famiglia che avete in mente, mi autodichiaro conservatore, borghese, cattolico e reazionario, intromessomi impropriamente nel vs forum pur essendo ESTRANEO alla vs concezione della vita e del mondo. Chiedo venia e mi taccio.

  10. Ilario Usn Rep Keller ha detto:

    Giovanni, Claudio non intendeva minimamente sottintendere a delle conclusioni pari a quelle da te qui sopra esposte. Qui si tratta di non strumentalizzare perniciosamente alcune battaglie “identitarie” tanto cari alle formazioni politiche dello “0,” per giustificarne una donchisciottesca presenza all’ interno delle agonalie elettorali. Supremamente laici, non intendiamo favorire un culto particolare rispetto ad un altro, ma favorire un organicismo religioso che serva le finalità dello Stato e non ne intralci pedissequamente gli intenti, e questo al di là di eventuali mezze lune, croci o aquile romane che dir si voglia; D’ altro canto siamo a favore di una concezione famigliare “tradizionale”, ma non per questo saremo tentati di abbracciare forche e capestri contro il fenomeno omosessualista, dato che ogni essere umano ha il diritto di interpretare la propria sessualità a personale piacimento, fermo restando che non si miri a minare le fondamenta della prima istituzione di quel tanto decantato Stato Nazional Popolare, ossia la famiglia in senso superiore e biologicamente trasmissivo.E, mi creda, tutto questo non passerà mai da un’ azione concepibile esclusivamente in termini da lupanari elettorali. Inoltre, riguardo alle argomentazioni mancanti, la mia risposta non era indirizzata alla Sua persona. Cordiali saluti.

  11. Giovanni , tu estrapoli concetti che io non ho mai pronunciato. Ci battiamo sul fronte della preservazione etnica dal 2004 e abbiamo denunciato la “Invasione” quando tutti ci dicevano che non era quella la priorita’. Abbiamo viaggiato tutta Italia per comunicare una certezza e siamo stati ignorati. Eravamo Nazisti e Razzisti ,e con il fascismo quindi non avevamo nulla a che fare. Noi abbiamo parlato nell’ambiente per la prima volta dei dati concernenti l’Islam che conosciamo per esperienza diretta e non per sentito dire. Nulla da fare ! Oggi non ci preoccupiamo piu’ di tanto quando si tenta di unire Immigrazione ed Islam senza osservare i dati obbiettivi e analizzarli. Se siamo contro l’omosessualita’ ? Lo siamo tanto da ignorarla perche sull’orientamento sessuale delllo zero virgola qualcosa degli Italiani non abbiamo nulla da dire. Circa le coppie gay che adottano , proviamo disgusto e ne abbiamo parlato e scritto ma non siamo in prima linea contro il fenomeno perche’ abbiamo cose forse piu’ importanti da fare e siamo ampiamente rappresentati da chi urla alla luna ma in fondo senza ottenere alcun risultato quantomeno di Opinione. E’ una questione di livelli e di focalizzazione credo e se si e’ come siamo , occupati a trasportare il principio di uno Stato Corporativo e la Socializzazione che ne consegue in questo millennio e contro gigantesche contingenze , siamo come puoi comprendere un po’ distratti circa i culattoni e gli Imam. Se siamo come siamo impegnati a creare postazioni di difesa comunitaria sul terreno e formare culturalmente un po’ di gente per esistere , comprenderai che l’adozione richiesta da due checche ci lascia indifferenti (Per il momento) . Insomma non siamo soli in fondo e ognuno ha il suo compiti . Siamo certi che tu abbia il tuo.

  12. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Icaro ha rappresentato nella storia l’ambizione, il desiderio e il sogno dell’umanità di raggiungere le vette più alte dell’infinito; il sogno svanì perchè pensava di volare con le ali di cera. Noi abbiamo l’ambizione di costruire ali di titanio sostenute da motore autenticamente rivoluzionario che ha nei cilindri la potenza del trinomio ITALIA, REPUBBLICA, SOCIALIZZAZIONE. L’implosione del sistema è scritto nella storia dell’umanità e il Vico, Grande Italiano, ha studiato ed approfondito a suo tempo la teoria dei cicli e dei corsi e ricorsi storici. Quindi, abbiate fede e sempre in Alto i cuori !

  13. Ilario Usn Rep Keller ha detto:

    Quale struttura immaginativa ha assunto il nostro assetto societario? è un corpo o un organismo? La società ha più bisogno di tecnici o di Poeti? Che fine ha fatto l’ idea di Bellezza? è migliore la rabbia del cambiamento o la razionalità delle riforme? è più utile una geometria istituzionale o una filosofia tribale? La salute è un parametro di funzionamento o un indice di salvezza? Esiste una realtà sociologica o solo una modalità di prospettiva? Le osservazioni dei fatti sono dati di realtà o soltanto angolature di visuali? La società è un concetto indissolubile o un criterio di assemblaggio? Vi può essere una ricerca sociologica obbiettiva? Le disfunzioni soggettive possono essere sintomi di un sistema? La comunità necessità di Immaginazione o ingegneria? La tecnologia serve alle dinamiche sociali? La filantropia può essere un indice di solidarietà?
    L’ elenco è già, di per sè, lungo e noioso ma certamente non completo. Le domande sono inesauribili: nessuno può dare una risposta risolutiva e che non sia un indicazione della sua personalità, della sua biografia, della sua visione della vita, del suo architrave progettuale, della sua Anima.
    è proprio dell’ Anima che si vuole parlare, della sua presenza nella comunità vista non come un aggregato di persone da organizzare e da controllare finanziariamente, giuridicamente, psichiatricamente, ma come una rete di individui caratterizzata da una sua Poesia, un suo Sogno, una sua Immaginazione, una sua Coscienza, una sua Vita.
    Perchè la società, per noi, è una comunità di vita che, come tutte le vite, ha in sè anche il seme della sua morte. La cosa essenziale, però, è non rimanere paralizzati da questa consapevolezza di poter un giorno finire, estinguersi, e limitarsi a gestire con angoscia un quotidiano esauribile, ma dare uno scopo all’ esistenza stessa attraverso l’ esercizio dell’ ARTE DI VIVERE: quel senso artistico che supera la naturalità dell’ esistenza e la superficialità del tirare avanti per diventare sentimento di ESSERE e di ESSERE-NEL-MONDO attraverso la cura delle singole individualità, il perfezionamento del proprio Progetto Collettivo, la disciplina delle proprie pulsioni, l’ equilibrio delle proprie difese, il superamento delle proprie paure, il controllo dei propri desideri.

  14. Pierleone ha detto:

    Poco fa e’ imploro il sistema!
    È finita!!

  15. Lupo di Selva Usn ha detto:

    CAPACITA’ DI SCELTA, CORAGGIO DI ESSERE “TRAMITE LE AZIONI” EMANAZIONE DELLE PROPRIE IDEE, VIVERE LA CONDIZIONE DI ESSERE “ESULI IN PATRIA” DA PROTAGONISTI.

  16. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Al di là del sogno c’è la realtà quotidiana di cui, chi intende fare politica in senso comunitaristico, deve tener conto con fredda e lucida determinazione. E allora, serve porrre sul tappeto domande filosoficamente astratte nel momento stesso in cui il “maligno” sta prendendo il sopravvento ? Nel nostro cosiddetto “ambiente ” , con una certa regolarità vorrei dire, c’è sempre qualcuno che nei momenti di crisi, crea il solito diversivo chiedendo e chiedendosi: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo ? Se ancora siamo a ripetere e ripeterci queste “litanie” allora la situazione è veramente grave ! Finiamola con queste liturgie decadenti e inconcludenti , una buona volta !

  17. Caro Stelvio ,
    Definire il presente come un “Momento di crisi” ci pare storicamente riduttivo. Sette decenni non sono un momento ma un processo canceroso conclamato. Errato inoltre a mio avviso definire ormai “Il Contiguo” come NOSTRO AMBIENTE , infatti se una linea di partenza ci vide compatibili…il percorso e gli obbiettivi hanno separato gli Uomini a volte tragicamente e i termini di tale separazione sono stati piu’ volte e proprio d USN demarcati con forza.Le derive sistemiche , l’appoggio alla reazione piu’ disgustosa , il nostalgismo cosmetico piu’ sterile , l;assetto partitico da regime parlamentare, a me non sembrano differenze di poco conto….
    Chi siamo e’ cosa chiara in linea di principio , da dove veniamo lo e’ altrettanto , dove andiamo invece e’ un interrogativo pertinente che non denota una fragilita’ ideale ma un approccio realistico alle prospettive. I grandi esempi storici , mostrano ad una analisi coraggiosa che le piu’ importanti correnti di pensiero hanno limato se stesse con grande capacita’ introspettiva per affrontare l’attrito del tempo e delle nuove circostanze. Un esempio che ci pare calzante e’ proprio quello del fascismo “Di mezzo” che riprodusse in qualche modo e fisiologicamente i guasti di una Italia intimamente Controrivoluzionario ma seppe concludere il proprio tempo con un magistrale “Colpo di Coda” che rivelo’ nell’assetto socialista primigenio la sua immortale qualita’ di fondo. Noi stessi siamo gli eredi di una analisi dolorosa anzi lacerante che si sviluppo’ all’interno di un Regime inchiodato da contingenze negative comprese con letale ritardo.Nessuno che io conosca nel contesto nel quale milito ha mai messo in discussione l’essenza del nostro credere e i punti chiave del nostro esistere. Subiamo trasformazioni contestuali che possiamo appunto subire o comprendere e nella loro comprensione possiamo sviluppare una difesa piu’ tagliente che garantisca una sopravvivenza possibile a delle durissime condizioni di Guerra. Rifiutare una analisi tattica non significa preservare (A mio avviso) , ma piuttosto negare a noi stessi una possibilita’. Quello che accade oggi in termini disciplinatamente dibattimentali, orbita intorno a dei punti non modificabili per collettiva volonta’. L’essenza che peraltro non e’ Dogma non e’ in pericolo. Non neghiamo pero’ agli uomini l’esercizio della riflessione , della proposta , della analisi e della evoluzione. Sarebbe uno spreco imperdonabile. Tu stesso caro Stelvio rappresenti un esempio plastico della capacita’ superiore di leggere il futuro a vantaggio di principi irrinunciabili del passato. Non ti rispettiamo e amiamo per la tua eta’ anagrafica o come testimone di una epopea , ma proprio perche’ ti sei battuto e ancora ti batti per una grande idea attraverso un’epoca folle adattando te stesso con senso tattico alle contingenze.
    Abbi fiducia , non esiste alcuna volonta’ distruttiva , disgregatrice o contraddittoria , perche’ questa, vanificherebbe stupidamente molto lavoro e tante speranze. Riconosci a tutti noi , senza distinzione, il necessario e maturo senso di responsabilita’ indispensabile oltre ogni analisi.

    Per la vittoria!

  18. Ilario Usn Rep Keller ha detto:

    Tra l’ altro le domande erano poste appositamente in senso sarcastico (creando tra l’ altro una riproduzione “sintattica” del disordine razionale che si è da secoli attagliato alle vicende umane), chiedo venia per il fraintendimento. Nondimeno, prendo atto delle riflessioni di Stelvio. Tuttavia, mi domando (molto realisticamente e molto meno “filosoficamente”): La realtà quotidiana è un fattore indipendente dal contesto storico in cui si determina e ci si determina, quindi inalterabile per sua stessa natura intrinseca a prescindere da qualunque sforzo degno di etichetta rivoluzionaria, o pertiene al regno delle “possibilità” condizionate da tutto un plesso di statuizioni mutabili (comprendendo anche, heiddegerianamente, posizioni genericamente e geometricamente considerate improponibili)? Perchè questa, a mio avviso, si traduce come la domanda catartica del secolo presente. Rimanere autocraticamente vincolati e costretti in compartimenti stagni, seppur fluidi, parzialmente lontani dalle contingenze ontologiche dell’ umano, più che del politico, a mio avviso non è segno di un retto “auscultare” i “presagi” della modernità nemica, seppur presente.

  19. Gabriele -Bishamonten- Lorenzetti ha detto:

    @Calabrò
    *rispondo al tuo primo post*
    Premesso che inutile giudicare persone con diverse esperienze culturali o trascorsi di vita, quello che oggettivamente si può riconoscere da ambo le parti è che “Resistenza” senza cultura e senza quelle che tu chiami “Disquisizioni intellettualoidi”, significa avanzare alla cieca in un terreno anche troppo minato dall’inutilità storica di taluni movimenti o partiti nati con intenti di propaganda, che a conti fatti risultano antistorici ed in certi casi (leggi Front National francese, Alba Dorata greca e mi permetto di metterci anche il 5 stelle da noi) sono palesemente strumentali al sistema che li ha creati, ovvero creati ad hoc.
    Tralasciando i cosiddetti “complottismi vari”, che data la mole di informazioni a suffragarne l’esistenza non capisco come mai ci si ostini a chiamarli complottismi, quello che penso si cerchi di fare con questi articoli, peraltro illuminanti data la loro semplicità, è quella di fornire ottimi spunti di riflessione per una migliore comprensione dei meccanismi sistemici a cui noi sottostiamo, cercarndo così di cambiarli dall’interno coi mezzi stessi del sistema e non col proverbiale scontro “coi mulini a vento”, del quale abbiamo visto i frutti durante il corso della storia (rivoluzioni di piazza dettate dall’ignoranza sono sfociate nel sangue o sono finite per essere utilizzate per cambiare padrone non di certo lo status quo sociale)

    L’astensionismo è una delle forme di protesta più democratiche in quanto mi permette di non votare nessuno quando nessuno mi rappresenta, e i dati danno ragione a questa tendenza, attestando l’astensionismo consapevole e voluto al 31,5% (fonte WEB) a cui va ad aggiungersi l’astensionismo degli indecisi di un altro 14,2%, percentuali più in linea con una idea di democrazia concreta e logica che misconosce il proverbiale “voto al meno peggio” ed evidenzia una cerchia di persone a mio avviso più consapevoli delle dimanimche che le circondano

    Un saluto!!!!

  20. Anonimo ha detto:

    Camerati, tutto ciò credo che riporti alla luce il problema che oggigiorno più ci affligge, ancor più di tutti gli escrementi che insozzano la Nostra Patria. Noi camerati non ci fidiamo più dei camerati. Troppi duci e ducetti si sono delineati ai nostri occhi per poter più capire chi seguire, dove andare, come e cosa fare. Troppi ragionamenti, troppe elucubrazioni troppi… troppo di tutto. Decine, centinaia di pagine, paginette, blog, di camerati che hanno come nemici chi?…. il sistema? gli usurocratici? i demoplutocratici? noooo!! altri camerati! …. Vogliamo finalmente fermarci qui e ripartire insieme uniti nella lotta che ci accomuna o vogliamo continuare a tessere le nostre lodi di unici portatori della verità ognuno per proprio conto dimenticandoci del vero significato della parola Camerata che è forse la vera eredità che ci è stata lasciata da chi ci ha preceduti? E mi fermo qui per non cadere me stesso nel Tranello?

  21. Anonimo ha detto:

    A proposito, e di questo chiedo scusa, ma a me la parola resistenza riporta alla mente cose che nulla hanno a che vedere con la nostra appartenenza!

  22. Il termine si usa nel senso di capacità dei materiali di opporsi al passaggio di una corrente con un data tensione nei seguenti casi:
    Resistenza dinamica – capacità di opporsi alla corrente dinamica sotto tensione dinamica
    Resistenza idraulica – capacità di opporsi a corrente idraulica sotto tensione idraulica
    Resistenza termica – capacità di opporsi a corrente termica sotto tensione termica
    Resistenza elettrica – capacità di opporsi a corrente elettrica sotto tensione elettrica
    Resistore, un componente elettrico
    Resistenza magnetica – capacità dei materiali di opporsi al passaggio di corrente magnetica sotto tensione magnetica
    Al di fuori di questo senso si usa invece nei seguenti casi:
    Resistenza meccanica – capacità dei materiali di resistere a una forza
    Resistenza fluidodinamica – risultante delle forze che si oppongono al movimento di un corpo in un fluido

    PS . Non notiamo alcun riferimento alla Resistenza che tanto ti turba. Perche’ lasciarsi scippare anche solo una parola dal nemico ? Rivendichiamo il diritto di utilizzare il termine che ci pare il piu’ adatto. Se vuoi , esistono alternative ripo : Contrasto , Opposizione , Dissidenza ,Frizione … ma perche’ diavolo contorcersi ?

  23. Anonimo ha detto:

    Non sono turbato e non voglio turbare, mi si è stato detto di togliermi di dosso la camicia nera per non turbare, fatto; mi si può anche dire di usare la parola resistenza, fatto; il problema è che purtroppo le nostre idee e le nostre forze si frantumano in migliaia di piccole schegge invece di riaccorparsi in un maglio capace di irrompere e di rompere! Vedi caro camerata Claudio io sto tendendo il braccio romanamente senza infingardia mentre nelle tue parole aleggia un sottile senso di sfiducia verso un camerata o comunque non mi suonano troppo amichevoli! Questo è il messaggio che voglio trasmettere: riappropriarci del Nostro essere Camerati per poi usare tutte le parole e i metodi necessari nei confronti di chi camerata non è e abbisogna di essere erudito. Solo così si può tentare di vincere contro un nemico che come ben dici è molto astuto e ben armato. Anche noi siamo ben armati delle nostre idee rivoluzionarie ma cadiamo sotto i colpi dei nemici che ci separano invece di unirci. Basta semplicemente essere quello che siamo: camerati.
    Ti saluto cameratescamente

  24. Camerata , e qui possiamo probabilmente chiudere :
    Incontrarsi in questo contesto (Che e’ assai meglio che non incontrarsi affatto) impone alcuni prezzi. Uno di questi e’ la possibile creazione di equivoci . Il suggerimento di dimettere la camicia nera non potrebbe mai provenire da noi. Non abbiamo infatti alcun trasformismo da difendere.Non basta malauguratamente quella per sopravvivere come Comunita’ Ideale . Che tu voglia crederci o meno , se leggi un linguaggio “Diverso” o la esposizione di tesi “Inedite” o adattate ad un contesto violentemente cambiato , i principi fondanti rimangono intatti. Quella del cameratismo e’ una di questi, Siamo pero’ una forza viva e non defunta e come tale tendiamo ad elaborare , a comprendere a risettarci e nel farlo … capita anche di scontrarsi duramente come capitava anche nel Fascismo Applicato peraltro . Sara’ perche’ questo , come fenomeno ideale unico nella storia della umanita’ ha raccolto origini diverse intorno ad un nucleo essenziale. Ha ben ragione il camerata Dal Piaz quando dice che spesso ognuno ha voluto prendere dal Fascismo il pezzo che piu’ gli assomigliava, Questa tendenza ha creato spesso alcune incomprensioni , a volte risolvibili a volte meno… Oggi si discute su alcuni metodi , su alcune interpretazioni della realta’ circostante ma nulla di piu’. Origine ed essenza non si discutono e personalmente vorrei tranquillizzarti su questo punto per quanto puo’ servire. Non era mia intenzione comunicarti della inimicizia che non provo .

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