INCONTRI DI RESISTENZA

sn difesa nazionaleLo scorso fine settimana è stata denso di appuntamenti per i militanti di Unione per il  Socialismo Nazionale. Diversi rappresentanti della nostra comunità politica si sono ritrovati in alcune località italiane, sia per incontro sinergici di programmazione sul territorio, sia per partecipare ad attività e manifestazioni in difesa di battaglie che riteniamo per noi moralmente imprenscindibili. Siamo stati presenti in Lombardia, Emilia Romagna, ed in diverse località del Lazio, per portare la nostra voce di Resistenza in un momento in cui la Comunità Nazionale è lasciata irrimediabilmente sola da parte dei governanti e da parte di quell’immensa fogna a cielo aperto che è la partitocrazia italiana.

L’informalità di taluni incontri (che ben si scontra contro la plastica pomposità di qualche congresso di mummie da esposizione) ha dimostrato che senza assumere toni dibattimentali, distanze con la platea e toni da alta metapolitica, si possono costruire nuove sinergie o semplicemente indurre a riflessioni inedite oltre che a confermare la posizione di Unione per il Socialismo Nazionale rispetto ai tempi piu’ essenziali legati alla Resistenza Nazionale. La stessa vede in U.S.N. un punto di riferimento costante e coerente in uno scenario nazionale (politico e sociale) da incubo sotto tutti i profili.
Una nota di merito crediamo sia doverosa nei riguardi del reparto U.S.N. Keller e dei raggruppamenti USN LOMBARDIA / EMILIA / LAZIO / CASERTA  che dimostrano di rappresentare una volonta’ reattiva evidente e una determinazione notevole nel diffondere i punti essenziali della nostra azione ben oltre il limite claustrofobico di una tastiera, puntando tutto sull’elemento Umano che rimane il nucleo centrale della ragione del nostro esistere, e con la volontà ferma di formare una Comunità di Resistenza che sappia guardare avanti nel tempo con proposte e strategie di ampio respiro, e non certo contingentate ad un qualsiasi letamaio questuante e propedeutico ai ludi cartacei.

Per avere un Destino o, meglio, per ESSERE un Destino… una Comunità, una composizione, si caratterizzano per la presenza di Idee-Forza, cioè Principi volti a designare energie, movimenti e correnti sociali attraverso le varie suggestioni morali, emozionali, di credenza, di tradizione che esse sono in grado di esercitare su quel manipoli di guerrieri che crea o detta il ritmo della Storia. Una Comunità sarà difficilmente attaccabile dai vari virus propagandistici diffusi dai disgregatori d’ ogni genere e grado, impermeabile alle suggestioni ed illusioni livellatrici, salda nell’ essenza e nella forma alle sue radici sovrasensibili.

Vogliamo porci in controtendenza rispetto al presente, indicando strade antiche, poco battute, politicamente “inedite”, anche se sempre valide. Sono strade difficili per chiunque: perchè per chiunque è difficile, oggi, accettare “differenza”, “gerarchia”, “comunità”, “mito”, “simbolo”, “vocazione”, “coraggio”, “sacrificio”, “dovere”, “trascendenza”, “sacralità”. Sono queste le armi spirituali di chiunque voglia vivere come Uno – ossia come un Eroe – in una realtà che riconosce, esclusivamente, la massa e i gregari: “il volgo spregiato che nome non ha”.

Chiunque percorre queste strade è un Ribelle, ma ogni vero Ribelle sa che, per la sua ribellione, deve pagare costi altissimi: sulla sua pelle, senza sconti e senza rimpianti. Invitiamo alla ribellione e a passare a quel simbolico “bosco”, da cui verrà distillata una nuova, “diversa” e migliore umanità. In questo reale camino, ciascuno è un “ramingo”, che percorre “rotte stellari”, unito da un comune sentire con i suoi compagni di strada: forse disparati, qualche volta disillusi, talora stanchi, ma tutti disposti a “lanciare il cuore oltre l’ ostacolo”. è il richiamo, ineludibile, per chi crede, in cuor suo, che si possa riscoprire il senso della propria “totalità”: non importa se questo comporti l’ estraneità dei molti e la vicinanza dei pochi.

milano

Questo il nostro modo di fare POLITICA, di fare RESISTENZA. Non ci vergognamo delle nostre origini, e nemmeno di dove stiamo andando, perchè sappiamo che è la COSA GIUSTA DA FARE.

Sicuramente diverso dagli altri, meno appariscente, meno finto, e sicuramente più determinato; la nostra linea di demarcazione e le nostre bussole sono LINEE RETTE che non prevedono che la guardia venga abbassata, nè che si strizzi l’occhio a qualche “bagarino del voto”.

Noi non promettiamo bricorivoluzioni, fantomatici assalti alla Bastiglia, o vacue “canizze” inutili ed autoreferenziali; promettiamo, invece, in modo assoluto, una fiera resistenza da Uomini Liberi perchè in questo modo vogliamo vivere; e soprattutto vogliamo che da Uomini Liberi possano vivere i nostri figli e e le prossime generazioni.

Uff. Politico U.S.N.

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4 risposte a INCONTRI DI RESISTENZA

  1. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    LA CAMICIA NERA
    Voglio raccontare questa storia vera e la voglio gettare in faccia a tutti coloro che continuano ad intingere la loro penna nell’odio e nella menzogna e che, ogniqualvolta si degnano di parlare dei Volontari della Repubblica Sociale Italiana ( e non repubblica di Salò ! ) – quando va bene – si lasciano andare ad affermazioni del tipo: “ erano dalla parte sbagliata “ oppure: “ erano giovani inconsapevoli “ come affermato da una certa signora Moratti quando era sindaco di Milano in quota centrodestra. Al tempo stesso però, voglio rendere omaggio a tutti i reparti in camicia nera dei quali conosco lo spirito di sacrificio e l’orgoglio dell’appartenenza anche per averne fatto parte personalmente, come pure un pensiero struggente vola in alto verso una coraggiosa Ausiliaria in camicia nera per l’eternità. Solo chi ha indossato la camicia nera in tempo di guerra può comprendere il significato profondo, l’effetto psicologico e l’attaccamento ad una simbologia rappresentativa di una diversità e di una fedeltà fino al sacrificio. Non è un caso che una fra le più note canzoni legionarie affermasse – fra le altre cose – “….il mondo sa che la camicia nera s’indossa per combattere e morir..”. Si tratta di stati d’animo e di sentimenti che senz’altro i più non possono comprendere, anche perché – non lo neghiamo – noi fascisti repubblicani, siamo gente molto particolare. Presuntuosi ? No assolutamente, anzi umili e rimasti anche un po’ fanciulli forse, nonostante il passare degli anni. Anche per questo, a volte, i nostri racconti possono sembrare delle favole, ma favole in realtà non sono perché appartengono, viceversa, alla vita vissuta. Entro nel merito del racconto. Erano i primi mesi dell’anno 1946, non avevo ancora compiuto 17 anni e dal alcuni giorni girovagavo nel mercato di San Lorenzo in Firenze durante l’orario in cui avrei dovuto essere a scuola, dalla quale però ero stato cacciato con grave provvedimento disciplinare in corso di accertamenti a livello superiore ( ma questa è un’altra storia ! ). Fin dai primi giorni ero stato attratto da un banchino improvvisato dove un giovanotto magro e spesso con la barba incolta, vendeva camicie militari. In maggioranza camicie dell’esercito americano, qualche camicia grigioverde e….miracolo ! una camicia nera. In quei giorni ero piuttosto depresso e sfiduciato per una serie negativa di avvenimenti di carattere familiare comuni a molti di noi in quel periodo e la vista di quella camicia nera chiaramente di foggia militare mi faceva aumentare il battito cardiaco e mi infondeva coraggio. Il piatto della cassa familiare, in quei tempi duri, piangeva continuamente e le camicie nere mie e del mio babbo, erano state artigianalmente riciclate in grembiulini per i miei fratelli più piccoli, con il metodo dello scuci, smonta e ricuci. Certi “riciclaggi” erano di moda in quel periodo nelle nostre case. Continuavo a passare e ripassare giornalmente davanti a quel banchino al punto che alla fine il giovanotto magro, avendo ormai notato questi miei insistenti e al tempo stesso inconcludenti passaggi, mi chiese bruscamente: “ Vuoi comprare qualche camicia ? “ Un po’ imbarazzato cominciai con il chiedere il prezzo delle camicie americane; non costavano molto per la verità, ma gli scarsi spiccioli che avevo in tasca comunque non bastavano. E poi non era quella la merce che mi interessava. Le camicie grigioverdi costavano molto di più di quelle americane. La cosa, anche allora, poteva sembrare assurda, ma – dico la verità – mi fece piacere. Le camicie militai dei vinti erano più care di quelle dei vincitori. Mentre ero assorto in questi strani pensieri, un gran trambusto scosse il mercato di San Lorenzo e, prontamente, il giovanotto magro aprì un grosso borsone e cominciò in tutta fretta a cacciarvi la sua merce. Lo aiutai prontamente e via di corsa, prendemmo uno per parte la grossa borsa e ci inoltrammo verso via San Gallo ritrovandoci velocemente in piazza San Marco. Nel frattempo era cominciato a piovigginare e così ci rifugiammo nell’atrio dell’Università. La fuga era stata causata dall’improvviso ingresso nel mercato di San Lorenzo della Polizia militare americana che, abitualmente provvedeva al sequestro di tutto l’abbigliamento di foggia militare. Era una consuetudine: toglievano anche gli indumenti già indossati, comprese le scarpe. Fino a quel momento tutto si era svolto velocemente ed in assoluto silenzio. Una volta ripreso il fiato, il giovanotto mi domandò: “ perché sei scappato insieme a me ? Te non ne avevi motivo. “ E io risposi: “ Così, per dare una mano ! “ “ Grazie “ – mi disse – e mi tese la mano aggiungendo: Mario. Gli strinsi forte la mano presentandomi a mia volta: Stelvio. Quelli erano tempi in cui il cognome normalmente non si dichiarava; erano i tempi nei quali eravamo braccati , ma erano anche i momenti in cui – proprio per un istinto quasi animalesco, ci si “annusava”. Mi ero ormai convinto che fosse “ uno dei nostri “ e a quel punto dichiarai sinceramente il mio interesse per la camicia nera. Anche lui qualcosa aveva compreso e mi disse: “ la camicia nera non è in vendita, non ha prezzo ! E’ la mia camicia nera e la tengo bene in vista perché mi da coraggio e mi aiuta a sopravvivere. “ Ci abbracciammo e la commozione ci travolse. Stringemmo i denti e ci sforzammo di riassumere immediatamente un dignitoso contegno da “soldati”. Tirò fuori dalla tasca una scatoletta metallica che io riconobbi subito. Era quella odiata scatoletta che conteneva le dolorose iniezioni di “Bioplastina Serono” che anni prima il pediatra di famiglia in primavera prescriveva con un sadismo per me ancora incomprensibile. Mario aprì la scatoletta : conteneva tabacco sciolto e le famose “cartine”; ci facemmo alla meglio le rispettive sigarettine e suggellammo così il nostro incontro, in silenzio, guardando il fumo azzurrino che si disperdeva nell’aria. Il nostro silenzio, in mezzo al chiacchiericcio goliardico degli studenti, era pieno di significati profondi. Mi sentì improvvisamente sereno, sollevato e fiducioso. Il segnale era di quelli forti: per mezzo di quella “camicia nera” avevo trovato un Camerata.
    Stelvio Dal Piaz

    Ps: ho ritirato fuori questo mio racconto, nel 70° anniversario della costituzione della R.S.I., per “esorcizzare” due avvenimenti tra di loro distinti ed anche molto distanti per caratteristiche ma – soprattutto – per rimarcare la diversità che ci distingue. I due avvenimenti cui faccio riferimento sono: la recente tragedia nel mare di Lampedusa che – secondo il diktat di regime – dovrebbe portare tutti a provare “vergogna”, e la riunione prevista per il 9 ottobre prossimo a Roma delle sparse truppe dei “destronzi” nostalgici di alleanza nazionale. Qualcuno potrebbe anche dire: ma che ci’azzecca. Voglio ricordare che anche noi siamo stati “migranti” in una patria matrigna; anche noi avremmo potuto trovare convenienza tradire gli Ideali e sedersi comodamente a tavola con il nemico. Abbiamo tenuto duro, non abbiamo mollato perché siamo diversi anche se, con tutto ciò, non riteniamo di aver fatto niente di eccezionale. Siamo solo rimasti NOI STESSI. SDP

  2. wids72 ha detto:

    Il nostro Paese ha subito la violenza del suo processo naturale storico-culturale. Siamo stati proditoriamente derubati dei nostri valori, di quel principio naturale che ci rendeva comunità e che era giusto che avesse il suo intrinseco evolversi naturale. La storia in se stessa è stata violentata da un processo involutivo che vuole che gli uomini non fossero se stessi, ma schiavi del proprio egoismo e di quell’intima peccaminosità di cui la nostra anima è caratterizzata. Per essere comunità si deve riconoscere quel che si è e cogliere nel prossimo che si riconosce un fratello, un combattente in nome di un ideale e di un valore millenario, tutto ciò costituisce il primordio della comunità. Nel nostro essere se stessi ricostruiamo quel tessuto naturale dove la storia viene scritta da gli uomini liberi nel loro credere, nella loro fede che li rende comunità riconoscendosi l’uno nel l’altro…In alto i cuori!!!!

  3. Cursus Honorum ha detto:

    splendida testimonianza…come sempre.

  4. RICCARDO ha detto:

    Indipendentemente dalle opinioni storiche, che possono essere anche diverse,come nel mio caso,mi sento di dire: onore ai combattenti della R.S.I.,veri uomini e veri Italiani.

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